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  1. #1
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    Predefinito Omaggio a Karl Unterkircher

    Questa mattina è arrivata la notizia della tragica scomparsa di Karl Unterkircher sul Nanga Parbat. L’altoatesino stava cercando di aprire una nuova via sulla parete Rakhiot. A circa 6.400 metri di quota la costola di neve dove Unterkircher stava battendo traccia è crollata sotto i suoi piedi, facendolo precipitare in un crepaccio. BERGAMO — Ci sono articoli, in questo strano mestiere, che non avresti mai voluto scrivere. Sono quelli che raccontano della morte di persone che conosci direttamente, amici o parenti. Stavolta, mi tocca scrivere di un amico scomparso, mentre le dita faticano a scorrere sulla tastiera, rallentate dal dolore.
    Karl Unterkircher era un mio amico. Lo conoscevo da tre anni. Era una bella persona, di quelle che vale la pena incontrare. Aveva una compagna e tre figli che adorava. Così come adorava quelle montagne che sono state la sua vita e che la vita gliel’hanno tolta.

    Nell’alpinismo era un “natural”. Un talento naturale, quel piccoletto tutta calma, tecnica e coraggio. Aveva dentro di sè una dote straordinaria: la serenità, che gli consentiva di passare indenne fra le bufere e raggiungere anche gli obiettivi più difficili, come la terribile parete del Gasherbrum II, lo scorso anno, o il Jasemba con Kammerlander, sempre nel 2007.

    Unterkircher era un uomo vero: capace di confessare paura e stanchezza ma di mantenere i nervi saldi. Aveva negli occhi la pace e il silenzio delle montagne. Quegli spazi di bellezza infinita che tolgono fiato e parole. Sempre gentile e disponibile, educato e sorridente, Karl era una mosca bianca in un ambiente, quello dell’alpinismo, fatto per la maggior parte da boriose superstar (vere o presunte). Lui Karl Unterkircher, l’unico alpinista al mondo ad aver scalato nel giro di due mesi Everest e K2, era invece l’anti-star per eccellezza.

    Modesto, aveva preso con timidezza quell’onorificienza - Cavaliere della Repubblica - con cui Ciampi lo aveva insignito per le sue imprese. Il garbo lo distingueva da tanti suoi colleghi “fracassoni”. La sua ricerca interiore e un’innata curiosità, lo avevano spinto a cercare nuove vie e un alpinismo diverso. Come nel 2006, quando insieme a altri tre temerari andò alla scoperta delle inesplorate montagne cinesi e del Monte Genyen - il cervello, come lo chiamava lui - immortalati in uno splendido film firmato dall’amico Armin Wiedmann.

    Di Karl ora restano le immagini impresse in eterno su una pellicola. Così come eterni saranno alcuni ricordi legati a questo “piccolo uomo delle grandi montagne”. Pescando dal cesto del passato mi viene in mente quando m’invitò ad andare trovarlo in Alto Adige con la mia famiglia. Avevo pensato che sarebbe stato bello, per la mia bimba piccola, correre su quei prati dell’Alpe di Siusi o della Val Gardena, di cui Karl e i suoi bimbini conoscevano ogni filo d’erba. Non abbiamo fatto in tempo.

    Di lui mi resterà il ricordo di un uomo sincero, fino al midollo. Dalla stretta di mano forte come una roccia e capace di piccole gentilezze. Ricordo che, ogni volta che veniva a trovarci in redazione, portava dall’Alto Adige il suo buonissimo strudel. E per noi era una piccola festa, fatta di sorrisi e pacche sulle spalle. Il suo italiano, lento e talvolta zoppicante, lo rendeva buffo. Così come buffe erano le sue pause di riflessione per tradurre le parole dal tedesco all’italiano. Il suo senso dello humor, in salsa italo-teutonica, era irresistibile. Così come le sue smorfie quando non capiva le “strane” parole del Belpaese.

    E dire che per gli italiani Karl avrebbe dato la vita. Presidente dell’Aiut Alpin Dolomites, con il suo elicottero del soccorso alpino ha portato in salvo decine di persone in difficoltà sulle vette altoatesine.

    Insomma aveva doti di equilibrio psichico da vendere Karl Unterkircher. E in fondo, era un po’ fatalista. Una volta una mia giornalista gli chiese se non avesse paura di morire lassù, sulle grandi montagne. Lui, con una calma olimpica che ci lasciò di sasso, rispose: “Quando il Signore ci chiama, bisogna andare”.

    Wainer Preda, da www.montagna.org




  2. #2
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    Senza dubbio è morto in modo valoroso.

    Condoglianze a chi gli era amico.

  3. #3
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    Dal suo blog:
    28 giugno. Riesco subito ad addormentarmi e a sognare… dopo un po’ mi sveglio, sento che il vento si alza e fissando la mia lampada frontale torno alla realtà! Siamo qui per una “missione”… quella parete… quel seracco a metà parete… non mi esce dalla testa. Ci vorranno sicuramente 10-12 ore per salire il seracco, mi chiedo se saranno ore inutili, ore che ci impediranno la salita? Cerco di riaddormentarmi, ma la mia mente è confusa da tante domande. La probabilità che il seracco piombi giù in quelle ore, è minima. Di certo non è una roulette russa. Però, mai dire mai! Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio, e se ci chiama… dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare?”. Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!

  4. #4
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    onore!

  5. #5
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    Sicuramente un duro.
    Onore a lui.

  6. #6
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    "Andare per montagne selvagge è una Via alla Liberazione".
    Milarepa.

  7. #7
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    .

  8. #8
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    Onore al suo coraggio!

  9. #9
    Celibano
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    Onore a lui... Memento Audere Semper!

  10. #10
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    2008-07-19 14:17


    DISPERSI HIMALAYA, NUOVO TENTATIVO IN GIORNATA
    Walter Nones e Simon Kehrer hanno ripreso a salire. I due alpinisti italiani, impegnati sulla parete del Rakhiot sul Nanga Parbat, hanno superato un salto di 150 metri di roccia, in linea verticale sopra la loro tenda. Lo riferisce il sito www.montagna.org che ha sentito Maurizio Gallo e Gnaro Mondinelli, i due esperti alpinisti andati in loro soccorso e che si trovano al campo base della montagna. "I due alpinisti hanno smontato la tenda - racconta Mondinelli - e ora stanno salendo spediti. La neve sembra buona e il tempo lassù è bello. Hanno già superato un dislivello di circa 150 metri. Tra poco dovrebbero uscire sulla sella e iniziare la discesa".

    NUOVO TENTATIVO IN GIORNATA
    Nelle prossime ore è previsto un nuovo volo dell'elicottero che sul Nanga Parbat sta prestando assistenza ai due alpinisti italiani rimasti bloccati in parete. "Visto che per il momento il telefono satellitare lanciato dall'elicottero non funziona - ha detto Agostino Da Polenza che coordina i soccorsi dall'Italia - cercheremo di stabilire un nuovo contatto visivo". "Cercheremo di capire che cosa intendano fare - ha detto - anche perché in questi casi comanda chi si trova in parete e dobbiamo sapere se sono in grado di scendere ancora un po' di quota per tentarne poi il recupero con l'elicottero oppure se abbiano in mente un'altra soluzione".

    SONO VIVI E STANNO BENE
    "Walter Nones e Simon Kehrer sono vivi e stanno bene": lo ha detto Agostino Da Polenza, che sta coordinando i soccorsi dall'Italia per salvare i due scalatori in parete sul Nanga Parbat, in Nepal. I due quando sono stati avvistati dall'elicottero dei soccorsi hanno fatto segni di saluto verso l'equipaggio. "Un prima lancio è andato perso perché l'elicottero a causa dell'aria rarefatta ha dovuto volare troppo velocemente", ha raccontato all'ANSA Da Polenza. "L'elicottero è così tornato al campo base dove è stato completamente svuotato, togliendo sedili e tutto quello che non servisse". "L'elicottero - ha proseguito - è poi tornato in quota e ha calato un sacchetto con viveri e con un telefono satellitare in prossimità dei due alpinisti. Purtroppo per il momento non siamo riusciti a parlare con loro. Forse il telefono si è rotto nel lancio, forse è andato perso in un crepaccio".

    SOCCORRITORI: SE SCENDONO 500 MT SI PUO' INTERVENIRE
    "Loro sono appena sotto la fascia di roccia e dobbiamo fargli capire di scendere di altri 400-500 metri" per intervenire. Lo ha detto Maurizio Gallo, che all'alba ha sorvolato con Gnaro Mondinelli la parete Rakhiot del Nanga Parbat, avvistando Walter Nones e Simon Kehrer. Sono -ha precisato- al limite superiore del nevaio pensile appena sotto il triangolo che delimita a destra la sella. Raggiungerli lassù con l'elicottero per portarli via è impossibile. Dobbiamo fargli capire di scendere altri 400-500 metri per cercare di raggiungere una zona pianeggiante più in basso, dove noi con gli elicotteri potremmo fermare in aria. Dovrebbero scendere sotto lo sperone che hanno aggirato, anche se è una zona un po' pericolosa visti i seracchi (blocchi di ghiaccio di vari metri di altezza a forma di guglia, ndr) che ci sono sopra".

    SOCCORRITORI RACCONTANO I DUE INTERVENTI DI STAMANI
    "Questa mattina siamo partiti con due elicotteri. Siamo arrivati a circa 23 mila piedi, la quota massima a cui possono arrivare gli Ecoureil: circa 7.250 metri". Lo ha detto Maurizio Gallo, che all'alba ha sorvolato con Gnaro Mondinelli la parete Rakhiot del Nanga Parbat, avvistando Walter Nones e Simon Kehrer, facendo il racconto dei due primi tentativi di soccorso fatti oggi. "Siamo saliti sulla parete - ha detto Gallo a www.montagna.tv - e abbiamo visto la tenda esattamente dove era ieri . Quando hanno sentito gli elicotteri, Walter e Simon sono usciti tutti e due ci hanno salutati: stavano bene. Abbiamo provato a lanciare un sacco con una radio e dei viveri 200 metri sotto di loro dove c'é un piccolo plateau, perché la loro tenda è piazzata su una parete proprio ripida e lì sarebbe stato impossibile". "Purtroppo - ha detto Gallo - la velocità dell'elicottero ha spinto il sacco lontano nei crepacci. A quella quota gli elicotteri devono mantenere una velocità di 40 chilometri all'ora, quindi non si riesce né a fare lowering né a stare fermi". Nel secondo tentativo, invece - ha proseguito Gallo - sono saliti solo i piloti e sono riusciti a lanciare i viveri e il telefono vicino agli alpinisti. "Loro sono appena sotto la fascia di roccia - racconta Gallo -, al limite superiore del nevaio pensile appena sotto il triangolo che delimita a destra la sella -. Raggiungerli lassù con l'elicottero per portarli via è impossibile. Dobbiamo fargli capire di scendere altri 400-500 metri per cercare di raggiungere una zona pianeggiante più in basso, dove noi con gli elicotteri potremmo fare lowering. Dovrebbero scendere sotto lo sperone che hanno aggirato, anche se è una zona un po' pericolosa visti i seracchi che ci sono sopra".

 

 
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