MESSICO: UN NARCOSTATO IN MANO ALLE MAFIE
Gennaro Carotenuto
(15 luglio 2008)
Siamo già a 1.700 morti nel corso del 2008. La settimana scorsa a Sinaloa un banda di narcos ha preso in ostaggio decine di persone nel porto turistico di Mazatlán, giustiziandone nove per vendicare la morte di uno dei figli di Joaquín "el Chapo" Guzmán, il Pablo Escobar messicano. E’ solo l’ultimo episodio di una violenza senza precedenti. Lo Stato messicano sta perdendo la battaglia. Tutto il Nord del Messico sta diventando un narcostato e l’unica risposta è il Plan Mérida, la militarizzazione del territorio voluta dagli Stati Uniti.
In Messico siamo in media perfetta per superare i 3.500 morti del 2006, il record finora. A Sinaloa, uno stato del Nord che affaccia sul Pacifico con poco più di 2 milioni di abitanti, negli ultimi sette giorni i morti sono stati 43, nel 2008 sono già 500. Maggio è stato il mese più violento del secolo in Messico, con 370 morti ammazzati, 150 di questi nel solo stato di Chihuaua, quello di Ciudad Juárez e dei femminicidi.
A Sinaloa si scontrano le bande del Chapo e quella di Arturo Beltrán Leyva. Lo fanno con bazooka, granate, armi da guerra. E’ una guerra costante tra narcos, tra narcos e Stato, tra narcos e polizia. Quest’ultima o è complice o non ha gli strumenti materiali per difendersi dai veri e propri eserciti privati che controllano parti importanti del territorio, soprattutto in stati come Sinaloa, Michoacán, Tamaulipas, Chihuaua. Decine di poliziotti sono stati ammazzati, nel 2008, solo a Sinaloa 63. Altre decine sono stati arrestati e negli ultimi mesi almeno tre alti funzionari hanno chiesto asilo politico negli Stati Uniti. Asilo dal narcostato messicano.
A tutto ciò la risposta del governo di Felipe Calderón, da due anni a questa parte, è stata la militarizzazione del territorio in sinergia col governo degli Stati Uniti che stanzia almeno 400 milioni di dollari l’anno nella cosiddetta “iniciativa Mérida”. Miglioramenti però non se ne vedono e secondo le associazioni di diritti umani la presenza dell’esercito ha portato solo ulteriore violenza. L’esercito è diventato così un fattore ulteriore di instabilità con episodi come quello di due anni fa nel Michoacán, quando un intero squadrone di truppe speciali dell’esercito disertò e passò letteralmente armi e bagagli dallo Stato al narcotraffico.
Secondo l’ONU il Messico è oggi, con l’Italia e la Colombia, uno degli stati dove la criminalità organizzata è più influente e contamina la vita politica del paese in ogni contesto. “I Narcos hanno una strategia per andare al potere” denuncia Guillermo Valdés, capo dei servizi segreti di Città del Messico. Forse non ne hanno bisogno.