Una morale atea?![]()
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Enna - resistenzalaica@gmail.com sabato 28 giugno 2008 Il saggio di Andrè Comte-Sportville Lo spirito dell'ateismo sollecita riflessioni sui modi ed i perché di una spiritualità senza Dio.
Premesso che Dio è l'idea di qualcosa di trascendente e le religioni sono ben altro: un modo per esercitare potere, organizzare la società da parte di chi il potere esercita, a fine di conservazione del potere che esercita e che le regole da queste promulgate sono dette morale, la domanda è: esiste una morale atea? o cosa spinge un ateo ad essere morale?
Comte si dice in disaccordo con il personaggio di Dimitri Karamazov quando esclama che se Dio non c'è allora tutto è permesso, invocando Kant, per il quale la morale o è autonoma o non è morale.
L’imperativo categorico kantiano, così espresso, sembra qualcosa di avulso dall’uomo e dalla evoluzione della sua società, una morale proveniente aliunde, che, anche se naturale, sembra prescindere dalla sua volontà.
Una concezione così è il risultato della trappola in cui si cade quando si accetta un piano di discussione che non è il proprio, ma quello dell’altro, che da religioso impone nella discussione la propria impostazione e la propria definizione dei termini.
In realtà un ateo non dovrebbe parlare di morale ma di regole di convivenza sociale, che di queste c’è bisogno, salvo a porsi fuori della convivenza sociale ed essere distrutto dal resto della società che gli è maggioranza e quindi più forte.
Accettare le regole, è la sua intelligenza che lo convince, alla lunga gli conviene così come un ricco, se non è stupido, sarà favorevole ad una forma di solidarietà sociale (sia pur essa caritativa) ad evitare turbamenti sociali che non gli consentano di godere in pace la sua ricchezza.
Le regole per lui sono mutabili secondo il grado di evoluzione della società in cui vive e dell’uomo che in essa si esplica ed hanno una scopo preciso: la più regolare possibile convivenza sociale.
Nulla di idealizzato, quindi, nulla di spirituale: semplicissime leggi!
Queste debbono tutelare tutti i cittadini, consentire loro di esplicarsi, senza danno sociale, liberamente secondo le loro convinzioni ed in libertà, col solo limite di non interferire con la libertà altrui.
Questo concetto è la base di uno stato laico che gli atei, ma non solo gli atei, propugnano e difendono perché loro naturalmente congeniale.
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