Vedere per credere


Scheda libro




Storia naturale dell'occhio
Simon Ings Einaudi Torino, 2008
pp. 320
Euro 26,00Ordina a Kataweb Libri




In questo libro si viaggia nel tempo e in tutto il pianeta (ma ogni tanto si punta anche verso lo spazio profondo), lungo affascinanti rotte tracciate dall'evoluzione prima e dalla mente umana poi. Il naturale punto di partenza è l'anatomia: l'occhio umano in tutte le sue componenti principali, ma raccontando anche come si è arrivati a questa incredibile «macchina fotografica» di altissima precisione e sensibilità.
Come si è arrivati dalla semplice sensibilità ad alcune radiazioni termo-luminose, presente in organismi estremamente semplici (come i batteri), fino a un macchinario complesso capace nella notte di vedere una candela a 27 chilometri di distanza? Darwin stesso, nel discutere la teoria dell'evoluzione per selezione naturale con l'americano Asa Gray, confessava di «rabbrividire» al cospetto dell'occhio e del lento processo evolutivo che l'aveva prodotto, e ancora oggi sono molti i critici dell'evoluzione darwiniana che usano l'occhio per dimostrare la necessità di un disegno intelligente nella cabina di guida della filogenesi.
Tuttavia, messa da parte la legittima meraviglia, il bel libro di Ings chiarisce in modo semplice e dettagliato la roadmap che ha portato all'occhio umano, e numerosi sono i tratti filogeneticamente conservati: a partire dalle molecole fotosensibili, presenti nei batteri e nella nostra specie (la rodopsina, per esempio), nonché i geni che rendono possibile lo sviluppo delle strutture oculari, simili nella drosofila, nel topo e ancora nel nostro DNA.
Eppure Drosophila e Homo sapiens hanno occhi notevolmente diversi. La prima, come tutti gli insetti e i crostacei, ha gli occhi composti: tanti piccoli elementi, gli ommatidi, capaci di vedere una piccola porzione di spazio, così da restituire un'immagine completa al sistema nervoso dell'individuo. Noi abbiamo invece due soli occhi che si comportano come due obiettivi fotografici in continuo movimento, e sono collegati al cervello attraverso la retina che manda impulsi al nervo ottico. Ma le variazioni sul tema sono innumerevoli.
La capacità visiva si è evoluta decine di volte nel corso della storia della vita, e ogni volta ha escogitato tratti differenti, sempre comunque mantenendo costanti alcune caratteristiche: il bricolage evolutivo riutilizza ciò che ha disposizione. Si hanno così occhi capaci di distinguere molti più colori e di percepire la luce polarizzata, protetti da ombrelli parasole o da membrane trasparenti, che possono vedere in condizioni estreme, sott'acqua, nel buio della notte o a migliaia di metri di profondità.
Ma l'anatomia non è tutto: l'occhio, per essere davvero vantaggioso, ha infatti bisogno di strutture in grado di sfruttare le informazioni raccolte. Al cervello umano, di gran lunga la più complessa e interessante di queste strutture di elaborazione, è dedicata una lunga parte del libro. Con chiarezza e largo uso di immagini, Simon Ings guida il lettore nella storia delle teorie della visione e nelle attuali conoscenze che integrano biologia e psicologia per tentare di costruire un modello verosimile e funzionante dei processi che avvengono per utilizzare la percezione sensoriale. La ricerca ha ormai dimostrato che il cervello non è passivo nel ricevere le immagini dalla retina, ma ha una parte attiva nel «decidere» ciò che si vede, e ha capacità di riconoscimento che possono essere stimolate nel corso della vita, integrando visione e memoria. Per esempio ci si può allenare a riconoscere sfumature di colore che in precedenza non si vedevano.
Accade lo stesso anche negli altri sensi, che comunque interagiscono tra loro tramite il cervello: vista, tatto, udito sono per noi sicuramente parte di una «comunità sensoriale» che consente di orientarci e di agire efficacemente nella complessità del mondo esterno. Gli occhi permettono anche di interagire appieno con i nostri simili: non solo cogliendo espressioni e movimenti negli altri, ma anche esprimendo direttamente (con movimenti più o meno volontari) le nostre emozioni. Finestre sul mondo, ma davvero anche specchi dell'anima.

di Mauro Capocci

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