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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Antimercatismi anche per i servizi pubblici locali


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  2. #2
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Tempi lunghi per le gare di affidamento dei servizi idrici, deroga per le grandi municipalizzate che potranno mantenere la gestione dei servizi nei rispettivi Comuni e allo stesso tempo partecipare a gare altrove. In un blitz consumato nella notte di domenica, la Lega modifica la riforma del governo sui servizi pubblici locali e vanifica il tentativo di introdurre più concorrenza in uno dei settori chiave delle tariffe, ovvero la distribuzione di acqua, gas, gestione del trasporto pubblico locale e dei rifiuti. L’emendamento votato dal governo dopo tre ore di discussione - il 23.011, primo firmatario Maurizio Fugatti - non nega in linea di principio «la diffusione della concorrenza», ma introduce una serie di eccezioni che di fatto permetteranno alle grandi società «a partecipazione mista, anche quotate in borsa», di ottenere la gestione dei servizi negli stessi Comuni azionisti tagliando fuori i potenziali concorrenti.

    E’ più o meno lo scenario di fronte al quale nella scorsa legislatura, per via di un veto di Rifondazione Comunista, l’allora ministro Linda Lanzillotta si vide affossare il suo progetto. Qualcosa in più rispetto ad allora il governo Berlusconi lo ottiene solo per la gestione dei servizi idrici: se allora Rifondazione ottenne di stralciare la norma, ora si dice che entro fine 2010 le concessioni decadranno automaticamente; il governo si prende però sei mesi di tempo per i regolamenti attuativi. La novità è stata accolta da una selva di critiche: dell’opposizione di Pd e Udc, dei sindacati, della Lega delle Autonomie, di Confservizi. Il deputato milanese Udc Bruno Tabacci, che pure non si può definire un nemico delle municipalizzate, è durissimo: «Un passo indietro persino rispetto alla riforma Lanzillotta. La Lega e il governo si fanno portatrici degli interessi delle grandi società pubbliche contro ogni tentativo di introdurre più concorrenza».

    E’ possibile che in sede di approvazione in aula, magari attraverso il maxiemendamento, il governo tenti di ritoccare la norma. Per il momento il governo tenta di far rientrare la protesta delle forze dell’ordine e delle Regioni, irritate per la riscrittura del budget 2009-2011 della sanità. Per le Forze dell’ordine arriveranno almeno 300 milioni di euro per il rinnovo dei contratti e il rafforzamento dei controlli nelle città. A questi, spiega il sottosegretario Giuseppe Vegas, «vanno aggiunte le risorse derivanti dalla vendita dei beni sequestrati alla criminalità organizzata». In tutto, dice Vegas, «più di 500 milioni di euro per il solo 2009». Il ministro della Difesa La Russa si dice insoddisfatto ma, spiega, «il comparto fa i conti come tutti gli altri con la situazione di bilancio».

    Un emendamento dell’ultim’ora da 400 milioni di euro arriverà invece per le Regioni, che si vedono così dimezzare il maggior onere derivante dalla abolizione del ticket nazionale sulla diagnostica. Ma ancora non basta: «Lo stanziamento è insufficiente», dice il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. «Se il governo non approverà scelte migliori sarà inevitabile lo scontro istituzionale». Le Regioni insistono nel chiedere più fondi e non plaudono nemmeno alla norma, introdotta ieri, che impone una stretta sui falsi esenti per le prestazioni diagnostiche: le Asl non pagheranno più a «pié di lista» ma potranno introdurre autorizzazioni preventive e bloccare i pagamenti che superano una certa soglia. Dovranno controllare almeno il 10% delle cartelle cliniche (anzichè il 2%) e in alcuni casi fare controlli a tappeto.

    La dura manovra di risanamento, come previsto, incontra parecchie resistenze. Alla lista di doglianze si aggiungono gli statali. Il primo incontro all’Aran per il rinnovo del contratto si è chiuso male: «O il governo cambia linea, o temiamo una stagione di conflitti», dice il numero uno della Fp-Cgil Carlo Podda. Gli statali lamentano le scarse risorse per il rinnovo, il basso tasso di inflazione programmata e l’annuncio di un prossimo «federalismo contrattuale»: una volta approvata la riforma, ha detto il ministro della Funzione pubblica Brunetta, gli stipendi «verranno pagati dalle Regioni».

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...4795girata.asp

  3. #3
    Advocate of Liberty
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    Ormai la Lega ha una funzione di pura difesa degli interessi locali. Nel senso dei SUOI interessi locali.

  4. #4
    Libertarian Party
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    Molte persone vogliono che il governo protegga il consumatore. Un problema molto più urgente è proteggere il consumatore dal governo
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    Qualcuno ci sperava? Non si toccano gli interessi dai. Non scherziamo.

  5. #5
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Il settore delle utilities in Italia non è in grande forma: Alitalia vola verso il baratro, Trenitalia viaggia con perdite di centinaia di milioni di Euro e Tirrenia naviga grazie ai sussidi. Un particolare settore nel quale tentativi di riforma sono stati frequenti negli ultimi anni è quello dei servizi pubblici locali. Essi comprendono diversi servizi forniti a livello locale quali la fornitura del gas e dell’energia elettrica, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i servizi idrici e il trasporto pubblico locale. L’insieme di questi servizi generano un fatturato stimabile intorno ai 35 miliardi di euro nel 2007.

    Nel settore le inefficienze sono ingenti, in quanto è nell’interesse degli enti locali mantenere un controllo economico e politico di questi servizi piuttosto che orientarli all’efficienza Un esempio chiaro è quello del trasporto pubblico locale che in Italia costa circa 2 volte quello inglese, dove esiste una deregolamentazione, ma anche il 60% in più rispetto alla Svezia, dove è presente una forte liberalizzazione.

    Il tema della liberalizzazione dei servizi pubblici locali è tornato prepotentemente alla ribalta nelle ultime settimane grazie al decreto legge n°112/2008 che prevede una riforma del settore. L’apertura del mercato in questo settore economico è sempre risultato essere molto difficile, come dimostra l’esperienza della Riforma Lanzillotta nella scorsa legislatura. Il disegno di legge, presentato nel Luglio del 2006 dall’esponente del Partito Democratico, era il minimo sindacale per una riforma del settore, come ha detto l’economista Luigi Ceffalo, restando tuttavia un passo in avanti. Il disegno di legge venne snaturato dall’opposizione interna al Governo Prodi portata avanti da Rifondazione Comunista e la riforma non venne mai alla luce.

    Il nuovo Governo, pur avendo una maggioranza molto ampia, ha trovato delle resistenze interne ad una riforma dei servizi pubblici locali; il sub-emendamento presentato dall’On. Fugatti, che di fatto prevedeva un’assegnazione del servizio senza gara, ne è la prova.
    L’ultima versione, approvata lo scorso 21 Luglio, prevede invece un conferimento della gestione tramite procedure competitive ad evidenza pubblica, lasciando tuttavia delle deroghe laddove il mercato non riesca ad essere «utile ed efficace a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento». L’eccezionalità è diventata spesso la normalità e questa deroga potrebbe trasformarsi in un punto debole della liberalizzazione, come giustamente ricordava Alceste Santuari in un articolo su questo quotidiano.

    I privati potranno concorrere alle gare ad evidenza pubblica, ma questo non significa che il settore verrà privatizzato. Un problema basilare rimane presente; quasi sempre le gare ad evidenza pubblica si concludono con la vittoria dell’incumbent e questo deriva dal fatto che le istituzioni locali sono i gestori del servizio e contemporaneamente i decisori delle regole. Questo punto non è affrontato e difficilmente la gestione potrà essere più efficiente. Le regole delle gare inoltre, spesso, sono “tarate” sul vincitore con l’inserimento di clausole molto strette sul mantenimento del personale.

    Attualmente il 70% dell’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali comunali avviene in forma diretta. Questa riforma potrà modificare questa percentuale, abbassandola anche significativamente, ma senza regolamenti fortemente a favore della liberalizzazione non ci sarà alcun cambiamento sostanziale in un settore dove le inefficienze pagate dai contribuenti e dai consumatori sono molto elevate.
    Questa riforma è solo un primo passo verso la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma senza altri passi decisi verso il mercato, rischia di rivelarsi insufficiente.

    Da ilsussidiario.net, 24 luglio 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6923

 

 

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