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    Predefinito israeliani nella strage osseta

    Trapela la notizia che l'aggressione agli Osseti è stata compiuta dai georgiani con la partecipazione attiva di un esercito privato israeliano rimpatriato in fretta appena si è saputo dell'intervento russo.
    Questa è la seconda volta che incontriamo eserciti israeliani seppur in veste di contractors in zone nevralgiche del pianeta dopo la Colombia (non so altro per l'america latina).
    Invito coloro che hanno maggiori informazioni a postarle.

  2. #2
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    GUERRA PRIVATA
    C'è anche Israele nella guerra del Caucaso
    Due agenzie gestite da ex generali dell'esercito israeliano hanno addestrato truppe georgiane
    Manlio Dinucci

    «Israele deve essere fiera dei suoi militari che hanno addestrato i soldati georgiani»: così il ministro georgiano della reintegrazione, Temur Yakobshvili, alla radio dell'esercito israeliano. Nel riportare questa dichiarazione, il giornale israeliano Haaretz (11 agosto) specifica che l'addestramento è stato fornito da «un gruppo privato israeliano assunto dalla Georgia». Lo stesso giornale, in un altro articolo, riporta la testimonianza di un veterano delle forze armate israeliane, un certo L., che ha partecipato all'addestramento dei soldati georgiani. Già ufficiale di una unità di élite, L. ha ricevuto un anno fa un'allettante proposta («anche in termini di denaro») da parte di quelli che erano stati i suoi comandanti. Lasciato l'esercito, è stato «assunto dalla Global Cst, di proprietà del generale Israel Ziv, e dalla Defense Shield di proprietà del generale Gal Hirsch». Si tratta di compagnie militari private, cui il governo israeliano commissiona particolari operazioni.
    La Global Cst opera non solo in Georgia, ma in diversi altri paesi tra cui la Colombia. Così anche la Defense Shield, creata dal generale Gal Hirsch che, dopo aver comandato le forze israeliane nell'attacco al Libano nel 2006, è stato criticato per l'inefficiente condotta della guerra e perciò si è dimesso dall'esercito. La sua esperienza non è però andata perduta: ha creato una propria compagnia militare, in cui ha assunto specialisti già al suo comando.
    L'esercito georgiano è stato dunque addestrato non solo dagli Stati uniti, soprattutto attraverso il «Georgia Train and Equip Program» (vedi il manifesto, 10 agosto), ma anche da Israele attraverso le compagnie militari «private». Secondo la testimonianza di L. riportata da Haaretz, gli istruttori israeliani hanno addestrato truppe georgiane «in basi situate in tutto il paese», sotto la supervisione di Israel Ziv e Gal Hirsch che assistevano alle esercitazioni.
    Da Israele, oltre che dagli Usa, sono state fornite alla Georgia armi per il valore di centinaia di milioni di dollari, tra cui aerei senza pilota di ultima generazione. Grazie all'aiuto israeliano, si è vantato il ministro Yakobshvili, «un piccolo gruppo di soldati georgiani è riuscito a sconfiggere una intera divisione russa». Meno ottimista il quadro fatto a Haaretz dall'istruttore L.: «Le basi militari in cui abbiamo addestrato i soldati sono perdute» in seguito all'offensiva russa. Prudentemente, centinaia di israeliani sono stato evacuati con un ponte aereo dalla Georgia.
    L'incauta dichiarazione del ministro Yakobshvili dimostra che il conflitto georgiano è più complesso di quanto appaia. Allo stesso tempo conferma il crescente ruolo svolto nelle guerre attuali dalle compagnie militari private. Il generale (ora a riposo) Gal Hirsch non dorme però sonni tranquilli: dopo quello in Libano si prospetta il fallimento anche dell'operazione in Georgia. Ma finché c'è guerra, c'è speranza.
    http://www.ilmanifesto.it/argomenti-...9ed6bbbf2.html

  3. #3
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    La guerra globale arriva in America Latina


    Decio Machado
    Diagonal

    L’operazione delle forze militari colombiane, che hanno ucciso circa 30 persone in un accampamento delle FARC in territorio ecuadoriano, ha provocato una crisi diplomatica dalle conseguenze imprevedibili.

    Le strette di mano e gli abbracci nell’inusuale vertice del Gruppo di Rio a Santo Domingo lo scorso 7 marzo ipotizzano un lieto fine che ha riempito di ottimismo e illusione in un futuro di pace le bocche di praticamente tutti i governi latinoamericani. Anche se sembra che sia stato detto tutto sull’incursione militare colombiana in territorio dell’Ecuador per eliminare un gruppo di guerriglieri delle FARC, sorgono sempre più interrogativi su questo caso e sul futuro della regione.

    Se è vero che le violente denunce del presidente dell’Ecuador Rafael Correa hanno obbligato Alvaro Uribe a pentirsi pubblicamente dei suoi peccati, dichiarando che non avrebbe più commesso azioni di questo tipo in territorio straniero, è anche vero che appaiono sempre più dati che rivelano una strategia di destabilizzazione della zona.


    Evoluzione geopolitica


    Se nel mese di aprile le elezioni in Paraguay daranno la vittoria, secondo i sondaggi, al candidato della coalizione progressista Fernando Lugo, rimarranno in America Latina solo due governi di tipo conservatore, cioè Peru e Colombia. L’analista peruviano Ignacio Velarde ha dichiarato a Diagonal: “I bassi indici di popolarità del governo di Alán García – solo il 28,2% dei peruviano approva il suo operato – e l’alto livello di movimento sociale esistente in Peru, fanno prevedere la possibilità che il presidente non arrivi a terminare il suo mandato, a tutto beneficio del suo oppositore di sinistra Ollanta Humala”. Con questo scenario, l’unico paese che rimarrebbe con un governo conservatore chiaramente alleato degli Stati Uniti e con segni di continuità sarebbe la Colombia. Per Ferdinando Feito, sociologo brasiliano del Centro Universitario Araraquara, “la Colombia sta assumendo in Sudamerica il ruolo che ha Israele in Medio Oriente. Politicamente isolato ed essendo la testa di ponte degli interessi nordamericani nella zona, esercita un ruolo ostruzionista verso l’integrazione latinoamericana e, a causa della sua enorme capacità militare, è un potenziale elemento di destabilizzazione della zona”.

    Capacità militare colombiana

    Secondo quanto denuncia il giornalista e analista politico uruguayano Raúl Zibechi, la capacità militare colombiana ha avuto una crescita incredibile negli ultimi anni. “Ad oggi, i tre rami delle forze armate colombiane contano su 270.000 effettivi a cui si sommano altri 142.000 delle forze di polizia. In totale più di 400.000 persone armate in 7 divisioni, con una forza di intervento rapido e un gruppo di forze speciali antiterrorismo. Solo nel 2007 l’esercito ha creato 52 nuove unità. Ha ricevuto donazioni di elicotteri Black Hawk dagli Stati Uniti, ha comprato 13 aerei caccia da Israele e 25 aerei da combattimento Super Tucano dal Brasile nel 2006”. La Colombia, in pochissimi anni e con un forte investimento nel materiale bellico con i fondi nordamericani del Plan Colombia, ha sviluppato una capacità militare paragonabile a quella del Brasile (quello con la maggiore capacità in Sudamerica) che ha 4 volte più popolazione e un territorio 7 volte più grande, ma con una differenza fondamentale: la Colombia può contare su truppe specializzate nel combattimento nella selva e un forte appoggio logistico nordamericano. In confronto al Venezuela, la capacità militare colombiana è di 6 volte maggiore, mentre verso l’Ecuador sale a 11 volte, secondo quanto ha pubblicato la rivista Military Power Review alla fine dello scorso anno.

    Addestramento e armi israeliane

    Varie voci, fra cui quella del presidente venezuelano Hugo Chávez, hanno denunciato in più occasioni la presenza di istruttori militari israeliani in territorio colombiano.

    All’inizio dello scorso febbraio è trapelata la notizia che la Colombia ha un contratto con Israele per l’acquisto di 24 aerei supersonici “rinnovati” del tipo “Leoncino” – Kfir in ebraico. Per tranquillizzare i paesi periferici, il ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos ha dichiarato: “Pensiamo ad un conflitto interno, non contro i nostri vicini”. Santos ha stipulato il contratto nella sua ultima visita a Tel Aviv, il cui motivo era “il rafforzamento dei rapporti fra Israele e Colombia”. Israele è diventato uno dei principali fornitori di armi e addestramento per l’esercito colombiano, secondo quanto hanno dichiarato alla stampa israeliana le fonti delle forze armate di quel paese, aggiungendo che i rapporti con la Colombia sono di “importanza strategica”. In fin dei conti “loro combattono le FARC come noi qui combattiamo Hamas”.

    Cosa è successo a Santo Domingo?

    In modo più o meno accertato, il lavoro diplomatico svolto nel vertice del Gruppo di Rio a Santo Domingo è riuscito a spezzare una catena di mutue aggressioni fra Colombia, Venezuela ed Ecuador, che avrebbero potuto scatenare un grave conflitto regionale auspicato dagli Stati Uniti. Sapendo molto bene che gli impegni assunti da Uribe durano un giorno (pan para hoy y hambre para mañana), il Brasile costruirà nuove installazioni militari e creerà una base per il controllo aereo alla frontiera con la Colombia; inoltre mobiliterà nuove unità militari nella regione di Acre limitrofa con la Bolivia, per far fronte ad una eventuale recrudescenza della crisi politica in questo paese. Il generale della riserva Joao Amarelo ha dichiarato a Diagonal: “il Brasile, fino ad oggi la puù grande potenza militare latinoamericana, si prepara a blindarsi contro possibili azioni di destabilizzazione avallate dagli Stati Uniti nella zona”.

    Quanti paesi hanno partecipato all’Operazione Fénix?

    Restano ancora molti dubbi su cosa sia accaduto nella cosiddetta “Operazione Fénix” all’alba dello scorso 1 marzo nell’accampamento clandestino delle FARC in territorio ecuadoriano.

    Da una parte l’intervento colombiano in Ecuador ha molti punti in comune con le tecniche usate dagli israeliani nei territori ai loro confini: alta precisione militare, un alto grado di sviluppo tecnologico militare e una brutalità smisurata, in questo caso senza precedenti nel territorio dell’Ecuador, considerato in tutto il continente un paese pacifico.

    Bisogna considerare che sono state lanciate 10 bombe da 226 Kg e che sono cadute in un raggio di 600 metri, tutte all’interno dell’accampamento quando era impossibile distinguerlo dall’alto, a causa della fitta vegetazione della zona. Senza dubbio si sono usati sensori per captare il calore umano, oltre a una tecnica molto avanzata di spionaggio.

    E’ anche importante sottolineare che il massacro è stato compiuto con un sangue freddo impressionante e realizzato da forze speciali. Dopo i bombardamenti si è aspettato un’ora prima di effettuare una nuova incursione, stavolta con elicotteri Black Hawk, allo scopo di sterminare i guerriglieri ancora vivi che tentavano di soccorrere i compagni feriti nel bombardamento.

    Le perizie legali e balistiche realizzate dalle autorità ecuadoriane hanno dimostrato che diversi guerriglieri sono stati assassinati con colpi a bruciapelo in diverse ore della mattinata, da parte dei commandos discesi dagli elicotteri.

    A causa delle diverse ore della morte dei guerriglieri riportate dalla perizia, l’operazione militare sarebbe durata fino alla tarda mattinata e si può pensare che vi siano state anche torture oltre alle già citate esecuzioni. Un altro dubbio ancora da risolvere: oggi come oggi, l’aviazione colombiana non ha la capacità di caricare bombe “intelligenti” da 500 libbre (250 Kg), il che fa supporre all’intervento di aerei appartenenti con tutta probabilità agli Stati Uniti e provenienti da qualche base del Comando Sud.

    La crisi vista dalla Colombia
    JOSE DAVID CARRACEDO (BOGOTÁ)


    Il 1 marzo la Colombia si è svegliata con la notizia della morte di Raúl Reyes, con molte ambiguità circa il luogo dove era avvenuta l’operazione militare.Un dato poco rilevante per un’opinione pubblica stanca della guerra e in cerca di notizie che vadano verso una soluzione del conflitto. Un’opinione pubblica urbana in cui la legittimazione politica delle FARC ha perso via via alleati negli ultimi 15 anni nei partiti e nelle università e che ora è in pratica inesistente.

    La reazione di protesta di Ecuador e Venezuela è passata dalla sorpresa all’indignazione di fronte alle “prove” della cooperazione di quest’ultimo governo con le FARC. In un clima esultante di patriottismo e bellicismo, nei media si sosteneva che la Colombia aveva agito in conformità alle leggi internazionali. Piuttosto erano Venezuela ed Ecuador a rischiare possibili sanzioni diplomatiche. Mostrando il governo colombiano come vittima, nel Senato si chiedeva la guerra e si denunciava la corsa agli armamenti dei paesi vicini. Vargas Lleras, leader “uribista”, ha affermato: “Il problema è che la Colombia non è in grado di opporsi a questa potenza bellica”, dimenticandosi che le spese militari colombiane sono il doppio di quelle del Venezuela. In questo clima, centinaia di migliaia di persone hanno marciato giovedì 6 marzo in Colombia contro la violenza paramilitare e i crimini di stato. Una mobilitazione storica che, anche se inferiore a quella del 4 febbraio contro le FARC, ha sorpreso sia per il numero di partecipanti che delle città e regioni in cui si è svolta. Anche se i mezzi di comunicazione non l’hanno promossa e appoggiata come con la precedente, non l’hanno ignorata come molte altre volte, ma hanno tentato di presentarla come una seconda parte, una marcia “contro la guerra e tutte le vittime del conflitto”.


    http://www.itanica.org/modules.php?n...rticle&sid=526

  4. #4
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    Pubblicato in due riprese su LA JORNADA del 12 e del 19 Marzo Dopo il “fuoco incrociato” che nel luglio passato pose fine alla vita di 11 deputati prigionieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), il comandante Raúl Reyes avvertì in una intervista con TeleSur (venezuelana) che mercenari americani, inglesi ed israeliani stavano perlustrando le foreste amazzoniche con il proponimento di “mettere in congedo” alcuni dirigenti di questa organizzazione.Profezia autoavverata. Il primo marzo, il portavoce e negoziatore delle FARC fu assassinato dall’ esercito mentre pernottava con altri guerriglieri in un’ accampamento sito in Sucumbíos, provincia dell’ Ecuador confinante con la Colombia. L’operazione di controguerriglia richiamò l’ attenzione degli esperti militari.
    Come previsto, Washington ha giustificato e difeso l’ operazione militare ordinata dal presidente Álvaro Uribe, suo fedele e unico alleato in América del Sud. Con tutto ciò, e per caso in modo non troppo discreto, tra quanti manifestarono un grande compiacimento, vi fu il generale Israel Ziv, ex comandante del reggimento di Gaza, ed uomo di più alto rango, tra gli ufficiali israeliani che svolgono compiti collegati con l’ addestramento del personale del governo colombiano.
    I vincoli militari tra Israele e Colombia datano dal primo quinquennio del 1980, quando un contingente di soldati del Batallón Colombia “… uno dei peggiori violatori di diritti umani nell’ emisfero occidentale furono addestrati nel deserto del Sinai da alcuni dei peggiori violatori di diritti umani nel Medio Oriente” , secondo il ricercatore statunitense Jeremy Bigwood.
    Esperto nell’ uso della “Legge per la Libertà dell’ Informazione” che rende accessibili documenti censurati dal governo USA, Bigwood osserva che l’ addestramento dei giovani paras colombiani non poteva essere avvenuto senza il consenso esplicito delle più alte autorità delle forze di difesa di Israele.
    Il caso volle che in quegli anni i latifondisti e gli allevatori della región caraibica dell’ Urabá e del Magdalena Medio (Uribe tra loro) non fossero proprio d’accordo con la “inattività” dell’ esercito (leggasi: “rispetto dello stato di diritto”) nella lotta contro i guerriglieri delle FARC e dell’ Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). In conseguenza di ciò, nel 1983, un gruppo di giovani “idealisti” della stessa classe sociale si recò in Israele, e non esattamente per studiare il “socialismo agrario” del popolo eletto.
    Carlos Castaño, appartenente ad una famiglia di proprietari terrieri, aveva allora 18 anni. Sedici mesi dopo, colmo di “fervore patriottico”, tornó in Colombia e tentò di applicare meticolosamente quanto appreso nel corso 562 impartito dall’ Esercito di Difesa (sic) di Israele. Prestò servizio nel Batallón Bombona però, deluso, arrivò alla conclusione che l’ esercito non ammazzava “sul serio”.
    Insieme a suo fratello maggiore (Fidel), Carlos organizzó lo squadrone della morte Los Tangueros, nome preso da quello di un suo rancho: “Las Tangas”. Nel libro Mi Confesion dichiara: “Di fatto, il concetto di ‘autodifesa’ in armi lo ho mutuato dagli israeliani”. Concetto che rapidamente si annacquò man mano che i gruppi paramilitari delle varie regioni legavano i propri interessi a quelli delle mafie politiche del narcotraffico. Cosa questa che metteva in agitazione gli uomini dell’ agenzia antidroga USA (DEA, dalla sua sigla in inglese).
    Grande boom editoriale, la testimonianza di Castaño (serie di di interviste realizzate dal giornalista spagnolo Mauricio Aranguren Molina) parla diffusamente delle caratteristiche che usualmente distinguono il “militare” dal “paramilitare”. In Mi Confesión si chiarisce che, in teoria, un esercito instituzionale si adegua al “monopolio della violenza” che gli delega lo Stato. Invece, i paramilitari ammazzano con l’ appoggio della “mano invisibile” del mercato, che sorvola le restrizioni legali dello stato borghese.
    L’esistenza dei “paramilitari” offre alcuni vantaggi: permette, ad esempio, che funzionari, politici, intellettuali, mezzi di comunicazione, ed “analisti seri” si straccino le vesti parlando di “opposti estremismi”. Ma nella propria testimonianza, Castaño sottolinea le relazioni che ebbe modo di coltivare durante il corso 562 con il colonello dell’ Esercito Alfonso Martínez Poveda e “con altri uomini del Batallón Colombia”.
    Questo serial killer non lesina commenti su “la fermezza del sionismo… che sempre è stato in grado di difendersi, invadere e conquistare territori… Da là arrivai convinto del fatto che sia possibile distruggere la guerriglia in Colombia”. Castaño è morto nel 2004, e la storia recente lo ricorda per quello che è stato: uno dei paramilitari più sanguinari della Colombia.
    Senza dubbio, Castaño non è il solo che sia stato addestrato in Israele, anche Salvatore Mancuso, altro “leader storico” delle Autodifese Unite della Colombia (AUC, 1997), attualmente in carcere. A metà degli anni 90, Mancuso organizzó i paramilitari delle Cooperative Convivere, finanziate da Álvaro Uribe Vélez, allora governatore del departimento di Antioquia.
    In una intervista con la corrispondente Margarita Martínez della agenzia di notizie Associated Press (13/2/02), il capo paramilitare si vantò di “… non giustiziare più di tre persone nello stesso momento”. Attualmente Mancuso sta scontando una condanna in carcere, dove dispone di una página web per spiegare al mondo in che cosa consista la “democrazia occidentale”.
    La compagnia di “sicurezza” Hod He’ hanitin (Sperhead Ltd.), diretta dal colonnello della riserva israeliano Yair Klein, iniziò l’addestramento di paramilitari a Puerto Boyacá, dopo l’ accordo di “cessate il fuoco”, firmato nel Maggio del 1984 dal presidente Belisario Betancur (conservatore, 1982-86), e dalla segreteria delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC).
    In quel periodo di vittorie della destra mondiale, gli agricoltori e gli allevatori di bestiame associati del Magdalena Medio (ACDEGAM) non erano per niente interessati alla pacificazione. E fu così che al cartello di benvenuto della piccola città fluviale venne aggiunto “….terra di pace, di progresso e capitale antisovversiva della Colombia “
    ACDEGAM comprava le armi fabbricate dalle Industrie Militari (Indumil), ed ufficiali dell’ Esercito, come il tenente colonnello Luis Bohórquez (Brigata 14, Batallón Bárbula), le consegnavano ai paramilitari. Tutto legale, tutto a posto.
    Il modello paramilitare di Klein ” ebbe successo”. In aggiunta agli allucinanti massacri di umili popolani delle città e delle campagne furono assassinati anche quattro candidati alla presidenza . Entusiasmato dai risultati (“contrattista” privato in fin dei conti), Klein filmó l’ addestramento dei propri “cani” con scopi pubblicitari. La diffusione del film da parte della catena televisiva statunitenseABC News fece scoppiare uno scandalo di portata mondiale. Insieme ai professori israeliani, la pellicola metteva in mostra anche noti mercenari australiani e britannici dello Special Air Service (SAS).
    Il Dipartimento Amministrativo per la Sicurezza (DAS, polizia política) si vide obbligato a rivelare i nomi e le matricole dei passaporti con le date di ingresso e di uscita dal paese dei mercenari. Perfino John Mayor, Ministro degli Esteri della Gran Bretagna, manifestó la propria condanna. Per miracolo, il generale Miguel Maza Márquez, capo del DAS, uscì vivo da un attentato con la dinamite. Ma vi era anche un altro problema. Dal momento che i ragazzi di Klein se la facevano anche con i capi della droga (Gonzalo Rodríguez Gacha, Fabio Ochoa, Pablo Escobar ed altri), il modello paramilitare era diventato qualcosa di poco chiaro: i sicari ammazzavano e sequestravano indistintamente ufficiali dell’ esercito e della polizia; politici di sinistra, destra, guerriglieri ed agenti antidroga di Washington.
    Caos operativo che andava ad urtare con la crescente importanza delle relazioni economiche colombo-israeliane, come l’ acquisto di 14 aerei da guerra Kfir, nell’ aprile del 1988. Allora, il governo israeliano decise, a modo proprio, di mettere un freno ai propri “cani”. Nel febbraio del 1989, una “inchiesta speciale” del giornale Yediot Ahronot di Tel Aviv raccontava della “possibile partecipazione” di israeliani nel commercio delle droghe.
    Il gruppo di Klein fece le valigie. Senza dubbio, però i “contrattisti” proseguirono le proprie operazioni nel paese sudamericano . Un caso clamoroso nel 2001 è stata la triangolazione per vendere 3000 fucili AK-47 e 2500000 di proiettili. Affare messo a punto in Guatemala da Oris Zoller, direttore dell’ società GIRSA, filiale locale dell’ industria israeliana dgli armamenti.
    Si disse che la polizia del Nicaragua aveva comperato le armi. Anche l’ ex presidente della Colombia, César Gaviria, segretario della OEA, accuso i nicaraguensi in una nota informativa. Wes Carrington, portavoce del Dipartimento di Stato, fu ancor più fantasioso. Dichiarò che i fucili automatici erano destinati a “collezionisti di armi negli USA” (sic).
    Finalmente, l’ agile trafficante israeliano Simon Yelinek, residente a Panamá, fece in modo che il carico mortale arrivasse nelle mani dei clienti: le Autodifese Unite della Colombia. Neppure Leonardo Di Caprio in Diamanti di Sangue avrebbe fatto di meglio.
    Ed eccoci qui. La presenza ufficiale di Israel Ziv in Colombia, generale della riserva dell’ Esercito di Difesa (sic) di Israele, rappresenta un “salto di qualità” nei progetti di guerra subregionali di Uribe e del suo ministro della Difesa, Juan Manuel Santos.
    Assunto por la modica somma di 10 milioni di dollari, Ziv promette di lasciarsi alle spalle il modus operandi di personaggi minori come Klein, e avrebbe ben potuto collaborare nella messa a punto dell’ attacco contro le FARC in territorio ecuadoriano. La sua carriera lo tradisce: nell’ ottobre del 2002, alla testa della Brigata Givati, Ziv ha invaso il campo profughi di Al Amal (Gaza). I reparti di fanteria, corazzati e mezzi blindati causarono un massacro nel quale morirono vecchi, donne, invalidi, bambini e neonati.
    Il generale Ziv figura nella lista di Counterterrorism International ed è membro della Task Force on Future Terrorism (FOTFF), creata nel giugno del 2006 dall’ Ufficio per la Sicurezza della Patria di …… Israele ? No, degli Stati Uniti.
    Il FOTFF è messo agli ordini del segretario Michael Chertoff e di Lee Hamilton, direttore dell’ ultraconservatore Woodrow Wilson Center, nido di accademici, psicologi, imprenditori ed esperti di “intelligence”.
    In Colombia, la base operativa di Ziv resta Tolemaida, dipartimento di Cundinamarca. La sua influenza è al livello più alto. Il viceministro della Difesa, Sergio Jaramillo, ha definito “preziosa” l’ asistenza israeliana. “Sono come psicoanalisti : ci offrono spunti di riflessione su temi ai quali non avevamo pensato”. Chi sa quali saranno?
    http://www.gennarocarotenuto.it/2099...se-steinsleger

  5. #5
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    Israele in Colombia
    Dopo il “fuoco incrociato” che nel luglio scorso è costato la vita agli 11 deputati prigionieri delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC), il comandante Raúl Reyes aveva avvertito in un’intervista con Telesur che mercenari statunitensi, inglesi e israeliani gironzolavano per le foreste amazzoniche con il proposito di “far fuori” qualche capo di questa organizzazione.

    Profezia avveratasi sulla sua pelle. Il primo marzo il portavoce e negoziatore delle FARC è stato assassinato dall’esercito mentre pernottava con altri guerriglieri in un accampamento allestito nel Sucumbíos, provincia dell’Ecuador confinante con la Colombia. L’operazione antiguerriglia ha destato l’attenzione degli esperti militari.

    Prevedibilmente, Washington ha giustificato e difeso l’operazione militare ordinata dal presidente Álvaro Uribe, il suo fedele e unico alleato in America del Sud. Ma in modo non tanto invisibile un altro che se n’è rallegrato è stato il generale Israel Ziv, ex comandante di reggimento a Gaza, e l’ufficiale israeliano di più alto rango tra quelli che svolgono funzioni correlate all’addestramento di personale per il governo colombiano.

    I rapporti militari tra Israele e Colombia iniziano nella prima metà degli anni ‘80, quando un contingente di soldati del Batallón Colombia, “uno tra i peggiori violatori dei diritti umani nell’emisfero occidentale, fu addestrato nel deserto del Sinai da alcuni tra i peggiori violatori dei diritti umani in Medio Oriente”, secondo il ricercatore statunitense Jeremy Bigwood.

    Esperto nell’utilizzo della legge sulla Libertà d’Informazione per accedere a documenti censurati dal governo degli Stati Uniti, Bigwood osserva che l’addestramento dei giovani paras colombiani non avrebbe potuto essere realizzato senza il permesso esplicito delle più alte autorità delle forze di difesa di Israele.

    Il fatto è che in quegli anni i latifondisti e allevatori della regione caraibica dell’Urabá e del Magdalena Medio (tra loro Uribe) non erano d’accordo con l’“inattività” dell’esercito (leggasi: “Stato di diritto”) nella loro lotta contro i guerriglieri delle FARC e dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). Per questo, nel 1983, un gruppo di giovani “idealisti” della loro stessa classe sociale si recò in Israele, e non proprio per studiare il “socialismo agrario” del popolo eletto.

    Di famiglia possidente, Carlos Castaño aveva allora 18 anni. Sedici mesi dopo, pieno di “fervore patriottico”, ritornò in Colombia e cercò di applicare alla lettera quanto aveva appreso nel corso 562 impartito dall’Esercito di Difesa (sic) di Israele. Ispezionò il Batallón Bombona ma, deluso, concluse che l’esercito non uccideva “seriamente”.

    Insieme al fratello maggiore (Fidel), Carlos organizzò lo squadrone della morte Los Tangueros, nome tratto dal suo rancho Las Tangas. In La mia confessione dichiara: “In realtà il concetto di ‘autodifesa’ armata l’ho copiato dagli israeliani”. Concetto che in breve tempo cominciò a funzionare da cortina fumogena sul fatto che i gruppi paras delle diverse regioni del Paese intrecciavano i loro interessi con quelli delle mafie politiche del narcotraffico. E la cosa inquietava gli agenti dell’agenzia antidroga degli Stati Uniti (DEA la sua sigla in inglese).

    Grande boom editoriale, la testimonianza di Castaño (serie di interviste realizzate dal giornalista spagnolo Mauricio Aranguren Molina) si dilunga sulle caratteristiche che di solito distinguono il “militare” dal “paramilitare”. Ne La mia confessione emerge chiaramente che, in teoria, un esercito istituzionale si conforma al “monopolio della violenza” che gli conferisce lo Stato. Invece i paramilitari uccidono con il sostegno della “mano invisibile” del mercato, che supera le restrizioni legali dello Stato borghese.

    La modalità “paramilitare” comporta alcuni vantaggi: permette, per esempio, che funzionari, politici, intellettuali, mezzi di comunicazione e “analisti seri” si straccino le vesti parlando degli “estremismi di entrambe le parti”. Ma nella sua testimonianza, Castaño mette in evidenza le relazioni che ha intrattenuto nel corso 562 con il colonnello dell’Esercito Alfonso Martínez Poveda e “altri uomini del Batallón Colombia”.

    Il serial killer fa commenti in abbondanza a proposito della “fermezza del sionismo… che ha sempre agito in funzione della propria difesa, invadendo e conquistando territorio… Per questo mi convinsi che è possibile sconfiggere la guerriglia in Colombia”. Castaño è morto nel 2004, e la storia recente lo ricorda come fu: uno dei paramilitari più sanguinari della Colombia.

    D’altra parte non solo Castaño fu addestrato in Israele, ma anche Salvatore Mancuso, altro “leader storico” delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC, 1997), attualmente in carcere. Alla metà degli anni ‘90, Mancuso organizzò i paramilitari delle Cooperative Convivir, finanziate da Álvaro Uribe Vélez, allora governatore del dipartimento di Antioquia.

    In un’intervista con la corrispondente dell’ agenzia Associated Press Margarita Martínez (13/2/02), il capo paramilitare si vantò di “… non giustiziare più di tre persone contemporaneamente”. Attualmente Mancuso sconta una condanna in un carcere, dove dispone di una pagina web per spiegare al mondo in cosa consiste la “democrazia occidentale”.
    José Steinsleger

    La Jornada
    http://www.senzasoste.it/le-nostre-t...-colombia.html

  6. #6
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    Solo Riotta e i suoi seguaci ignorano ciò.

  7. #7
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    Predefinito grazie!!

    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio

    per la documentazione che posterò in altri forum al servizio della verità

  8. #8
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    Predefinito trapela la verità sul Tibet


    ----- e di sinistra siciliani



    lettera agli amici



    le riforme di berlusconi faranno dell'Italia una Repubblica presidenziale proprietà della borghesia settentrionale che avrà rotto ogni patto sociale con gli italiani a cominciare dalla legge Biagi.


    Cari compagni,

    dobbiamo continuare a far monopolizzare l'idea dell'autonomia alla destra di Lombardo ed altri?
    Credo che le cose evolvano verso il federalismo fiscale
    anche se il centro-destra non sembra molto ansioso di farlo subito.Il federalismo fiscale potrebbe essere la leva con la quale ricostruire lo Stato delle Due Sicilie a suo tempo devastato dai piemontesi e dal Nord con una occupazione militare durata decenni e il massacro di circa settecentomila persone alla quale fece seguito una emigrazione di milioni di disperati. Il Regno dei Borboni era la terza potenza industriale d'Europa, aveva la seconda flotta navale del mondo, c irca un milione e seicentomila metalmeccanici (quanti ne occupa adesso tutta l'Italia), un sistema pensionistico che non aveva eguali etc.
    Non aveva disoccupazione!!!
    La ricostituzione dello Stato delle due Sicilie (naturalmente in forma repubblicana) ci libererebbe della presenza del Vaticano, dei patti lateranensi, e sopratutto toglierebbe l'alibi alla borghesia industriale del Nord di dover mantenere la zavorra del Sud!!! Un'alibi oggi esteso agli immigrati che, invece, come i meridionali, forniscono l'energia per andare avanti!
    Si può essere di sinistra, socialisti e separatisti? Si, si può!! Dobbiamo avere il coraggio della rivoluzione! Non dobbiamo lasciare nelle mani di Lombardo che intrallazza con Berlusconi la bandiera dell'autonomia del Sud!
    Apriamo un dibattito, discutiamone!
    Non dobbiamo aspettarci niente di buono dai partiti nazionali che ci hanno financo privati del voto. Arrivano momenti in cui è necessario tagliare con l'accetta....
    Il socialismo può vivere benissimo in forma nuova e federalista. Tutti i leaders nazionali di tutti i partiti della sinistra e le loro ideologie clonoliberiste sono falliti.
    Possiamo darci un programma di giustizia sociale e di welfare partendo dal ripudio della legiferazione nazionale a cominciare dalla legge Biagi che fa incanutire da precari diverse generazioni di uomini e donne senza speranza.
    Pietro Ancona

  9. #9
    email non funzionante
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    Trapela la notizia che l'aggressione agli Osseti è stata compiuta dai georgiani con la partecipazione attiva di un esercito privato israeliano rimpatriato in fretta appena si è saputo dell'intervento russo.
    Questa è la seconda volta che incontriamo eserciti israeliani seppur in veste di contractors in zone nevralgiche del pianeta dopo la Colombia (non so altro per l'america latina).
    Invito coloro che hanno maggiori informazioni a postarle.
    posso chiederti gentilmente :MA CHE CAVOLO RACCONTI?
    1 - NON è STATA UN STRAGE, COME ORMAI DOCUMENTATO, sia dai russi che ossezia. oltre che a fonti indipendenti sul posto.
    2 - come fa ad essere compiuta da un esercito privato israeliano, se se ne sono andati prima?
    l'addestramento dell'esercito è un lavoro come un altro. Logicamente, gli specialismi (in ogni campo) provocano l'interesse di chi non ne dispone.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da arba2 Visualizza Messaggio
    posso chiederti gentilmente :MA CHE CAVOLO RACCONTI?
    1 - NON è STATA UN STRAGE, COME ORMAI DOCUMENTATO, sia dai russi che ossezia. oltre che a fonti indipendenti sul posto.
    2 - come fa ad essere compiuta da un esercito privato israeliano, se se ne sono andati prima?
    l'addestramento dell'esercito è un lavoro come un altro. Logicamente, gli specialismi (in ogni campo) provocano l'interesse di chi non ne dispone.
    i malefici ebrei georgiani... il complotto sionista... gli Usraeliani... i prtocolli dei savi di sion...

    Dai non c'è un motivo preciso ...trovati una motivazione tra queste o tra le altre idee bislacche di chi odia israele...

    ...l'importante è odiare, odiare qualcuno ti fa andare avanti...

 

 
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