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    Predefinito La crisi delle socialdemocrazie.

    In questo forum i critici attaccano spesso il Partito Democratico per non aver ancora deciso di entrare nel PSE. Condivisibile.

    Lo attaccano anche,però, sul tema della distanza (per alcuni siderale) tra il PD e le forze socialdemocratiche. Questo secondo tema è meno condivisibile.

    Escludendo le forze socialdemocratiche della penisola iberica, che vivono un'epoca florida nel resto d'Europa i partiti appartenenti al PSE sono in crisi, talune volte pesantissime.

    In Francia con il rilancio di una sinistra radicale anticapitalista guidata da Besancenot, il PS in crisi di identità e di voti rischia di finire come nel 2002, superato e bistrattato.
    IN Germania è probabile che per la prima volta il Lider dell'SPD non sarà il candidato alla Cancelleria. Perchè? Perchè la svolta a sinistra a parole e la totale inconsistenza di Beck. In compenso la Die Linke è data nei sondaggi a 2 punti percentuali dall'SPD (16 a 14).
    In Gran Bretagna l'intangibile governo di Gordon Brown ha fatto sprofondare il Labour ai minimi storici, terzo partito alle recenti elezioni amministrative.
    In Olanda e Belgio i governi dei socialisti sono sempre subalterni a forze cristiano democratiche o liberali e sono crollati, alle ultime elezioni, di diversi punti percentuali. In Olanda l'alternativa populista ed euroscettica del PS è stata impressionante demolendo molte sicurezze per i laburisti.
    In sostanza in tutti i principali paesi dell'Europa Occidentale le forze socialdemocratiche sono in crisi ma la loro crisi non è, come negli anni 80, una crisi dovuta alla forza dei partiti o delle alleanze conservatrici. E' una crisi pesantissima dovuta all'incapacità di reinterpretarsi e di reinventarsi nella società mutata odierna, dato che non sono piu forze del cambiamento e non sono piu capaci di ottemperare al ruolo della sinistra di essere critiche alla società e allo stesso tempo non sono piu nemmeno capaci di essere forze liberaldemocratiche e libertarie autenticamente innovative, superate in questo anche dalle forze conservatrici (si vedano le evoluzioni di UMP, CDU e Tories).


    In un qualche modo il ruolo di critica sociale è stato preso in mano da forze populiste, di destra e di sinistra, che si configurano sempre piu come le portatrici della difesa delle identità e dei diritti sociali ma allo stesso tempo sono l'elemento che erode piu duramente la qualità democratica.


    Le forze del riformismo socialista rischiano la loro fine e forse ha ragione Tremonti quando dice che il futuro a sinistra è delle forze della cosidetta sinistra radicale, anche in Italia.

    Il PD configurandosi come forza di centro e forza LIBERALE è riuscita a fare meglio e di piu dei cugini tedeschi, francesi, olandesi, britannici in termini di voti e di piazze piene.

    La domanda ora è: diveniamo una forza di centro-destra pari al PDL puntando ad essere piu innovativi (modello Labour) e puntando a disarticolare l'elettorato e a renderlo piu mobile grazie a proposte simili ma presentate da lider piu convincenti (e quindi lanciamo giovani adatti a tale ruolo e pensioniamo l'attuale classe dirigente) OPPURE proviamo a trasformare il nostro PD in uan forza politica maggiormente sociale con l'oneroso peso di portare davvero avanti la trasformazione dei riformisti europei e distinguendoci realmente dalle politiche del centro-destra?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    In questo forum i critici attaccano spesso il Partito Democratico per non aver ancora deciso...
    Personalmente non critico il PD per non essere entrato nel PSE:
    • Dovevano dirlo prima, se avessero voluto fare un partito sul modello del PSE. Molte componenti non avrebbero accettato, altre che ora sono fuori probabilmente sì. Ma a mio avviso il PD così come è adesso ha una speranza di poter vincere le elezioni da solo, un PD sul modello PSE in Italia non vincerà mai;
    • Inoltre le componenti principali del PD sono gli ex-comunisti e gli ex-popolari. Quindi non vedo perchè il PD debba entrare nel partito socialista europeo. Tra l'altro non capisco come gli ex-DS ed ex-PDS fossero accolti così bene nel PSE, essendo ex-comunisti. Probabilmente perchè il PSE ha bisogno di voti, e non è nient'altro che un'accozzaglia di partiti molto differenti fra loro (vogliamo mettere vicino PSOE, PS francese e New Labour?);
    • Così come i DL non capisco come possano stare nell'ALDE. Sicuramente 'I Democratici', la parte più progressista dei DL (non a caso ormai totalmente ininfluente), ne avevano diritto. Ma i popolari, i teodem ed altre minutaglie non c'entrano assolutamente nulla. Come prima, l'ALDE probabilmente non ha resistito alla quantità di seggi che porta un partito che prende il 12/15 in Italia;
    Inoltre:
    • In Spagna credo che la forza sia più socialista-riformista sul modello di quello che era il PSI italiano degli anni '80. Non so quanto di socialdemocratico ci sia nel PSOE. Personalmente lo vedo più come una riedizione mediterranea del Labour. Poi, che qui in Italia ci arrivino solo le decisioni sulla laicità dello stato, è un altro discorso;
    • Il modello PD per me è un idea-progetto avanzatissima. Il problema è che nessuno di quelli che la hanno portata avanti è all'altezza di una cosa del genere. D'altronde come si fa a chiedere a degli ex-comunisti di rinunciare al centralismo democratico? Come si fa a chiedere a degli ex-democristiani di rinunciare al clientelismo? Veltroni è di gran lunga il migliore, ma ha sbagliato a non correre completamente solo. Difficilmente Di Pietro avrebbe passato lo sbarramento. A questo punto avremmo un partito con oltre il 35% dei consensi, in grado di gestire autonomamente l'opposizione. Ora il progetto rischia seriamente di naufragare per l'inettitudine degli interpreti attuali. E dire che ne abbiamo di ricambi validi (Adinolfi, Civati, Scalfarotto, Martina, Gozi, Pittella ecc...);
    • Per rispondere alla domanda, il PD non deve diventare una forza di centro-destra, nè buttarsi sul vecchiume socialdemocratico. La mia personalissima opinione è che in Italia abbiamo la fortuna di avere un caso più unico che raro di partito sia liberale sia progressista, dal quale possiamo imparare molto: i Radicali Italiani. Potremmo imparare molto dall'esperienza radicale, iniziando innanzitutto a dialogare apertamente anche con loro. In europa si potrebbe dialogare su questo campo con Zapatero, Delanoe e Blair per un nuovo soggetto progressista;
    • In ultimo, spero vivamente che nel PD ci si renda conto che una nuova alleanza allargata non porterebbe a niente di buono. Purtroppo abbiamo già perso il treno giusto, e continueremo a perdere elezioni su elezioni. Ma, come dice Fassino, l'unica cosa buona è che 'abbiamo fatto il partito democratico'.

  3. #3
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    ho messo in rilievo la discussione, perche' la ritengo interessante e stimolante.

  4. #4
    European Socialist
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    In questo forum i critici attaccano spesso il Partito Democratico per non aver ancora deciso di entrare nel PSE. Condivisibile.

    Lo attaccano anche,però, sul tema della distanza (per alcuni siderale) tra il PD e le forze socialdemocratiche. Questo secondo tema è meno condivisibile.

    Escludendo le forze socialdemocratiche della penisola iberica, che vivono un'epoca florida nel resto d'Europa i partiti appartenenti al PSE sono in crisi, talune volte pesantissime.

    In Francia con il rilancio di una sinistra radicale anticapitalista guidata da Besancenot, il PS in crisi di identità e di voti rischia di finire come nel 2002, superato e bistrattato.
    IN Germania è probabile che per la prima volta il Lider dell'SPD non sarà il candidato alla Cancelleria. Perchè? Perchè la svolta a sinistra a parole e la totale inconsistenza di Beck. In compenso la Die Linke è data nei sondaggi a 2 punti percentuali dall'SPD (16 a 14).
    In Gran Bretagna l'intangibile governo di Gordon Brown ha fatto sprofondare il Labour ai minimi storici, terzo partito alle recenti elezioni amministrative.
    In Olanda e Belgio i governi dei socialisti sono sempre subalterni a forze cristiano democratiche o liberali e sono crollati, alle ultime elezioni, di diversi punti percentuali. In Olanda l'alternativa populista ed euroscettica del PS è stata impressionante demolendo molte sicurezze per i laburisti.
    In sostanza in tutti i principali paesi dell'Europa Occidentale le forze socialdemocratiche sono in crisi ma la loro crisi non è, come negli anni 80, una crisi dovuta alla forza dei partiti o delle alleanze conservatrici. E' una crisi pesantissima dovuta all'incapacità di reinterpretarsi e di reinventarsi nella società mutata odierna, dato che non sono piu forze del cambiamento e non sono piu capaci di ottemperare al ruolo della sinistra di essere critiche alla società e allo stesso tempo non sono piu nemmeno capaci di essere forze liberaldemocratiche e libertarie autenticamente innovative, superate in questo anche dalle forze conservatrici (si vedano le evoluzioni di UMP, CDU e Tories).


    In un qualche modo il ruolo di critica sociale è stato preso in mano da forze populiste, di destra e di sinistra, che si configurano sempre piu come le portatrici della difesa delle identità e dei diritti sociali ma allo stesso tempo sono l'elemento che erode piu duramente la qualità democratica.


    Le forze del riformismo socialista rischiano la loro fine e forse ha ragione Tremonti quando dice che il futuro a sinistra è delle forze della cosidetta sinistra radicale, anche in Italia.

    Il PD configurandosi come forza di centro e forza LIBERALE è riuscita a fare meglio e di piu dei cugini tedeschi, francesi, olandesi, britannici in termini di voti e di piazze piene.

    La domanda ora è: diveniamo una forza di centro-destra pari al PDL puntando ad essere piu innovativi (modello Labour) e puntando a disarticolare l'elettorato e a renderlo piu mobile grazie a proposte simili ma presentate da lider piu convincenti (e quindi lanciamo giovani adatti a tale ruolo e pensioniamo l'attuale classe dirigente) OPPURE proviamo a trasformare il nostro PD in uan forza politica maggiormente sociale con l'oneroso peso di portare davvero avanti la trasformazione dei riformisti europei e distinguendoci realmente dalle politiche del centro-destra?
    mi sembra il solito tentativo per giustificare l'anomalia italiana in un contesto europeo non molto florido,è vero,ma in molti casi stravincente e di grande impatto sociale nel caso della Sinistra.

    in Spagna e Portogallo i consensi rimangono stabili.
    Zapatero è stato riconfermato e Socrates è piuttosto popolare.

    la Slovenia ci può riservare qualche interessante sorpresa il partito socialdemocratico entro le elezioni di quest'anno.

    la giovane leader socialista danese Thorning-Schmidt,eletta segretaria dopo la lieve sconfitta del S dell'anno scorso (per un solo punto percentuale),sta conducendo un'eccellente opposizione ed è molto apprezzata dal popolo danese.

    in Svezia il partito socialdemocratico è la forza di maggioranza relativa,messo all'opposizione tramite un cartello catto-liberale adesso al governo.
    in questo caso non è stata premiata l'alleanza coi partiti "più a sinistra" i quali sono sprofondati.
    medesima risposta per i liberali che si sono alleati con i moderati.
    le elezioni hanno evidenziato un certo disaccordo degli svedesi verso quel tipo di bipolarismo,avvertito come forzoso e di semplice alternativa ai socialdemocratici che ancora detengono un forte radicamento e un forte consenso.

    in Norvegia i Socialdemocratici fanno forte e riconfermano il loro secolare radicamento nel Paese.

    in Grecia,nonostante la seconda vittoria della ND,il PASOK di Papandreou ha diminuito la distanza con il partito di governo e si dimostra una forza viva,tutt'altro che in crisi.

    certamente i casi di Germania e Francia non fanno ben sperare.

    in Germania,come in Benelux,il consenso dei partiti socialisti è stato sacrificato dalle grosse koalition (nel caso olandese pecca il proporzionale puro e la concorrenza a sinistra del SP).
    l'esempio tedesco è evidente,a differenza di quella che fu dieci anni fa invece la Neue Mitte rosso-verde di Schroeder.

    in Austria,nel caso di un'altra grande coalizione,alle elezioni di quest'anno non è da escludersi l'ormai consolidato crollo dei centristi in favore di una maggiore autonomia dell'attuale presidente socialdemocratico Fischer.

    ovviamente va considerata anche la riscossa dei partiti della destra europea,dai Thories al Popolo della Libertà di Berlusconi!

    in ogni modo nell'Europa continentale si osserva un forte consolidarsi di questi partiti,mentre a macchia di leopardo la vivacità ed il successo dei socialisti europei che in molte realtà sono molto competitivi e molto radicati...dalla Norvegia al Portogallo!

    il PD rimane in questo grande puzzle un'anomalia e,a differenza dei lontani cugini eurosocialisti,poco propenso nella sua formula a contrastare il quasi monopolio elettorale della rinnovata destra italiana.

    i sondaggi vedono in discesa il PD e in risalita il PDL,inoltre la formula del PD non è affiancabile a quella dei partiti liberaldemocratici europei,i quali anch'essi a macchia di leopardo conquistano importanti realtà,nel Nord Europa particolarmente.

    in ultima analisi:

    sono convinto che la crisi dei socialisti europei sia dovuta a cause locali e non di progetto politico vero e proprio.

    la competitività con la destra europea è divenuta più serrata e forse sarebbe ora di sperimentare alleanze trasversali con i liberaldemocratici europei in alcuni contesti chiave,ma ciò non prescinde dal progetto identitario e di azione politica del PSE nella generalità del contesto continentale.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da viltrio Visualizza Messaggio
    Tra l'altro non capisco come gli ex-DS ed ex-PDS fossero accolti così bene nel PSE, essendo ex-comunisti. Probabilmente perchè il PSE ha bisogno di voti, e non è nient'altro che un'accozzaglia di partiti molto differenti fra loro (vogliamo mettere vicino PSOE, PS francese e New Labour?);
    CIò è facilmente spiegabile con il fatto che fin dal 1979, cioè dalla nascita dell'Europarlamento, il PCI stava a livello europeo con le forze del socialismo riformista europeo (i rapporti con i partiti comunisti non erano buoni, ne con il PCF ne con il PCE ne soprattutto con il PCP) tanto che nel momento dell'adesione all'IS e al PSE sicuramente fu utile la mediazioen craxiana e del PSDI ma concretamente i principali paritit socialisti europei accolsero a braccia aperte i postcomunisti (che dicendosela tutta a livello di politiche implementate nelle realtà locali negli anni 70 e 80 erano una forza sostanzialmente già socialdemocratica).

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Demi Romeo Visualizza Messaggio
    mi sembra il solito tentativo per giustificare l'anomalia italiana in un contesto europeo non molto florido,è vero,ma in molti casi stravincente e di grande impatto sociale nel caso della Sinistra.

    in Spagna e Portogallo i consensi rimangono stabili.
    Zapatero è stato riconfermato e Socrates è piuttosto popolare.

    la Slovenia ci può riservare qualche interessante sorpresa il partito socialdemocratico entro le elezioni di quest'anno.

    la giovane leader socialista danese Thorning-Schmidt,eletta segretaria dopo la lieve sconfitta del S dell'anno scorso (per un solo punto percentuale),sta conducendo un'eccellente opposizione ed è molto apprezzata dal popolo danese.

    in Svezia il partito socialdemocratico è la forza di maggioranza relativa,messo all'opposizione tramite un cartello catto-liberale adesso al governo.
    in questo caso non è stata premiata l'alleanza coi partiti "più a sinistra" i quali sono sprofondati.
    medesima risposta per i liberali che si sono alleati con i moderati.
    le elezioni hanno evidenziato un certo disaccordo degli svedesi verso quel tipo di bipolarismo,avvertito come forzoso e di semplice alternativa ai socialdemocratici che ancora detengono un forte radicamento e un forte consenso.

    in Norvegia i Socialdemocratici fanno forte e riconfermano il loro secolare radicamento nel Paese.

    in Grecia,nonostante la seconda vittoria della ND,il PASOK di Papandreou ha diminuito la distanza con il partito di governo e si dimostra una forza viva,tutt'altro che in crisi.

    certamente i casi di Germania e Francia non fanno ben sperare.

    in Germania,come in Benelux,il consenso dei partiti socialisti è stato sacrificato dalle grosse koalition (nel caso olandese pecca il proporzionale puro e la concorrenza a sinistra del SP).
    l'esempio tedesco è evidente,a differenza di quella che fu dieci anni fa invece la Neue Mitte rosso-verde di Schroeder.

    in Austria,nel caso di un'altra grande coalizione,alle elezioni di quest'anno non è da escludersi l'ormai consolidato crollo dei centristi in favore di una maggiore autonomia dell'attuale presidente socialdemocratico Fischer.

    ovviamente va considerata anche la riscossa dei partiti della destra europea,dai Thories al Popolo della Libertà di Berlusconi!

    in ogni modo nell'Europa continentale si osserva un forte consolidarsi di questi partiti,mentre a macchia di leopardo la vivacità ed il successo dei socialisti europei che in molte realtà sono molto competitivi e molto radicati...dalla Norvegia al Portogallo!

    il PD rimane in questo grande puzzle un'anomalia e,a differenza dei lontani cugini eurosocialisti,poco propenso nella sua formula a contrastare il quasi monopolio elettorale della rinnovata destra italiana.

    i sondaggi vedono in discesa il PD e in risalita il PDL,inoltre la formula del PD non è affiancabile a quella dei partiti liberaldemocratici europei,i quali anch'essi a macchia di leopardo conquistano importanti realtà,nel Nord Europa particolarmente.

    in ultima analisi:

    sono convinto che la crisi dei socialisti europei sia dovuta a cause locali e non di progetto politico vero e proprio.

    la competitività con la destra europea è divenuta più serrata e forse sarebbe ora di sperimentare alleanze trasversali con i liberaldemocratici europei in alcuni contesti chiave,ma ciò non prescinde dal progetto identitario e di azione politica del PSE nella generalità del contesto continentale.

    Per essere piu precisi:

    1. in danimarca la lieve sconfitta è il piu basso risultato dei socialdemocratici dal dopoguerra
    2. in svezia la sconfitta è il piu basso risultato dei socialdemocratici dal dopoguerra
    3. in grecia la situazione del PASOK non è cosi malvagia ma le elezioni del 2007 sono state anche qui il piu basso risultato di un partito socialdemocratico
    4. la slovenia? ma se i socialdemocratici non sono mai andati oltre il 10%? Se tutto va bene vanno al governo come secondo partito della coalizione dietro i liberaldemocratici. cmq lasciamo perdere i paesi dell'est europa nei quali la mobilità elettoraleè ancora elevata e l'effettività "socialdemocraticità" dei paritti socialdemcoratici è tutta da vedere

    5. in sostanza l'anno 2007 ha visto IN TUTTE LE ELEZIONI NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA la perdita di voti sia in termini assoluti che in termini percentuali dei partiti socialdemocratici. Non nascondiamoci la realtà. Forse è una crisi ciclica, piu concretamente sono convinto che sia la crisi profonda delle nostre democrazie e la mancanza di innovazione a portare questi partiti alla crisi, anche perchè contemporaneamentel e forze conservatrici non crescono. Stanno nascendo forze populiste di destra e di sinistra. A mio modo di vedere se le forze liberali, cattolico democratiche, cosnervatrici e socialdemocratiche sistemiche dei vari paesi non reagiscono con una operazione volta a realizzarre politiche sociali risolvendo prima i problemi inerenti agli effetti negativi della globalizzazione si finirà a breve per avere paesi governati da forze populiste estremiste come il fu-governo dei Kazynsky.

    Per riassumere:
    1. i partiti tradizionali sono in crisi in tutti i paesi europei perchè non sanno piu rispondere alle esigenze dei cittadini per le conseguenze della globalizzazione che non permettono piu di autogenerare il sistema welfaristico odierno
    2. tra questi, dato che non sono piu partiti capaci di rappresentare un'alternativa (anche riformista) alle forze di governo di destra e di centro, i partiti socialdemcoratici sono particolarmente in crisi, dato anche il fallimento delle politiche progressiste dei goverrni eletti tra il 96 e il 97 in tutti i paesi europei.
    3. gli unici partitti socialdemocratici che si salvano sono, guarda un po', quelli dell'est europa (dove i vecchi sistemi di potere dei regimi hanno continuato a controllare il sistema politico garantendo stabilità e progresso, facendo però politiche ultra liberiste, con l'eccezione della slovacchia...) e quelli della penisola iberica. Non a caso sono le ultime aree arrivate alla democrazia e soprattutto allo sviluppo economico. Quando la crisi giungerà anche li' le forze socialdemocratiche dovranno reinventarsi e dati i risultati del congresso socialista in Spagna ho i dubbi che ne abbiano i mezzi.
    4. le forze populiste saranno sempre piu la risposta politica se le forze moderate (conservatori, cristiano-democratici, socialdemocratici, liberali) non sapranno dare risposte politiche reali all'incapacità di riprodurre il sistema welfaristico occidentale.
    5. in questo il PD cerca di essere un'innovazione, come lo è il PDL. Nella sfiga italiana questi due partiti rappresentano, forse, un'alternativa? In un certo senso si perchè entrambi ormai si sono ampiamente dotati di fette di populismo rubando parte dello spazio politico a destra e a sinistra. La recente vittoria della Lega ha però dimostrato l'incapacità di vincere nonostante ciò.
    E' la strada sbagliata? Realisticamente le strade come dicevo sono due:
    1. o liberismo sfrenato sul modello delle forze politiche di destra (cioè mantenimento dell'attuale sistema)
    2. o ricostruzione di un'alternativa solidale non populista che metta al centro della propria azione la necessità di una federazione europea che è l'unica risposta al sistema della globalizzazione della mondializzazione dell'economia e contestualmente si ponga il fine di recuperare le tematiche ambientali e sociali come paradigmatiche alla propria azione, mettendo in secondo piano il tentativo di accreditarsi come forza moderata e sicura e cercando di battersi per un reale CAMBIAMENTO, una reale RIVOLUZIONE del sistema. Oggi è rivoluzionario ritornare a parlare di democrazia di qualità, è rivoluzionario parlare di uno sviluppo che ponga davanti l'ambiente, è rivoluzionario parlare di tecnologia. Queste rivoluzioni in Europa passono molto poco attraverso gli sclerotizzati socialisti, passono poco anche tramite i populisti di destra e di sinistra, figuriamoci nelle forze popolari e conservatrici. Una risposta può arrivare dall'italia? E' forse utopia ma data la macchinetta ke abbiamo tra le mani può essere una speranza di non poco conto dato che la dobbiamo riempire di contenuti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    CIò è facilmente spiegabile con il fatto che fin dal 1979, cioè dalla nascita dell'Europarlamento, il PCI stava a livello europeo con le forze del socialismo riformista europeo (i rapporti con i partiti comunisti non erano buoni, ne con il PCF ne con il PCE ne soprattutto con il PCP) tanto che nel momento dell'adesione all'IS e al PSE sicuramente fu utile la mediazioen craxiana e del PSDI ma concretamente i principali paritit socialisti europei accolsero a braccia aperte i postcomunisti (che dicendosela tutta a livello di politiche implementate nelle realtà locali negli anni 70 e 80 erano una forza sostanzialmente già socialdemocratica).
    che io sappia PCI,PCF E PCE stettero sulla stessa linea eurocomunista.

    il PCI ebbe buoni rapporti con SPD,ma non fu affiancabile al nuovo corso che intrapresero le rinate democrazie mediterranee (Spagna,Grecia e Portogallo) nel campo del socialismo,inoltre il modello laburista si avvicinò molto alle istanze dei Whigs.

    se il PDS entrò a far parte della famiglia socialista fu per raccomandazione di Craxi,fra i fondatori del PSE e allora vicepresidente dell'IS.
    gli organi internazionali mostrarono inizialmente alcune perplessità,infatti i partiti post-comunisti dell'Est ne fecero parte solo dalla seconda metà degli anni '90 e non immediatamente.

    in Italia,dove la tradizione comunista rimase più viva,l'integrazione degli ex-comunisti al programma eurosocialista non si realizzò mai!

    anzi accadde che i diretti discendenti della tradizione socialista e del nuovo corso si scorporarono in mille "club",in parte fagocitati a destra e a sinistra.

    i post-comunisti,attraverso varie trasformazioni,hanno cambiato pelle ma non si sono mai dichiarati socialisti e infatti si sono mossi in prospettiva del tutto differente,come ha evidenziato l'attuale nascita del PD,anziché indirizzare i DS verso la RNP e verso atteggiameti di Sinistra,sia nei temi trattati,sia nelle risposte agli elettori.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    CIò è facilmente spiegabile con il fatto che fin dal 1979, cioè dalla nascita dell'Europarlamento, il PCI stava a livello europeo con le forze del socialismo riformista europeo (i rapporti con i partiti comunisti non erano buoni, ne con il PCF ne con il PCE ne soprattutto con il PCP) tanto che nel momento dell'adesione all'IS e al PSE sicuramente fu utile la mediazioen craxiana e del PSDI ma concretamente i principali paritit socialisti europei accolsero a braccia aperte i postcomunisti (che dicendosela tutta a livello di politiche implementate nelle realtà locali negli anni 70 e 80 erano una forza sostanzialmente già socialdemocratica).
    In buona parte è vero purtroppo...

  9. #9
    European Socialist
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    Per essere piu precisi:

    1. in danimarca la lieve sconfitta è il piu basso risultato dei socialdemocratici dal dopoguerra
    2. in svezia la sconfitta è il piu basso risultato dei socialdemocratici dal dopoguerra
    3. in grecia la situazione del PASOK non è cosi malvagia ma le elezioni del 2007 sono state anche qui il piu basso risultato di un partito socialdemocratico
    4. la slovenia? ma se i socialdemocratici non sono mai andati oltre il 10%? Se tutto va bene vanno al governo come secondo partito della coalizione dietro i liberaldemocratici. cmq lasciamo perdere i paesi dell'est europa nei quali la mobilità elettoraleè ancora elevata e l'effettività "socialdemocraticità" dei paritti socialdemcoratici è tutta da vedere

    5. in sostanza l'anno 2007 ha visto IN TUTTE LE ELEZIONI NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA la perdita di voti sia in termini assoluti che in termini percentuali dei partiti socialdemocratici. Non nascondiamoci la realtà. Forse è una crisi ciclica, piu concretamente sono convinto che sia la crisi profonda delle nostre democrazie e la mancanza di innovazione a portare questi partiti alla crisi, anche perchè contemporaneamentel e forze conservatrici non crescono. Stanno nascendo forze populiste di destra e di sinistra. A mio modo di vedere se le forze liberali, cattolico democratiche, cosnervatrici e socialdemocratiche sistemiche dei vari paesi non reagiscono con una operazione volta a realizzarre politiche sociali risolvendo prima i problemi inerenti agli effetti negativi della globalizzazione si finirà a breve per avere paesi governati da forze populiste estremiste come il fu-governo dei Kazynsky.

    Per riassumere:
    1. i partiti tradizionali sono in crisi in tutti i paesi europei perchè non sanno piu rispondere alle esigenze dei cittadini per le conseguenze della globalizzazione che non permettono piu di autogenerare il sistema welfaristico odierno
    2. tra questi, dato che non sono piu partiti capaci di rappresentare un'alternativa (anche riformista) alle forze di governo di destra e di centro, i partiti socialdemcoratici sono particolarmente in crisi, dato anche il fallimento delle politiche progressiste dei goverrni eletti tra il 96 e il 97 in tutti i paesi europei.
    3. gli unici partitti socialdemocratici che si salvano sono, guarda un po', quelli dell'est europa (dove i vecchi sistemi di potere dei regimi hanno continuato a controllare il sistema politico garantendo stabilità e progresso, facendo però politiche ultra liberiste, con l'eccezione della slovacchia...) e quelli della penisola iberica. Non a caso sono le ultime aree arrivate alla democrazia e soprattutto allo sviluppo economico. Quando la crisi giungerà anche li' le forze socialdemocratiche dovranno reinventarsi e dati i risultati del congresso socialista in Spagna ho i dubbi che ne abbiano i mezzi.
    4. le forze populiste saranno sempre piu la risposta politica se le forze moderate (conservatori, cristiano-democratici, socialdemocratici, liberali) non sapranno dare risposte politiche reali all'incapacità di riprodurre il sistema welfaristico occidentale.
    5. in questo il PD cerca di essere un'innovazione, come lo è il PDL. Nella sfiga italiana questi due partiti rappresentano, forse, un'alternativa? In un certo senso si perchè entrambi ormai si sono ampiamente dotati di fette di populismo rubando parte dello spazio politico a destra e a sinistra. La recente vittoria della Lega ha però dimostrato l'incapacità di vincere nonostante ciò.
    E' la strada sbagliata? Realisticamente le strade come dicevo sono due:
    1. o liberismo sfrenato sul modello delle forze politiche di destra (cioè mantenimento dell'attuale sistema)
    2. o ricostruzione di un'alternativa solidale non populista che metta al centro della propria azione la necessità di una federazione europea che è l'unica risposta al sistema della globalizzazione della mondializzazione dell'economia e contestualmente si ponga il fine di recuperare le tematiche ambientali e sociali come paradigmatiche alla propria azione, mettendo in secondo piano il tentativo di accreditarsi come forza moderata e sicura e cercando di battersi per un reale CAMBIAMENTO, una reale RIVOLUZIONE del sistema. Oggi è rivoluzionario ritornare a parlare di democrazia di qualità, è rivoluzionario parlare di uno sviluppo che ponga davanti l'ambiente, è rivoluzionario parlare di tecnologia. Queste rivoluzioni in Europa passono molto poco attraverso gli sclerotizzati socialisti, passono poco anche tramite i populisti di destra e di sinistra, figuriamoci nelle forze popolari e conservatrici. Una risposta può arrivare dall'italia? E' forse utopia ma data la macchinetta ke abbiamo tra le mani può essere una speranza di non poco conto dato che la dobbiamo riempire di contenuti.
    1. devi considerare i dati attraverso il calcolo marginale e non attraverso la percentuale in sé.
    non siamo di fronte ad un sistema bipartitico,per cui il consenso si è spostato verso altri soggetti e non necessariamente fra le formazioni maggiori.
    mi sembra che alle ultime elezioni ci sia stata una preferenza verso SF,partito di sinistra radicale,mentre i Liberali abbiano perso voti insieme ai Radicali.
    tuttavia i Socialdemocratici rimangono stabili rispetto ai Liberali (maggioranza relativa),i quali questa volta sono al governo sotto i diktat dei Conservatori,anch'essi stabili,e dei Popolari che appoggiano da fuori il governo liberal-conservatore.
    non c'è una grande prospettiva di stabilità a mio avviso.
    la Sinistra (S+SF) già possiede più parlamentari rispetto ai partiti che formano il governo,sorretti per via dei Popolari all'esterno e della forte candidatura di Fogh Rasmussen,che NON è l'omonimo segretario danese del PSE.
    in ogni caso la risposta dei Socialdemocratici è la nuova e giovane segretaria Thorning-Schimdt che gode di grande popolarità e sta esercitando una forte pressione sul governo.

    2. discorso più o meno simile a quello danese.
    però in questo caso il partito "di destra" ha ricevuto un ampio consenso rispetto alle precedenti tornate elettorali (merito del giovane e rampante leader Reinfeldt) che ha saputo trovare l'accordo fra tutte le forze non-socialdemocratiche con le quali ha vinto le ultime elezioni.
    nonostante questo risultato,il partito socialdemocratico rimane pur sempre il partito di maggioranza relativa e gode pur sempre di un ottimo radicamento sul territorio,inoltre non è preda di diktat da parte di alleati di una certa portata quali i partiti di centro.
    per i Socialdemocratici non è certo il contesto migliore ricordando la loro secolare dirompenza,ma rimangono ancora una forza competitiva e viva,oltre a godere di una certa autonomia decisionale.
    il governo inoltre non possiede una grande maggioranza in termini di rappresentanti al parlamento.
    nel caso svedese,inoltre,la sinistra radicale non esercita una gran pressione al partito socialdemocratico di turno.

    3. faccio riferimento sempre al calcolo marginale dei consensi ottenuti.
    in Grecia negli ultimi anni abbiamo assistito all'alternativa di governo fra socialdemocratici e conservatori (PASOK e ND).
    il distacco relativo fra i due è diminuito nel 2007,mentre si è registrata una certa attrazione verso l'identitario KKE,il partito leninista ellenico.
    una semplice osservazione ci fa capire che i voti acquistati dal KKE provengono dal PASOK,ritenuto responsabile della sbandata europeista (almeno si disse cosi fino al 2004).
    in ogni caso il sistema elettorale greco dona l'autosufficienza alle due grandi liste,le quali si contendono da sole la presidenza del governo.
    per cui l'influenza del KKE è relativa soltanto al numero di consensi che esclude al PASOK per sorpassare ND.
    credo che rompedo questo triangolo,i socialisti greci potranno ritornare al governo.

    4. la socialdemocrazia slovena è data in risalita per le prossime elezioni rispetto ai partiti della coalizione di governo.
    escluderei l'autosufficienza,ma reputo il caso sloveno piuttosto dinamico (lo è stato sempre,osservando l'alternarsi dei tre maggiori partiti nel ricevere il massimo consenso relativo fin dagli albori di questa giovane nazione).

    poi esistono altre realtà come la Spagna e il Portogallo dove il Socialismo si dimostra vincitore,popolare e al passo coi tempi,soprattutto in materia di modernizzazione e di politiche economiche.

    terrei d'occhio l'Austria.

    la Norvegia si riconferma in continuazione.

    i big europei potranno deludere: Germania,Francia e Gran Bretagna.

    il motivo l'abbiamo già spiegato,tuttavia reputo questi casi non come pecca del modello che incarnano,bensì come inconsistenza della membership.
    l'abbiamo visto nel caso di Brown.
    in Germania la Grosse Koalition sta macellando l'SPD e denoto rispetto ai tempi di Schroeder una minore propensione all'aperutura di percorsi alternativi ed innovativi.

    la Francia si sa...
    escludendo la coabitazione,solo Mitterrand è arrivato a presidere l'Eliseo.
    il PSf attuale non è molto reattivo,anche se la Royal diede per un attimo un'immagine nuova,quasi brillante del maggiore partito d'opposizione.
    nella Fracia laica,cosmopolita e post-moderna,effettivamente un vecchio partito socialista ha qualche difficoltà in più per emergere.

    in questo caso sarebbe oportuno il rinnovamento della forma partito,proprio nel PSf.

    non possiamo rimproverare ciò a Zapatero o ad altri grandi leader eurosocialisti che ormai rappresentano dei partiti interclassisti,di apertura verso l'Europa e di grande spirito riformista.

    io riterrei utile un'apertura verso i liberali riformisti che in molti paesi traggono beneficio da una parte del bacino elettorale della Sinistra riformista,al Nord soprattutto.
    nel Sud Europa,dove questo genere di partiti non gode di ampi numeri,i grandi partiti conservatori e socialisti si contendono l'elettorato moderato.
    in Italia è particolarmente forte la rappresentanza cattolica,lo sappiamo bene.
    in altri paesi,dove il cattolicesimo influenza meno la vita politica,ci si permette di adattare senza contrastare i temi dei grandi partiti di destra e di sinistra senza mutare orientamento in modo molto vistoso.
    nella Spagna cattolica l'abbiamo visto con Zapatero,ma sono un esempio analogo il Portogallo e la Grecia,terre di grande Fede.
    il PD dovrebbe trarre,in teoria,da questa apertura verso il grande bacino cattolico una grande fonte di sostentamento.
    per vostra sfortuna il voto cattolico viene intercettato da partiti che ne rappresentano la storia,i simboli ed un'attitudine più vistosa,se non storica,nel rapporto con la Chiesa.
    inoltre questo fattore rappresenta un grosso limite per chi è a Sinistra e non si avvicina al PD per carenza di tematiche affini al proprio credo politico.

    per te,carissimo Kikko,la risposta sarebbe il Populismo.

    io distinguerei il partito che nasce come populista fine a se stesso,cioè come contenitore di ampio consenso e nulla di più,da un partito di idee (e non di dogmi) e di coerenza programmatica.
    lasciamo perdere i nomi e i simboli.

    parlo di grandi partiti (come in molti paesi europei),i quali nonostante la lunga tradizione,abbiano saputo evolversi e rappresentare i ceti emergenti e interpretare a modo loro il mutamento della società e dei rapporti fra la gente.
    rapporti fra stato e chiesa,fra datori e dipendenti,fra abbienti e meno abbienti...insomma tutte quelle serie di "cleaveges" (fratture sociali) che hanno segnato la storia e l'evoluzione dei partiti socialdemocratici d'Europa.

    lo abbiamo visto anche con il PSI degli anni '80,senza andare a pescare gli spagnoli o i danesi.

    possiamo ritrovarci di nuovo in preda a mancate capacità di rapportarci alla gente e alle trasformazioni sociali che la colpiscono in prima persona,ma la storia del Socialismo Europeo ci ha insegnato che evolversi non vuol dire rinnegare il passato,anzi è una grande opportunità di aprirsi,di capire la società e di venir in contro ai bisogni della gente.

    questa capacità non risiede nei nomi o nei simboli,bensi nel modo di interpretare i processi sociali in corso e di rispondere in modo deciso e coerente.

    io la penso cosi...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Demi Romeo Visualizza Messaggio
    che io sappia PCI,PCF E PCE stettero sulla stessa linea eurocomunista.

    il PCI ebbe buoni rapporti con SPD,ma non fu affiancabile al nuovo corso che intrapresero le rinate democrazie mediterranee (Spagna,Grecia e Portogallo) nel campo del socialismo,inoltre il modello laburista si avvicinò molto alle istanze dei Whigs.

    se il PDS entrò a far parte della famiglia socialista fu per raccomandazione di Craxi,fra i fondatori del PSE e allora vicepresidente dell'IS.
    gli organi internazionali mostrarono inizialmente alcune perplessità,infatti i partiti post-comunisti dell'Est ne fecero parte solo dalla seconda metà degli anni '90 e non immediatamente.

    in Italia,dove la tradizione comunista rimase più viva,l'integrazione degli ex-comunisti al programma eurosocialista non si realizzò mai!

    anzi accadde che i diretti discendenti della tradizione socialista e del nuovo corso si scorporarono in mille "club",in parte fagocitati a destra e a sinistra.

    i post-comunisti,attraverso varie trasformazioni,hanno cambiato pelle ma non si sono mai dichiarati socialisti e infatti si sono mossi in prospettiva del tutto differente,come ha evidenziato l'attuale nascita del PD,anziché indirizzare i DS verso la RNP e verso atteggiameti di Sinistra,sia nei temi trattati,sia nelle risposte agli elettori.
    La tua è una visione di parte. La storiografia palesa un rapporto strettissimo del pci con il gruppo socialista al parlamento europeo. basta guardare l'azione politica di spinelli, tra le altre cose.
    Il PCI non aveva assolutamente buoni rapporti con il pcf e il pce. l'eurocomunismo fu un'invenzione di berlinguer che naufragò in breve dato il legame molto forte del pce con l'urss e il ritardo culturale del pcf.
    Il pci era un partito socialdemocratico da tempo, nonostante tu non te ne voglia convincere Il problema del pci fu il non riuscirsi a liberare del legame con l'urss. d'altronde come poteva farlo quando tutte le imprrese italiane pagavano le tangenti al pci per lavorare oltre cortina?

 

 
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