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    Predefinito Mariantoni: Miracolo! I comunisti italiani incominciano a fascistizzarsi?

    Miracolo!
    I Comunisti italiani incominciano a fascistizzarsi?
    di: Alberto B. Mariantoni

    Per la prima volta nella loro storia, i Comunisti italiani incominciano a rimettere in discussione il loro disusato, raffermo ed anchilosante dogmatismo ideologico, ed a riscoprire il significato ed il senso della vita e della politica.

    Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), ad esempio, nel documento di maggioranza del suo ultimo Congresso (18-20 Luglio 2008), ha tenuto a sottolineare l’importanza dell’indipendenza e della sovranità, per la nostra Nazione. Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), nel documento approvato con la convergenza delle mozioni 1-3-4-5 (Chianciano, 27 Luglio 2008), non ha esitato (anche se molto timidamente…), da parte sua, a parlare di autodeterminazione dei Popoli. Ed il già citato PdCI, sempre nel suo summenzionato documento, non ha affatto indugiato ad evocare la libertà di ricerca e di insegnamento, uno dei principali temi di fondo del revisionismo storico, da più di 20 anni.

    Cito, seguendo il medesimo ordine:

    - “Per respingere le tentazioni di subalternità agli Usa, tanto care alla destra italiana ed alle forze economiche più reazionarie espressione di settori economici in difficoltà, bisogna riprendere nelle nostre mani la responsabilità del futuro. Vogliamo quella piena indipendenza e sovranità che ci viene negata dall’influenza politica e dalla tutela militare che gli Usa esercitano sui paesi europei. Dobbiamo liberarci delle basi militari Usa e Nato ed impedire progetti guerrafondai come quello dello scudo stellare” (PdCI - 18-20 luglio 2008 - http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osip8g30-003552.htm);

    - Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione (PRC - 27 Luglio 2008 - http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osip8g29-003546.htm);

    - Vogliamo che il sapere sia considerato un bene comune e non una merce; che la libertà di ricerca e di insegnamento costituiscano la premessa irrinunciabile per la trasmissione dei nuovi saperi attraverso uno studio critico che sappia mettere il giovane in grado di saperee saper fare”; che le risorse per il diritto allo studio tornino ad essere un investimento prioritario a garanzia della possibilità per tutti di accedere e permanere nell’università. Su queste basi si potrà iniziare a realizzare la società della conoscenza, il sapere come diritto universale” (PdCI - 18-20 luglio 2008 - http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osip8g30-003552.htm).

    Detto ciò, una domanda si impone: gli attuali Comunisti italiani potrebbero, a breve o lunga scadenza, diventare Fascisti o quanto meno capire ciò che il Fascismo aveva compreso, già 89 anni or sono?

    Teoricamente lo potrebbero. Praticamente, però, per poterlo davvero diventare o capire ciò che c’è da capire, dovrebbero ugualmente incominciare a riconoscersi in un certo numero di temi e di argomenti sbandierati e realizzati dal Fascismo. Ad esempio:

    - che il lavoro è un dovere sociale; spetta, dunque, allo Stato, e non al singolo cittadino, di fornire un impiego al lavoratore che è rimasto disoccupato per cause indipendenti dalla sua volontà;

    - che il lavoro è uguale al capitale, ed il capitale è uguale al lavoro;

    - che l’uomo, non è uno dei tre fattori della produzione, ma il soggetto e la finalità dell’economia; ed ugualmente, della politica, del sociale e del culturale;

    - che l’utile netto di ogni impresa produttiva o speculativa deve essere obbligatoriamente ripartito, in parti uguali, tra i datori di lavoro ed i prestatori d’opera (fisica o intellettuale);

    - che la Magistratura del Lavoro è l’unica istituzione dello Stato che possa garantire dei giusti processi, negli eventuali conflitti tra il datore di lavoro ed il lavoratore;

    - che le Corporazioni delle arti, dei mestieri e delle professioni sono le uniche organizzazioni naturali che possono sicuramente rappresentare – con la mediazione dello Stato – i reali e diretti interessi del Lavoro e del Capitale;

    - che i Sindacati (nazionali e/o di categoria), per potere veramente influire nei rapporti di forza con il padronato, debbono necessariamente poter possedere e vantare una precisa e responsabile personalità giuridica;

    - che l’oceano delle miserie del mondo, rappresentato dall’immigrazione selvaggia, non può essere trasbordato nel “bicchiere” di relativo ed apparente benessere che è rappresentato dall’Italia e dall’Europa, senza dovere esporre all’indigenza ed alla precarietà i poveri ed i bisognosi delle nostre nazioni;

    - che la società multiculturale e multirazziale, quando si esagera a volerla promuovere o difendere, provoca inevitabilmente dei fenomeni generalizzati di incontrollabile multirazzismo;

    - che il diritto di battere moneta e la sua proprietà debbono essere un dominio esclusivo e riservato dello Stato, e non un privilegio che è inspiegabilmente delegato a degli Istituti bancari privati;

    - potrei continuare, ma – per il momento (anche per non provocare loro un’indigestione!) – preferisco fermarmi qui.

    Ora, se i Comunisti italiani non volessero o non avessero intenzione o voglia di riconoscersi nei suddetti temi ed argomenti, potrebbero sempre farli propri o “inventarli ad hoc” oggi, rivendicandoli come vere e proprie innovazioni e conquiste dei loro partiti.

    Va da sé che, se preferiranno, invece, continuare ad ignorarli, non sarà colpa nostra se saremo obbligati a considerarli, come per il passato, dei semplici alleati oggettivi del capitale che, ufficialmente, affermano di volere combattere.

    In attesa, dunque, che i Fratelli con la bandiera rossa decidano di svecchiare la loro propaganda e di mettersi al passo con la Storia o – almeno… – con il buonsenso, non ci resta, per il momento, che continuare a sollecitarli, nella loro intelligenza, affinché facciano proprie le considerazioni che furono espresse, a suo tempo, a loro indirizzo, dal filosofo Giovanni Gentile: «Chi parla oggi di comunismo, in Italia, è un Corporativista impaziente delle more necessarie dello sviluppo di una idea che è la correzione tempestiva dell’utopia comunista e l’affermazione più logica e perciò più vera di quello che si può attendere dal Comunismo»(“Discorso agli Italiani”, Campidoglio, Roma, 24 Giugno 1943).
    Alberto B. Mariantoni

  2. #2
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    Ah beh, siamo pronti per un alleanza

  3. #3
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    In realtà, la lettera di Togliatti titolava "Fratelli in camicia nera". Rivolgersi al nemico tradizionale con il termine "fratelli" è sinonimo di debolezza.

  4. #4
    Crocutale
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    Si, ma perchè dobbiamo sempre ragionare come se fossimo una chiesa che deve convertire gli altri? E' un atteggiamento settario da ghetto.

  5. #5
    TERZO FASCISMO
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    Si, ma perchè dobbiamo sempre ragionare come se fossimo una chiesa che deve convertire gli altri? E' un atteggiamento settario da ghetto.

  6. #6
    Confederato
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    Si, ma perchè dobbiamo sempre ragionare come se fossimo una chiesa che deve convertire gli altri? E' un atteggiamento settario da ghetto.

    da ghetto negro, sottolineerei

  7. #7
    Anarchico
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    Si, ma perchè dobbiamo sempre ragionare come se fossimo una chiesa che deve convertire gli altri? E' un atteggiamento settario da ghetto.
    e bravo perseo.

  8. #8
    Crocutale
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    Citazione Originariamente Scritto da Kranzler Visualizza Messaggio
    da ghetto negro, sottolineerei
    ghetto blasta yo - brotha yo - da street preacha z'here for ya - gonna pumpin' da niggaword - uvva world - hail da lord.

  9. #9
    Civilization
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  10. #10
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    il vate dell'enclave maghrebina non poteva che avere come primo obiettivo quello di elemosinare attenzione presso le zecche.

 

 
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