Nella spasmodica ricerca di informazioni sul web i grandi motori di ricerca hanno finito per raccogliere e archiviare sistematicamente una enormità di dati anche sugli utenti. Uno scenario previsto da tempo. Non è detto però che la privacy debba necessariamente restare un sogno: le alternative a Google & Co. ci sarebbero già. Saranno mai all’altezza?
Come reagireste se vi dicessi che conosco ogni vostro interesse, ogni vostro acquisto, ogni vostra lettura, chi frequentate, che lavoro fate… insomma, ogni vostra attività? Non bene vero? Probabilmente mi rispondereste che potrei piantarmi un orto di cavoli miei e lasciarvi in pace. Probabilmente mi denuncereste addirittura. Ma come reagireste se scopriste che gli spioni sono Google, Yahoo, MSN o AOL? Lo scenario alla Minority Report che vi si prospetta è il seguente: ogni termine da voi ricercato, gli orari di accesso ed i contenuti da voi selezionati vengono memorizzati utilizzando un ID Utente univoco.
IL TUO PROFILO MIGLIORE - In tal modo, viene a crearsi un profilo per ognuno di voi in cui ogni vostra mossa sul web è registrata attraverso i cookies e conservata in dei database. Tutto ciò per elaborare statistiche a fini di marketing molto utili per poi vendere gli spazi pubblicitari, e non solo. È questa la trovata di Google che, con il servizio AdSense, scansiona le pagine che guardate e le email che ricevete per restituirvi annunci pubblicitari perfettamente pertinenti ai contenuti che state visualizzando. Beh, direte voi, se si limitassero all’unico utilizzo privato, previa autorizzazione, non ci sarebbe nulla di eccessivamente grave o di irreparabile. Ma che cosa succederebbe se invece tali dati finissero a terzi? È esattamente ciò che è successo con AOL che, da agosto 2006, ha reso disponibili alla consultazione pubblica i dati relativi a migliaia di ricerche effettuate dagli utenti. Dati che sono tutt’ora reperibili (ed in costante aggiornamento) attraverso AOL Stalker, un servizio che permette di visualizzare i termini ricercati da un particolare utente a vostra scelta o, viceversa, di vedere chi ha ricercato un determinato termine. Il tutto, ovviamente, correlato di ora/giorno/mese/anno.
L’OCCHIO CHE VEDE TUTTO… - La situazione si fa ancora più allarmante se alle semplici informazioni sulle vostre ricerche assommate quelle che Google ha reperito grazie ai suoi servizi. Infatti, stando a ciò che ha rivelato la Google Analysis, il motore di ricerca più grande al mondo è attualmente a conoscenza di: praticamente tutto ciò che è connesso al web, il 67% delle ricerche web, l’1% di ciò che è venduto online, il traffico di più di 1.5 milioni di siti internet e la posizione fisica di un sacco di oggetti (si pensi a Google Earth). Inoltre, è attualmente in fase di sviluppo un progetto per la localizzazione dei cellulari di utenti che vi hanno installato Google Apps, o che accedono ai servizi di Google dallo stesso. Cosa accadrebbe se tutti questi dati finissero nelle mani di hackers o di malintenzionati? Certamente ne risulterebbe una importante violazione della privacy di ognuno di noi. Ma siccome il mercato è una splendida cosa, esso ha già partorito le soluzioni adeguate, vediamo subito quali.
…E I PALADINI DELLA PRIVACY - Cominciamo con Cuil, il nuovo motore di ricerca nato dall’idea di quattro programmatori, tre dei quali ex-dipendenti Google. Cuil, che si pronuncia “Cool“ e deriva dalla parola gaelica “conoscenza”, vede la luce dopo tre anni di progettazione e si propone come il diretto rivale di Google. Indicizza 120 miliardi di pagine (dieci volte più di Microsoft e tre più di “Big G”), riesce a lavorare con costi pari a un decimo rispetto a quelli del rivale (garanzia di una futura crescita veloce) e ha fatto della privacy il proprio punto di forza decidendo di non conservare né log, né ip, né cookies. Per contro, la relativa giovinezza: se Cuil promette molto bene, dal canto suo Google ha alle spalle dieci anni di indicizzazioni, garantendo ricerche molto più accurate rispetto al neofita (ma molto promettente) “cercatore”. Un’altra alternativa ci viene fornita da Ixquick, un efficientissimo meta-motore di ricerca con sede nei Paesi Bassi, che usa una combinazione di 11 motori di ricerca internazionali e nazionali per effettuare le “indagini” (a mio avviso molto più accurato di Google nel restituire risultati). Inoltre, è il primo motore di ricerca certificato dall’UE (certificazione European Privacy Seal) che garantisce la completa protezione della privacy. Come? Cancellando i dati degli utenti entro 48h. Quando utilizziamo Ixquick per svolgere una ricerca, infatti, utilizziamo contemporaneamente i più popolari motori in forma anonima. In tal modo le ricerche vengono effettuate su un numero maggiore di pagine internet restituendo risultati praticamente perfetti.
IL MOTORE DI RICERCA SEI TU - E per finire, la perla: Faroo, il primo motore di ricerca basato sul concetto di rete p2p (peer to peer). Per poterlo utilizzare basta scaricare il programma correlato e installarlo sul proprio pc e, appena comincerete ad utilizzarlo, Faroo analizzerà, indicizzerà e valuterà il vostro comportamento nei siti che visiterete elaborando un ranking per ogni pagina. Ma la vostra privacy sarà al sicuro. Infatti il motore p2p non tiene traccia delle ricerche e tantomeno degli indirizzi IP dei navigatori. Contemporaneamente, però, l’indicizzazione del web avviene in maniera distribuita su ogni pc e tutti i contenuti (URL e parole chiave) vengono criptati in modo da impedire tanto a Faroo, quanto a chiunque altro di sapere quali siti ha visitato o quali ricerche ha svolto un determinato utente. Il problema sta nel successo che il suddetto riuscirà a riscuotere. Come ogni altro programma p2p, la qualità del servizio dipende dalla quantità di persone che esso riesce a coinvolgere e perciò non è scontato che riesca a venirne fuori qualcosa di eccezionale (anche se l’idea di partenza è molto buona). Che sia forse arrivato il momento di cambiare motore di ricerca?
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