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    Predefinito Lissa, 20/7/1866, per i Veneti una vittoria da ricordare!


    ETTORE BEGGIATO
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    LISSA, 20 LUGLIO 1866, PER I VENETI UNA VITTORIA DA RICORDARE!
    "NAVI DI LEGNO CON EQUIPAGGI DI FERRO
    CONTRO
    NAVI DI FERRO CON EQUIPAGGI DI LEGNO"
    Lissa isola nel mare Adriatico è la più lontana dalla costa dalmata, conosciuta nell'antichità come Issa, più volte citata dai geografi greci. Fu base navale della Repubblica Veneta fino al 1797.
    Il "fatal 1866" iniziò politicamente a Berlino con la firma del patto d'Alleanza fra l'Italia e la Prussia l'otto di aprile.
    Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e il 20 giugno con il proclama del re l'Italia dichiarò guerra all'Austria; la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata poche ore dopo (24 giugno) a Custoza ove l'esercito tricolore fu sconfitto dall'esercito asburgico (nel quale militavano i soldati veneti). Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l'Hannover, la Sassonia e l'Assia ed il 3 luglio ci fu la vittoria dei prussiani a Sadowa. Due giorni dopo l'impero asburgico decise di cedere il Veneto alla Francia (con il tacito accordo che fosse poi dato ai Savoia) pur di concludere un armistizio. In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le penose condizioni dell'esercito dopo la batosta di Custoza, puntarono sulla marina per riportare una vittoria sul nemico che consentisse loro di chiudere onorevolmente (una volta tanto) una guerra.
    Gli italiani non potevano certo pensare di trovare sul loro cammino i Veneti, ossatura della marina austriaca.
    La marina militare austriaca era praticamente nata nel 1797 e già il nome era estremamente significativo: "Oesterreich-Venezianische Marine" (Imperiale e Regia Veneta Marina). Equipaggi ed ufficiali provenivano praticamente tutti dall'area veneta dell'impero (veneti in senso stretto, giuliani, istriani e dalmati popoli fratelli dei quali non possiamo dimenticare l' attaccamento alla Serenissima) (1) e i pochi "foresti" ne avevano ben recepito le tradizioni nautiche, militari, culturali e storiche. La lingua corrente era il veneto, a tutti i livelli.
    Nel 1849 dopo la rivoluzione veneta capitanata da Daniele Manin c'era stata, è vero, una certa "austricizzazione" : nella denominazione ufficiale l'espressione "veneta" veniva tolta, c'era stato un notevole ricambio tra gli ufficiali, il tedesco era diventato lingua "primaria". Ma questo cambiamento non poteva essere assorbito nel giro di qualche mese; e non si può quindi dar certo torto a Guido Piovene, il grande intellettuale veneto del novecento, che considerava Lissa l'ultima grande vittoria della marina veneta-adriatica. (2) (Ultima almeno per il momento aggiungo io: cosa sono 130 anni di presenza italiana in territorio veneto di fronte ai millenni della nostra storia, dell'autogoverno veneto ?).
    I nuovi marinai infatti continuavano ad essere reclutati nell'area veneta dell'impero asburgico, non certo nelle regioni alpine, e il veneto continuava ad essere la lingua corrente, usata abitualmente anche dall'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff che aveva studiato (come tutti gli altri ufficiali) nel Collegio Marino di Venezia e che era stato "costretto" a parlar veneto fin dall'inizio della sua carriera per farsi capire dai vari equipaggi. La lingua veneta contribuì certamente ad elevare la compattezza e l'omogeneità degli equipaggi; estremamente interessante quanto scrive l'ammiraglio Angelo Iachino (3) : " ... non vi fu mai alcun movimento di irredentismo tra gli equipaggi austriaci durante la guerra, nemmeno quando, nel luglio del 1866, si cominciò a parlare della cessione della Venezia all'Italia."
    Né in terra, né in mare i veneti erano così ansiosi di essere "liberati" dagli italiani come certa storiografia pretenderebbe di farci credere. Pensiamo che perfino Garibaldi "s'infuriò perchè i Veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo!"(4).
    La marina tricolore brillava solamente per la rivalità fra le tre componenti e cioè la marina siciliana ( o garibaldina), la napoletana e la sarda. Inoltre i comandanti delle tre squadre nelle quali l'armata era divisa, l'ammiraglio Persano, il vice ammiraglio Albini ed il contrammiraglio Vacca erano separati da profonda ostilità.
    E la lettura del quotidiano francese "La Presse" è estremamente interessante:
    "Pare che all'amministrazione della Marina italiana stia per aprirsi un baratro di miserie: furti sui contratti e sulle transazioni con i costruttori, bronzo dei cannoni di cattiva qualità, polvere avariata, blindaggi troppo sottili, ecc.Se si vorranno fare delle inchieste serie, si scoprirà ben altro".(5)
    Si arrivò così alla mattina del 20 luglio.
    "La Marina italiana aveva, su quella Austriaca, una superiorità numerica di circa il 60 per cento negli equipaggi e di circa il 30 per cento negli ufficiali. Ma il nostro personale proveniva da marine diverse e risentiva del regionalismo ancora vivo nella nazione da poco unificata e in particolare del vecchio antagonismo fra Nord e Sud." (6)
    E così in circa un'ora l'abilità del Tegetthoff ed il valore degli equipaggi consentì alla marina austro-veneta (come la chiamano ancor oggi alcuni storici austriaci) di riportare una meritata vittoria. Le perdite furono complessivamente di 620 morti e 40 feriti, quelle austro-venete di 38 morti e 138 feriti (7).
    La corazzata "Re d'Italia", speronata dall'ammiraglia Ferdinand Max, affondò in pochi minuti con la tragica perdita di oltre 400 uomini, la corvetta corazzata Palestro colpita da un proiettile incendiario esplose trascinando con se oltre 200 vittime.
    E quando von Tegetthoff annunciò la vittoria, gli equipaggi veneti risposero lanciando i berretti in aria e gridando: "Viva San Marco" (8).
    Degno di menzione è anche il capo timoniere della nave ammiraglia “Ferdinand Max”, Vincenzo Vianello di Pellestrina, detto “Gratton”, il quale agli ordini di Tegetthoff manovrò abilmente la nave per speronare ed afforndare l’ammiraglia “Re d’Italia”, guadagnandosi la medaglia d’oro imperiale assieme a Tomaso Penso di Chioggia.
    Famoso è nella tradizione il comando che Tegetthoff diede a Vianello:
    “ …… daghe dosso, Nino, che la ciapemo”. (9)
    Alla fine, nonostante le sconfitte di Custoza e Lissa, il Veneto passò all'Italia.
    E a Napoleone III, imperatore dei francesi, non resterà che dire riferendosi agli italiani:
    "Ancora una sconfitta e mi chiederanno Parigi". (10)
    E Giuseppe Mazzini su "Il dovere" del 24 Agosto 1866:
    "E' possibile che l'Italia accetti di essere additata in Europa come la sola nazione che non sappia combattere, la sola che non possa ricevere il suo se non per beneficio d'armi straniere e concessioni umilianti dell'usurpatore nemico?"

    Note :
    1) A. Zorzi - La Repubblica del Leone - RUSCONI (pag. 550)
    2) S. Meccoli - Viva Venezia - LONGANESI (pag. 122)
    3) A. Iachino - La campagna navale di Lissa 1866 - IL SAGGIATORE (pag. 133)
    4) D. Mack Smith - Storia d'Italia - LATERZA
    5) Mario Costa Cardol - Và pensiero ....su Roma assopita - MURSIA (pag. 5)
    6 e 7) A. Iachino - Storia Illustrata 06/1966 (pagg. 113-119)
    8) Vedi anche A. Zorzi - Venezia austriaca - LATERZA (pag. 138)
    9) Alberto Vedovato - Il Leone di Lissa cosa è legittimo fare - Quaderni del Lombardo-Veneto n. 48, Aprile 1999.
    10) Mario Costa Cardol - Ingovernabili da Torino - MURSIA (pag. 349)


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  2. #2
    nazionalismo
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    Pur nel rispetto del Patriottismo Veneto e dei suoi valorosi combattenti per l'Austria, a Lissa (e a Custoza) non fu l'Austria a vincere ma l'Italia a perdere.
    La terza guerra d'indipendenza combattuta nel 1866 dall'Italia a fianco della Prussia bismarckiana fu voluta dal ministro Larmora, e progettata da Bismarck per costringere l'Austria a combattere su due fronti.
    L'Italia con questa alleanza ribadì la dottrina annunciata nel 1861 delle analogie esistenti fra le tendenze storiche della Prussia e dei piemontesi e la considerazione della Prussia come alleato naturale.
    Comunque l'unica significativa vittoria italiana nella terza guerra d'indipedenza fu quella di Garibaldi che al comando dei suoi Cacciatori delle Alpi sconfisse gli austriaci a Bezzecca.
    Quindi l'Italia avrebbe comunque e naturalmente ottenuto il Veneto sia che avesse vinto, sia che avesse perso, vista la potenza dell'alleato prussiano.

  3. #3
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    LISSA.
    La Marina Italiana nacque dalla fusione della flotte piemontesi e napoletane, cui si aggiunsero le poche navi toscane e quelle messe insieme da Garibaldi in Sicilia.
    A differenza dell'esercito, i piemontesi non disponevano di superiorità, nè la marina napoletana era stata battuta o disciolta anche se gli equipaggi avevano disertato in massa,: la fusione avvenne quindi su un piano di parità, tanto che gli ufficiali borbonici entrarono nei ruoli della marina italiana automaticamente, senza alcuna selezione, anzi reclamamando la promozioni prima promesse e poi negate dal Cavour e dall'Ammiraglio Persano (lo "sconfitto" di Lissa)
    Fin dall'inizio la marina unitaria italiana fu perciò minata da rivalità regionali e da profonde inimicizie personali, con numerosi episodi di insubordinazione tra gli ufficiali e gli equipaggi.
    Nel marzo 1860 vi fu la costituzione del Ministero della Marina che Cavour volle staccare dal Ministero della Guerra.

    La sconfitta navale italiana di Lissa del 1866 richiama quella terrestre di Custoza, cioè una sconfitta imprevedibile contro un nemico inferiore, dovuta all'incapacità degli alti comandi militari italiani. (Ma anche gli equipaggi, figli del popolino analfabeta italiano, avevano insufficienza morale e professionale)
    Nel 1866 la flotta italiana aveva una netta superiorità su quella austriaca sia per le navi corazzate ( 12 contro 7), sia per le maggiori navi in legno (13 contro 7). Ma aveva insufficienza morale.
    La nave ammiraglia dell'ammiraglio Persano , "Re d'Italia", costruita a New York, stazzava 5700 tonnellate,aveva una potenza motrice di 800 cavalli, raggiungeva i 12 nodi di velocità massima, e aveva 570 uomini di equipaggio, 6 cannoni da 200 millimetri e 30 da 160 millimetri.
    Le altri navi avevano caratteristiche minori, fino alla "Palestro", con 4 cannoni da 200 millimetri, stazza 2200 tonnellate, potenza motrice 300 cavalli, 8 nodi di velocità massima e 250 uomini di equipaggio.

    Per citare l'esempio più clamoroso di invidie , disonore, e incapacità (che ci costarono la sconfitta), due delle navi corazzate italiane e tutte le tredici grandi navi di legno assistettero alla battaglia di Lissa senzaprendervi parte alcuna, contravvendendo agli ordini e al più elementare sentimento di onore e solidarietà, contribuendo in tal modo alla sconfitta, che ai loro occhi era la sconfitta dell'odiato ammiraglio Persano ( al quale andarono ingiustamente tutte le resposabilità della sconfitta, in modo da evitare una epurazione di massa)
    La Marina Italiana si riprese dopo la sconfitta di Lissa, ristrutturandosi grazie all'Ammiraglio Saint-Bon e al generale del genio navale Brin.


    Rochat - Massobrio: Breve storia dell'esercito italiano - Einaudi, 1978

  4. #4
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    Ammiraglio Tegethof allì'inizio della Battaglia di Lissa arringo' i suoi equipaggi
    cosi':

    Ragazzi, non ci faremo mica fregare dai terroni vero ?

    ( in dialetto veneziano ).

  5. #5
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    Quante cazzate che bisogna leggere oggi !

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Pergolesi Visualizza Messaggio
    LISSA.
    La Marina Italiana nacque dalla fusione della flotte piemontesi e napoletane, cui si aggiunsero le poche navi toscane e quelle messe insieme da Garibaldi in Sicilia.
    A differenza dell'esercito, i piemontesi non disponevano di superiorità, nè la marina napoletana era stata battuta o disciolta anche se gli equipaggi avevano disertato in massa,: la fusione avvenne quindi su un piano di parità, tanto che gli ufficiali borbonici entrarono nei ruoli della marina italiana automaticamente, senza alcuna selezione, anzi reclamamando la promozioni prima promesse e poi negate dal Cavour e dall'Ammiraglio Persano (lo "sconfitto" di Lissa)
    Fin dall'inizio la marina unitaria italiana fu perciò minata da rivalità regionali e da profonde inimicizie personali, con numerosi episodi di insubordinazione tra gli ufficiali e gli equipaggi.
    Nel marzo 1860 vi fu la costituzione del Ministero della Marina che Cavour volle staccare dal Ministero della Guerra.

    La sconfitta navale italiana di Lissa del 1866 richiama quella terrestre di Custoza, cioè una sconfitta imprevedibile contro un nemico inferiore, dovuta all'incapacità degli alti comandi militari italiani. (Ma anche gli equipaggi, figli del popolino analfabeta italiano, avevano insufficienza morale e professionale)
    Nel 1866 la flotta italiana aveva una netta superiorità su quella austriaca sia per le navi corazzate ( 12 contro 7), sia per le maggiori navi in legno (13 contro 7). Ma aveva insufficienza morale.
    La nave ammiraglia dell'ammiraglio Persano , "Re d'Italia", costruita a New York, stazzava 5700 tonnellate,aveva una potenza motrice di 800 cavalli, raggiungeva i 12 nodi di velocità massima, e aveva 570 uomini di equipaggio, 6 cannoni da 200 millimetri e 30 da 160 millimetri.
    Le altri navi avevano caratteristiche minori, fino alla "Palestro", con 4 cannoni da 200 millimetri, stazza 2200 tonnellate, potenza motrice 300 cavalli, 8 nodi di velocità massima e 250 uomini di equipaggio.

    Per citare l'esempio più clamoroso di invidie , disonore, e incapacità (che ci costarono la sconfitta), due delle navi corazzate italiane e tutte le tredici grandi navi di legno assistettero alla battaglia di Lissa senzaprendervi parte alcuna, contravvendendo agli ordini e al più elementare sentimento di onore e solidarietà, contribuendo in tal modo alla sconfitta, che ai loro occhi era la sconfitta dell'odiato ammiraglio Persano ( al quale andarono ingiustamente tutte le resposabilità della sconfitta, in modo da evitare una epurazione di massa)
    La Marina Italiana si riprese dopo la sconfitta di Lissa, ristrutturandosi grazie all'Ammiraglio Saint-Bon e al generale del genio navale Brin.


    Rochat - Massobrio: Breve storia dell'esercito italiano - Einaudi, 1978
    Il fatto e' che Persano aveva disposto un sistema di comunicazione degli ordini a mezzo di bandiere numerate che non funziono' per scarsa visibilita' nel fumo della battaglia.

  7. #7
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    Predefinito Persano.

    Capone: Destra e Sinistra da Cavour a Crispi, UTET, 1981

    In tutte le sconfitte, specie quelle contro un nemico considerato inferiore come a Lissa, c'è bisogno di un capro espiatorio.
    Il Conte di Persano, piemontese, ammiraglio e senatore del Regno, pagò per tutti per evitare un'epurazione di massa, perchè le responsabilità di Lissa erano certamente sue ma non solo sue. Pagò i propri errori, ma anche quelli degli altri. Pagò per le rivalità regionali e le rivalità fra gli alti ufficiali a lui sottoposti, oltre che per inimicizie personali.
    Persano per due volte voleva dimettersi dal comando persuaso che le sua flotta non fosse pronta sul piano militare e morale,ma fu costretto dal governo italiano a rimanere al comando.

    A Lissa.
    In riferimento al comando, Persano non era noto per le sue qualità strategiche. Attestata la flotta ad Ancona e sfidato dal comandante austriaco Tegetthoff, Persano non uscì dal porto.
    Il telegramma che La Marmora gli inviò il 14 luglio 1866 con l'ordine di muoversi pena la destituzione rimase pure senza effetto. Il giorno successivo Depretis prese il treno per Ancona per scongiurarlo di "fare qualcosa".
    Così fu deciso che la marina italiana srabbe andata a bombardare Lissa. Doveva trattarsi di un amanovra diversiva da far valere in sede di trattative. Mente Persano operava a Lissa, giunse il 20 luglio la flotta austriaca (la marina "austroveneta") di Tegetthoff e avvenne lo scontro.
    Persano passò dalla corazzata "Re d'Italia" sull'"Affondatore" dotatato di una torretta corrazzata.
    La "Re d'Italia" venne affondata. I comandanti delle altre navi italiani non vennero (?) però avvertiti del cambio e rimasero privi di direttive,(?) ovvero fermi!
    Affondata anche la "Palestro", la flotta austriaca fece ritorno alle sue basi con poche perdite.

    Processato.
    Persano, ritenuto colpevole di codardia e inettitudine, fu sottoposto dal ministero al giudizio davanti al senato italiano riunito in Alta Corte di giustizia:
    fu prosciolto in istruttoria dall'accusa di codardia, ma fu ritenuto colpevole di inettitudine!
    Perdette il grado, la pensione, le decorazioni, ma conservò il seggio in senato.




    Il 21 luglio l'onore delle armi italiano fu poi salvato da Garibaldi che sconfisse gli austriaci a Bezzecca. Si apriva così la strada verso Trento. Ma Il 22 luglio La Marmora informò Garibaldi che era stato firmato l'armistizio, ordinandogli di sospendere le ostilità. Garibaldi rispose: «Obbedisco!»
    Forse un Garibaldi posto al comando delle forze armate italiane avrebbe manifestato uno spirito offensivo superiore a quello degli alti comandi italiani di Lissa e Custoza!

  8. #8
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    La stanza di MONTANELLI
    Giovedì, 7 Dicembre 2000

    VITTORIA O SCONFITTA?

    La battaglia di Lissa Ricordando Guido Piovene in occasione della prima edizione del premio giornalistico dedicato allo stesso, lei ha ricordato come lo scrittore berico andasse quasi in pellegrinaggio a Vienna per portare dei fiori sulla tomba dell’ammiraglio Tegetthoff, il vincitore di Lissa.
    Ho letto che i marinai delle navi austriache erano quasi tutti dalmati, istriani e veneti, e che Tegetthoff stesso per farsi capire dava gli ordini in veneto. Ma allora, noi veneti, come dovremmo ricordare la battaglia di Lissa? Come una vittoria o come una disfatta?

    Ettore Beggiato

    Fino alle prossime elezioni, in due modi: vestendovi la mattina a festa come veneti, e il pomeriggio a lutto come italiani. Dalle elezioni in poi, se vanno come i sondaggi lasciano prevedere, a festa per tutto il giorno.



  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    Ammiraglio Tegethof allì'inizio della Battaglia di Lissa arringo' i suoi equipaggi
    cosi':

    Ragazzi, non ci faremo mica fregare dai terroni vero ?

    ( in dialetto veneziano ).
    puoi citare la fonte? Terroni fu espressione usata dai soldati piemontesi inviati nel sud Italia ed inizialmente senza intenzioni malevole.

  10. #10
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    non dimentichiamo che i veneti erano chiamati a svolgere ruoli secondari; dopo l'eroico comportamento di Moro e dei fratelli Bandiera, l'Austria non si fidava più dell'ufficialità italiana. Garibaldi aveva proposto un piano anche per la flotta militare; ovviamente non fu ascoltato, e la conseguenza fu LIssa.

 

 
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