La caricatura dell’unità
13 Luglio 2008 ∼ Categoria: Articoli
Tags: congresso, migliore, partito, rifondazione, unità
di Gennaro Migliore
Leggo Liberazione in treno, in viaggio per il congresso di Polistena (Reggio Calabria). Sarà anche per il sovrappiù di sbigottimento che mi assale ripensando alle tante ingiuste calunnie di cui compagne e compagni calabresi sono stati fatti oggetto, ma resto di sasso. Ma come, penso, Vendola pone le basi per una ricostruzione comune del partito e, per tutta risposta, le reazioni sono i “5 punti della mozione 5″, una sorta di forche caudine congressuali, o le sbrigative parole di Acerbo e Ferrero, che considerano archiviate le decisioni della commissione congressuale.
Decisioni che risultano, tuttora, prive di equilibrio. Come giudicare altrimenti la schiacciante prevalenza di annullamenti di voti quasi solo alla mozione 2. E, soprattutto, come valutare l’annullamento millimetrico di 12 voti in un circolo drlla federazione di Viterbo per degli iscritti fuori dal loro comune di residenza (dove però il Prc non c’è!), per consentire alla mozione 1 di essere in testa (qui vale la maggioranza, compagni della mozione 1?). Oppure, vorrei chiedere a Maurizio Acerbo, se inviterà più, come ha fatto in una affollatissima iniziativa elettorale a Pescara, la compagna Wilma Labate, il cui voto è stato annullato a Roma, insieme a quello di altri 10 compagni, perchè neoiscritti irregolari. E poi, se lo dice così limpidamente il compagno Giannini, perché non si può ripetere neppure il congresso di Reggio Calabria centro, per il quale la pensosa commissione congressuale non ha ritenuto di ascoltare neppure il segretario del circolo. Vogliamo continuare? Oppure ci farete la grazia di dire che voi, a differenza nostra, non vi lamentate mai? Quante decisioni avverse avete subito? E, soprattutto, vi siete chiesti perchè noi non abbiamo agito la via dei ricorsi?
La spiegazione sta tutta nella proposta di Vendola apparsa su Liberazione . Noi partiamo da alcune considerazioni e vorremmo che su queste, e non sulla ennesima caricatura dell’unità, ci sia una risposta. In primo luogo, non siamo così cinici da voler rimuovere il congresso e il suo esito democratico: per la prima volta, credo, in un partito comunista in Italia, la mozione che consegue il maggior risultato non è la prima. Si sono ribaltati i dati emersi dal Cpn e dai Cpf e il nostro partito ha dato prova di vitalità e partecipazione, pur dopo una sconfitta così dura (per fare la controprova si vedano i dati di partecipazione ai congressi del Pdci e dei Verdi, che si stanno svolgendo in contemporanea al nostro). La mozione 2 si attesta molto vicina al 50% (per eccesso o per difetto dipenderá dai congressi ancora in corso) e non essendo una votazione maggioritaria vale il principio che la responsabilitá di avanzare soluzioni sta in capo a chi ha maggiore consenso. Il cuore della nostra proposta aveva un prius di metodo (ti dico prima cosa proporrò al congresso nazionale: linea, gruppi dirigenti, ecc.) e un obiettivo prospettico (l’avvio del processo costituente della sinistra). Non abbiamo delegittimato le altrui posizioni, le abbiamo sfidate sul terreno politico e culturale della rifondazione comunista. Siccome la maggioranza netta degli iscritti si é pronunciata in favore della nostra ipotesi, sentiamo il dovere di rivolgere a tutto il partito questa proposta. L’unità, come ha scritto Vendola, ha basi solide se incrocia la democrazia e il reciproco rispetto. Per noi, che a Chianciano vogliamo metterci con passione ed umiltà, al servizio di tutto il partito, si può solo partire dalle proposte in campo, non dalle invettive. Siccome non ascolto più, con la stessa insistenza delle prime fasi del congresso, l’accusa di essere un liquidatore del partito, si può “sdoganare” finalmente il dibattito, farlo vivere nella sua molteplicità e interezza? Siete d’accordo a sciogliere le mozioni? Ogni proposta politica va sottoposta al vaglio del consenso, cosa che abbiamo fatto. La ricerca di una base unitaria non può rimuovere l’esito di tale ricerca. L’unità è dunque della comunità politica, non degli accordi tra gruppi dirigenti senza coinvolgimento della base. Né l’unità è l’ordine di scuderia rivolto a tutte le organizzazioni territoriali che, invece, in autonomia decideranno come governare il partito.
Che il processo per la costituente di sinistra, dal basso, democratica, di popolo si debba avviare è ancora una nostra opinione radicata. Ed é singolare che la proposta giusta dovrebbe essere quella che nega la validitá di quella con più consenso. Di conseguenza, anche il passaggio delle elezioni europee non può essere interpretato come l’esito di questo processo. Anzi, con tutta evidenza, lì bisognerà partire dalla collocazione europea e da un programma efficace e alternativo alle destre.
La nostra impresa necessita la “buona politica”. La richiede sempre, soprattutto quando molto, se non tutto, appare sfuggirci di mano. Penso la stesse cose di Sansonetti e di Vendola sulla manifestazione dell’8 luglio e quindi non ripeterò le loro argomentazioni. Argomentazioni che ci riportano al fondo della nostra impresa collettiva, di crescita e partecipazione delle domande di eguaglianza e libertà. Impresa che è incompatibile con il livore populista ed autoritario che proveniva da quella piazza. Voglio solo aggiungere, proprio per derivare le mie scelte da una riflessione più ampia, che in quella piazza c’è stata una “gestione” dell’amarezza e del senso di sconfitta che i tanti compagni e compagne che c’erano mi hanno raccontato. Bandiamo anche tra di noi la parola “gestione”, sostituiamola con la parola “ricostruzione”. Anche l’aggettivo “unitario” ne trarrà giovamento.
http://www.manifestoperlarifondazione.net/?p=189




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