
Originariamente Scritto da
Palvesario
Uno dei problemi che il Partito, a mio avviso, ha, è quella di prediligere spesse volte l'azione mediatico/comunicativa come forma politica di base.
Per azioni mediatico/comunicative intendo quelle operazioni che hanno come unico scopo l'esposizione (spesso in forma spettacolarizzata) di un problema.
Di solito queste azioni sono preannunciate ai media per ottenere maggiore visibilità. Esempi sono le numerose azioni spettacolari che hanno contraddistinto in passato il movimento della disobbedienza.
A mio avviso sono un problema perché portano avanti delle tematiche che si sono completamente ridimensionate nella società attuale e invece tralasciano altre dimensioni politiche che ora sono estremamente attuali.
Il difetto della spettacolarizzazione di un problema consiste nella spettacolarizzazione stessa. Infatti in una società dove tutto è spettacolarizzato, estremizzato e portato alla pura dimensione emotiva e superficiale (tutto sta diventando a misura di clip/trailer, il vero successo della generazione "YouTube"), un evento tra i tanti si disperde in un mare informativo dello stesso formato esteriore. Il contenuto si svuota nel momento che l'azione diviene il solo elemento fondante in un mondo dove l'attenzione è continuamente distratta da nuovi stimoli.
Siamo nella pura civiltà mediatico/comunicativa: chiunque può dire la stronzata più atroce semplicemente aprendo un blog. Diviene difficile oggi non reperire le informazioni, bensì filtrarle. Ovviamente questa capacità non è alla portata di tutti, quindi una buona azione mediatica si incanala nell'enorme flusso delle Ansa, RSS, post sui vari forum per essere espulsa dalla memoria collettiva in pochi giorni.
La spettacolarizzione diviene un processo che non si aggancia a nessun bisogno reale anche se da un bisogno reale potrebbe essere attinto in origine. Ad esempio, occupare per un giorno una casa mettendo lo striscione sui balconi di essa parte da una necessità reale, ma diviene spettacolo che non produce risultati apprezzabili in termini politici (anche perché chi sente quelle nocessità lo sa già senza uno striscione, chi non la avverte il giorno dopo continuerà a non fare nulla senza un progetto/comitato popolare dietro).
Perché il Partito dunque assume questa forma come forma quasi "preferenziale"?
Proviamo a fare una piccola e parziale analisi.
Diciamo innanzitutto che non tutto il Partito costruisce le sue pratiche in questa forma che è ben più appannaggio dei GC. Secondo me questo è dovuto alla natura di classe dei GC stessi.
Essendo l'estrazione dei GC tendenzialmente universitaria, riflettendo la propria appartenenza produttiva, essi tendono a costruire la propria progettualità riflettendo quelle che sono le caratteristiche dell'università.
Nel nostro caso è la necessità di presentarsi come una formazione politica della "parola". Cosa intendo per formazione politica della parola? Intendo che la forma priviliegiata di trasmissione del pensiero politico avviene attraverso l'uso della comunicazione, della retorica, nell'accezione greca del termine. Come nella forma gentiliana del processo educativo si ha un mentore che possiede lo "spirito" da fare fluire ai propri studenti, così la concezione della politica avviene su basi moralistiche e non politiche. Non bisogni reali, ma l'illuminazione attraverso il ragionamento.
In una società anch'essa basata sulla comunicazione, è necessario poi operarne in forma amplificata accompagnando al concetto, all'idea-forza, un contenitore spettacolare in grado da attirare l'attenzione collettiva.
Siamo così passati dalla critica alla società spettacolo dei situazionisti alla spettacolarizzazione sociale della critica. Il completo ribaltamento.
Tra l'altro invito ad osservare che queste modalità sono peculiari di più formazioni politiche: dagli squatters torinesi (quelli che "impacchettano" le statue) ai vari fascisti del circuito di Casapound (quelli che da anni si ostinano a impiccare manichini per parlare del diritto alla proprietà della casa).
Diversi contenuti, medesime forme.
Secondo me perché questa tipologia di azione politica è vista come una sorta di "scorciatoia" per raggiungere effetti che un lavoro politico quotidiano otterrebbe in mesi. Come al solito però, le scorciatoie portano solo ad effetti che sembrano uguali, ma che non lo sono affatto. La distorsione percettiva è operata dall'autoconvizione collettiva che solo ciò che esiste sui mass-media esiste realmente. Ed è davvero una auto-convinzione collettiva e trasversale!
Convinzione che poi muore quando i dati reali (che hanno la testa dura) vengono portati sul tavolo.
Ma cosa c'entra il Partito Sociale con tutto ciò? Perché il Partito Sociale è un argine a questa forma distorta di fare politica, benché non si auto-limiti dal non utilizzarla affatto.
Nell'ottica di immersione nel sociale, sono i bisogni reali la vera bussola del nostro lavoro politico collettivo. L'indagine, la ricerca, la con-ricerca sono gli strumenti per conoscere il proprio ambito di lavoro, sia esso il territorio, una scuola o un'azienda.
Il lavoro sociale si costruisce però giorno dopo giorno, inserendo un tassello dietro l'altro in un castello la cui bandierina finale può esserne la dimostrazione mass-mediatica o il corteo. Con la differenza che il progetto, qualunque esso sia, ha costruito una base per cui l'azione diviene proprietà comune nel sentito e nel vissuto, non oggetto estraneo che colpisce al limite l'attenzione per qualche minuto.