"Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi."Che i giudici mirassero non a moralizzare bensì a condizionare la politica è una menzogna.
Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro arma migliore...
Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso...
Se riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero: cioè invidiato".
(Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992).
Onorevole Craxi, cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche.
I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini sono dalla loro parte. Come dalla loro parte siamo stati noi, sempre"
(Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 16 dicembre 1992).
"Delegittimando i pentiti, gli imputati dei processi di mafia si assicurano l'impunibilità...
Svalutare la deposizione di chi ha commesso un reato e si è ravveduto significa smantellare interi castelli accusatori.
Ecco perché i socialisti sono tra quelli che urlano con maggior vigore contro i pentiti... Nelle deposizioni dei pentiti (che non vanno scambiati per oracoli, ma neppure respinti a priori, e sottoposti a meticolose verifiche) vi saranno forzature e falsità, ma non solo quelle.
E' impossibile che tutto il castello accusatorio su Andreotti sia parto della fantasia (malata o remunerata) dei picciotti passati dalla piovra alla Giustizia"
(Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 4 dicembre 1992 e 21 aprile 1993).
http://www.geocities.com/CapitolHill/5356/appendic.htm




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