Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Radicale di Sinistra
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    Predefinito Costituente LiberalSocialista

    In seguito all'affassomento delle sinistre alle ultime elezioni, i compagni provenienti dallo zoccolo duro di PRC e PdCI intendono rilanciare una Costituente dei Comunisti, allo scopo di rilanciare una forza seriamente anticapitalista, che si opponga allo scacchiere politico borghese e neoliberista.

    Noi Radicali di Sinistra, invece, intendiamo dar vita ad un'altra forza di sinistra, una formazione d'ispirazione socialdemocratica ed umanista che faccia capo ad una Costituente Liberalsocialista, che metta al centro i temi dell'ecologia, della pace, dello sviluppo sostenibile, della libertà, dei diritti, della solidarietà e dell'uguaglianza. Una forza nuova e moderna, progressista e che guardi al futuro.

    http://www.radicalidisinistra.it
    http://www.radicalidisinistra.it/forum
    http://mondonuovotv.webnode.com

  2. #2
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    Predefinito

    A mio parere, non si può lottare per le cause "dell'ecologia, della pace, dello sviluppo sostenibile, della libertà, dei diritti, della solidarietà e dell'uguaglianza" senza mettere in discussione dalle fondamenta il modo capitalistico di vivere, di produrre, di consumare, di sprecare risorse, di interagire con la natura in nome di un profitto che nega non solo la personalità del lavoratore (rendendo precaria la sua stessa esistenza) ma che minaccia oggi per la prima volta - drammaticamente - la sopravvivenza stessa dell'ambiente naturale, ovvero delle condizioni elementari della vita sulla Terra, oltre a qualunque libertà individuale che sia incompatibile con la massificazione prodotta da questo terrificante connubio di capitalismo e bigottismo clericale. Da questo punto di vista anche la socialdemocrazia ha le sue colpe, come ha ben riconosciuto Zapatero nel suo "Socialismo dei cittadini", per aver rinunciato a contestare le compatibilità sempre più strette del sistema economico dominante, senza peraltro uscire nemmeno dalla cappa moralistica imperante (vedi la scarsa disponibilità a battersi per i diritti civili, in numerosi paesi d'Europa con qualche "nordica" eccezione).
    Per cui la sfida di un nuovo radicalismo, a mio modesto avviso, sta non nel ripiegare verso un riformismo socialdemocratico che ha già portato all'inconsistenza ideologica e alla deriva i PDS-DS, in un abbraccio conseguente (nel PD) con i "riformisti" cattolici, ma al contrario nel rilanciare con molta energia la radicalità delle battaglie laiche del primo Partito radicale, unendole alle battaglie sociali come insegnava il fondatore del radicalismo in Italia, Felice Cavallotti, quando il gruppo radicale in Parlamento era giustamente chiamato "L'estrema sinistra".
    Causa sociale (anticapitalismo), causa ecologica (nuovamente anticapitalismo!), diritti civili, legalità democratica (giustizia): questi i pilastri per il rilancio di una sinistra chiaramente alternativa alla deriva moderata del PD, da un lato, e che dall'altro correga anche le debolezze di parte della Sinistra ex-Arcobaleno. La cui colpa non sono i retaggi ideologici del "passato", ma piuttosto la scarsa autonomia e radicalità del presente (si spera però passato anch'esso, dopo la catastrofe dell'Arcobaleno...).

  3. #3
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    Vorrei continuare questo dialogo, riportando un contributo tratto dal forum RS. Ricordo che la discussione è in corso anche nel forum del sito www.radicalsocialismo.it


    Il capitalismo ha fallito?
    Sì, e le sue conseguenze si percepiscono ad una velocità ed intensità mai vista prima.
    Si sarebbero dovute mettere tante toppe durante il suo sviluppo. Avrebbe dovuto farlo il FMI, il WTO e, probabilmente, anche i ministeri dell'economia degli 8 paesi più grandi. Ma non è stato fatto.
    Le politiche economiche di queste istituzioni si sono fatte, per troppo tempo, portatrici di povertà per quei Paesi definiti "in via di sviluppo", ma non perchè il processo di globalizzazione, in sè, fosse sbagliato ma perché le sue regole sono state definite da quelle stesse organizzazioni i cui azionisti di maggioranza sono i Paesi più ricchi.
    La globalizzazione, in via del tutto teorica, dovrebbe consistere nell’eliminazione di barriere al libero commercio e una maggiore integrazione tra le economie nazionali, in grado di creare ricchezza per chiunque, soprattutto i poveri. In questo non vedo nulla di sbagliato.
    Perchè ciò succeda, però, è d'obbligo un ripensamento del modo di gestirla, partendo dagli accordi commerciali internazionali, fatti per eliminare le barriere, e dalle politiche imposte ai paesi in via di sviluppo durante il processo di globalizzazione.
    E perchè tale ripensamento avvenga è necessario comprendere che viviamo tutti nello stesso mondo; un mondo che deve essere regolato in modo equo e giusto seguendo una linea dettata da libertà e giustizia sociale, con regole che valgano allo stesso modo per tutti.
    Dunque si giunge al reale problema: la maggiorparte della popolazione mondiale è costretta a subire la globalizzazione senza poter entrare nel suo processo decisionale, senza poter quindi scrivere le leggi che dovrà rispettare.
    Il mostro, quindi, non è la globalizzazione in sè, ma il modo in cui viene gestita.
    Dire che la globalizzazione va' fermata è inutile quanto folle.
    Inutile perchè ciò non avverrà mai; folle perchè in quel modo i cosidetti "Paesi emergenti" diventeranno ancora più poveri.
    La globalizzazione ha, comunque, dei meriti fino ad ora.
    Il commercio internazionale ha aiutato tanti paesi a crescere in modo rapido; l'Asia con le sue esportazioni ne è l'esempio migliore.
    è stata ridotta la distanza tra gli uomini nel mondo e aperto l'accesso ad un numero infinito di conoscenze una volta inimmaginabili.
    Non va dimenticato questo.
    La globalizzazione andrebbe semplicemente (per modo di dire) "cambiata". Dovrebbero cambiare le regole che sorreggono l'ordine economico internazionale , si dovrebbe guardare meno alla teoria e più alle reali conseguenze, cercando di ricordare che siamo persone, non numeri.
    Io (molto modestamente ) credo che una globalizzazione equa sia possibile, ma la conditio sine qua non perchè ciò avvenga è che sia data la possibilità a tutti i Paesi di esprimersi in merito alle politiche economiche internazionali.
    In Economia, come nella vita, fondamentalmente ognuno pensa a se stesso prima che agli altri, forse è solo una questione di buon senso.
    Persino l'FMI è arrivata ad ammettere di aver lasciato le briglie troppo sciolte al processo di liberalizzazione dei mercati. L'Argentina ancora ringrazia.

    Per farla breve (.....) ci sarebbero troppe cose da dire in merito che un forum difficilmente può dar soddisfazione.
    (frafromturin)

  4. #4
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    Predefinito

    Mi fa molto piacere segnalare che la discussione sulle tematiche concrete all'ordine del giorno della politica italiana, ha consentito un proficuo scambio di opinioni ed un inizio di dialogo importante tra il Movimento RadicalSocialista ed i Radicali di Sinistra, permettendo di superare precedenti incomprensioni. Credo che ciò abbia anche una valenza altamente simbolica. Nel loro piccolo, due dei principali rappresentanti dell'area radicale-progressista in questo paese danno alla sinistra un esempio di possibile unità - in nome del bene comune - contrastando le attuali tendenze centrifughe e identitarie. A mio giudizio, serve innanzitutto l'unità delle aree storiche in cui è divisa la sinistra (comunista, radicalsocialista, eccetera), ma in seconda battuta un grande fronte comune che riesca a mettere insieme l'opposizione sociale, ecologista, democratico-legalitaria (l'area "girotondina") e laico-radicale (diritti civili), per battere il regime berlusconiano contrastandolo innazitutto nelle piazze.

 

 

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