In questi giorni sto leggendo un libro di Bagehot su Napoleone 3°, sul colpo di stato del 1851, sui plebisciti, etc.
In quel frangente si verificò per l'appunto un "fatto costituente": la rottura del precedente assetto costituzionale francese e la creazione di una "nuova" Costituzione (intesa in senso materiale).
Di qui qualche mia riflessione sulla situazione italiana e una domanda che voglio porre agli indipendentisti del nord Italia.
Ai tempi dell'Università ho studiato - penso di non essere l'unico - sui classici testi di Paladin, Crisafulli, Martines, etc. i quali concordavano su alcuni punti: la Costituzione Italiana, pur essendo una costituzione "rigida" è modificabile con il procedimento ex art. 138 cost. Tuttavia ci sono dei principi e delle norme "immodificabili", che non possono essere cambiati in nessun modo, pena la "rottura" della Costituzione. Uno di questi principi è l'art. 5 che recita "La Repubblica è una e indivisibile".
Orbene, una norma del genere si trova in molte costituzioni, ad es. in quella elvetica; solo poche costituzioni prevedono il diritto all'autodeterminazione ed alla secessione.
Orbene, in un quadro come questo risulta chiaro che i movimenti indipendentisti nord-italiani si trovano davanti ad un problema che è grande come una casa. Ossia il problema dato dal fatto che per conseguire l'indipendenza dovrebbe verificarsi un fatto costituente, ossia la rottura dell'assetto costituzionale dello Stato che vogliono abbandonare: lo Stato Italiano. Infatti la legge fondamentale di questo Stato non prevede clausola di salvaguardia per le minoranze o per i territori che volessero rendersi indipendenti e creare uno stato a sè.
Quindi: anche vi fosse addirittura una maggioranza parlamentare dotata dei numeri per effettuare una revisione costituzionale non potrebbe modificare l'art. 5 nè sancire o ufficializzare la secessione di una parte del territorio.
A fronte di ciò leggevo il sito del PNV, che in generale è ben fatto ma che secondo me contiene una grossa "ingenuità": tale partito chiede un referendum ai cittadini veneti per chiedere loro se vogliono distaccarsi.
MA questa è ingenuità perchè un tale referendum non avrebbe alcun valore giuridico. Anche se per ipotesi il 90% della popolazione dicesse sì alla secessione, rimarrebbe il nodo dell'art. 5 cost.. Si tratterebbe cioè di un referendum "illegale" rispetto all'ordine costituito consacrato nella Carta Costituzionale.
Il problema quindi è: come arrivare al passo successivo, ossia alla rottura dell'ordine costituzionale? A parte le parole ad effetto, tutti sappiamo che tale rottura si può verificare solo se l'esercito o la polizia, o un altro potere forte si schiera dalla parte di chi vuole la rottura per instaurare un nuovo ordine.
Oppure, è il caso del Kosovo, ci vuole l'ONU e la Comunità Internazionale che si schiera apertamente dalla parte dei secessionisti.
Mi chiedo: il PNV (ma il discorso è identico anche per gli altri movimenti indipendentisti del Nord Italia) dove pensa di poter trovare questa forza e questo appoggio per rompere la Costituzione Italiana. E' inutile dire "i cittadini bla bla". LA volontà dei cittadini, come dicevo, non è in grado di rompere da sola la Costituzione: ci vuole un colpo di stato, un fatto costituente, un esercito, i signori della guerra-mercanti di armi, etc, etc (vedi il caso Jugoslavia)
Invece quelli che parlano di autonomia, federalismo, etc. non hanno questo grande problema in quanto il principio di unità dello Stato (che - giusto o no - esiste ed è calato nella Carta Fondamentale) non impedisce in nessun modo che lo stato divenga federale, nè autonomista. Anzi, in teoria sono possibili anche forme estreme di autonomia e federalismo, entro i limiti fissati dagli artt. 115-116-117-118-119 Cost. Non solo: questi ultimi articoli ben potrebbero essere modificati dalla maggioranza parlamentare, in quanto non sono norme immodificabili, a differenza di quella posta dall'art. 5 Cost.
Mi sembra che questo forum sia frequentato da diversi indipendentisti. Orbene, la mia domanda a loro è: come pensate di superare il nodo dell'art. 5 cost, del principio dell'unità nazionale, che - giusto o no - impedisce l'attuazione dei vostri propositi?
Non pensate che siano più realisti quei partiti che ad es. chiedono lo statuto di autonomia per il veneto, per la lombardia, etc.?
Sì, il loro obiettivo è meno ambizioso, ma - ripeto - loro non hanno bisogno di un "fatto costituente".
Date una risposta realista e quanto più tecnico-giuridica possibile; le motivazioni politiche che stanno alla base delle vostre richieste - specificità culture territoriali, impossibilità di coesistenza tra nord e sud - le ho lette negli altri 3eads; ma gli stessi tacciono quando si va al dunque e si tratta di tradurre gli slogan e le intenzioni in fatti pratici). Non dite: è la disposizione costituzionale di uno Stato che non è il nostro; vostro o no, ne fate parte, per cui dovete trovare il modo di uscirne.
Anche il punto di vista degli autonomisti/federalisti in ordine alla posizione dei loro cugini indipendentisti/secessionisti è ben accetto.




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