
Originariamente Scritto da
pfjodor
Patto, mi dispiace se questa mia operazione diciamo, ti crei disturbo. Scusami, ma quando vedo cadere un mio interlocutore (che ritengo come si suol dire "in gamba"), nelle contraddizioni del suo stesso discorso, non posso che metterlo in risalto. Comunque, se proprio non vuoi proseguire qui, dimmi pure dove che ti seguo.
Veniamo al punto dunque, lasciando per ultimo il punto n°1 (ovvero il tuo intervento qui in questo 3d):
2. sono convinto che gli eventi del passato seguano una necessità storica, e che non sarebbe potuto andare diversamente.
Nel nostro precedente confronto, io ti facevo notare come questa "fede nella necessità storica" fosse un prodotto della filosofia hegeliana (portata avanti egregiamente da Marx). Tu hai rigettato questo. E' questo che io ti rimprovero Patto. Quando parli della "necessità storica" tu (consapevole o meno) fai tue le categorie hegeliane-marxiste della storia, ed è un poco curioso questo, considerando, mi par di capire, che ufficialmente non ti ritieni un ammiratore del pensiero socialista-comunista. Ci hai pensato?
Guarda che la categoria della "necessità storica", cheché tu ne possa pensare, era estranea nella tradizione del pensiero europeo, prima della rivoluzione francese e della successiva interpretazione di essa da parte di Hegel stesso. Per cui, è sbagliato quando affermi che la tua convinzione sulla "necessità storica" non c'entri niente con le categorie hegeliane-marxiste. Perché? Semplicemente perché prima del sorgere della "filosofia della storia" nel 19esimo secolo, una tale categoria del pensiero non c'era. Quando insisto a dirti che la tua visione è profondamente debitrice della categoria marxista, non lo faccio per rimproverarti chissà cosa, ma semplicemente per poter, sulla base di questo punto fermo (e lo è a dispetto della tua negazione), muoverti una critica.
Una critica che in parte ti hanno mosso sia Valerio, sia Flenzi. Più chiaro ora il motivo della mia insistenza su tale questione?
Guarda che non si tratta di faccezie, o quisquillie banali. Fu proprio a partire dalla suddetta categoria di pensiero che tanto ti convince, che gli uomini agli inizi del ventesimo secolo fecero immensi delitti, e tutto in nome della "necessità storica". Per cui, parliamo di cose che sono attuali, attualissime anche oggi, visto che, nonostante il crollo del "socialismo reale" in Russia, tali categorie non ce le siamo ancora lasciate ancora alle spalle, e la tua "fede" (scusa se uso questo termine forse non appropriato), lo mostra, e lo mostra - con rispetto - in maniera un pochetto preoccupante, visto e considerato che non sei il solito giovincello infatuato della moda social-leninista degli anni sessanta.
3.
Partendo dal presupposto che il nostro sia un universo causale, la conclusione che la storia è immutabile è l' unica possibile.
Tu puoi partire dal presupposto che più ti affascina e ti suscita piacere. E' la libertà viva dio. Una cosa però non la puoi fare, o meglio, non dovresti. Quale? Convincerti di non essere libero. In che senso? Provo ad ampliare questo pensiero.
Io capisco il fascino che l'uomo prova nel cedere la propria libertà a qualcosa che gli antichi chiamavano destino, e che tu per renderlo più moderno traduci in "causalità dell'universo" (la logica è la medesima), ma il facino non sempre conduce al vero sai. Se per te l'essere umano è un mero accidente, un automa mosso dalle forze della necessità, del destino, della "causalità universale", dalla natura, se per te l'essere umano si esaurisce a questo, guarda che a dispetto di quello che tu possa pensare, accetando questo ti poni tu stesso tra i negatori della libertà umana. Accettando le premesse di sopra, tu stesso diventi uno dei radicali sostenitori dell'inesistenza di quello che la tradizione ha chiamato "libero arbitrio". Ci hai mai pensato in questi termini?
Sai, la libertà porta con se il peso della responsabilità della scelta, della decisione, e a dispetto di ogni credo, vuoi religioso, vuoi pseudo scientifico come questo hegeliano-marxista che tu sposi in pieno, riguardo l'illusorietà della libertà umana di fronte alle sovverchianti potenze della natura e della "storia", io ti dico che anche oggi, nonostante tutti i sforzi titanici degli esseri umani di uccidere l'umano in noi, di sopprimere la dimensione della mera possibilità che si apre di fronte a ogni scelta (accettare-rifiutare), di fronte al desiderio inconfessato di eliminare dalle vicende umane la stessa dimensione della fallibilità e della imprevedibilità, io ti dico Patto che a dispetto di tutti questi sforzi; l'uomo rimane uomo fintantoché rimane consapevole della propria libertà d'azione.
Libertà in cosa? Di rifiutare la tirannia per esempio, di scegliere la giustizia di fronte alla violenza, che guarda caso viene giustificata proprio a partire dei discorsi sul "determinismo" e sulla "necessità storica" (o detto altrimenti, Auschwitz e Hiroshima erano frutto di tale "necessità". Non frutto dell'azione umana. No, della "necessità").
Guarda che sempre (e la storia lo insegna bene, per lo meno dovrebbe), laddove si pone (impone per meglio dire), un credo come quello hegeliano-marxista sulla "necessità storica", un credo che perdura anche oggi e non solo nelle menti diciamo "socialiste" o nostalgiche di qualche forma di "socialismo reale" (difatti continuo a pensare che tu non lo sia affatto), ogni azione umana è inesorabilente condannata a portare alla violenza, alla tirannia e al terrore.
Pensaci un pò prima di buttarti a capofitto nella risposta.
Intanto proseguiamo. Punto seguente.
4.
Se tutto è condizionato da una catena causale che va indietro nel tempo fino al Big Bang, ne consegue che tutto quello che è successo e succederà era già insito in questo primo evento, e che perciò il passato non sarebbe potuto andare diversamente.
Qui sarò breve. Quel "se tutto è condizionato da una catena causale" caro Patto, quello, per quanto tu ti sforzi di negarlo, quello lo poni tu come mera possibilità. Ipotesi Patto. Tu poi fai un salto da tale ipotesi "scientifica", alla dimostrazione.
Primo: l'elemento umano è per natura imprevedibile, e proprio qui sta la vera fonte della sua libertà. Per cui, l'universo potrà anche scorrere per successioni causali, ma l'uomo, ha un potere che nemmeno gli dèi (o altre proiezioni simili), hanno. Capacità di scegliere. Accettare-rifiutare. Certo, non posso rifiutare che un terremoto uccida esseri umani, ma posso rifiutare di contribuire all'azione di un tiranno che uccide gente innocente.
Secondo: la conclusione "il passato non sarebbe potuto andare diversamente" a dispetto dell' apparente conferma del "determinismo", sai cosa mostra in realtà? Mostra ancora una volta l'unicità dell'uomo; unico animale avente la capacità di produrre (esprimere) pensieri e giudizi. La tua conclusione Patto è un giudizio; tra l'altro, in questo caso, un giudizio che sopprime la specificità umana, una sorta di auto-negazione. Perché l'unicità dell'uomo? Perché finché rimane un essere pensante, e non un automa, l'essere umano non si toglierà mai la possibilità di un altrimenti. Quale? Questo: la possibilità (seppur solo ipotetica, magari una sorta di gioco se preferisci), che "il passato sarebbe invece POTUTO andare diversamente". Possibilità Patto. Ipotesi indimostrabile dell'altrimenti.
Facciamo un esempio. L'invasione della Ossezia non sarebbe potuta esser fermata in quel del 8 agosto. Un pensiero del genere dovrebbe essere conforme al tuo ragionamento. Eppure, è sbagliato, o meglio, è limitante, auto-limitante. Sei tu che decidi di escludere ogni altra possibilità. Vedi che nonostante tutti i tuoi sforzi, anche qui cosa fai? Operi una decisione. Una decisione in senso negativo in questo caso, limitante, ma intanto la effettui. Insomma, quale "necessità storica"? Sei tu ad operare. Solo che tu scegli la "chiusura", la "limitazione", io scelgo di lasciar aperta la porta.
Sai, ti dico la mia impressione, e poi passiamo pure al punto seguente; secondo me Patto, tu sottovaluti la potenza della mera probabilità, una dimensione che un uomo prudente non si preclude mai. L'altrimenti. "Sarebbe POTUTA andare diversamente l'8 agosto". Ecco che a partire da questa mera possibilita, che si apre un nuovo campo di opzioni per azioni future, per ora ipotetiche ma potenzialmente concrete. Tu potresti obiettare: "si, ma intanto le cose sono andate come sono andate". Ok. Ma sei tu che decidi di fermarti qui. Tu decidi di sopprimere altre possibilità.
Punto successivo.
5.
Il mio postulato non è però arbitrario, si fonda su un preciso ragionamento. Se ogni fenomeno finora osservato dall' uomo, ogni teoria scientifica, ogni aspetto dell' esistenza osservata con occhio critico è riconducibile ad una causa, è probabile che l' universo sia effettivamente causale e deterministico.
E' probabile appunto, solo probabile, nient'altro che probabile, tanto quanto è probabile che l' 8 agosto sarebbe potuto andare diversamente (se solo l'Europa, se solo Italia, se solo se solo.... etc).
- L' uomo fa parte dell' universo, se l' universo è deterministico, allora lo sono anche le azioni umane, ergo anche la storia.
Come volevassi mostrare. Vedi quanto sei radicalmente negatore della libertà umana. Quanto tenacemente riduci la specificità umana alla natura, al cosmo o quello che è.
Scambi la parte per il tutto. Se l'uomo è parte dell'universo (che è il tutto), allora questo "tutto" determina la parte, la modella, la "obbliga" a seguire il suo corso.
Ora prova fare questa operazione. Prova a prendere questo modello e applicalo alla società. Cosa ottieni? Quali forme politiche ottieni? Quale struttura sociale? Pensaci. Spiegami per cortesia Patto, perché non dovrei io considerarti marxista? Francamente, non lo capisco.
- La storia è un sistema emergente, e perciò il suo percorso non è prevedibile, e le sue causalità sono riconoscibili solo in retrospettiva.
Si, ma buon Patto, sei sempre tu, uomo fallibile, che a posteriori valuti inevitabile qualcosa che in potenza non lo era affatto.
Guarda. Facciamo un esempio concreto prima di passare all'ultimo punto (ovvero n1), e concludere finalmente.
Io ora, mentre scrivo, non so se tu risponderai a questi miei interventi (di sicuro non posso dire proprio niente sul come, questo mi è precluso). Giusto? Posso solo prevedere che lo farai (più probabile), ma per quale mai oscuro motivo ORA io dovrei togliermi la possibilità di pensare [b]altrimenti/B]? Ovvero il meno probabile: forse davvero non risponderai.
Poi, succederà quello che succederà, e seguendo il tuo "lineare" ragionamento, io a posteriori, potrò esultare dicendo "signori miei, non poteva che andare diversamente. Era ovvio, Patto doveva rispondere a questo mio intervento" - OPPURE - "signori miei era ovvio, Patto non poteva rispondere a questo mio intervento".
Ecco, si, il funzionamento è questo.
Patto, però, mi fai un favore (al di là se risponderai o meno), mi spieghi l'utilità di questa conclusione a posteriori, che francamente, io per ora ci vedo solo un pò di stupidità.
La storia è un sistema emergente, e perciò il suo percorso non è prevedibile, e le sue causalità sono riconoscibili solo in retrospettiva.
Anche qui. Applica questo che hai affermato, al mio esempio di sopra, e poi spiegamene il senso. Ti prego. A me delle tue "causalità" francamente.....
A me interessa come agisci o re-agisci. Sulle "causalità" a posteriori, ci puoi costruire dei castelli su castelli. Per cosa? A che pro? Ah, stoltezza umana.... (anche la mia che sia chiaro, io che insisto a comunicarti).