La coda è sempre velenosa. Quella di Chianciano non sfugge alla regola, anche se più che coda appare come l'inizio di una "nuova era". Non si abbassa nel Prc il livello delle accuse tra vendoliani e ferreriani. «Ha assorbito un'identità extraparlamentare», tuona Nichi Vendola, in un'intervista al Riformista , contro il neoeletto segretario Paolo Ferrero. Il congresso «non è la fine del partito», reagisce l'ex ministro che insiste sulla necessità di «una gestione unitaria» di Rifondazione e spera che i vendoliani «abbassino i toni». Ma la minoranza di Vendola costituitasi in area, "Rifondazione per la sinistra", continua a respingere al mittente l'offerta di posti in segreteria, mentre parteciperà alla vita degli organismi parlamentari del partito (comitato politico nazionale e direzione). Nulla di nuovo dunque sotto il sole d'agosto (di organismi dirigenti si discuterà solo a settembre), anche se questi sono giorni cruciali per il primo test sulle alleanze con il Pd nella "nuova era" di Rifondazione.
Martedì scorso, il comitato politico regionale (cpr) calabrese ha approvato il documento dell'area vendoliana del partito a favore del rientro nella giunta Loiero, lasciata un anno fa perchè "chiacchierata" dal punto di vista giudiziario. Ma la maggioranza ferreriana emersa da Chianciano è contraria al rientro nel governo regionale, Ferrero nei giorni scorsi ha inviato una lettera ai livelli territoriali del partito per spiegare il nuovo corso. «Io resto dell'opinione che ci sia stata un'inversione di tendenza politica tale da giustificare il rientro in giunta - dice il segretario regionale calabrese, Pino Scarpelli, vendoliano - Abbiamo inviato al nuovo segretario il documento approvato e incontreremo Ferrero nei prossimi giorni per decidere il dafarsi». Intanto, i ferreriani in Calabria hanno presentato un ricorso al collegio nazionale di garanzia, denunciando l'illeggittimità del voto in cpr in quanto «non era in numero legale».
Insomma, Calabria al centro della scena nelle vicende rifondarole dell'ultimo periodo: sul congresso di Reggio Calabria, annullato in toto dietro ricorso dei ferreriani, si è consumato uno degli epicentri di scontro tra le due maggiori anime del partito. Ma stavolta il centro della questione è il rapporto con il Pd. «Valuteremo le alleanze caso per caso - insiste Ferrero - Se in autunno il Pd farà opposizione seriamente al governo, noi saremo collaborativi. Ma Veltroni deve aprirsi ad un altro tipo di politica. Il problema non è ideologico, ma pratico». E quando (nella serata di ieri) il leader del Pd boccia le modifiche del governo alla Finanziaria e alle norme sui precari, Ferrero plaude: «Mi sento per una volta in totale sintonia con Veltroni: si tratta di modifiche insufficienti e incostituzionali. Mi auguro che il Pd le faccia anche con noi queste battaglie, nelle aule e nelle piazze, oggi e in autunno». Quanto alla "croce" piantata da D'Alema sul destino della sinistra dopo Chianciano (nell'intervista di ieri a Liberazione ), Ferrero non si meraviglia. «Capisco che l'esito del congresso scompigli il suo schema - dice il segretario - Quella "luce" che lui vede spuntare da Chianciano, la questione sociale, è per me una "grande luce"». Dialogo con D'Alema? «Sembrava che dalla crisi di società si uscisse solo partendo dal piano istituzionale. Concordo sulla necessità delle riforme, sul modello tedesco di legge elettorale, ma il problema della sinistra è tornare nella società. Lo dico anche a D'Alema: la destra non ha aumentato il suo bacino elettorale, sono i nostri che sono rimasti a casa. E' un problema anche per la sinistra moderata far tornare al voto qualche milione di persone, o no?». Per Vendola invece «Ferrero non vede l'egemonia della destra. Si limita a enfatizzare il tradimento e la subalternità della sinistra moderata ma non analizza come sono mutati i rapporti di forza in Italia e nel mondo. Col Pd si deve parlare: con Bersani, con Veltroni. La politica è fatta di interlocuzione, di valutazione lucida e laica delle alleanze da fare. Non capisco il feticismo delle formule magiche. Dire "mai al governo" è una formula simmetrica a quella degli pseudoriformisti che dicono "mai all'opposizione", quasi fossero scelte di fede e non politiche».
Ferrero dà il via alle sue attività da segretario proprio nella Puglia di Vendola: oggi incontra gli operai dell'Ilva di Taranto. E sulle polemiche di questi giorni, stigmatizza: «Ho letto di attacchi alla mia persona e alle mie scelte personali. Mi viene il dubbio che democrazia e non violenza restino parole e non elementi concreti del nostro agire». Scontro frontale e coabitazione. E' da vedere come la partita si giocherà sui livelli territoriali e nei rapporti tra questi e Roma. Il caso Calabria, dove la questione del rientro in giunta sembra essere diventata quasi un pretesto per marcare l'autonomia dei vendoliani dal nuovo segretario, non è isolato. Diverse infatti sono le regioni in cui il partito è governato dall'area finita in minoranza a Chianciano.
a.mau.
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