Nucara intervistato da Radio Radicale/Il disegno di legge del Pri sulla Giustizia
"Il Csm non può essere una terza Camera"

Il segretario del Partito Repubblicano Francesco Nucara è stato intervistato da Radio Radicale. Ecco cosa ha detto in merito alla situazione politica e alle iniziative del Pri.

Onorevole Nucara, cosa pensa dello scontro in atto sulla giustizia con l'arrivo in Aula alla Camera del lodo Alfano?

"Il problema della giustizia in Italia è molto serio e deve essere affrontato molto seriamente. Che le alte cariche dello Stato siano messe nelle condizioni di non essere mandate sotto processo è giusto. Il Presidente della Repubblica non può essere processato dalla giustizia ordinaria. L'errore italiano è stato che all'inizio degli anni ‘90 è stata abolita l'immunità parlamentare che invece serve, come abbiamo visto in questi giorni".

Cosa farete come Pri?

"A nome del Partito Repubblicano Italiano ho presentato un disegno di legge che riguarda la riforma della giustizia, in particolar modo il Consiglio superiore della magistratura. Il Csm ha perso quella che era la sua origine, il motivo per il quale era nato. Ed oggi è una terza Camera, un organo politico. E sono soddisfatto che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia richiamato il Csm chiedendo all'organo di autogoverno dei giudici di limitarsi a svolgere il ruolo che gli compete secondo le leggi vigenti e la Costituzione: il Csm non dà pareri sulla costituzionalità delle leggi; e non dà nemmeno pareri al Parlamento. Questi li può dare al ministero di Grazia e Giustizia che ne può tenere conto. Invece, finora abbiamo assistito ad un Csm che svolge il suo lavoro prevaricando. Questo è accaduto perché in un certo periodo i magistrati hanno avuto una popolarità altissima. Oggi questa condizione è cambiata. Ma il Csm deve essere riformato. Oggi l'organo di autogoverno dei giudici è formato da 2/3 di togati e 1/3 di laici. Nel mio ddl propongo un maggiore equilibrio: 2/3 di laici e il 1/3 di togati. La quota dei laici deve essere eletta per 1/3 dal Presidente della Repubblica e l'altro terzo dal Parlamento. Ci vuole maggiore equilibrio. Noi chiediamo anche l'elezione popolare dei presidenti degli uffici principali della magistratura. Oggi non possiamo affidare la giustizia italiana nelle mani di Antonio Di Pietro, che arriva in Aula e minaccia di denunciare alcuni parlamentari "pianisti" per truffa e per correità anche il Presidente della Camera. Per fortuna un parlamentare del Pd si è alzato e gli ha detto che questo non si può fare perché la Camera ha un suo autogoverno. Se Di Pietro commette questi errori madornali – per i quali viene richiamato dai suoi stessi alleati – e poi diventa l'alfiere della giustizia, forse sarebbe bene che i giudici si trovassero altri esponenti per questo ruolo".

Avete in cantiere altre iniziative sulla giustizia?

"Come Pri faremo un convegno sulla giustizia. Abbiamo anche invitato l'onorevole Emma Bonino. Lo faremo il 24 luglio, nel pomeriggio, a Vicolo Valdina, nei locali della Camera dei deputati. Il convegno nasce perché vogliamo portare all'attenzione del Paese il problema di una giustizia che colpisce solo i poveri disgraziati".

Come ha trovato la posizione dei radicali, che non hanno voluto partecipare all'iniziativa dipietrista a Piazza Navona e hanno presentato nuove proposte sulla giustizia?

"Ho apprezzato molto l'intervista che ha concesso Emma Bonino sul ‘Giornale' del 3 luglio sulla giustizia. Ed è per questo che l'ho invitata al convegno. Sui temi della giustizia e su altri temi, le posizioni dei repubblicani sono coincidenti con quelle dei radicali. Basta pensare solo alla comune proposta sulle attività commerciali della Chiesa, per le quali abbiamo chiesto agli enti ecclesiastici il pagamento dell'Ici e quindi l'abolizione di ogni privilegio. Sulla mia proposta di legge sulla giustizia sono anche disponibile a qualche aggiustamento o modifica".

Quali sono le sue valutazioni sul Dpef, e soprattutto sull'approccio della maggioranza ad affrontare fin da subito i problemi economici?

"Il problema è che in questo paese non si affrontano le cose per quello che sono. Si fa opposizione e basta senza parlare dei problemi reali del Paese. Nel Partito democratico l'unico che parla di problemi è l'onorevole Pierluigi Bersani. Per il resto vedo un'opposizione di principio al Governo Berlusconi. Già negli anni passati ho sostenuto che la Finanziaria è l'unico documento su cui il Governo dovrebbe prendere la fiducia e assumersi le sue responsabilità. Intervenendo sul Dpef ho notato che c'è uno squilibrio ai danni del Mezzogiorno. Personalmente ho sempre pensato che dal Mezzogiorno possa partire una riscossa per il Paese. Credo che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti debba dare maggiore attenzione a questo problema. Nell'intervento alla Camera ho detto che è sbagliato dare soldi al Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di infrastrutture materiali ed immateriali per mettere i meridionali nelle stesse condizioni degli italiani nel Nord del Paese. Se i meridionali sono bravi, si aiutano da soli. Se non ci riusciranno, pazienza. Credo che sia difficile per il Sud essere messo in condizione di fare qualcosa se in alcune località non è nemmeno possibile collegarsi ad internet. Sul Ponte sullo Stretto di Messina ho mantenuto una posizione rigorosa. Ho detto che il progetto va bene. Ma se penso che a Messina ci sono ancora famiglie che abitano nelle baracche di amianto a seguito del terremoto del 1908… Credo che forse bisogna pensare ad altro. Sto presentando un ddl affinché sia costituita un'agenzia per la realizzazione del Ponte che guardi alla situazione complessiva in cui questa infrastruttura viene costruita. Non basta pensare al ponte se questo progetto nasce in una situazione povera di altre infrastrutture. Fare il ponte senza fare l'autostrada Salerno-Reggio Calabria o senza fare l'alta velocità non è una scelta giusta. Non credo abbia senso fare il Ponte sullo Stretto se da Palermo a Trapani si impiegano tre ore per percorrere 90 chilometri di ferrovie. Ecco perché è necessario un ente terzo che guardi al ponte nella sua complessità".

Cosa pensa dell'iniziativa radicale del dopo Chianciano che si propone di dialogare con le forze politiche non più rappresentate in Parlamento? Crede che dalla sconfitta della sinistra ideologica possa nascere una riflessione sugli errori commessi nel recente passato? Ugo La Malfa aveva svolto una riflessione simile negli anni ‘70 verso il Pci.

"L'iniziativa di Marco Pannella è encomiabile. Però credo che questa sconfitta porterà ad una maggiore radicalizzazione dello scontro politico. Questo è quello che penso io. Quando ho incontrato il Presidente della Repubblica per le consultazioni mi sono permesso di dire: ‘La gente è contenta che i comunisti non sono più in Parlamento'. Invece io credo che questo sarà un problema del paese. E continuo a pensare che è stato un errore di Veltroni isolare la sinistra radicale. Credo che avrebbe dovuto incardinare queste forze politiche su temi programmatici. Penso che su alcuni argomenti – come la difesa di Israele – sarà difficile portare Franco Giordano e Oliviero Diliberto a ragionare in termini occidentali. Io, Marco Pannella ed Emma Bonino pensiamo che esista un problema palestinese. Ma se questo problema si deve ridurre all'annientamento di Israele, avremmo qualche problema a sostenere le ragioni dei palestinesi. Quindi ritengo che questa iniziativa sia encomiabile, ma non penso che porterà ad un significativo cambiamento della sinistra".

tratto da http://www.pri.it/new/10%20Luglio%20...Intervista.htm