L'Avvenire di domenica 27 luglio ha occupato un'intera pagina con un articolo del cardinale Carlo Maria Martini: "Quale cristianesimo nel mondo Postmoderno". L'articolo era già stato pubblicato nel maggio scorso sulla rivita America, il settimanale fondato e diretto dai gesuiti degli Stati Uniti. In questo articolo il porporato esordisce con una domanda: «Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi?» e prosegue candidamente: «Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose.
Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La nostra Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l'eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre.
Secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest'ultimo.
Persino nel IV secolo, il periodo dei grandi Padri della Cappadocia della Chiesa orientale e dei grandi Padri della Chiesa occidentale, come San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, non vi era un'altrettanto grande fioritura teologica.
È sufficiente ricordare i nomi di Henri de Lubac e Jean Daniélou, di Yves Congar, Hugo e Karl Rahner, di Hans Urs von Balthasar e del suo maestro Erich Przywara, di Oscar Cullmann, Martin Dibelius, Rudolf Bultmann, Karl Barth e dei grandi teologi americani come Reinhold Niebuhr - per non parlare dei teologi della liberazione (qualunque sia il giudizio che possiamo dare di loro, ora che ad essi viene prestata una nuova attenzione dalla Congregazione della Dottrina della fede) e molti altri ancora viventi. Ricordiamo anche i grandi teologi della Chiesa orientale dei quali conosciamo così poco, come Pavel Florenskij e Sergei Bulgakov. Le opinioni su questi teologi possono essere molto diverse e variegate, ma essi certamente rappresentano un incredibile gruppo, come non è mai esistito nella Chiesa nei tempi passati».
Si stenta a credere che siano state scritte e pubblicate queste considerazioni. Gli "occhi della fede" del card. Martini forse necessitano di un paio di buoni occhiali da vista...
Non è poi inutile leggersi tutto l'articolo , anche per capire meglio cosa e come pensa il cardinale gesuita.
Ma a parte le valutazioni sull'articolo, ciò che lascia veramente allibiti è che di domenica - giorno di maggior diffusione di copie per il quotidiano cattolico - la redazione di "Avvenire" decida di occupare un'intera pagina con un articolo del genere. È anche però il caso di chiedersi se sia stata proprio la redazione che ha deciso, oppure se a decidere o sollecitare la pubblicazione dell'articolo martiniano sia stato chi "governa" il giornale, cioè i vertici della CEI?
Il che sarebbe ancor più preoccupante... Di cose incredibili ormai se ne vedono e se ne sentono molte in questi tempi.
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