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    Predefinito Riforma giustizia, Berlusconi....

    ...."Avanti".

    Roma - Sul tavolo del governo finisce il dossier giustizia. A rilanciare su una riforma organica in materia il Guardasigilli, ieri, a un convegno dell'unione delle camere penali.
    La Lega, in allarme, cerca di mettere il federalismo in cima alla lista dei "desiderata" per la ripresa dei lavori parlamentari. Ma il premier chiarisce nuovamente le priorità. "Bisogna assolutamente riformare la giustizia e farlo in modo radicale, dalle fondamenta".
    Lo ha ripetuto Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni presenti, nel corso di un incontro con gli europarlamentari di Forza Italia. Al termine della riunione, però, il presidente del Consiglio non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sul tema della giustizia spiegando di non voler parlare al di fuori delle conferenze stampa.
    Emergono, da indiscrezioni, anche le linee: riforma del Csm, separazione delle carriere e ripristino dell’immunità parlamentare.
    Il premier starebbe pensando a un comitato di saggi. Uno dei nomi emersi è quello dell'ex giudice costituzionale Vaccarella.

    Cavaliere sdegnato
    Le voci raccolte tra gli europarlamentari raccontano di un permier che ha espresso "sdegno".
    Berlusconi ha spiegato di aver maturato in tutti questi anni di "accanimento giudiziario" contro la sua persona.
    "Il problema di questo Paese - avrebbe detto il premier - è la giustizia che influisce nella vita di tutti i giorni di ogni cittadino e va anche dritto dritto nel cuore dell’economia".
    Per il premier "la giustizia in Italia viene usata per condizionare l’economia e la politica e per questo motivo - ha annunciato il Cavaliere - non mi fermerò mai, questa volta non mi fermerà nessuno".
    Il premier ai suoi deputati ha parlato lungamente del processo Mills e di tutte le tappe degli altri processi dai quali è uscito sempre "indenne.
    Sono state usate contro di me falsità e ipocrisie, anzi se io mi devo dare una colpa è quella di non essermi mosso prima".
    Il presidente del Consiglio a chi gli ha riferito le resistenze di qualche alleato (la Lega) ha sottolineato di non intendere fare passi indietro.
    "Visto che non è possibile fare la riforma della giustizia con l’opposizione, noi andremo da soli. La gente è tutta con me".

    Calderoli frena
    Sulla riforma della giustizia arriva la frenata della Lega. Sulle riforme "abbiamo fatto una tabella temporale" e quella della giustizia "in questa tabella non c’è". Roberto Calderoli, ministro per la semplificazione e coordinatore delle segreterie della Lega, reputa quindi difficile che si possa fare una riforma della giustizia a partire da settembre, come auspicato ieri dal Guardasigilli Angelino Alfano. Certo, Calderoli non chiude del tutto all’ipotesi di rivedere la normativa giudiziaria italiana, ma nel cortile di Montecitorio è piuttosto categorico. "Abbiamo fatto una tabella temporale delle riforme e quella della giustizia non c’è. Questo non vuol dire che la riforma non si fa ma che si fa dopo". Per la ripresa, infatti, "abbiamo il federalismo fiscale, il codice delle autonomie e la Finanziaria. Poi c’è la riforma Costituzionale. Quella della Giustizia - ha concluso Calderoli - ci può anche stare, ma il 2008 è un anno che mi sembra pieno".

    Di Pietro attacca
    "All’indomani di indagini importantissime che evidenziano una nuova tangentopoli, ormai dilagante, specie nel settore sanità, l’unica cosa a cui pensa il capo del governo è quella di avere l’immunità parlamentare e di bloccare l’azione penale e criminalizzare l’organo di autogoverno".
    Antonio Di Pietro commenta così le nuove iniziative annunciate dal governo sulla giustizia. "Questo - precisa Di Pietro - era il progetto della P2 e che il governo sta portando avanti: un progetto criminogeno".

    Bonaiuti risponde "Dittatura? P2? Di Pietro farnetica.
    Ha proprio ragione Berlusconi quando dice che Di Pietro gli fa orrore" questa la replica di Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio

    Il www.ilgiornale.it del 17 07 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rispondono i magistrati

    Roma. Magistrati ancora in trincea.
    I consiglieri togati del Csm hanno infatti chiesto un intervento dell’organismo per i magistrati di Pescara oggetto di «attacchi denigratori».
    Il riferimento di tre esponenti del Movimento per la Giustizia, seppure non esplicitato, è alle parole del premier Silvio Berlusconi, che aveva parlato di «teoremi», e alle affermazioni dell’ex presidente Francesco Cossiga.
    Secondo Ciro Riviezzo, Mario Fresa e Dino Petralia, i colleghi sono stati additati «come esempio del cattivo funzionamento della giustizia».
    Queste dichiarazioni, proprio in quanto provenienti da «soggetti investiti di responsabilità istituzionali, appaiono ancora più gravi - sottolineano i tre consiglieri - in quanto rischiano di costituire un’indebita interferenza con il sereno svolgersi dell’attività giudiziaria, in violazione del principio di separazione tra i poteri dello Stato e impongono al Csm di intervenire a tutela dei magistrati attaccati e in generale della indipendenza della giurisdizione».

    Immediate le reazioni politiche, con il Pdl compatto: «Dai magistrati l’ennesima intimidazione, ora basta con questo clima di scontro».

    su www.ilgiornale.it di oggi

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Federalismo e giustizia insieme

    Roma - "Non c’è nessuna sfida o contrasto con la Lega" perché "la riforma del federalismo è anche un nostro progetto".
    Per questo, rassicura Silvio Berlusconi, sia il federalismo che la riforma della giustizia saranno presentati contestualmente a settembre, "simil stabunt".
    Per il premier ci sarà una procedura parallela, e cioè, "in una Camera si discuterà il progetto del federalismo fiscale, nell’altra contestualmente la riforma della giustizia". Messaggio chiaro per assicurare alla Lega che non ci saranno "strappi" su queste materie e l'alleanza con il Pdl resterà salda.
    "Ho parlato ieri sera con Bossi- spiega il premier - non c'è alcun contrasto".
    E, a proposito della giustizia, il Cavaliere mette un punto fermo:
    "Miglioreremo il mondo della giustizia, la gran parte della riforma sarà rivolta alla giustizia civile che oggi ha dei tempi insostenibili.
    Un altro punto riguarderà la giustizia penale. Faremo in modo che la giustizia sia davvero un servizio dato al Paese scevro da fini di lotta politica come è chiaro a tutti che è oggi".

    Maroni:
    siamo certi, maggioranza compatta "Il federalismo si farà. Siamo pronti e siamo certi che la maggioranza sarà compatta. Il resto sono solo speculazioni politiche della sinistra in affanno", ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "Si può fare tutto anche lavorare 24 ore al giorno. È troppo importante fare le riforme che servono, che per due anni non sono state fatte. Le faremo. Per quanto ci riguarda in primo luogo il federalismo. E lo faremo con chi ci sta».
    Per esaminare insieme la riforma della giustizia e quella sul federalismo fiscale le Camere dovrebbero lavorare "24 ore al giorno...". Roberto Calderoli commenta così l'intenzione del premier. "Con la Lega non ci sono mai problemi. I presidenti delle Camere sono entrambi del Pdl, sarà loro responsabilità farci lavorare 24 ore al giorno...".

    "Ho fiducia nelle toghe, ma vengo aggredito"
    Ma tocca altri temi che gli stanno a cuore, il premier. Ha cominciare da quello del suo rapporto con al magistratura. "Io ho fiducia nella magistratura" ma vengo spesso "attaccato e aggredito" da certi giudici, ribadisce. "Sono stato processato 17 volte ed assolto per 17 volte". E lo fa in una conferenza stampa a sorpresa dopo il suo intervento alla presentazione della Fondazione Medidea all’Ara Pacis.
    Il presidente del Consiglio: "Non sono io ad attaccare, non c’è una guerra aperta e continuativa. Ho una grande fiducia nei magistrati. L'ho detto più volte. Ma sono spesso aggredito".
    Poi precisa il significato delle sue parole sul caso Del Turco per le quali era stato subito attaccato dall'opposizione: "Non ho mai usato la parola teorema per esprimere un giudizio su quanto avvenuto in Abruzzo", ma "ho semplicemente parlato dei teoremi accusatori" nei miei confronti da parte di alcuni magistrati che poi si sono dimostrati inesistenti.
    "Io - spiega il premier - come garantista mi sono augurato che le accuse nei confronti di un’intera dirigenza alla fine cadano e che venga dimostrata la loro innocenza. E' un atto di riguardo e di generosità nei confronti di una giunta avversaria. Non penso che a parti invertite la sinistra avrebbe detto le stesse cose. Io invece ho messo in campo il mio garantismo".

    Petrolio: risolvere l'emergenza
    E dopo aver spiegato perché il governo ha messo la fiducia sulla manovra ("evitate le manovre delle lobby), Berlusconi parla dell'emergenza petrolio che riguarda l'Italia e l'Occidente. "Il prezzo del greggio è aumentato a livelli assolutamente insostenibili: questa è l’emergenza odierna da risolvere...". Il caro-petrolio penalizza industria, commercio, famiglie (con un aggravio di mille euro all'anno, calcola) e il premier spiega che agirà come "ufficiale di collegamento" tra i paesi Opec produttori del greggio e l'Occidente perché "serve un immediato incontro tra i paesi produttori e quelli consumatori".
    "Cosa fare di fronte a questo aumento del prezzo? - si chiede - C’è grande incertezza. Anche perché ho riscontrato una certa carenza di leadership a livello europeo. Soprattutto con la dipartita di leader come Putin, Blair, Chirac, Aznar, Scheroeder. Tutte queste alte personalità non hanno trovato sostituzioni pregnanti".

    Alitalia: presto il piano
    Dal petrolio alla crisi della compagnia di bandiera: "Stiamo lavorando. Sono convinto che in tempi abbastanza brevi presenteremo un piano industriale per Alitalia che ci consenta di avere una compagnia di bandiera in attivo e, a quanto ne so, sottoscritto da molti imprenditori italiani. Dovremo dire anche dei no: perché c’è una adesione doppia al necessario. La soluzione è possibile e vicina".

    Rifiuti: emergenza finita "Domani al Consiglio dei ministri di Napoli annuncerò che l'emergenza è finita, non ci sono più rifiuti nelle strade". Altro punto fermo sulle cose fatte, la prima emergenza affrontata dal governo dall'inizio del mandato. "La risoluzione del problema, lo smaltimento industriale, si verificherà con i termovalorizzatori, che rappresenteranno la soluzione definitiva". Ma il drammatico caso della Campania deve servire da esempio anche alle altre Regioni: "Dovranno imitarla, perché alcune sono lì lì per arrivare a una situazione simile a quella della Campania"

    www.ilgiornale.it 18 07 08

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Una riforma per....

    ....la civiltà

    In cosa consiste la questione giustizia, oggi?
    Se interrogate gli italiani sulle posizioni dei partiti circa il rapporto tra politica e giustizia, probabilmente riscontrerete scarso interesse.
    Se, invece, li sondate sul funzionamento normale dell'amministrazione giudiziaria, troverete la massima attenzione per un problema divenuto centrale nello sfascio italiano.
    La questione giustizia si presenta, dunque, sotto due aspetti diversi, pur se collegati. Per un verso si teme l'abnorme espansione del potere di un gruppo che, specialmente ad opera delle correnti oltranziste degli inquirenti, tenta di alterare gli equilibri dello Stato di diritto: agisce come gruppo di pressione invece che lasciare alle coscienze dei singoli la responsabilità degli atti; usa l'obbligatorietà dell'azione penale con discrezionalità partigiana; invade i campi della legiferazione e della costituzionalità. Teorizza, in sostanza, l'opera di supplenza della magistratura nel controllo politico.

    V'è poi un altro aspetto considerato ancora più rilevante per la vita civile, sociale ed economica di molti italiani. È il malfunzionamento quotidiano della giustizia civile e penale che colpisce milioni di persone che perciò perdono la fiducia nello Stato.
    Sul terreno civile i procedimenti si accumulano inevasi per anni e anni per cui sempre più persone rinunziano a percorrere la via giudiziaria.
    E sul piano penale la repressione generalizzata attraverso le indiscriminate carcerazioni preventive surrogano la giusta punizione dei colpevoli con l'effetto che in Italia sono ormai tanti gli innocenti in galera e troppi i mascalzoni in libertà.

    Il presidente del Consiglio annuncia ora che la riforma della giustizia è prioritaria. Era tempo che si procedesse a fare quel che tutti aspettano. Ma le aspettative riguardano due facce del problema.
    Da una parte gli uomini attenti all'equilibrio delle istituzioni, allo Stato di diritto, al rispetto delle sfere autonome della politica e della giustizia, si attendono che lo strapotere dei gruppi organizzati di magistrati rientri negli ambiti costituzionali, liberando dalle indebite intrusioni la politica e la sovranità popolare.
    Dall'altra la popolazione si aspetta che la giustizia quotidiana, quella dei processi che non si fanno, delle liti che non vengono sciolte con il diritto, dei torti che non sono puniti in tempo, venga finalmente messa a posto.
    L'Italia, anche per il malfunzionamento della giustizia, è ormai considerata un Paese di poca civiltà, per questo punito dalle istituzioni internazionali ed europee. Se la priorità giustizia che si annunzia affronterà davvero i nodi macroscopici della politica e dell'amministrazione giudiziaria, si farà un passo avanti nel processo di civilizzazione della nostra bella ma sfortunata Italia.

    Massimo Teodori
    m.teodori@mclink.it

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Una riforma per....

    ....l'economia

    La ripresa passa anche per i tribunali. Anche l’osservatore più sprovveduto ormai si sta rendendo conto della situazione drammatica in cui versa l’economia mondiale.
    Per l’Italia la situazione è ancora peggio: il debito pubblico è ancora tutto lì, svalutare la moneta non è più possibile, i «tesoretti» sono stati irresponsabilmente sperperati e la pressione fiscale non è più aumentabile. Nonostante questo scenario ogni volta che si parla di tagli le strade si riempiono di scioperanti.
    Non tutto il male tuttavia viene per nuocere, infatti l’emergenza può essere un potente incentivo per uscire dall’inerzia e realizzare alcune riforme mai affrontate seriamente in precedenza.
    Una di queste riforme che, pur non essendo strettamente economiche, possono impattare positivamente un’economia stagnante è la ristrutturazione della giustizia.
    Al momento l’Italia è una sorta di paradiso legale, dove la durata elefantiaca dei processi e la possibilità di adire mille ricorsi risultano certamente premianti per l’impresa che consapevolmente attui comportamenti illegittimi: vale la pena ricordare che sono ormai passati cinque anni dalla scoperta del crac Parmalat e il processo relativo sta appena muovendo i suoi primi, stentati passi. Peccato però che, se si vuol progredire, bisogna attirare le imprese oneste, non i delinquenti, tuttavia esse preferiscono tenersi alla larga dal nostro Paese, spaventate proprio dall’impossibilità di far valere le proprie ragioni in tempi ragionevoli in caso di contenzioso, dall’aleatorietà dell’azione penale, dal quadro normativo instabile.
    Una giustizia che non funziona è un incentivo per gli irregolari ed un deterrente per i corretti, vale a dire proprio ciò che non serve per rilanciare l’economia.
    Il ministro Alfano ha dimostrato con i suoi primi atti (che hanno avuto una pubblicità minima rispetto al ben meno rilevante «lodo») di aver ben presente questo problema: c’è da sperare che iniziative in questa direzione vengano incoraggiate.

    La prima richiesta che viene dal mondo dell’economia è la certezza del diritto: per ottenere ciò occorre puntare ad un termine certo, massimo e inderogabile alla durata dei processi, obiettivo che si potrebbe ottenere anche sgomberando i tribunali dai procedimenti marginali e spingendo sull’informatizzazione degli atti, cosa possibile sin da subito, dal momento che si può presumere che ogni impresa disponga di strumenti informatici di comunicazione.
    Altrettanto importante è la certezza dell’effettiva esecuzione per le ditte appaltatrici di lavori: troppo spesso infatti una semplice costruzione viene investita da una marea di ricorsi che partono dal Tar o da preture provinciali per trascinarsi stancamente negli anni con diversi e contraddittori gradi di giudizio. Logico quindi che meno ditte di quanto sarebbe possibile pensino di partecipare a bandi statali o regionali, con danno sia in termini di prezzo che di qualità del lavoro.
    Un’idea per ovviare a ciò è prevedere una sorta di «presunzione di correttezza» per i provvedimenti assunti da assemblee elettive di ampia rappresentanza, quali lo stato, le regioni e le città metropolitane, in modo tale che i lavori decisi da tali organi non possano essere bloccati subito da un qualsiasi tribunale, ma che si debba attendere la sentenza definitiva.
    Il costo della riduzione in pristino e dell’eventuale risarcimento in caso di effettiva irregolarità è di certo inferiore al costo implicito dell’inazione e del timore di fare, attualmente riversato sui costi degli appalti.
    Occorre infine sperare che, anche grazie all’azione del ministro Calderoli, si semplifichi il più possibile il quadro normativo, possibilmente con l’adozione di Testi Unici di chiara interpretazione, in modo da evitare la sensazione di una legislazione incomprensibile che sembra fatta apposta per rendere potenzialmente attaccabile qualsiasi atto. Il motore dell’economia è fermo, la benzina è pochissima, però se vogliamo provare a muoverci è necessario almeno rimuovere le ganasce alle ruote, basta capire che giustizia ed economia non sono mondi del tutto separati.

    Claudio Borghi
    posta@claudioborghi.com

    saluti

 

 

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