«Oddio, ma che m’hai sparato? Sei pazzo»
Balneatore ucciso mentre gioca a carte a Villa de Riseis, caccia all’assassino.
PESCARA. «Oddio, ma che m'hai sparato? Sei pazzo». Mario Pagliaro, appena ferito all'addome da un colpo di pistola, è spaventato e incredulo. Non termina la frase. Mentre si accascia a terra, parte il secondo colpo, diretto alla testa. Non c'è scampo per il balneatore freddato mentre gioca a carte nel parco invaso dai bambini: morirà in ospedale. A premere il grilletto, per la polizia, è Michelangelo D'Agostino, 53 anni, ex camorrista accusatore di Enzo Tortora, originario di Caserta che, dopo mezza vita passata in carcere lavora al parco Villa de Riseis. Dopo aver sparato al titolare dello stabilimento balneare Apollo, l'ex detenuto scappa nei vicoli di Pescara. La polizia lo bracca: «Indossa una camicia azzurra, pantaloni corti verdi, è pieno di tatuaggi».
«Oddio, papà è stato ammazzato», sono queste le parole urlate del figlio della vittima che si precipita nel parco Villa de Riseis quando dal locale di famiglia sente il rumore degli spari. Il titolare di Apollo, pescatore per quarant'anni diventato imprenditore, muore in ospedale dopo la disperata corsa a bordo dell'ambulanza.
Alle 16,30 Mario Pagliaro, 64 anni, detto urzitt, padre di tre figli, Domenico, Francesco e Alessandro, arriva al parco con la sua bicicletta grigia per stare con gli amici. Inizia a giocare a carte ma durante la partita all'ombra degli alberi, accanto al campo da calcetto invaso dai bambini, arriva un uomo. E' Michelangelo D'Agostino, pregiudicato, mezza vita passata in carcere, un presente da addetto alla pulizia dei locali del parco.
L'ex detenuto tenta così di riabilitarsi, con l'aiuto della Caritas e dopo aver lavorato anche con la cooperativa La Cometa, la stessa dove ha collaborato anche il bandito Massimo Ballone. Il pregiudicato di Caserta indossa una camicia azzurra e un paio di pantaloni corti verdi, il suo corpo è ricoperto di tatuaggi. S'innesca la lite tra il balneatore e il pregiudicato. Non è la prima volta, è successo anche 24 ore prima. Perché? Il diverbio nasce, probabilmente, da opinioni divergenti sul rinnovo delle cariche sociali dell'associazione ricreativa che vive nel parco.
«C'ho lo pistola in tasca, vuoi vedere che ti sparo? Io non c'ho paura di nessuno», così l'ex detenuto minaccia il personaggio storico di Borgo Marino Nord. «Sparami, dai. Fammi vedere», risponde lui senza pensare che quel pregiudicato in tasca ha una pistola per davvero. Parte, allora, il primo colpo di pistola che lo ferisce all'addome.
«Oddio, ma che m'hai sparato? Sei pazzo», dice Mario Pagliaro mentre cade a terra. Prova a reagire. Passa un istante e parte il secondo colpo, quello fatale, che lo prende alla testa. Al parco, invaso dai bambini, scatta il panico. E' il fuggi fuggi. E scappa anche l'assassino, con la pistola in tasca. Corre nei vicoli del quartiere dei pescatori e nessuno ha il coraggio di inseguirlo.
A dare l'allarme, allora, è una suora che, mentre prega per il balneatore colpito a morte, chiede aiuto al 113. Ma con il suo cellulare non riesce a prendere la linea e chiede l'intervento dei carabinieri della stazione Pescara Centro che conosce di persona. Intanto, al 118 arriva una raffica di chiamate, almeno dieci: «Un'ambulanza al parco Villa de Riseis, presto».
Alle 17.12 arriva l'ambulanza che presta i soccorsi al balneatore. Sul posto c'è anche il figlio che vede il padre morire lentamente sotto i propri occhi. Quando la notizia dell'omicidio nel quartiere dei pescatori si sparge, l'area verde si riempie di gente. I pescatori, nel giorno del riposo, sono tutti nel parco. La disperazione prende il posto della felicità.
Anche la Caritas che deve festeggiare i volontari con una messa celebrata nel parco toglie gli stand e va verso l'istituto Domus Mariae: don Marco Pagniello si consiglia con il comandante della polizia municipale Ernesto Grippo e abbandona il parco. Al parco Villa de Riseis arriva il capo della squadra mobile Nicola Zupo. L'elicottero della polizia è già in volo per perlustrare la riviera di Pescara invasa dalla gente.
Polizia, carabinieri e vigili urbani. Parte la caccia all'uomo. Ogni vicolo di Pescara viene passato al setaccio. Ma di Michelangelo D'Agostino, l'operatore del parco con un passato pesante come un macigno, non c'è traccia. La foto segnaletica viene mostrata ai passanti del centro, ai bagnanti della riviera, ai viaggiatori della stazione. La ricerca, quando sono le 20.30, si concentra nella zona della stazione centrale ma il pregiudicato non si trova.
È un fantasma che vaga in città ma ha il fiato sul collo. La gente ora ha paura: «È libero con la pistola ancora addosso». Dopo l'omicidio, è l'ora della rabbia tra le case popolari: «Ma come fa uno che è stato mezza vita in carcere a lavorare nel parco dei bambini? È incredibile», è la voce che si leva da Borgo Marino Nord.
http://ilcentro.repubblica.it/dettag...zzo»/1484309/2
Una tranquilla domenica pomeriggio d'estate...




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