Un regalo più grande a Berlusconi non lo potevano fare. I girotondini, in preda al delirio causato forse dalla rabbia e dall’acidità che derivano dal trionfale ritorno del Cavaliere, sono riusciti a dividere l’opposizione in tre tronconi principali. Da una parte, i forcaioli giustizialisti e dediti all’insulto, ovvero l’Italia dei Valori, dall’altra il Partito Democratico, che tira un sospiro di sollievo per la mancata partecipazione ufficiale alla manifestazione di Piazza Navona, ma viene ugualmente danneggiato dall’esistenza di rapporti mai interrotti con Di Pietro e dalla presenza di alcuni esponenti e bandiere all’orgia del turpiloquio. La “terza” opposizione, quella dell’UdC, ha fiutato da tempo l’aria e ha subito messo in chiaro di non avere nulla a che fare con grillini e dipietristi vari.
Del resto, dopo gli insulti e gli attacchi non solo al Presidente del Consiglio, ma pure al Presidente della Repubblica e addirittura al Papa, non poteva che finire così, con il biasimo generale, con la censura dei Presidenti delle Camere, con un tentativo pasticciato e non credibile di Di Pietro di tirarsi fuori per tempo, e di dissociarsi. Come previsto, la manifestazione è stata un flop in termini numerici (solo qualche decina di migliaia di persone), e soprattutto politici.
L’opposizione ne esce annichilita, e la maggioranza ora ha tutte le giustificazioni per andare avanti e bollare gli strali di ieri come “spazzatura”. Non c’è che dire: dove non arriva Berlusconi, ci arrivano proprio i suoi acerrimi nemici. Da questo momento il repertorio di insulti è quasi finito, e il Governo andrà avanti per molto tempo ancora, perchè si troverà di fronte non una minoranza coesa e organizzata, ma un coacervo di forze divise, litigiose, incompatibili fra loro. Il Partito Democratico paga lo scotto maggiore: il suo comportamento è stato ambiguo, e non è stato capace di prendere una posizione netta e chiarificatrice.




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