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Discussione: I Peccati Di Bossi

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    Predefinito I Peccati Di Bossi

    I PECCATI DI BOSSI


    Le aperture di tutti i TG, le prime pagine dei quotidiani e le reazioni classicamente indignate delle opposizioni donano identità alla presunta linea politica di Bossi, quindi gli fanno un gran regalo.
    Capita a tutti gli “umani” di alzare i toni e ritornare agli abusati,consolatori ma protettivi leit-motiv quando si sono tradite le aspettative, quando si è consci di aver ceduto al compromesso, quando si è sbagliato. E’ così anche per il lombardo arringatore, il visconte dimezzato, che cerca di far dimenticare il fatto di essere, in realtà, prono davanti al padrone che, a parte aver restituito Napoli all’occidente, con il suo governo di megalomani sta davvero sgovernando e non è certo per far questo che la Lega ha preso tutti quei voti o sbaglio? Cerca allora di confondere le acque, menomale che Franceschini lo ha sottolineato, e nel tentativo di far ribollire il sangue ai suoi con la solita retorica doc, ma più che sangue se non si rendono conto, e presto, dell’inghippo mi sa più che sia vin bruleè, Bossi fa il gestaccio…ma che sarà mai?! offesa all’inno? ma non è forse l’oggettiva bruttezza dell’inno stesso un’offesa? E poi quello “ schiava di Roma”… vilipendio all’inno, tutt’al più un peccato veniale mentre quelli gravi sono ben altri…insomma a me sembra che la reazione sia conformista, moralista e priva di reale ponderata riflessione.
    Il fatto è che da noi è davvero difficile assumere una posizione terza e quindi affrontare i temi davvero capitali perché, con le sfumature più varie, tutti stanno nello stesso gorgo che le demenzialità, con il loro forte potere fagocitante, alimentano pervicacemente. Non è che si disserti fino allo sfinimento di argomenti irrisori, risibili, perché non ci siano cose importanti da dirimere ma è piuttosto perché, ognuno dalla conservazione dello status quo, sembra riceverne un guadagno… e poi c’è chi parla del teatrino della politica e ne è il più interessato impresario…
    Arriverà mai il momento di porsi il problema di raddrizzare una società che soprattutto soffre dei difetti di una italianità putrescente, sì perché solo di difetti ormai si può parlare, le caratteristiche (qualità e difetti insieme ) non ci sono più, le qualità si sono dileguate e ormai Pulcinella è in mutande.
    Dovremo prendere atto che la nostra società è, ed è sempre stata, permeata da una vena di tolleranza nei confronti della corruzione, che c’è il giustizialismo perché non c’è una vera, naturale acquisita cultura della legalità. Nulla sembra avere più i caratteri della pulsante realtà e tutto è, solo se in funzione della sua stessa rappresentazione. L’unica speranza è l’Europa, ma quanto siamo lontani da poter considerare ampiamente condiviso dai nostri connazionali l’empito europeista?
    Il compito oggi è davvero grande ma se c’è il compito ci deve essere anche chi sia atto a svolgerlo e se penso che Paracelso esprimeva la convinzione che sia compito dell’uomo portare a perfezione il mondo ne sono ancora più convinta.

    ANTONELLA SENSI
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  2. #2
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    Predefinito

    Bossi sbaglia
    Ad un ministro della Repubblica conviene esprimersi diversamente

    Stefano Folli non ha fatto in tempo a lodare sabato scorso, sull'editoriale del "Sole 24 Ore", il "buon senso" di Umberto Bossi (che richiamava il premier al dialogo con l'opposizione e a mettere da parte lo scontro sulla giustizia) che il leader leghista si è subito prodotto in alcuni dei suoi numeri che certo buon senso non dimostrano.

    E' vero che Bossi sostiene che bisogna tenere la porta aperta a Veltroni - o chi per lui - per concordare una nuova forma dello Stato: e questo è meritevole. Ma se egli insiste con i toni che gli sono caratteristici e con un certo linguaggio, figurato o meno che sia, finisce che non solo l'opposizione, ma nemmeno la maggioranza vorranno tenere un dialogo con lui. E visto che siamo stati estimatori delle qualità politiche del Senatur - e gli abbiamo riconosciuto delle ragioni anche quando era più facile dargli torto - lo invitiamo a riprendersi.

    Ad esempio, gestaccio a parte, la questione del "mai più schiavi di Roma" non è solo una questione di mera forma. Bossi conosce male il testo dell'inno nazionale, poiché "schiava di Roma" era solo la Vittoria. Mentre la metafora da lui usata è insopportabile. Ma Bossi sbaglia anche perché la polemica contro il centralismo romano andrebbe inquadrata in un contesto storico che risale proprio alla sconfitta della Repubblica romana e alla piega che prese il Risorgimento, fino all'unità nazionale. Non c'è dubbio alcuno che l'Italia - unificata dal re e dalle armi francesi - nulla aveva a che fare con quell'Italia e quella Roma per cui si battevano mazziniani e garibaldini. Né si può sostenere che la Costituzione del 1947, quella controfirmata dal democristiano De Gasperi presidente del Consiglio e dal comunista Terracini presidente dell'Assemblea Costituente, costituisse la piena realizzazione dell'ideale repubblicano. Era semmai anche il frutto amaro di un'unità nazionale costruita per neutralizzare il Risorgimento e di una Repubblica che marginalizzava i suoi principali sostenitori. Per questo la polemica di Bossi, nonostante sia sgradevole, ha sempre avuto un senso politico verso il quale non abbiamo mai mancato di mostrare sensibilità. Ma proprio per questo i gestacci e le interpretazioni strumentali a cui Bossi si è lasciato andare non aiutano le ragioni del suo movimento e lo isolano politicamente.

    Senza nessun senso poi l'attacco rivolto agli insegnanti del Sud. E' vero che il pensiero e la figura di Carlo Cattaneo sono spesso trascurate nel complesso dell'insegnamento della scuola italiana, ma il paragone con autori quali Sciascia e Pirandello, che non ha fatto Bossi ma una sua fedele deputata, è completamente fuori luogo. Cattaneo va confrontato semmai con Gioberti e Rosmini, e si vedrà allora che nel complesso vi è un problema culturale nella nostra scuola: con il quale c'entrano poco gli insegnanti del Sud e molto invece la visione generale che si ha al ministero dell'Istruzione.

    Bossi ha ragione se vuole riqualificare culturalmente la scuola italiana, torto se pensa che basti cambiare la provenienza geografica dei suoi insegnanti per registrare qualche miglioramento. Comunque il leader della Lega - che è ministro di questa Repubblica a cui ha giurato fedeltà e guida una forza politica ben rappresentata nelle istituzioni - non è più un oscuro leader di una minoranza bistrattata dell'opposizione come era negli anni '80. Sarebbe ora che misurasse toni ed argomenti al ruolo che ricopre.

    Roma, 21 luglio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=5148

 

 

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