
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
La stagione delle riforme
Sempre più difficile riprendere il dialogo tra governo e opposizione
Anche solo dando un'occhiata a quanto è successo in Aula a Montecitorio lunedì pomeriggio, appare piuttosto difficile che quella attuale possa assumere le caratteristiche di una legislatura costituente, come pure alcuni auspicavano. In fondo l'unico che sostiene la necessità di un percorso condiviso sulle riforme fra maggioranza e opposizione - a parte il Capo dello Stato - è Umberto Bossi, tornato nuovamente pietra dello scandalo. Ed è vero che Bossi ha saputo dimostrare capacità di buon senso in momenti molto delicati, ma è altrettanto vero che il leader leghista si lascia spesso e volentieri andare ad espressioni che poco convengono ad un ministro della Repubblica.
E sarebbe anche ora che l'opposizione si decidesse. Ossia, se preferisce cercare un alleato in Bossi per mettere in difficoltà Berlusconi (vedi le serenate rivolte alla Lega da D'Alema e da Veltroni, almeno fino all'episodio del gestaccio sull'inno nazionale) oppure se amano di più dargli addosso per mettere in difficoltà il governo. Da quel che sembrerebbe, avvengono entrambe le cose, a giorni alterni. In questa maniera è però difficile trovare intese perché anche le più accreditate – per la verità parrebbero comunque tutte piuttosto labili - verrebbero travolte ogni volta da una nuova polemica. Bossi lo sa bene: e quindi, dopo che si è espresso come si è espresso, smorza i toni e minimizza l'accaduto. Ad esempio si è subito preoccupato di dire che la sua polemica con Mameli era di gusto. Egli preferisce la canzone del Piave. Allo stesso modo c'è stato un equivoco dovuto all'uso del termine schiavitù nel testo dell'Inno. Benissimo: nessuno vuole essere schiavo di nessuno, e il genovese Mameli era il primo a battersi e morire per la libertà.
Il federalismo per Bossi è questa prospettiva di libertà e non la intende certo gettare all'aria per qualche gestaccio dettato dalla sua esuberanza. E noi, che siamo sempre stati comprensivi, questa volta ci sentiamo in dovere di domandarci se la situazione non sia più grave di quanto sembri, se il rischio secessionista sia stato assorbito. O se invece il federalismo possa rivelarsi un volano per la secessione, data la debolezza in cui appaiono molte Regioni d'Italia, che potrebbe aggravarsi proprio grazie al federalismo fiscale. Pur convinti che l'istanza federale rappresenti uno stimolo e comporti una sfida per molte aree del paese, non vorremmo che – cinicamente - qualcuno abbia proprio scommesso sulla sfida persa e si prepari poi a gestirne le conseguenze.
Sentiamo anche il dovere di mettere le mani avanti, perché il clima che si respira nel paese e nel Palazzo, fra insulti e intemperanze, è grave. In fondo c'è stata una sola cosa positiva, considerando anche una situazione economica quale quella che il ministro Tremonti ha presentato alla Camera: e cioè l'essere riusciti a ripulire Napoli dai rifiuti. Esattamente come il premier aveva assicurato, è stato fatto: due mesi per rimediare agli errori di 15 anni. Eppure di tale formidabile risultato nemmeno i cittadini napoletani sembrano più dare conto, e anche questo preoccupa.
Roma, 22 luglio 2008
tratto da
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