
Originariamente Scritto da
markos
A un anno dalla sua scomparsa
il nostro saluto a Giovanni PesceBruno Casati
Ci ha salutati il 27 luglio dell'anno scorso. Ci restano i suoi scritti e il ricordo di interminabili chiacchierate, condotte con quella sua cadenza francese così simpatica, che i compagni ascoltavano affascinati. Erano e restano, le sue, testimonianze di vita e di incontri straordinari avvenuti nella guerra di Spagna (il bel libro di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci - Giovanni Pesce "Visone" un comunista che ha fatto l'Italia , Arterigere-Chiarotto Editore 2005 - si apre con queste parole «Al primo posto nel cuore di Giovanni Pesce, Medaglia d'Oro al Valor Militare ed eroe nazionale, c'è la guerra di Spagna»), come nel carcere di Ventotene, come al comando dei Gap di Torino prima e di Milano poi, infine nel Partito, il Pci prima Rifondazione poi. Uno straordinario album di famiglia quello che ci veniva sfogliato, in cui via via apparivano: la "Pasionaria" (Dolores Ibarruri), il Carlos comandante del V Reggimento (Vittorio Vidali), Pietro Secchia, Alessandro Vaja, Camilla Ravera (che a Ventotene, all'università proletaria dell'antifascismo, insegna l'italiano a Giovanni), Umberto Terracini, Sandro Pertini, il Giellino Ernesto Rossi, Peppino Di Vittorio, Giuseppe Alberganti, l'amico Feltrinelli. E naturalmente, Palmiro Togliatti e… la "partigiana Sandra" (la nostra Nori). Erano anche racconti di battaglia i suoi - da Guadalajara all'Ebro a Brunete (dove fu ferito) - e di imprese memorabili quando, scavata una tana dentro la trincea stessa del nemico nazifascista, proprio nel cuore della grande città, ne usciva ma solo per colpire e per poi rientravi con il cuore in gola. Li ho letti questi racconti in Senza tregua , ascoltati alla Statale tra migliaia di studenti. Poi Giovanni l'ho conosciuto personalmente alla Camera del Lavoro di Milano quando, quasi quarant'anni fa, allentatosi il suo rapporto con Botteghe Oscure, dove gli era stato assegnato un compito di grande responsabilità, venne a vendere il caffè. Fu costretto a fare il rappresentante (sì proprio così il Comandante Giovanni che vendeva il caffè). Perché il Partito ti può dare grandi soddisfazioni ma ti può anche mortificare. Succede. Rinacque alla politica attiva con Rifondazione Comunista. Vi si gettò con entusiasmo. Nel Prc Pesce moltiplicò le sue iniziative, i suoi viaggi (in Spagna naturalmente). Lo chiamavano ovunque: lui non si sottraeva mai e, ovunque, seminava entusiasmo e raccoglieva ovazioni. Giovanni Pesce un mito, un'eroe popolare, l'orgoglio del Partito. Solo ai Comitati Politici Nazionali, costretto dentro le stressanti liturgie di Partito, si distraeva, pensava (giustamente) ad altro. Poi, al momento dell'alzata di mano mi domandava «e adesso per chi votiamo?». A Roma ormai ci arrivava in aereo e si divertiva un mondo - piccola civetteria - quando, al passaggio del "metal detector", tutti i campanelli suonavano segnalando la presenza delle mai rimosse schegge delle sue ferite. Dichiarava solo dopo chi era, ed allora era un gran trambusto per rendere onore alla Medaglia d'Oro. Come non mancava mai alle manifestazioni e guai a proporgli, anche negli ultimi anni, soste o scorciatoie. Le "scarpinava" tutte, sorridente, rispondendo ai saluti dei tanti. Poi dal palco guardava la sua Piazza, dove il 25 Aprile 1945 entrò (la ricordate la copertina del già citato libro-intervista di Giannantoni e Paolucci?) lui comandante partigiano di città a fianco di Moscatelli, comandante partigiano di montagna. Insieme avevano cacciato i fascisti, recuperato l'onore perduto. Imperdonabile per le destre che decenni dopo hanno riconquistato Milano. Sei anni fa infatti, Ombretta Colli, allora Presidente della Provincia, negò a Giovanni quella benemerenza che si consegna a chi ha dato onore alla città. Filippo Penati, due anni fa, rimediò all'insulto e quando Giovanni Pesce fu chiamato a ricevere il riconoscimento, tutta la sala balzò in piedi ed intonò "Bella Ciao". Cose da brividi. E Giovanni si commosse davvero, come mi confessò il giorno dopo, seduto nel suo ufficetto nella storica sede dell'Anpi in via Mascagni. Cosa direbbe mai ora sapendo che la Sindaca Moratti ha venduto ad un'immobiliare proprio quel palazzo simbolo da cui i partigiani devono essere sgomberati? Da ultimo la constatazione, perché l'elogio di questo formidabile combattente antifascista lo hanno fatto in tanti e bisogna continuare a farlo in tanti e di più. Ma la coscienza politica di Giovanni era "la partigiana Sandra", la Nori. Questa la verità. Scelgo una foto-metafora per rappresentarlo, dove si vedono tutte e due in bicicletta. Giovanni ai pedali e la Nori, bellissima, seduta sul canotto (si dice così?). Sono giovani, sposati da poco, appena lei è tornata libera dal campo di concentramento. Guardatela bene quell'immagine: Giovanni pedala ma è la Nori che impugna saldamente il manubrio! Grazie, lunga vita e tanti baci carissima Nori. E grazie a te, indimenticabile Giovanni per il regalo che hai fatto a tutti noi della tua straordinaria vita. In questi tempi bui dove i fascisti rialzano la testa vorremmo poter dire, alto e forte, come i garibaldini della tua Spagna: «No pasaran». Ora e sempre Resistenza.