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    Predefinito Leo Strauss - Il nichilismo tedesco (1941)

    La più affascinante interpretazione del nazionalsocialismo che mi sia capitata fra le mani negli ultimi tempi.

    Testo originale completo


    No one could be satisfied with the post-war world. German democracy of all descriptions seemed to many people to be absolutely unable to cope with the difficulties with which Germany was confronted. This created a profound prejudice, or confirmed a profound prejudice already in existence, against liberal democracy as such. Two articulate alternatives to liberal democracy were open. One was simple reaction, as expressed by the Crown Prince Ruprecht of Bavaria in about these terms: "Some people say that the wheel of history cannot be turned back. This is an error." The other alternative was more interesting. The older ones in our midst still remember the time when certain people asserted that the conflicts inherent in the present situation would necessarily lead to a revolution, accompanying or following another World War - a rising of the proletariat and of the proletarianized strata of society which would usher in the withering away of the State, the classless society, the abolition of all exploitation and injustice, the era of final peace. It was this prospect at least as much as the desperate present, which led to nihilism. The prospect of a pacified planet, without rulers and ruled, of a planetary society devoted to production and consumption only, to the production and consumption of spiritual as well as material merchandise, was positively horrifying to quite a few very intelligent and very decent, if very young, Germans. They did not object to that prospect because they were worrying about their own economic and social position; for certainly in that respect they had no longer anything to lose. Nor did they object to it for religious reasons; for, as one of their spokesmen (E. Jünger) said, they knew that they were the sons and grandsons and great-grandsons of godless men. What they hated, was the very prospect of a world in which everyone would be happy and satisfied, in which everyone would have his little pleasure by day and his little pleasure by night, a world in which no great heart could beat and no great soul could breathe, a world without real, unmetaphoric, sacrifice, i.e. a world without blood, sweat and tears. What to the communists appeared to be the fulfilment of the dream of mankind, appeared to those young Germans as the greatest debasement, as the coming of the end of humanity, as the arrival of the latest man.
    Alcuni stralci riportati in traduzione da La Repubblica, 17 novembre 2000:

    Che cos'è il nichilismo? E in che misura si può dire che il nichilismo sia un fenomeno specificamente tedesco? Non sono in grado di rispondere a tali domande; posso solo tentare di svilupparle un po'. In effetti, il fenomeno che mi accingo a trattare è troppo complicato, e troppo poco esplorato, per rendere possibile un'adeguata descrizione nel breve tempo di cui dispongo. Non posso far altro che sfiorare l'argomento.
    Quando capita di sentire, oggi, l'espressione "nichilismo tedesco", molti tra noi pensano subito, istintivamente, al nazionalsocialismo. Tuttavia bisogna comprendere prima di tutto che il nazionalsocialismo è solo la forma più celebre del nichilismo tedesco - la sua forma più bassa, la più provinciale, la più incolta e la più disonorevole. È probabile che proprio la sua volgarità spieghi i suoi grandi, benché terribili, successi. Tali successi potranno essere seguiti da fallimenti e, alla fine, da una sconfitta totale. Comunque la sconfitta del nazionalsocialismo non significherà necessariamente la fine del nichilismo tedesco. In quanto tale il nichilismo ha radici più profonde della predicazione di Hitler, della sconfitta della Germania nella guerra mondiale, e di tutto ciò (...). Il nostro secolo una volta è stato chiamato il secolo del bambino: in Germania esso s'è rivelato l'epoca dell'adolescente. Non c'è bisogno di dire che, in ogni caso, il naturale progresso dall'adolescenza alla vecchiaia non è stato mai interrotto da un pur breve periodo di maturità. Il declino del rispetto per l'età avanzata trovò la sua espressione più efficace nell'allusione sfrontata di Hitler alla morte imminente dell'anziano Presidente Hindenburg.
    (...) Parlando in generale, prima della guerra mondiale l'ateismo era prerogativa della sinistra radicale, proprio come, storicamente, l'ateismo era stato collegato al materialismo filosofico! La filosofia tedesca era prevalentemente idealista e gli idealisti tedeschi erano teisti o panteisti.
    Schopenhauer fu, che io sappia, il primo filosofo tedesco non materialista e conservatore a professare apertamente l'ateismo. Ma la sua influenza diventa insignificante se paragonata a quella di Nietzsche.
    Nietzsche sostenne che il presupposto ateo non solo è conciliabile con una radicale politica antidemocratica, antisocialista, antipacifista, ma è anche indispensabile ad essa: secondo lui, perfino il credo comunista è solo una forma secolarizzata di teismo, di fede nella Provvidenza. Non c'è alcun altro filosofo la cui influenza sul pensiero tedesco del dopoguerra sia comparabile a quella di Nietzsche, dell'ateo Nietzsche.
    Gli adolescenti (...) avevano bisogno di maestri che potessero spiegare loro, in un linguaggio chiaro, il significato positivo e non solo quello distruttivo delle loro aspirazioni. Essi credevano di aver trovato tali maestri in quel gruppo di professori e scrittori che consapevolmente o senza saperlo avevano aperto la via a Hitler: Spengler, Moeller van den Bruck, Carl Schmitt, Ernst Jünger, Heidegger).
    Se vogliamo comprendere il singolare successo, non di Hitler, ma di questi scrittori, dobbiamo gettare un rapido sguardo ai loro avversari che erano allo stesso tempo gli avversari dei giovani nichilisti. Questi avversari hanno commesso di frequente un grave errore.
    Essi reputarono di aver rifiutato il No rifiutando il Sì, cioè le affermazioni inconsistenti, se non sciocche, dei giovani.
    Ma non si può rifiutare ciò che non si è interamente compreso. E molti avversari non hanno neanche provato a capire la passione ardente che sosteneva la negazione del mondo presente e delle sue potenzialità. Di conseguenza, le confutazioni stesse confermarono i nichilisti nel loro credo; tutte queste confutazioni sembravano dare la cosa per certa; la maggior parte di queste confutazioni sembravano consistere in pueris decantata, in ripetizioni di cose che i giovani sapevano già a memoria. Questi giovani avevano iniziato a dubitare veramente, e non solo metodicamente o metodologicamente, dei principi della civiltà moderna; le grandi autorità di questa civiltà non li impressionavano più in alcun modo; era evidente che sarebbero stati ascoltati solo quegli avversari che conoscevano per esperienza propria questo dubbio, che l'avevano superato attraverso anni di riflessione profonda e indipendente.
    Molti avversari non soddisfacevano a tale requisito. Essi erano stati educati alla fede nei principi della civiltà moderna; e la fede nella quale si è educati è soggetta a degenerare in pregiudizio.
    Conseguentemente, l'atteggiamento degli avversari dei giovani nichilisti tese a diventare apologetico. Accadde così che i più ardenti sostenitori del principio di progresso, di un principio essenzialmente aggressivo, furono costretti ad assumere una posizione difensiva; e, nel campo dello spirito, assumere una posizione difensiva è come ammettere la propria sconfitta. Le idee della civiltà moderna sembrarono alla giovane generazione delle vecchie idee; così i partigiani dell'ideale del progresso si trovarono nella scomoda posizione di dover resistere, alla maniera dei conservateurs, a quella che nel frattempo era stata chiamata l'onda del futuro. Essi davano l'impressione d'essere zavorrati dal pesante carico d'una tradizione trita e polverosa, mentre i giovani nichilisti, non ostacolati da alcuna tradizione, avevano completa libertà di movimento - e, nelle guerre dello spirito non meno che nelle guerre reali, libertà d'azione significa vittoria.
    Gli avversari dei giovani nichilisti avevano tutti i vantaggi, ma allo stesso modo tutte le invalidità, della classe degli intellettuali proprietari confrontata all'intellettuale proletario, allo scettico. La situazione della civiltà moderna in generale e della sua spina dorsale, che è la scienza moderna, allo stesso tempo naturale e civile in particolare, sembrò paragonabile a quella della scolastica e poco prima che emergesse la nuova scienza del Seicento: la perfezione tecnica dei metodi e della terminologia della vecchia scuola, comunismo incluso, parve un argomento forte contro la vecchia scuola. Perché la perfezione tecnica tende a nascondere i veri problemi. O, se volete, l'uccello della dea della saggezza spicca il volo solo quando il sole tramonta.
    Fu certo caratteristico del pensiero tedesco del dopoguerra il fatto che la produzione di termini tecnici, mai trascurabile in Germania, aumentò in proporzioni astronomiche. L'unica risposta che avrebbe potuto impressionare i giovani nichilisti doveva esser fornita in un linguaggio non tecnico. Fu data una sola risposta adeguata, che avrebbe impressionato i giovani nichilisti se essi l'avessero ascoltata. Non fu comunque data da un tedesco e fu data solo nel 1940. Questi giovani che rifiutavano di credere che il periodo successivo al salto nella libertà, successivo alla rivoluzione comunista mondiale, sarebbe stato il miglior momento dell'umanità in generale e della Germania in particolare, sarebbero stati impressionati, come molti di noi lo furono, da ciò che Winston Churchill disse dopo la sconfitta nelle Fiandre riguardo al miglior momento della Gran Bretagna. Perché uno dei loro più grandi maestri avevano loro insegnato a vedere nella sconfitta di Canne il più grande momento nella vita di gloria dell'antica Roma.
    Ho tentato di delimitare la situazione intellettuale e morale in cui sorse un nichilismo che non è stato comunque spregevole alla sua origine. Inoltre dò per scontato che non tutto ciò a cui s'opponevano i giovani nichilisti fosse incontestabile, e che non tutti gli scrittori o oratori che essi disprezzavano fossero rispettabili. Guardiamoci da un senso di solidarietà privo di discernimento! E non dimentichiamo che il più alto dovere di uno studioso, l'onestà intellettuale o la giustizia, non conosce limiti.

  2. #2
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    abbiamo ancora bisogno del nichlismo

  3. #3
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    Ai confini dell'impero ...
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    Predefinito Il testo migliore sul " problema tedesco" ?

    Secondo me uno dei migliori testi sul " problema tedesco " legato proprio allo sviluppo dell'ipotesi nichilista ed ai suoi effetti nel Terzo Reich è

    LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE di A. Molher, Ed. Akropolis

    Là vengano chiaramente analizzate tutte le correnti interne al " Movimento Tedesco " e la loro percezione filosofica della vita.

    Tuttora rimane un testo chiave.

    ... Dopo ovviamente i magnifici romanzi I PROSCRITTI di E. Von Salomon e BALTIKUM di D. Venner che tutti "noi" dovremmo portare ogni giorno nello zaino ...

  4. #4
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    German nihilism desires the destruction of modern civilization as far as modern civilization as a moral meaning. As everyone knows, it does not object so much to modern technical devices. The moral meaning of modern civilisation to which the German nihilists object, is expressed in formulations such as these: to relieve man's estate, or: to safeguard the rights of man; or: the greatest possibile happiness of the greatest possible number. What is the motive underlying the protest against modern civilisation, against the spirit of the West, and in particular of the Anglo-Saxon West?

    The answer must be: it is a moral protest. That protest proceeds from the conviction that the internationalism inherent in modern civilisation, or, more precisely, that the establishment of a perfectly open society which is as it were the goal of modern civilisation, and therefore all aspirations directed toward that goal, are irreconcilable with the basic demands of moral life. That protest proceeds from the conviction that the root of all moral life is essentially and therefore eternally the closed society; from the conviction that the open society is bound to be, if not immoral, at least amoral: the meeting ground of seekers of pleasure, of gain, of irresponsible power, indeed of any kind of irresponsibility and lack of seriousness.

    Moral life, it is asserted, means serious life. Seriousness, and the ceremonial of seriousness - the flag and the oath to the flag -, are the distinctive features of the closed society, of the society which by its very nature, is constantly confronted with, and basically oriented toward, the Ernstfall, the serious moment, M-day, war. Only life in such a tense atmosphere, only a life which is based on the constant awareness of the sacrifices to which it owes its esistence, and of the necessity, the duty of sacrifice of life and all worldly goods, is truly human: the sublime is unknown to the open society. The societies of the West which claim to aspire toward the open society, actually are closed societies in a state of disintegration: their moral value, their respectability, depends entirely on their still being closed societies.

    Let us pursue this argument a little further. The open society, it is asserted, is actually impossible. Its possibility is not proved at all by what is called the progress toward the open society. For that progress is largely fictitious or merely verbal. Certain basic facts of human nature which have been honestly recognized by earlier generations whi used to call a spade a spade, are at the present time verbally denied, superficially covered over by fictions legal and others, e.g., by the belief that one can abolish war by pacts not backed by military forces punishing him who breaks the pact, or by calling ministries of war ministries of defence, or by calling punishment sanctions, or by calling capital punishment das höchste Strafmass. The open society is morally inferior to the closed society also because the former is based on hypocrisy.

    The conviction underlying the protest against modern civilisation has basically nothing to do whith bellicism, with love of war; nor with nationalism: for there were closed societies which were not nations; it has indeed something to do with what is called the sovereign state, insofar as the sovereign state offers the best modern example of a closed society in the sense indicated. The conviction I am trying to describe, is not, to repeat, in its origin a love of war: it is rather a love of morality, a sense of responsability for endangered morality. The historians in our midst know that conviction, or passion, from Glaukon's, Plato's brother's, passionate protest against the city of pigs, in the name of noble virtue. They know it, above all, from Jean-Jacques Rousseau's passionate protest against the easy-going and somewhat rotten civilisation of the century of taste, and from Friedrich Nietzsche's passionate protest against the easy-going and somehwat rotten civilisation of the century of industry. It was the same passion - let there be no mistake about that - which turned, if in a much more passionate and infinitely less intelligent form, against the alleged or real corruption of post-war Germany: against the "subhuman beings of the big cities (die Untermenschen der Grossstadt)," against "cultural bolschevism (Kulturbolschewismus)," etc. That passion, or conviction is then not in itself nihilistic, as is shown by the examples of Plato and Rousseau, if examples are needed at all.
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da EresiaMaxima Visualizza Messaggio
    ... Dopo ovviamente i magnifici romanzi I PROSCRITTI di E. Von Salomon e BALTIKUM di D. Venner che tutti "noi" dovremmo portare ogni giorno nello zaino ...
    Porterò "I proscritti" di Von Salomon al mare, nel mio nuovo zaino:


  6. #6
    Britney National Party
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    Citazione Originariamente Scritto da Ungern Khan Visualizza Messaggio
    Porterò "I proscritti" di Von Salomon al mare, nel mio nuovo zaino:

    che bello...dove si compra?

  7. #7
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    Predefinito Un altro testo chiave ..

    Un altro testo chiave di studio è

    J., Herf, Il modernismo reazionario, Il Mulino, Bologna, 1988

  8. #8
    SMF
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    I Proscritti di Salomon li sto leggendo in questi giorni....a dir poco meravigliosi

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ungern Khan Visualizza Messaggio
    Porterò "I proscritti" di Von Salomon al mare, nel mio nuovo zaino:


    bellissimo. questa è una vera chicca.

  10. #10
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    Predefinito Dentro il nichilismo tedesco ... si scopre che ?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    I Proscritti di Salomon li sto leggendo in questi giorni....a dir poco meravigliosi
    " La Via della Mano Sinistra" non è altro che " La Destra degli Dei "

 

 
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