Expo, svolta Berlusconi: più potere a Roma

La Moratti resta commissario. Ma nel comitato, presieduto dal premier, arrivano nove ministri. Penati: un pasticcio politico

MILANO - Dieci tra ministri e sottosegretari compreso il presidente del Consiglio o un suo delegato. Il governo «blinda» l'Expo 2015 e si porta a casa la maggioranza del Comitato di indirizzo e di programmazione (il Cipem): 10 per il governo, 6 per gli enti locali. È una delle novità del decreto Expo, firmato l'altra sera da Silvio Berlusconi. Tra le due posizioni fortemente contrapposte di Roberto Formigoni e Letizia Moratti, la spunta il Cavaliere. Alla pattuglia dei ministri contenuta nella bozza precedente si aggiungono il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Non solo il voto del governo (vero socio di maggioranza) sarà decisivo per ogni deliberazione, ma visto che il Cipem si potrà riunire solo se saranno presenti la metà dei componenti, l'esecutivo potrà dettare l'agenda dei vertici. Altro aspetto. Nelle versioni precedenti a presiedere il Cipem era il presidente del Consiglio o il Commissario straordinario (la Moratti).

Nell'ultima, tra Berlusconi e la Moratti si inserisce una nuova casella: un delegato del presidente del Consiglio. Sembra uno spazio ritagliato apposta per il sottosegretario leghista, Roberto Castelli. Veniamo alla Moratti e a Formigoni. La prima sarà commissario straordinario fino al 31 dicembre 2016. Avrà poteri «sostitutivi » ma solo per quanto riguarda le opere del sito Expo, non per il resto delle opere previste a Milano. Quindi, ad esempio, solo per il metrò 6, non per le altre linee. Tra i suoi compiti c'è quello di proporre al Cipem il nome dell'amministratore unico della Società di gestione dell'Expo 2015 (la Soge), già individuato dalla Moratti in Paolo Glisenti. La nomina vera e propria spetta al Cipem.

Questa dell'amministratore unico è stata una vittoria del sindaco. Fino all'altro giorno sembrava che la parola «unico» fosse sparita sotto la pressione di Formigoni. Il governatore porta a casa un simil-cda. Ma con delle limitazioni. «Socio unico della Soge è il Cipem — si legge nel decreto — il quale esercita anche i diritti spettanti al cda, fatto salvo quanto previsto dal comma 3». E che dice il comma 3? «La società è gestita da un amministratore unico, nominato dal Cipem su proposta del Commissario». Formigoni presiederà il Tavolo istituzionale che si occuperà delle grandi opere regionali e sovraregionali «connesse» a Expo, un business da 10,4 miliardi di euro. Ma a differenza della Moratti, la sua carica si esaurirà con la fine del mandato di governatore (salvo rielezione). E non avrà quei poteri speciali o sostitutivi che pur aveva chiesto. I primi commenti sono di soddisfazione.

L'unica voce fuori dal coro è quella di Filippo Penati. «Con questo decreto — attacca il sindaco — si risponde alle esigenze di garantire una partecipazione ampia dei diversi livelli istituzionali, e di assicurare efficienza e snellezza dei processi decisionali». Il sindaco, a parole, ha sempre sostenuto la forte presenza del governo. «Potremo iniziare a lavorare all'attuazione del progetto Expo 2015 con lo stesso spirito di grande collaborazione istituzionale con il quale abbiamo operato con successo durante la fase di candidatura». «Sono soddisfatto, è un buon testo — dice Formigoni —, che permette ora l'avvio rapido della fase operativa. Viene istituito ex novo un Tavolo presieduto da me per tutte le opere che coinvolgono la regione intera e anche il territorio extraregionale e viene dato un ruolo di cda al Cipem e c'è poi, ovviamente, il riconoscimento del ruolo del sindaco come commissario». Soddisfatto anche Carlo Sangalli: «Positivo. Ora dobbiamo metterci subito al lavoro».

Ma chi non ci sta è Penati: «Più che l'Expo di Milano questo è l'Expo di Roma. È un pasticcio politico. Non si capisce cosa ci sta a fare il ministro della Difesa. Chi governerà l'Expo non saranno le istituzioni territoriali che hanno vinto l'Expo, ma sara eterodiretta da Roma. Anche i poteri della Moratti sono stati ridotti ». Dietro a Penati si schiera tutto il Pd. Da Marilena Adamo, a Pierfrancesco Majorino, al segretario Ezio Casati a Lele Fiano e a Franco Mirabelli. Un solo commento: «È un commissariamento ». E Mirabelli lancia un sospetto: «Si tratta ora di capire quale sia il senso di questo eccessivo ruolo che il governo si attribuisce e non vorremmo scoprirlo tra pochi giorni scorrendo l'elenco degli imprenditori che daranno la disponibilità per il salvataggio di Alitalia».

Maurizio Giannattasio

25 luglio 2008

http://www.corriere.it/vivimilano/cr..._governo.shtml