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  1. #1
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Colbertisti di tutto il mondo uniti

    Abbiamo globalizzato anche il protezionismo? L’impressione era un po’ quella, leggendo ieri le dichiarazioni del ministro indiano che, col collega cinese, ha rovesciato il tavolo a Ginevra. «Quando sento gli Usa accusarci di bloccare ogni accordo», dice Kamal Nath, «so che stanno pensando ai vantaggi commerciali che possono ricavarne aumentando le loro esportazioni sui nostri mercati. Io invece non faccio altro che proteggere centinaia di milioni di contadini poveri».

    Dazi sul grano. Le trattative si sono impantanate sulle clausole di salvaguardia per le importazioni agricole. Gli americani hanno accusato i cinesi e, in particolare, gli indiani, di voler ricalibrare tale meccanismo per mantenere artificiosamente alte le proprie tariffe. Insomma, siamo sempre ai dazi sul grano - la cui abolizione nel 1848 in Inghilterra fu uno dei pochi punti mai segnati a favore del libero scambio. Difficile, però, credere che il Doha Round si sia arenato solo su questo scoglio. Dopotutto, è abbastanza curioso che Paesi che esportano a basso prezzo in Occidente, abbiano poi paura dell’afflusso di merci americane. Sarebbe il rovesciamento della prospettiva colbertista: con le nazioni che beneficiano di manodopera low cost, che temono Paesi tecnologicamente più avanzati.

    Uomo delle caverne. Non solo. A cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, il protezionismo era sostanzialmente difeso come costruzione di una serie di barriere utili a garantire un più ordinato sviluppo dell’“industria nascente”. Si pensava che fosse necessario tutelare settori industriali agli albori, per evitare che la concorrenza internazionale facesse giustizia delle ambizioni di una nazione, di costruirsi competenze in un certo ambito. Un conto sono le intenzioni, altro le conseguenze. L’isolamento artificiale dalla concorrenza rende impossibile per un’impresa o un comparto industriale crescere nel modo più corretto, confrontandosi puntualmente con chi ha già sviluppato modelli virtuosi. Il protezionismo è la teoria economica dell’uomo delle caverne: costringe a reinventare sempre la ruota. Ma, se non altro, i colbertisti d’altri tempi avevano un po’ di onestà intellettuale. Difendevano una certa politica, perché andava a beneficio di un certo gruppo, per loro elettoralmente interessante.

    I Paesi in via di sviluppo possono ripercorrere quella strada, ma per cortesia non ci dicano che vogliono aiutare i loro poveri: perché sono proprio i più poveri, quelli che beneficerebbero per primi di un abbassamento del costo delle derrate.

    Al di là di questo episodio, possiamo dire che la fine di Doha è cominciata tanto tempo fa: al meeting ministeriale di Cancun, nel 2003. A Hong Kong, nel 2005, non c’è stato risveglio dal coma. Gli Usa e l’Europa ora incolpano India e Cina. Eppure, se le pretese dell’Occidente a vantaggio delle proprie clientele di agricoltori fossero state più leggere, nel 2003 e nel 2005, non saremmo a questo punto. E non avremmo legittimato, col nostro, il protezionismo degli altri.

    Per alcuni osservatori, la macchina negoziale costruita nel 1948 per il Gatt semplicemente non è adatta a un’organizzazione che ha 153 Stati membri. Siamo di fronte, allora, a un fallimento della politica.

    Ha scritto bene Paul Krugman: le negoziazioni sul commercio non sono guidate dalle valutazioni degli economisti, quanto piuttosto da una casta di “mercantilisti illuminati”. Gli accordi multilaterali rappresentano un tentativo di “gestire la globalizzazione”: di “governarla”, come si auspica dal campo aprioristicamente avverso ai negoziati. È in quella sede che si incontrano interessi divergenti. Si bilanciano, si scontrano, riescono o falliscono nel trovare un accordo. Questa è politica, non mercato.

    Per quanto la globalizzazione del Doha Round non sia quella dei sogni dei liberisti (che consisterebbe, grosso modo, nello sradicamento delle barriere d’ingresso ai mercati: strategia che uno Stato potrebbe, per ipotesi, anche adottare unilateralmente), è un processo che ha dato risultati. Poteva produrne altri, aiutando il libero scambio a fabbricare occasioni di crescita. Con questi chiari di luna, ce n’era quanto mai bisogno. Invece a una crisi mondiale si pensa di rispondere con nuovi egoismi nazionali. Nel lungo periodo saremo tutti morti, e nel breve non ce la passeremo granché bene.

    Da Il Riformista, 31 luglio 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6943

  2. #2
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    anche se non c'era scritto avevo capito che era di mingardi

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Rochefoucauld Visualizza Messaggio
    anche se non c'era scritto avevo capito che era di mingardi

  4. #4
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    Per chi ha studiato Economia l'uso dei termini è quantomeno spregiudicato.

    Per noi poveri esclusi da questa congrega occorrerebbe una maggiore leggibilità, magari con una traduzione in termini più "giornalieri".

    COLBERTISMO

    (XVII secolo). Politica economica francese improntata al mercantilismo. Teorizzato e promosso da Jean-Baptiste Colbert, controllore generale delle finanze sotto Luigi XIV, rappresentava una politica economica centrata sull'idea che la prosperità e la potenza di un paese e dei suoi abitanti fossero legate alla massa di metalli preziosi disponibili. Tale massa, essendo ritenuta stabile a livello mondiale, andava accresciuta a spese di altri paesi. Conseguenze di questa politica furono, da una parte, un rigido protezionismo che mirava, tra l'altro, allo sviluppo della flotta nazionale e all'incremento della produzione manifatturiera; dall'altra, una serie di conflitti economici e di guerre sanguinose come quella contro l'Olanda (1672-1678). I maggiori inconvenienti legati a questo tipo di politica economica erano quelli di irrigidire le strutture e i processi economici e di ridurre lo spazio per l'innovazione, tessendo una rete di minuziosi regolamenti e controlli. La ripresa economica settecentesca avrebbe poi travolto il colbertismo in Francia e il sistema mercantilista ovunque.
    Abbott: fatti capire !

    Perchè nell'articolo si dice che la fine di Doha è cominciata tanto tempo fa: al meeting ministeriale di Cancun, nel 2003? Gli USA o l'Europa hano adottato politiche protezioniste?

    E, non ti seccare, mi potresti spiegare questa frase dell'articolo?

    L’isolamento artificiale dalla concorrenza rende impossibile per un’impresa o un comparto industriale crescere nel modo più corretto, confrontandosi puntualmente con chi ha già sviluppato modelli virtuosi.
    Io l'ho interpretata così: i contadini indiani non producono con i benefici di una meccanizzazione avanzata, che potrebbe abbattere i costi di produzione, quindi non proteggerli potrebbe spingerli ad adeguare le loro strutture produttive.

    Ma potrei interpretarla anche così: i contadini indiani producono a prezzi superiori perchè le avversità climatiche, che li colpiscono molto più che in America, fanno crescere i costi di produzione, lasciando loro solo l'alternativa di cessare la produzione. Così facendo restano tagliati fuori da un mercato che non offre altre alternative che essere competitivi o morire.

    Per ultimo: se Cina e India insistono con il protezionismo, come reagirà il mercato globale? Alzando barriere? Ma noi non siamo colbertiani (o colbertisti), vero?

  5. #5
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Perchè nell'articolo si dice che la fine di Doha è cominciata tanto tempo fa: al meeting ministeriale di Cancun, nel 2003? Gli USA o l'Europa hano adottato politiche protezioniste?
    indubbiamente, in Europa e Stati Uniti si spendono miliardi in sussidi, e l'intervento legislativo e statale è molto forte.

    in merito ti consiglio di leggere questo 3d del forum Economia marginalista.

    E, non ti seccare, mi potresti spiegare questa frase dell'articolo?
    singifica semplicemente che protegere un determinato settore all'interno dei propri confini nazionali, blocca quell'indispensabile fenomeno di sviluppo, non solo economico ma anche, come in questo caso, tecnologico, che è la concorrenza.

    Per ultimo: se Cina e India insistono con il protezionismo, come reagirà il mercato globale? Alzando barriere? Ma noi non siamo colbertiani (o colbertisti), vero?
    purtroppo le conseguenze di queste forte limitazioni al mercato globale le vediamo già adesso, ovvero gli altissimimi prezzi delle commodities alimentari.

    per quanto riguarda il colbertismo, bè, indubbiamente non è la dottrina liberal-scambista quella che oggi sta vincendo.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio

    Io l'ho interpretata così: i contadini indiani non producono con i benefici di una meccanizzazione avanzata, che potrebbe abbattere i costi di produzione, quindi non proteggerli potrebbe spingerli ad adeguare le loro strutture produttive.
    Io l'ho interpretata così: gli indiani vogliono che USA ed Europa tolgano i contributi pubblici all'agricoltura, ma non sono disposti a eliminare loro i dazi protezionistici per qualsiasi manufatto (e assumere i vincoli sull'ambiente, e quelli sul lavoro etc.)
    Esattamente come fa la Cina etc.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Io l'ho interpretata così: gli indiani vogliono che USA ed Europa tolgano i contributi pubblici all'agricoltura, ma non sono disposti a eliminare loro i dazi protezionistici per qualsiasi manufatto (e assumere i vincoli sull'ambiente, e quelli sul lavoro etc.)
    Esattamente come fa la Cina etc.
    In effetti questo manca. Ma se si vuole giocare ad armi pari, come fanno Cina e India a recuperare il gap tecnologico e le diverse condizioni ambientali?

    Sempre ammesso che poi gli USA siano disposti ad eliminare i sussidi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbott Visualizza Messaggio
    indubbiamente, in Europa e Stati Uniti si spendono miliardi in sussidi, e l'intervento legislativo e statale è molto forte.

    in merito ti consiglio di leggere questo 3d del forum Economia marginalista.
    Ho letto il tuo sito (Istituto Bruno Leoni), però manca il contraddittorio. A leggere alcuni articoli sembra che sia preferibile togliere il primato alla politica.

    Non è un concetto che io posso gradire. Uno stato va governato, anche per evitare pericolose derive. E questo è, e rimane, compito della politica. Io non credo che i politici siano così ottusi da non cogliere le istanze tecniche in genere.

    Citazione Originariamente Scritto da Abbott Visualizza Messaggio
    purtroppo le conseguenze di queste forte limitazioni al mercato globale le vediamo già adesso, ovvero gli altissimimi prezzi delle commodities alimentari.

    per quanto riguarda il colbertismo, bè, indubbiamente non è la dottrina liberal-scambista quella che oggi sta vincendo.
    Non vedo il collegamento, forse perchè non sono un tecnico, fra le politiche economiche dei vari stati e le difficoltà attuali, peraltro generalizzate a livello mondiale.

    Il liberismo non può arrivare ad essere un sistema anarcoide di governo mondiale.

    Chi governa ha anche delle responsabilità verso la popolazione, responsabilità che il libero mercato non si vuole assumere spontaneamente. Cosa dovrebbero fare i governi? Deregolamentare in toto il mercato e limitarsi al prelievo fiscale? E chi correggerebbe le anomalie, in quel caso?

    E sai bene cosa intendo per anomalie: cartelli, accaparramenti, ...; insomma tutti i fenomeni di indebito vantaggio.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Io non credo che i politici siano così ottusi da non cogliere le istanze tecniche in genere.
    io non ho mai detto che i politici siano ottusi, semmai che non hanno mai fatto e mai faranno l'"interesse comune" (termine che non apprezzo tra l'altro, ma a voi tanto caro).

    Non vedo il collegamento, forse perchè non sono un tecnico, fra le politiche economiche dei vari stati e le difficoltà attuali, peraltro generalizzate a livello mondiale.
    ossia, sarebbe tutta colpa del mercato secondo te?

    i collegamenti a me sembrano lampanti, e nel link che ti hi riportato sono ben evidenziati.

    oltre alla politica economica illiberale degli Stati, dobbiamo tenere presente un altro fattore che ha causato il rialzo delle commodities, il dollaro.

    Il liberismo non può arrivare ad essere un sistema anarcoide di governo mondiale.
    intanto sarebbe già un buon passo avanti se fosse applicato coerentemente, dopodichè potremo discutere di una sua "deriva" anarcoide.

    Chi governa ha anche delle responsabilità verso la popolazione, responsabilità che il libero mercato non si vuole assumere spontaneamente. Cosa dovrebbero fare i governi? Deregolamentare in toto il mercato e limitarsi al prelievo fiscale? E chi correggerebbe le anomalie, in quel caso?
    e non ti è mai sorto il dubbio che tali anomalie vengano create, o aumentate esponenzialmente, proprio da chi giura di combatterle?

  10. #10
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    --leggendo un articolo su La Stampa di oggi," il mercato che divora se stesso"a firma dell'ex ministro dell'economia di un governo Berlusconi,Domenico Siniscalco, ho capito che nessuno sa come uscire da questo imbroglio che provo a spiegarmi e spiegare visto che non lo fanno ,come dovrebbero i giornalisti.
    In questo Doha Round la CINDIA( Cina +India) doveva convincere i paesi occidentali a ridurre i contributi ai propri agricoltori perchè i prodotto agricoli potessero allinearsi ai loro prezzi che evidentemente sono più alti perchè la composizione organica del capitale(che brutta formula marxista) dei paesi occidentali è composta da molto capitale fisso e poco capitale variabile(mano d'opera)mentre la loro è ad alta composizione di fattore lavoro.
    In cambio cosa offrivano agli occidentali? la possibilità ulteriore di penetrazione con prodotti ad alto valore aggiunto? Non si sa,i giornalisti non lo dicono così domani potranno scrivere altra fuffa.
    A mio avviso è bene che non ci sia nessuno accordo.La Cindia non trovando ulteriori sbocchi verso l'Occidente dovrà consumare al proprio interno,in Asia, il proprio prodotto mettendo l'acceleratore a quel processo virtuoso che l'occidente ha già conosciuto e che lo ha portato alla crisi dei nostri giorni.
    Ma noi ci abbiamo messo un cinquantennio ,la Cindia ci metterà al massimo un paio di decenni e poi:si salvi chi può.

 

 
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