Dopo diversi mesi di esilio forzato, finalmente un bambino Palestinese di circa tre-quattro anni, riesce ad abbracciare il suo papà e le sue sorelle. Storie folli, inaccettabili, di ordinaria sopraffazione eppure, sono fatti realmente accaduti. Proprio oggi 03-07-2008, (data in cui scrivo), inciampo in una realtà difficile da digerire e della quale troppo spesso ci si dimentica.

Stamane, guarda il caso senza che nessun media ne abbia fatto il minimo accenno, si viene a conoscenza che un bimbo palestinese di appena tre – quattro anni, dopo essere stato per mesi lontano dalla sua terra e dai suoi cari, riesce con l’aiuto di una volontaria della ICRC, (organizzazione umanitaria), detta per esteso, (International Committee Of The Red Cross), ad abbracciare i suoi familiari. Questo è il felice epilogo di questa assurda storia che vado a raccontarvi.

Una giovane donna, (madre del bambino palestinese di cui sopra), sapendo di essere ammalata di cancro, si era recata dalla Striscia di Gaza al Cairo per vedere se era possibile intervenire sul suo tumore al cervello. Nel viaggio, porta con se il più piccolo dei suoi tre figli mentre le altre due figlie femmine di dieci e dodici anni rimangono col padre, non essendo stato concesso loro di accompagnare la moglie/madre. Giunta al Cairo, alla donna dicono che non possono fare nulla e la mandano in un ospedale di Amman, in Giordania. I medici del posto, gli fanno capire che oramai per lei non c’è più nulla da fare, era inoperabile quindi, che avrebbe avuto ancora qualche mese di vita. A questa triste sentenza, la donna decide di tornare dai suoi familiari, nella propria casa, per passare con loro il poco tempo rimastole da vivere.

Ma non può tornare, perché l’unica-democrazia-in-medioriente, nel frattempo aveva deciso che una parte della popolazione sulla quale esercita il dominio, non possa più spostarsi dalla prigione nella quale è rinchiusa nemmeno per tornare a casa. Così, La donna rimane e muore in Giordania nel mese di febbraio di quest’anno, lontana dai suoi cari.

Dopo la sua morte, i parenti che l’avevano inizialmente ospitata ad Amman, tentano di far tornare il bambino dal padre portandolo al ponte di Allenby, dove il padre e le due sorelle avrebbero potuto ricongiungersi con lui. Ma ecco che gli israeliani posti a presidio del citato ponte, insistono che il piccolo debba rientrare nella Striscia di Gaza via Egitto, cioè dal confine di Rafah. Un bambino di tre-quattro anni che aveva appena perso la mamma e che doveva riunirsi al papà, alle sorelle e ai nonni!! Sicuramente un rischio per la sicurezza dell’unica-democrazia-in-medioriente! Il padre, disperato, si rivolge alla Croce Rossa Internazionale e stamattina, (03/07/08), finalmente, dopo mesi e mesi di guerra burocratica, una collaboratrice della ICRC, è riuscita a varcare il ponte di Allenby con il bambino e, dopo qualche altra ora, anche il passaggio di Eretz, dove il padre e le sorelle del piccolo hanno potuto infine riabbracciarlo.

Della liberazione del piccolo palestinese, nessun media ne ha parlato, nemmeno facendone un accenno, anche perché se l’avessero fatto, avrebbero rischiato di mettere a nudo e poi di dover spiegare al pubblico la spietata disumanità, il sadismo che ispira il comportamento dello stato di Israele nei confronti dei Palestinesi occupati ed ancora oggi tappati nella Striscia.

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