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Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Post Verso la liberazione nazionale della Sardegna.

    Nell’ottobre del 1975, la federazione di Cagliari del Partito Sardo d’Azione, stampava in ciclostile uno straordinario fascicoletto che, mi par di capire, raccoglieva una serie di "volantini" distribuiti dal Partito in quel periodo.
    Come ho avuto modo di commentare per altri documenti precedentemente riportati in questo forum, i contenuti e le argomentazioni sono di una attualità impressionante.
    Ovviamente, il linguaggio ed alcuni concetti che si richiamano ad un certo “socialismo”, sono superati dalla storia, ma la critica sardista ai partiti italiani che si richiamavano (ed ancora si richiamano) a quei valori è ancora adesso più che mai valida.
    Così come risulta sorprendente, leggere che l’opzione indipendentista, dopo la morte di Antonio Simon Mossa nel 1971, era vivissima nel Partito, anche se dovrà aspettare il 1981 per essere sancita all’unanimità nell’articolo 1 dello Statuto.
    Si potrà notare, inoltre, che molti concetti e ragionamenti attualmente circolanti nell’ambito dell’indipendentismo, compreso quello più “intransigente” e “puro” erano già presenti allora.
    Comunque sia, ritengo che attraverso questi documenti ci sia molto da imparare e riattualizzare.

    Nei post successivi, intendo riproporre le pagine del fascicoletto sia nel loro aspetto originario in formato immagine, sia nella trascrizione dei contenuti in formato testo, affinché sia possibile una lettura più agevole e possa nel contempo essere salvato nella duplice versione.

    Che altro aggiungere?
    E’ stato anche questo un lavoro impegnativo, ma sono sicuro che ne sia valsa la pena.


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  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
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  3. #3
    Sardista po s'Indipendentzia
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    NUDDA EST PRUS BELLU

    DE S’INDIPENDENTZIA E DE SA LIBERTADE



    PER
    LA
    LIBERAZIONE
    NAZIONALE
    DELLA
    SARDEGNA




    Con la sua politica colonialista, lo Stato italiano porta avanti una strategia di liquidazione pura e semplice dell'identità nazionale del Popolo Sardo.

    Le cose sono sempre più chiare. La borghesia capitalista italiana,con la complicità del Mercato Comune Europeo e dell'imperialismo americano, ha intenzione di fare della Sardegna un enorme campo militare con qualche oasi turistica in mano agli speculatori.
    Questo progetto rientra nella prospettiva, portata avanti dal Mercato Comune, di distruggere la vita economica, e quindi sociale e culturale, delle cosiddette "zone periferiche": Irlanda, Galles, Scozia, Galizia, Paesi Baschi, Catalogna, Bretagna, Occitania, Corsica, Sardegna, etc. Tutti questi territori "sottosviluppati" sono sottoposti alla rapina sistematica di ogni loro risorsa materiale ed umana. L'economia di questi paesi, e di riflesso la loro vita politica e socio-culturale, è impedita di svolgere un proprio sviluppo autonomo ed è sottoposta alle esigenze imperialistiche dell'economia e della politica dello Stato dominante. I popoli che abitano da sempre questi territori (Irlandesi, Scozzesi, Gallesi, Galiziani, Baschi, Catalani, Bretoni, Occitani, Corsi, Sardi, etc...)sono oppressi e colonizzati, vittime di uno sfruttamento tra i peggiori: quello nazionale.

    La lotta dei lavoratori per la loro emancipazione assume dunque, in queste situazioni, l'aspetto di lotta per la loro liberazione nazionale.
    Per questo non si può più evitare di affrontare la questione nazionale sarda.
    Essa è il centro di ogni lotta dei lavoratori sardi; ogni iniziativa che non tenga conto di questa premessa è destinata al fallimento,
    Solo la consapevolezza di essere sfruttati non solo socialmente ma anche nazionalmente può portare la lotta dei lavoratori sardi ad un livello vincente.

    La borghesia italiana è consapevole di quanto sia rivoluzionario l'affermarsi di una coscienza nazionale sarda nelle masse. Per questo si oppone tenacemente anche alle rivendicazioni culturali, quale ad esempio l'introduzione della lingua sarda nelle scuole.
    Sa infatti che una volta messo in moto,un processo di liberazione nazionale non può più essere fermato.
    Per questo essa agita in continuazione la bandiera dell'italianità della Sardegna e dei Sardi.
    Ma i Sardi non sono italiani,non lo sono mai stati.
    Se la rivendicazione nazionale minaccia l’"integrità" dello Stato italiano, esso dalla sua formazione, e prima ancora coi Piemontesi, opprime e distrugge il Popolo Sardo.
    Per questo, constatando il genocidio in atto, noi affermiamo che la nostra Liberazione Nazionale è necessaria poiché è l'unico modo di difendere il nostro popolo, la nostra lingua e la nostra civiltà.
    Noi affermiamo che oggi più che mai non c'è alcun motivo di negoziare la NAZIONE SARDA.

    = . = . = . = . = . = .

    Dalla sua fondazione , avvenuta come maturazione della tragica esperienza della guerra imperialista del 15-18 in cui i Sardi furono mandati al macello per difendere gli interessi dei colonizzatori, il Partito Sardo d'Azione (PSA) lotta per il diritto all'AUTODETERMINAZIONE della Nazione Sarda. Questa lotta si inserisce nell'incessante combattimento storico del nostro popolo per la sua libertà e la sua indipendenza.
    Oggi, il Popolo Sardo si trova in una situazione di legittima difesa nei confronti dei tentativi di genocidio che ripetutamente i colonialisti italiani effettuano contro di esso.

    Tutti i sinceri democratici in Italia e nel mondo capiscono e giustificano la lotta dei Sardi per il riconoscimento e l'applicazione del diritto all'indipendenza.

    Nella sua azione e nella sua stampa il P. S. A. espone la sua strategia di lotta. Essa, senza trascurare riforme democratiche quali il riconoscimento giuridico del la nazionalità sarda e il federalismo, dimostra l'importanza per il nostro popolo d'imporre il suo diritto alla autodeterminazione e di organizzarsi fin da ora per farne uso.

    L'intransigenza dei colonialisti di fronte alla semplice rivendicazione culturale conferma pienamente la nostra analisi. Mai lo Stato colonialista italiano accetterà che il Popolo Sardo sia padrone effettivo del suo destino e della sua terra. Perciò è necessario non farsi illusioni su una ipotetica e innaturale riforma in nostro favore dello Stato borghese. Ciò può avvenire, se avverrà, tra molto tempo. E in quel periodo è probabile che il pro cesso di sterminio sia stato completato.

    Il Partito Sardo d'Azione invita tutti i lavoratori sardi a raggiungerlo per combattere assieme per la Liberazione Nazionale e sociale della Nazione Sarda, per forgiare un grande Partito rivoluzionario e gettare le basi di un Fronte Anticolonialista di Liberazione Nazionale,
    unico strumento politico capace di utilizzare le risorse di tutti i sardi amanti della loro Terra.




    VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEL POPOLO SARDO !

    FUORI IL COLONIALISMO ITALIANO DALLA SARDEGNA !

    TRACCIAMO LA VIA NAZIONALE SARDA AL SOCIALISMO !

    VIVA L'UNITA' DEI POPOLI E NAZIONI OPPRESSI
    CONTRO L'IMPERIALISMO !

    Partito Sardo d’Azione

  4. #4
    Sardista po s'Indipendentzia
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    POPULU !


    IS NEMIGUS DE SU POPULU SARDU

    Is nemigus de su Populu Sardu funti totus cussus ki cun sa propaganda intzoru bolinti negai s’esistentzia de su populu nostru e arrennéganta in d'onnia manera is bisonjus natzionalis de is Sardus.


    INDIPENDENTZIA E SOTZIALISMU PO SU POPULU SARDU


    P O P U L U S A R D U

    "Su sentidu de populu
    pigad'una forma diferenti
    a segunda de io Logus
    e de is tempus de s'istoria."


    M A O

    Oi, f'àinti parti de su populu sardu:

    - Totus cussus ki arrekonnoscinti s’esistentzia de su populu nostru e ki si bint'issus e totu elementus de custu populu;
    - Totus cussus ki arrekonnoscinti sa Natzioni Sarda;
    - Totus cussus ki cunbatinti contras s'isfrutamentu ki de sa terra nostra fàidi s'Istadu colonialista italianu


    SU PARTIDU SARDU E SA POLITIKA SUA

    Su Partidu Sardu cumbatidi:
    - Po sa torrada de totua io sardus esillaus;
    - Po sa bogada de totus is fortzas de okupatzioni;
    - Po sa torrada de sa Sardinna a is Sardus;
    - Po sa paxi e sa libertadi de sa Natzioni Sarda e de is populus de s'Europa e de su Mediterraneu.


    LIBERAI S’OMINI ESTI LIBERAI S’OMINI SARDU
    LIBERAI S’OMINI SARDU ESTI LIBERAI S’OMINI !

  5. #5
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    NOI SIAMO SOCIALISTI
    E PATRIOTI SARDI ! ! !

    Si può essere un PATRIOTA SARDO senza tradire il nostro ideale socialista: l’INTERNAZIONALISMO ?

    Precisiamo prima di tutto che il concetto di patriottismo ha per noi un significato concreto, storico.
    Noi non ci definiamo mai in rapporto ad una parola ma in rapporto al suo contenuto.
    Di fatto la storia ha conosciuto e conosce due forme di patriottismo:
    Patriottismo dell'oppressore, Patriottismo dell'oppresso;
    Patriottismo del colonizzatore, Patriottismo del colonizzato.

    IL NOSTRO PATRIOTISMO E' QUELLO DEGLI OPPRESSI, DEI COLONIZZATI

    La lotta che ha opposto e che oppone sempre la Nazione Sarda alle varie Nazioni colonizzatrici di turno, non è un conflitto interno alla borghesia, non è uno scontro tra opposti imperialismi.
    L'imperialismo è sempre stato ed è caratteristica esclusiva delle nazioni che nei secoli hanno sfruttato la Sardegna.
    Noi siamo patrioti e socialisti perché noi non difendiamo gli interessi di una inesistente borghesia imperialista sarda. Come in tutti i paesi colonizzati, quella sarda non è una borghesia economica, imprenditoriale, ma una borghesia di funzionari, intermediari, prestanome, compradori.
    Noi lottiamo anche contro la borghesia compradora sarda, fedele collaboratrice di ogni dominatore; però non si possono mettere sullo stesso piano i vassalli sardi con gli imperialisti italiani e i loro complici europei e americani. Il nemico principale del Popolo Sardo è la borghesia capitalista italiana, serva del Mercato Comune e dell'imperialismo americano.

    LA NOSTRA LOTTA E' GIUSTA

    Per meglio precisare il nostro pensiero, noi diciamo che al momento attuale un socialista italiano deve avere a cuore di lottare contro lo sciovinismo imperialista del suo stesso paese. E' soltanto agendo in questo modo che egli potrà meritare il nome d'internazionalista.

    Nello stesso tempo un socialista sardo deve essere un fiero patriota e la sua lotta di liberazione sarà un'applicazione rigorosa del suo internazionalismo.
    I socialisti sardi devono non soltanto essere presenti nella lotta, ma fare di tutto per dirigerla. Se essi si assicureranno questa direzione, la liberazione della Sardegna renderà possibile l'emancipazione totale degli operai, dello donne e di tutto il popolo lavoratore.
    Inoltre, con la loro lotta, i patrioti sardi, tendono ad indebolire lo Stato capitalista italiano, sono dunque gli alleati più sicuri del proletariato d'Italia che lotta per schiacciare il potere borghese.

    Non c'è ombra di sciovinismo, di provincialismo, di ristrettezza di spirito nella nostra lotta.
    La presenza dei socialisti in prima linea è una necessità assoluta poiché essere assenti dalla lotta qualunque sia il motivo significa porsi oggettivamente al fianco del capitalismo oppressore.

    Il nostro dovere di patrioti sardi e d'internazionalisti ci impone anche di sostenere la lotta di tutti i popoli oppressi dall'imperialismo e più particolarmente le altro nazionalità oppresso dallo Stato italiano.
    Noi dobbiamo anche sostenere la lotta dei popoli mediterranei per la scacciata degli imperialisti russi e americani: il nostro mare non dove più essere dominio delle superpotenze.
    Tutti i proletari o le nazioni oppresse sono nostri fratelli di lotta.

    VIVA L'INTERNAZIONIALISMO PROLETARIO !
    VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEI POPOLI OPPRESSI !
    VIVA IL MEDITERRANEO RESTITUITO AI POPOLI CHE LO ABITANO !

    __________________________________________________ _______________

    FURADA KINI FURAD’IN DOMU E KINI BENIDI DAE SU MARI

  6. #6
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    DICHIARAZIONE


    I. Affermiamo il diritto inalienabile del popolo sardo all'autodecisione.

    2. Combattiamo per la difesa e l'affermazione dei caratteri nazionali del popolo sardo, sul piano economico, sociale, culturale e politico.

    3. Combattiamo per la stabilizzazione ufficiale nel nostro popolo della sua lingua (Su sardu) e, della sua cultura nazionale su basi popolari e scientifiche: questo é da noi considerato parte integrante della costruzione del socialismo in Sardegna.

    4. Siamo per la necessità di ciascun popolo oppresso di darsi una organizzazione rivoluzionaria nel suo quadro nazionale come mezzo indispensabile per portare a termine la sua lotta nazionale e rivoluzionaria.

    5. Condanniamo tutte le forme e strutture che perpetuano l'alienazione, lo sfruttamento e la degradazione dell’uomo, in particolare il fascismo, il razzismo, il settarismo.

    6. Siamo per l'instaurazione, in Sardegna, di un regime democratico e popolare, nel quale sia al potere la classe lavoratrice.

    7. Riaffermiamo la necessità della distruzione di tutte le strutture capitaliste e imperialiste, e combattiamo per l'appropriazione da parte del popolo dei mezzi di produzione, di distribuzione e di credito.

    8. Siamo per l'instaurazione di un'economia socialista pianificata al servizio dei lavoratori e sotto il controllo democratico e popolare.

    9. Siamo solidali con tutti i popoli oppressi della terra, con la loro lotta contro l'imperialismo e il colonialismo, per l'instaurazione delle loro libertà nazionali e per la costruzione del socialismo.

    10. Facciamo appello alla solidarietà rivoluzionaria di tutti i popoli oppressi e di tutti i progressisti del mondo nella lotta contro il nemico comune: l’imperialismo sotto i suoi diversi aspetti e realtà.

    11. Ci pronunciamo per un'Europa socialista con tutti i popoli che la compongono sul medesimo piano di eguaglianza, di rispetto, di reciproco riconoscimento.

  7. #7
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    Autonomia?

    CONFUSIONE TRA RIFORMA E RIVOLUZIONE


    L'idea di autonomia socialista si fonda su un'analisi sbagliata della realtà. Essa nuoce alla causa del nostro popolo poiché forma e mobilita per uno scopo irrealizzabile.
    - Parlare di autonomia socialista in un quadro imperialista, è dare una falsa concezione dello Stato, è presentarlo come un organismo che sta al di sopra delle nazioni e delle classi, mentre in realtà esso è lo strumento di dominio della classe dominante della nazione dominante.
    - Parlare di autonomia socialista nel quadro di uno Stato imperialista, significa lasciar credere che questo Stato possa essere il "protettore" d'una nazione autonoma sulla via del socialismo.
    -Parlare di autonomia socialista significa dimenticare che una nazione autonoma non è eguale in diritti ad una Nazione sovrana. Il potere centrale, lo Stato italiano, resta uno strumento di sfruttamento delle classi e delle nazioni che esso opprime, una macchina pronta a schiacciare la resistenza dei suoi avversari. Questo Stato non può permettere uno sviluppo ostile ai suoi interessi di classe.
    Nessuna rivendicazione avente un carattere realmente sardo e socialista può essere soddisfatta nel quadro dello Stato italiano capitalista.
    - Parlare di autonomia socialista significa dimenticare che l'autonomia è un semplice cambiamento riformista, che questo cambiamento non scuote le basi del potere della classe dominante della nazione dominante.

    Per instaurare un potere socialista e sardo ci vuole una strategia rivoluzionaria. Bisogna distruggere lo Stato colonialista fin dalle sua fondamenta.

    IL CONFLITTO E’ DA SEMPRE IN ATTO, IL POPOLO SARDO E' IN LEGITTIMA DIFESA: FUORI IL COLONIALISMO ITALIANO DALLA SARDEGNA !!!
    SA SARDINNA, A SOS SARDOS !!!

  8. #8
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    LA SINISTRA ITALIANA
    E LA
    NAZIONE SARDA

    Nei nostri opuscoli come nella nostra azione, noi dimostriamo l'esistenza della NAZIONE SARDA colonizzata e oppressa; noi dimostriamo che l'interesse dei lavoratori sardi risiede nel conseguimento del diritto all'autodecisione e poi nella Liberazione Nazionale dell'Isola.
    Noi dimostriamo che la questione nazionale sarda non è capriccio di qualche intellettuale, fuori del tempo ma che essa ha radici nella massa del Popolo Sardo e ci obbliga a dichiararci apertamente. Noi denunciamo il pericolo che la direzione della lotta possa essere assunta dalla piccola borghesia e deviata verso i soliti compromessi e tradimenti.
    Se la piccola borghesia fa proseliti e s’impone, ciò si dovrebbe principalmente alla mancanza o superficialità d'analisi che la sinistra italiana ha sempre dimostrato nei riguardi della situazione sarda.
    Dappertutto nel mondo, quando i socialisti hanno diretto le lotte di liberazione, l’Indipendenza reale e l’edificazione del socialismo sono stato garantite.
    Dappertutto nel mondo, allorché il marxismo ha degenerato, le lotte di liberazione sono state dirette dalla piccola borghesia o strumentalizzate da qualche potenza imperialista, con tutte le conseguenze negative che ne sono derivate.
    Noi, socialisti sardi, riteniamo che la sinistra italiana abbia commesso molti errori a proposito della Sardegna. Per un marxista è necessario interpretare la realtà per poterla cambiare. I marxisti italiani, compresi per molti aspetti anche i gruppi extraparlamentari, hanno introdotto in Sardegna schemi e moduli estranei, deviando le lotte dei lavoratori sardi verso obiettivi secondari.
    Nessun sardo può ignorare che per la stragrande maggioranza della sinistra italiana la Nazione Sarda non esiste, non è mai esistita.
    Per molti "marxisti" italiani lo stesso popolo sardo non esiste.

    Niente Nazione, niente popolo, la Sardegna è l’Italia. Dunque, ieri ogni lotta per l’autonomia e oggi ogni lotta per il diritto all’autodeterminazione, ogni lotta di liberazione erano e sono da condannare e da combattere come dei tentativi di divisione del popolo italiano.

    Chi avanza una tale analisi volta le spalle all’ideologia che pretende di rappresentare: l’ideologia socialista.
    La posizione dei vari socialisti sulla questione nazionale è molto chiaramente definita:

    La Nazione è una comunità stabile,
    storicamente costituita, di lingua, di territorio,
    di vita economica e di formazione psichica,
    che si traduce nella comunità di cultura
    ”.
    STALIN

    Ogni socialista che si rispetti non può rifiutare l’esistenza di una Nazione Sarda.

    Non c’è un grano di marxismo, un briciolo di spirito rivoluzionario nel ragionamento di chi, rifiutando di sostenere la lotta de Popolo Sardo per il suo diritto all’autodeterminazione, volta le spalle al socialismo rifiutando nei fatti di sostenere una lotta diretta contro il nemico principale, vale a dire l’IMPERIALISMO.
    Nel caso rifiutasse ancora di sostenere la lotta del Popolo Sardo, la sinistra italiana diventerebbe oggettivamente annessionista, socialista a parole e imperialista nei fatti, rivoluzionaria a parole e reazionaria nei fatti.

    “L’educazione internazionalista degli operai dei paesi oppressori deve necessariamente consistere, in qualunque caso, ad apprezzare e a difendere il principio della libertà di espressione dei paesi oppressi. In caso contrario non c’è internazionalismo. Noi abbiamo il diritto e il dovere di trattare da imperialista e da padrone ogni socialdemocratico d’una nazione dominante che non faccia questa propaganda. Questa rivendicazione deve essere posta in maniera assoluta senza alcuna riserva anche quando l’eventualità della separazione non dovesse presentarsi e essere realizzabile, prima dell’avvento del socialismo, che in un caso su mille”.

    Questo discorso di LENIN si commenta da sé.

    Noi diciamo a tutti i compagni sardi: è tempo di analizzare seriamente, da marxisti e non da idealisti, la situazione sarda.
    E’tempo di prendere coscienza, di unirsi alla lotta di un popolo che non vuole scomparire.


    Il vostro dovere di compagni vi impone di denunciare quei partiti, gruppi o dirigenti di sinistra che nei fatti, rifiutando di ammettere l'esistenza del colonialismo in Sardegna, stanno dalla parte della borghesia e della reazione. Il vostro dovere di compagni è quello di denunciare come opportunista e sciovinista ogni tesi tendente a negare i diritti del Popolo Sardo oppresso; dovete denunciare il connubio realizzantesi nei fatti tra destra e sinistra italiana, ambedue unite quando si tratta di insultare gli anticolonialisti trattandoli da fascisti, da provinciali, da divisori, avventuristi, "poco seri" etc ...

    Compagni, sopporterete ancora per molto quest'ignoranza dei problemi sardi, marcerete ancora per molto tempo controcorrente umiliando la vostre legittime aspirazioni di Sardi e di Socialisti?

    UNITEVI ALLA LOTTA DEL POPOLO SARDO PER LA SUA LIBERAZIONE !
    TRACCIAMO LA VIA NAZIONALE SARDA AL SOCIALISMO !
    VIVA L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO !




    "Ogni politica tendente a contrastare la vitalità e l’espansione delle minoranze è un delitto, poiché in questo modo si ha il genocidio; invece non v'è niente di più conforme alla giustizia dell'intervento dei poteri pubblici per migliorare le condizioni di vita delle minoranze etniche specialmente in ciò che concerne la loro lingua, i loro costumi, le loro ricchezze e le loro iniziative economiche"

    Giovanni XXIII, enciclica "Pacem in terris".




    "Se noi dicessimo che non riconosciamo alcuna Nazione Finlandese, ma solamente le masse lavoratrici noi diremmo la più grande delle stupidaggini.
    Non si può non riconoscere ciò esiste: la realtà s'impone da sè stessa
    ."


    LENIN

  9. #9
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    PARTITO SARDO D’AZIONE
    - Federazione di Cagliari -


    PER IL NOSTRO PAESE: LA SARDEGNA
    UNA SOLA SOLUZIONE: L’INDIPENDENZA


    Noi non siamo italiani, ma SARDI.
    La SARDEGNA, terra della lingua sarda (circa un milione e mezzo di parlanti) non è una espressione geografica. SU SARDU - questo “dialetto” disprezzato – E’ UNA LINGUA VIVENTE, COME OGNI ALTRA NEL MONDO, QUESTA LINGUA CORRISPONDE A UNA NAZIONE.

    LA SARDEGNA E’ UNA NAZIONE !

    Anche per essa, al giorno d’oggi, L’INDIPENDENZA È NECESSARIA.
    ESSA E’ POSSIBILE: dappertutto in Europa falliscono i grandi Stati borghesi: Galiziani, Baschi, Catalani, in Spagna; Irlandesi, Cornici, Gallesi, Scozzesi in Gran Bretagna; Bretoni, Catalani, Occitani, Baschi, Corsi in Francia; Friulani, Altoatesini, Valdostani, Occitani, Serbo-croati, Greci, Albanesi, SARDI in Italia…

    TUTTI QUESTI POPOLI RECLAMANO UN’ EUROPA DIVERSA !

    Un’Europa in cui tutti i popoli siano uguali, in cui cessi l’oppressione nazionale e sociale che i paesi capitalistici esercitano, tramite la NATO e il Mercato Comune, ai danni di milioni di uomini e donne, di lavoratori costretti ad abbandonare la propria terra.
    Un’Europa delle nazionalità libere, non un’Europa degli Stati borghesi. Un’ Europa in cui ogni nazione si veda riconosciuto il suo diritto all’esistenza.

    Questo è possibile anche per la Sardegna, se tu, SARDO, sei d’accordo:
    - che le nostre coste non devono più essere vendute;
    - che la nostra isola non deve diventare una portaerei del Mediterraneo;
    - che i nostri figli devono poter vivere e lavorare sulla nostra terra;
    - che la nostra Sardegna non dove più essere una colonia.

    Annessa o colonizzata dallo Stato italiano, LA SARDEGNA E' UNA COLONIA votata allo sfruttamento economico e al genocidio:
    - le "nostre" industrie sono completamente estranee agli interessi dell'economia isolana;
    - le nostro risorse materiali e umane sono sistematicamente depredate dai colonialisti italiani e europei;
    - contadini, pastori, pescatori, artigiani, commercianti, operai, impiegati,intellettuali, piccoli industriali sono rovinati e costretti alla disoccupazione della presenza dei monopoli e delle industrie italiane o americane,a causa delle scelte economiche e politiche dello Stato italiano e del Mercato Comune capitalisti;
    - i giovani sono costretti, senza via di scampo, ad emigrare nel Nord- Italia, nei paesi del Mercato comune, in Australia, ovunque nel mondo: è una DEPORTAZIONE delle forze vive della Nazione Sarda;
    - la percentuale dei non-sardi che vengono ad occupare il posto rifiutato ai nostri fratelli esiliati è sempre più alta;
    - il tasso di natalità è molto debole in quasi tutte le nostre regioni: il sottosviluppo cronico incoraggia lo spopolamento;
    - e questa situazione non fa che peggiorare: domani la nostra isola sarà abitata da tutti, tranne che dai sardi.

    Tutto questo dovremo sopportarlo ancora per molto? Dovremo continuare a permettere che le nostre terre e le nostre coste vadano in mano ai nuovi "predoni" venuti dal mare? Che le nostre fabbriche continuino a essere chiuse? Che la nostra terra diventi un immenso parco naturale per turisti o un enorme campo militare?
    - la nostra lingua nazionale (SU SARDU) è disprezzata e ignorata (mentre in Svizzera, ad esempio, vi sono 4 lingue ufficiali, tra cui il ladino parlato appena da 60000 persone. E in Italia 2 milioni di sardi non hanno il diritto di usare la loro lingua!);
    - essa non è neppure insegnata nelle scuole!;
    - quelli che la parlano ancora quotidianamente ( spesso se ne vergognano anche) sono i più poveri e i più oppressi.

    Siamo umiliati fino al punto di non poter usare la nostra lingua:
    CHE COSA CI HANNO ANCORA RUBATO ?
    - nei libri e nei giornali, alla radio o alla televisione, nella opinione dei continentali o dei sardi colonizzati: IL SARDO E' LA PALLA AL PIEDE DELL'ITALIA, IL BANDITO PER NATURA!

    Ci calpestano i nostri diritti più elementari: per loro, noi abbiamo la colpa di essere sardi, di non volerci "integrare"!

    NOI ABBIAMO IL DIRITTO DI VIVERE !
    Il nostro "sottosviluppo", la perdita della nostra lingua, e della nostra identità, tutte le nostre umiliazioni non sono dei fenomeni naturali e inevitabili: sono gli EFFFTTI DELLA COLONIZZAZIONE della Sardegna.

    I SARDI VOGLIONO VIVERE !
    Essi vogliono vivere in una Sardegna restituita ai sardi.
    Vivere degnamente in un paese libero e ricco.
    Il tempo delle preghiere, dei lamenti, delle proteste inutili è finito. Noi non ci aspettiamo niente di buono da un potere centrale italiano, qualunque esso sia. Di promesse i sardi non ne vogliono più:
    - i sardi sanno che nessuno può risolvere i loro problemi al loro posto;
    - i sardi vedono, dappertutto nel mondo, le nazioni oppresse rivendicare il loro diritto all’'indipendenza;
    - i sardi vedono che, dappertutto nel mondo,il il vero socialismo è quello che lotta per la liberazione nazionale;
    - i sardi senno che non c’è che una sola strada per uscire dalla miseria, dal sottosviluppo, dallo sfruttamento. Affinché l’isola di Sardegna sia nuovamente l’isola dei Sardi; affinché la lingua e la cultura sarde siano l’espressione vivente di una civiltà vivente.

    LIBERIAMOCI DALLA SOTTOMISSIONE E DALLA RASSEGNAZIONE !
    SARDI, COSTRUIAMO NOI STESSI IL NOSTRO FUTURO !

    - lottiamo per il progresso dell’umanità insieme a tutti quelli che, nel mondo, vogliono liberare la loro nazione dall’oppressione straniera, abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, conquistare il diritto alla libertà;
    - lottiamo per il riconoscimento giuridico della Nazione Sarda;
    - per la sardizzazione degli impieghi, per il ritorno dei nostri emigrati, per la cacciata di tutte le basi militari dalla nostra isola;
    - lottiamo per lo studio della civiltà sarda nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università;
    - lottiamo per la creazione dell’Università Sarda;
    - per l’istituzione della zona franca;
    - lottiamo per la restituzione della Sardegna ai Sardi e la distruzione sistematica della tutela coloniale italiana in tutti i suoi aspetti.
    Noi non abbiamo niente contro i popoli d’Italia, ma ci opponiamo decisamente allo Stato italiano che sfrutta e umilia il nostro popolo e tutti coloro che non riconoscono i nostri diritti ad essere nazione libera.

    UNITEVI AL PARTITO SARDO D'AZIONE !
    LOTTIAMO PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE DELLA SARDEGNA !
    TRACCIAMO LA VIA SARDA AL SOCIALISMO !
    NUDDA EST PRUS BELLU DE S'INDIPENDENTZIA E DE SA LIBERTADE !

    Partito Sardo d’Azione – Federazione di Cagliari – via Roma 75

  10. #10
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    Agli elettori sardisti
    del 15-16 giugno


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    Cari sardisti!


    Sospendete lo scoraggiamento. Non domandate perché il Partito sardo d azione, il partito di casa, si può dire, a ogni prova elettorale subisce nuove perdite.
    Domandate piuttosto come mai, alle recenti elezioni provinciali, abbiamo ancora potuto riportare 22.000 voti.


    VOTI 22.000


    Dopo l'insuccesso dell'anno scorso alle elezioni regionali, un gruppo di noti dirigenti ha calcolato che il Partito sardo stava per affondare e si è messo frettolosamente in salvo. Non abbiamo recriminazioni da fare; è noto che non può darsi coraggio chi non ha coraggio. Altri dirigenti sardisti, ancora più noti, in questo nostro ultimo impegno non hanno voluto correre i rischi della difficile lotta e sono rimasti a guardare, alla finestra. Né con noi né contro di noi, è vero, ma tuttavia responsabili della crisi di sfiducia che ha colpito molti elettori.


    Voi no. Anche voi conoscevate i rischi, anche voi temevate che ci saremmo ridotti a tremila, in questa resistenza estrema, e avreste preferito schierarvi con i forti per evitare l'umiliazione di una sconfitta definitiva e totale; eppure avete scelto orgogliosamente di essere col Partito sardo fino all'ultimo, e così lo avete salvato e lo avete esaltato.


    Io sono uno di voi e non ho la presunzione di ringraziarvi. Desidero soltanto esprimervi il convincimento che la resistenza del 15 giugno - una prova durissima - sarà il fondamento della nostra ripresa, rapida e sicura.


    S'intende che dobbiamo rinnovarci nel metodo, s'intende che dobbiamo stare più vicini tra noi, approfondire l'ideologia, aggiornare i programmi e definire nuovamente gli obiettivi di questa grande lotta, la più grande che in difesa della Sardegna sia mai stata combattuta dai sardi dopo il tempo delle antiche invasioni.


    Considerato che il primo e più impetuoso sardismo fu quasi tutto di giovani, tenuto conto che alla nostra affermazione del 15 giugno molto hanno contribuito i giovan4 ora soprattutto all'Operosità e alla maggiore credibilità delle nuove generazioni affidiamo la crescita e l'organizzazione di quel diffuso sardismo, anche se talvolta inconsapevole, a cui non può sfuggire chi riflette alle presenti condizioni dell'Isola.


    Il sardismo, in verità, è un'idea non compiutamente espressa; perciò è difficile da intendere in modo razionale e si presta a essere combattuta, irrazionalmente appunto, anche di là dall'interessato rifiuto delle retrive forze politico-economiche a cui fa gran comodo, al centro del Mediterraneo, un'ingenua isola di ventiquattromila chilometri quadrati, tutta esposta, come una terra di nessuno, e disposta sia a tollerare insediamenti di macchine da guerra e sia a ospitare mostruose porcilaie industriali sfacciatamente finanziate e contrabbandate per iniziative di sviluppo agricolo "nell'interesse del popolo sardo". (Ci resteranno i magri salari di un migliaio di magri operai porcilanti.)


    Il sardismo è un'idea molto più grande dell’attuale Partito sardo d azione, e tuttavia spetta soprattutto a noi di comunicarla e di predicarla con umile ostinazione a tutti i fratelli sardi ai quali è destinata.


    E poiché abbiamo predicato e urlato l’autonomia fino a farla accettare concettualmente e fino alla sua formale attuazione; e poiché l’autonomia si è poi rivelata un "cavallo di Troia" mediante il quale è stato possibile ricolonizzare la Sardegna e svuotare di ogni significato la lotta sardista, noi ora non riparleremo di questa autonomia corrotta e tradita dal nemico.


    Noi, d'ora in poi, fra gli obiettivi principali della nostra azione politica, indicheremo una nuova e radicale autonomia che non può essere mistificata né gestita dall'esterno, ovverosia dai governi italiani di Roma, perché si chiamerà INDIPENDENZA. In altre parole, miriamo alla costituzione della REPUBBLICA DEI SARDI, una repubblica democratica e tutta amministrata dal Popolo Sardo sulla via del socialismo al quale immancabilmente deve tendere un popolo di lavoratori.


    Mi rendo conto che molta strada dovremo percorrere, molte lotte dovremo combattere, molte parole dovremo spendere per specificare e qualificare le profonde e civili ragioni di questa fermissima tesi.
    Si tratta di una tesi - non più di una timida ipotesi, come al Congresso del febbraio 1974 - che so largamente condivisa dal sardisti del Partito sardo d azione e da quelli, molto più numerosi, che non riconoscono la nostra organizzazione partitica proprio perché si ostina a percorrere onestamente ma debolmente i sentieri di quel sardismo che pocanzi definivo tradito e svuotato dei suoi originari significati.
    Mi rendo pure conto clic non posso dichiarare queste cose in nome del Partito, poiché soltanto il Congresso potrà decidere indirizzi politici che non sono sostanzialmente nuovi ma che necessariamente imprimeranno al Partito una fisionomia diversa, sottraendolo alla "gentile" comprensione che si concede ai moribondi come ora accade, e esponendolo ai violenti assalti di coloro che di nuovo ne riconosceranno la forza e la pericolosità politica.


    Andiamo dunque verso un congresso.
    A tutti i sardisti, come è ovvio, è consentito esprimere opinioni conformi o difformi da quelle dell'attuale Segreteria del Partito. Ma sia chiaro che il Congresso deve essere preparato rigorosamente dal Comitato Centrale, sia attraverso numerosi convegni distrettuali sia attraverso il controllo del tesseramento.
    Ritengo che un serio controllo del tesseramento possa avvenire soltanto se verranno rispettate le direttive impartite in varie occasioni dal Comitato Centrale:

    chiunque desideri iscriversi al Partito dovrà rivolgersi alle sezioni, ai nuclei o a altri organismi del partito e compilare la richiesta della tessera sui moduli predisposti dalla Segreteria Regionale. Le domande, compilate in tutte le parti e controfirmate dai responsabili, verranno inviate - unitamente a Lit. 3.ooo - alla Segreteria Regionale che predisporrà le tessere e le invierà direttamente ai richiedenti e restituirà alle sezioni la copia con l'annotazione del numero della tessera rilasciata.

    Permettetemi di ricordarvi che il tesseramento è indispensabile per il nostro partito in quanto è l'unica fonte di finanziamento. Senza l'autofinanziamento non saremo in grado di divulgare le nostre idee e i nostri programmi: dobbiamo perciò tutti impegnarci affinché numerose siano le iscrizioni.


    Cari sardisti, vi ringrazio, vi richiamo alle vostre gravi responsabilità, vi saluto tutti con cuore immensamente affettuoso


    Michele Columbu
    Segretario Politico del P.S.d'A.







    Cagliari, 2 luglio 1975




    Fine fascicolo

 

 

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