Bruce Caldwell, professore di economia, ha pubblicato quella che è stata definita l'edizione definitiva del classico del 1944 di Friedrich von Hayek, “La via della schiavitù,” un libro forse incompleto ma ancora attuale, anche a 60 anni dalla sua prima pubblicazione.

Caldwell ha parlato del libro, fornendo molti interessanti spunti di riflessione, con Mitch Kokai per la Carolina Journal Radio. Questa è la traduzione.
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Il più famoso libro di Hayek

L'economista Bruce Caldwell discute de “La via della schiavitù.”


Kokai: Questo è un libro uscito nel 1944. Era allora di grande attualità, occupandosi delle preoccupazioni della gente di quel tempo. Più di 60 anni dopo, perché è ancora considerato così influente?

Caldwell: Bene, era un libro di enorme importanza, certamente nei dibattiti che avevano luogo sul socialismo. La tesi del libro è che, al contrario di ciò che i democratici sociali e le persone di buon cuore credevano allora, la sua tesi era che non è possibile in realtà unire il socialismo, particolarmente del tipo a pianificazione centrale, con la libertà. E presentare questo argomento nel 1944 era visto come qualcosa oltre i limiti. Certamente era una discussione importante, e questo, con il passare del tempo, è diventato piuttosto evidente.

Ora, per quanto concerne l'oggi, bene, vi fornirò un esempio di una certa importanza per il nostro tempo. Uno dei suoi temi più importanti era che in tempo di guerra, i leader nazionali useranno la guerra per aumentare le dimensioni del governo. E non dev'essere un tipo di guerra come la Seconda Guerra Mondiale. Potete pensare alla guerra contro la povertà, contro la droga, contro il terrorismo. Tutte queste sono guerre che i capi usano per dire che dobbiamo avere più governo, un governo più grande, più coinvolgimento del governo – e in special modo se è una guerra senza fine. Voglio dire che la Seconda Guerra Mondiale alla fine ha avuto termine. È difficile pensare che la guerra contro il terrorismo possa mai terminare, o una contro la povertà, o una guerra contro la droga, per intenderci.

Significa un mandato per il governo di continuare a provare: bene, non ha funzionato, quindi dobbiamo provare qualcos'altro ed abbiamo bisogno di più risorse. Spesso, in particolare, non era solo una questione di risorse. Le libertà civili – la cessione delle libertà civili durante il tempo di guerra – è una delle cose di cui egli aveva paura, di cui si preoccupava allora, e penso sia sempre appropriato preoccuparsene.

Kokai: Nell'introduzione a questa ultima edizione, dite che la La via della schiavitù era destinata ad essere una specie di antidoto a questa nozione che la pianificazione sia un metodo che possa essere impiegato per risolvere tutti i problemi del mondo.

Caldwell: Sì. La pianificazione era considerata come una grande panacea. Non dimentichiamo, lui iniziò questo lavoro nella Grande Depressione. L'opinione diffusa era che il capitalismo aveva fallito in maniera massiccia. Le soluzioni messe in atto in altri paesi, come il fascismo e il comunismo, non sembravano essere troppo attraenti almeno per la maggior parte delle persone in Gran-Bretagna, dove stava scrivendo. E così, la pianificazione socialista sembrava essere la via razionale da scegliere. E c'è un meraviglioso articolo sull'“opinione media” in Gran-Bretagna negli anni 30, e virtualmente tutta l'intellighenzia – chiunque avesse pensato a qualche cosa – pensava che il socialismo fosse la “via di mezzo.” Quello era il termine che è sempre stato usato. E questo era ciò che egli stava provando a combattere.

Kokai: Una delle cose che gli appassionati di questo libro, o anche solo le persone che conoscono questo libro e ne sono critici da sempre, potrebbe aver interesse ad imparare, è che cominciò come promemoria.

Caldwell: Oh, è una storia bellissima, davvero. Era un promemoria che aveva scritto al signor Beveridge – William Beveridge, al tempo direttore della Scuola di Economia di Londra – in risposta all'idea allora diffusa che il fascismo fosse l'ultimo rantolo di un fallito sistema capitalista. I marxisti avevano predetto che il capitalismo avrebbe fallito ed una grande rivoluzione sarebbe avvenuta e le masse avrebbero preso il potere. Ma poiché questo non accadde, in alcuni paesi durante la Grande Depressione, ciò che era emerso era, specialmente in Germania, il fascismo sotto Adolph Hitler. Così la discussione che si stava sviluppando era che il nazional socialismo, il nazismo, fosse semplicemente una risposta capitalista alla prossima rivoluzione socialista; uno sforzo disperato per evitarla. Hayek offrì una spiegazione alternativa, precisante che il nazional socialismo, in effetti, è una forma di socialismo – che in termini di interventi nell'economia e nella sua opposizione alle politiche liberali in democrazia, aveva molto più in comune con un altro sistema totalitario, come il comunismo, di quanto ne avesse con – che l'uno o l'altro avesse – con il liberalismo. Questo è un argomento, a proposito, che penso che la maggior parte della gente oggi abbia trovato indiscutibile, che ci mostra in che specie di tempi stesse vivendo, e che era considerato allora come reazionario.

Kokai: Abbiamo parlato un po' di alcuni dei problemi che Hayek notò ne La via della schiavitù. Quali sono gli antidoti che ha offerto? Quali le cose che i governi dovrebbero fare?

Caldwell: Bene. Non è stato così chiaro ne La via della schiavitù. Una delle critiche che penso sia una critica valida al libro è che ha parlato di tutti problemi del socialismo ma non ha presentato in dettaglio – ha alcune pagine, ma senza molti particolari – cosa dovrebbe sostituirlo. E penso che abbia preso quelle critiche a cuore perché il suo successivo progetto importante di libro – in realtà nel frattempo scrisse un libro chiamato The Sensory Order - ma il suo vero grande progetto seguente era qualcosa chiamato La costituzione della libertà. Ha lavorato esso per quattro anni. Non venne pubblicato fino al 1960, ma è un libro che non è realmente un modello ma certamente articola una società democratica liberale di mercato: come apparirebbe, quali i suoi vantaggi, che tipo di interventi potrebbero essere necessari e quali sarebbero i suoi benefici in termini di libertà personale.

Kokai: Ora, una delle cose che inoltre accennate nell'introduzione è che questo libro ha avuto forti reazioni positive e negative dalla sua pubblicazione. E sto citando dalla vostra introduzione che “continua ad essere un parafulmine così come un test di Rorschach, rivelando tanto sugli impegni precedenti del lettore quanto sulle idee di Hayek.” Perché questo?

Caldwell: Bene, penso specialmente che le persone che lo hanno letto negli anni 40, e che lo rileggeranno penseranno, “accidenti, molte delle cose che ha detto non sono affatto così discutibili.” Così penso, da un lato, una ragione per cui c'è stato un cambiamento è che i tempi sono cambiati. Ma penso che la parte della prova di Rorschach e del parafulmine sia, in parte, dovuta al fatto che è sembrato giusto alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. È stato pubblicato nel 1944. Ma un'edizione del Reader’s Digest venne pubblicata nell'aprile del 1945, mentre la guerra in Europa si stava concludendo. E molta gente stava dicendo, “in che direzione dobbiamo andare?” E l'edizione del Reader’s Digest, che è un'edizione di 20 pagine di questo libro molto più lungo, venne ampiamente diffusa e diventò iconica per chi si opponeva a al New Deal o per chi stava provando ad allargare ulteriormente il New Deal. Così guadagnò una reputazione probabilmente sproporzionata a quella che avrebbe dovuto avere, in un certo senso, a causa della condensazione del Reader’s Digest, ed al fatto che, di conseguenza, tutti lo conoscevano e tutti avevano forti opinioni in proposito.

Kokai: Questo libro ha ancora influenza dopo più di 60 anni dalla sua pubblicazione. Pensate che continuerà ad avere qualche influenza a 60 anni da oggi?

Caldwell: Non penso che il desiderio umano di fondo di controllare i fenomeni sociali, di controllare la società con la politica sociale, si dissiperà mai. E, in effetti, penso che sia un nobile desiderio. Penso che Hayek, tuttavia, indica determinati problemi che la gente incontra quando prova a pianificare una società. Così penso che questo sia un messaggio che potremo dimenticare solo a nostro pericolo. Mettiamola così.

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