A proposito di emergenza abitativa

Non capita tutti i giorni che chi occupa abusivamente un immobile spieghi le sue motivazioni nel corso di una conferenza stampa. E' accaduto questo pomeriggio all'esterno dello stabile ex Ferrovie dello Stato che si trova al Ponte delle Quattro Porte, dove i cinque appartamenti sono stati occupati da altrettante giovani famiglie civitavecchiesi. Nel corso della conferenza stampa, gli occupanti hanno consegnato un loro documento. Leggi. Abbiamo voluto far seguire una conferenza stampa all'occupazione di questo palazzo, per agire alla luce del sole e spiegare alla città le motivazioni del nostro gesto, far comprendere bene sia all'opinione pubblica che alle istituzioni, quali sono i nostri obiettivi.
Siamo vari nuclei familiari di giovani che si trovano, seppur con motivazioni e percorsi diversi, in emergenza abitativa; molti di noi sono ospitati in stanze/dormitorio fornite dai servizi sociali, altri ospitati in alloggi transitori, altri semplicemente esasperati dall'impossibilità di costruire i propri percorsi di vita .
Per questo, partendo dal presupposto che il «diritto all'abitazione» è un «bene primario» che rientra a pieno titolo tra i diritti fondamentali della persona (tutelati dall'articolo 2 della Costituzione), come sancito peraltro anche dalla corte di cassazione, abbiamo deciso di agire per far rispettare questo nostro diritto e, quindi, di recuperare all'abitare questo palazzo da anni abbandonato a se stesso, che pochi sanno chiamarsi FERROTEL.
Esso è di proprietà delle FS che nella convenzione stipulata con il Comune di Civitavecchia il 18 febbraio 2000, si sono impegnate a cederlo gratuitamente al Comune stesso entro trenta giorni dall'approvazione della variante 31, quella che prevedeva, tra l'altro, lo smantellamento dei binari al viale. La variante è stata approvata, molte delle opere inserite nella convenzione sono state realizzate, ma il Comune, nonostante sia ben a conoscenza della grave situazione abitativa della popolazione, non ha sentito alcun bisogno di perfezionare il passaggio di questo edificio per recuperarlo al diritto all'abitare.
La nostra azione è uno stimolo in tal senso, e non è e non vuole essere solo la risposta ad un nostro singolo bisogno, ma va inquadrata anche nell'ottica di voler iniziare un'organizzazione dal basso per affrontare in maniera diversa il problema dell'emergenza abitativa, sottraendolo dalle logiche cannibalistiche in cui è stato incanalato, con occupazioni di case popolari spesso e volentieri guidate e non sempre totalmente motivate, con assegnazioni in più casi fatte ad amici e parenti, in uno scatenarsi di guerra tra poveri in cui vi è una vera e propria escalation di imbarbarimento sociale, come i sempre più frequenti episodi di intolleranza stanno a dimostrare.
Una questione, quella abitativa a Civitavecchia che ha assunto i toni di vera e propria emergenza sociale, come testimoniano le cronache dei giornali, la presenza di centinaia di nuclei familiari nelle liste per l'assegnazione di una casa popolare e/o comunale, l'occupazione abusiva di decine di alloggi e finanche la scoperta, periodicamente, di situazioni di degrado che la stampa ha definito tuguri, ma in cui al di là dei titoli scandalistici, vivono uomini e donne in carne ed ossa.
Molte sono le cause: l'impoverimento di massa derivante dalla perdita di potere di acquisto di salari e pensioni e il conseguente aumento degli sfratti per morosità; il livello insostenibile degli affitti privati e l'impossibilità per i giovani e per intere fasce sociali di poter soltanto sperare di accedere ad un alloggio adeguato, il degrado in cui sono costretti a vivere decine di nostri concittadini e la speculazione sugli immobili relativa alla presenza di militari, di trasferisti legati ai lavori delle grandi infrastrutture o all'indecente uso di affittare al nero a gruppi di migranti costretti a vivere a decine in case affittate a posti letto.
Tale situazione diventa particolarmente grave per i giovani, che oltre a tali problemi, si trovano davanti il muro della precarietà che non consente loro né di affittare, né tanto meno di acquistare una casa, e nel contempo non avendo ancora figli a carico, non riescono nemmeno ad avere il punteggio idoneo ad una assegnazione di casa popolare, costretti, di conseguenza, nei casi migliori, a vivere nelle famiglie, o condannati, come molti di noi, ad un altalenante andirivieni tra case di amici, parenti, alloggi pubblici e quant'altro.
E' appena il caso di ricordare che la disoccupazione giovanile nella nostra città è ben oltre il 20 % e che solo un giovane su 10, fra quelli che risultano occupati, raggiunge un salario di circa 1000 euro.
Noi pensiamo che solo collettivamente, con la partecipazione e la trasparenza, si possa impostare una politica che riesca ad individuare, al di fuori delle logiche speculative, risposte adeguate al disagio dilagante. Su questo inizieremo un percorso di confronto con l'intera collettività cittadina e, in particolare, con coloro che vivono la nostra stessa emergenza, attivando anche uno sportello sociale per affrontare la "questione casa"; l'elaborazione che ne scaturirà sarà la base della piattaforma programmatica che presenteremo alle istituzioni.
Per ora chiediamo che venga perfezionato il percorso di acquisizione di questo edificio da parte del Comune iniziato, come già detto, con la convenzione del 2000 e che il "FERROTEL" venga finalizzato ad usi abitativi e dichiariamo sin da ora la nostra disponibilità ad occuparci in prima persona dei lavori necessari a restituire dignità di abitazione a questi locali.
Su queste basi chiediamo un incontro immediato all'Amministrazione Comunale al fine di avviare un tavolo di confronto che consenta di raggiungere questi obiettivi.
Abbiamo deciso di metterci in gioco rivendicando con forza non solo il nostro diritto alla casa, ma più complessivamente il nostro diritto a costruirci un percorso di vita. Auspichiamo che in questo la collettività e il Comune, istituzione più vicina ai cittadini, vogliano sostenerci e supportarci.
www.trcgiornale.it