CESENA - Il medico è terrone? Io con lui la visita non la faccio.E’ in sintesi l’atteggiamento che una donna, bisognosa d’aiuto per la propria malattia, ma con alte probabilità di idee fermamente “padane”, ha avuto nei confronti di un dottore del Bufalini, “reo” di non avere l’accento giusto.E’ uno dei tanti casi per cui nell’ultimo periodo si è dovuto mobilitare il Centro Diritti del Malato, che opera presso l’Ospedale Bufalini dal lontano 1992.E’ una associazione regionale che persegue l’obiettivo di migliorare il servizio sanitario adottando, a seconda delle situazioni e della disponibilità al dialogo delle strutture ospedaliere e dell’Azienda Usl, un segno collaborativo oppure anche conflittuale.Può anche capitare, però, che i casi da trattare siano davvero sui generis.Attualmente il Centro per i Diritti del malato risponde al numero 0547/352980 il lunedì (15,30-17,30) il mercoledì e venerdì (9.30-11,30).Il caso della donna che non voleva accettare le cure da un medico “del sud” è quanto meno singolare.Si tratta di una insegnante in pensione, che aveva un appuntamento alle 13.30 per una visita presso Neurologia. All’ora fissata ha bussato alla porta e ha scorto un signore in “borghese”, cioè senza camice. Il dialogo si è subito inerpicato su sentieri piuttosto aspri.“E’ lei il medico?”“Sì, sono io, ha portato la documentazione?”“Sono venuta in precedenza nel reparto dove un medico ha preso nota dei miei problemi”.“Qui, però, non risulta nulla”.L’accento del dottore era spiccatamente meridionale e a quel punto l’ex insegnante ha rifiutato di farsi visitare. Un contrasto non facilmente sanabile, che ha fatto riunire il volontario del Centro Diritti del Malato, Franco Collini, la dirigente sanitaria in rappresentanza del Bufalini e l’interessata. La donna non ha voluto sentire ragioni ed ha effettuato la visita soltanto quando le è stato messo a disposizione un medico dall’accento smarcatamente romagnolo.E’ un esempio di quanto deve quotidianamente affrontare il Centro, che ha sede nel vecchio atrio del Bufalini.Nel secondo caso in esame un degente, poi deceduto, ha lasciato una memoria alla figlia, a sua volta medico, in cui si lamentava per il trattamento subito da parte degli infermieri, che, per tutta risposta, avrebbero minacciato di legarlo al letto durante la notte (“Se non se la sente, la leghiamo”). La situazione andrebbe però meglio chiarita.Terzo caso: la mamma di un degente ha espresso una protesta perchè accanto alla camera in cui era ricoverato il figlio grave, funzionava un macchinario molto rumoroso che gli impediva di riposare.Nel quarto caso siamo invece a livello sanitario: ricoverata per motivi percepiti come leggeri, la conclusione è invece stata quella di uscire dall’ospedale con una disabilità molto elevata, come la stomizzazione. Burocrazia ha voluto che gli venisse chiesto di presentare ufficialmente domanda per ottenere la documentazione clinica, ovviamente già in possesso dell’archivio.Molte sono le telefonate che hanno riguardato nell’ultimo periodo le liste di attesa per visite specialistiche e anche per interventi chirurgici non urgenti (interventi cosiddetti programmati). Lamentele infine anche per le lungodegenze in case di cura private.Il Centro Diritti del Malato ha comunque, da parte sua, due grossi problemi da risolvere per operare al meglio: la scarsità di volontari e la difficoltà di trovare medici legali e pertanto rivolge un pressante appello alle persone che potrebbero essere interessate.




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