Mi accosto con angoscia, sempre,
a questo ricordi.
Nessuno, non c’è più nessuno
a rinnovare la perenne vergogna.
Dalle notte più oscura,
dalle remote pieghe della storia
nessuno vuole che ritornino.
Troppo dura è la terra
lungo i muretti dei cimiteri appartati,
zolle a cui vennero
per torva vendetta
“mictum atque cacatum”
indurite perché più a fondo restassero l’ossa
e non ardissero uscire.
Nessuno, non c’è più nessuno
dimenticata pure la vergogna.
Eppure a schiere sul greto dei fiumi,
a schiere fitte verso buche profonde,
in folti boschi pietrosi
in luoghi ignoti per l’onta
foste spinti allo scempio.
Pietà è morta con Voi,
né fu concesso il tempo di invocarla.
Tacquero allora cannoni e mitraglie
e restò, a soddisfare una cupa lotta di classe,
il crepitio di sten e moschetti.
Dopo la falsa vittoria
la chiamarono generosa giustizia.
Sotto i rovi e le ortiche
a Voi solo resta
la silenziosa, inutile gloria del morti.


F.L. aprile/maggio ‘95