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Carlo Marcelletti

by A.L.

Aveva qualche anno di più, un “grande” per me. Frequentavamo l’Oratorio dei Salesiani, la Gioventù di azione cattolica, la scuola media degli Archi in via Marconi.
Capace, ambizioso, voleva primeggiare in tutto, nella scuola come nello sport. E ci riuscì nella professione: dopo avere lavorato al Lancisi, andò negli USA e in Olanda. Una volta tornato, all’Ospedale Bambin Gesù di Roma divenne il più bravo e famoso cardiochirurgo infantile italiano.
Poi tentò la strada della politica: sostenuto da Mario Segni, si candidò a Sindaco di Ancona nel 1993. Ma arrivò terzo: non gli giovò una certa aria sprezzante verso la politica locale; come se la carica gli fosse dovuta per i suoi meriti professionali e la sua notorietà. Ricordo una sera a cena: era fiducioso di vincere. Gli dissi di non sottovalutare Galeazzi. Che allora era un “uomo nuovo”; come Gramillano oggi.
Poi lo persi di vista. Lo risentii quando per un momento accarezzò l’idea di venire al Salesi. Invece andò a Palermo, dove qualche anno fa è stato travolto da una doppia inchiesta, su una storia di malversazioni e su una, più infamante, di messaggi erotici scambiati con una ragazzina.
Dicono che fosse sprofondato nella depressione. Gli pesava la lontananza dalla camera operatoria. Ma per lui di formazione profondamente cattolica, anche il senso di colpa doveva essere un peso. Una volta si sarebbe detto che è morto di crepacuore. Pietà.
Oggi, ricordiamolo come un anconetano che per la sua grande capacità professionale salvò la vita a molti bambini.