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    Predefinito Di Pietro il giustizialista

    Di Pietro il giustizialista




    Pubblico una lettera ricevuta da Alfredo Amato, un cittadino come tanti che traccia un quadro del nostro Paese facendo riferimento a fatti più o meno recenti. Il titolo di questa lettera lo ha deciso lui spiegando poi nelle prime righe il senso di questa "etichetta", senso che condivido.


    "Buongiorno On Di Pietro!
    Quello in oggetto era il titolo di un mio post sul sito SocialistaLab.it probabilmente censurato perchè non in linea con le idee del partito di cui io faccio parte.
    Ho aderito sulla base di una promessa di rinnovamento che, sinceramente, al momento non vedo. Ma la militanza in uno schieramento opposto al Suo non mi impedisce di vedere le cose con obiettività, non diminuisce la mia stima per Lei e non mi imbavaglia. Accade spesso di sentire etichettare Di Pietro come giustizialista. E ancora più spesso, l'etichetta è appiccicata con una strumentale urgenza di riforme di cui gli italiani avrebbero bisogno e che porrebbero in ennesimo piano questioni che, invece, io ritengo di gravità enorme!
    Innanzitutto il diritto di Europa 7 di utilizzare le frequenze televisive indebitamente e abusivamente mantenute da Rete 4. Essendoci, su questa vicenda, una direttiva europea, mi chiedo come mai il governo italiano si preoccupi di attuare con rigore le direttive europee in materia di quote latte mentre ignori completamente quelle in materia di frequenze televisive.
    Esiste, poi, la questione del falso in bilancio. Che non è un problema personale ma una questione di principio su cui si fonda la credibilità di un gruppo dirigente, che si tratti di un'azienda o di un governo non importa.
    E che dire della ventennale gestione camorristica dei rifiuti campani, con la solita ipocrita e falsa estraneità delle regioni del Nord Italia, che alla parola "racket" preferiscono la più elegante "business"? In un video recente si vede un esercito che pattuglia un'area critica e, davanti, indisturbato, un esercito di motociclisti senza casco.
    E in quest'ottica permissivista e garantista, il PM De Magistris viene definito un malato di protagonismo, glissando spudoratamente sul coinvolgimento di personaggi di spicco della politica nelle inchieste Poseidone e Why Not.
    La Forleo viene "massacrata" dal mondo politico e dalla stessa magistratura non appena si permette di chiedere l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche a carico di D'alema in merito alla vicenda Unipol-BNL. E il governo, per tutta risposta cosa fa? S'inventa una legge per censurare le intercettazioni!
    Si è detto che la maggior parte degli italiani si sente spiata al telefono...ma se è vero che c'è un'emergenza di riforme...se è vero che la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese, a chi volete che importi di essere intercettato? Magari a chi sta rovinando un'azienda, sta trasferendo soldi all'estero, sta "piazzando" il figlio deficiente a capo di un ospedale, sta bruciando 100 mila miliardi di vecchie lire oppure sta avvertendo un capo mafia di una imminente indagine!
    E così, i Testimoni di Giustizia, come Pino Masciari, diventano le vittime di uno Stato assente prima ancora che delle mafie. Quelle mafie che li hanno privati del presente e del futuro.
    Mentre Andreotti, colpevole del reato di mafia negli anni 80, risulta assolto perchè innocente e non perchè il reato è andato in prescrizione.
    E mentre ci interroghiamo sbigottiti sul perchè 8 sudenti su 10 ritengano inutile la scuola, perchè 9 milioni di neodiplomati risultino di un'ignoranza abnorme, perché un esperto del ministero ignori i contenuti della traccia di un esame di stato, perchè dei giovani assassini decidano di lanciare dei sassi da un cavalcavia, 200 giovani torinesi assaltino un'auto dei vigili urbani, un gruppetto di deficienti ammazza la noia devastando una scuola, frotte di automobilisti utilizza la comune strada per ingaggiare sfide quasi sempre a spargimento di sangue, sul perchè di questa perdita di valori, del senso di responsabilità prima che di autorità...mentre ci interroghiamo, appunto, il garantismo della casta passa sopra gli scempi edilizi, ambientali, i depuratori che non esistono, i reati di corruzione, di concussione, le assunzioni "pilotate", i figli di papà disseminati in ogni dove, i "regali" del governo a lobby, gli abusi delle aziende nei confronti dei dipendenti o, peggio, dei precari.
    Il garantismo dei furbetti protegge le famiglie mafiose, non indaga su abusi e pestaggi come quelli del G8 di Genova e del giovane Federico Aldrovandi.
    Ed è di questi giorni la norma "salva premier", le decisioni in materia di nucleare, l'esortazione ad accettare il trattato di Lisbona etc etc..
    Così, attraverso il suo esercito di burattini senza fili che popolano la politica, le istituzioni, i posti di potere, i partiti, si attua il disegno di un potere superiore occulto.
    Grazie" Dott. Alfredo Amato


    http://www.antoniodipietro.com/

  2. #2
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    Predefinito Ma quale giustizialista!

    Citazione Originariamente Scritto da ywc08 Visualizza Messaggio
    Di Pietro il giustizialista




    Pubblico una lettera ricevuta da Alfredo Amato, un cittadino come tanti che traccia un quadro del nostro Paese facendo riferimento a fatti più o meno recenti. Il titolo di questa lettera lo ha deciso lui spiegando poi nelle prime righe il senso di questa "etichetta", senso che condivido.


    "Buongiorno On Di Pietro!
    Quello in oggetto era il titolo di un mio post sul sito SocialistaLab.it probabilmente censurato perchè non in linea con le idee del partito di cui io faccio parte.
    Ho aderito sulla base di una promessa di rinnovamento che, sinceramente, al momento non vedo. Ma la militanza in uno schieramento opposto al Suo non mi impedisce di vedere le cose con obiettività, non diminuisce la mia stima per Lei e non mi imbavaglia. Accade spesso di sentire etichettare Di Pietro come giustizialista. E ancora più spesso, l'etichetta è appiccicata con una strumentale urgenza di riforme di cui gli italiani avrebbero bisogno e che porrebbero in ennesimo piano questioni che, invece, io ritengo di gravità enorme!
    Innanzitutto il diritto di Europa 7 di utilizzare le frequenze televisive indebitamente e abusivamente mantenute da Rete 4. Essendoci, su questa vicenda, una direttiva europea, mi chiedo come mai il governo italiano si preoccupi di attuare con rigore le direttive europee in materia di quote latte mentre ignori completamente quelle in materia di frequenze televisive.
    Esiste, poi, la questione del falso in bilancio. Che non è un problema personale ma una questione di principio su cui si fonda la credibilità di un gruppo dirigente, che si tratti di un'azienda o di un governo non importa.
    E che dire della ventennale gestione camorristica dei rifiuti campani, con la solita ipocrita e falsa estraneità delle regioni del Nord Italia, che alla parola "racket" preferiscono la più elegante "business"? In un video recente si vede un esercito che pattuglia un'area critica e, davanti, indisturbato, un esercito di motociclisti senza casco.
    E in quest'ottica permissivista e garantista, il PM De Magistris viene definito un malato di protagonismo, glissando spudoratamente sul coinvolgimento di personaggi di spicco della politica nelle inchieste Poseidone e Why Not.
    La Forleo viene "massacrata" dal mondo politico e dalla stessa magistratura non appena si permette di chiedere l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche a carico di D'alema in merito alla vicenda Unipol-BNL. E il governo, per tutta risposta cosa fa? S'inventa una legge per censurare le intercettazioni!
    Si è detto che la maggior parte degli italiani si sente spiata al telefono...ma se è vero che c'è un'emergenza di riforme...se è vero che la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese, a chi volete che importi di essere intercettato? Magari a chi sta rovinando un'azienda, sta trasferendo soldi all'estero, sta "piazzando" il figlio deficiente a capo di un ospedale, sta bruciando 100 mila miliardi di vecchie lire oppure sta avvertendo un capo mafia di una imminente indagine!
    E così, i Testimoni di Giustizia, come Pino Masciari, diventano le vittime di uno Stato assente prima ancora che delle mafie. Quelle mafie che li hanno privati del presente e del futuro.
    Mentre Andreotti, colpevole del reato di mafia negli anni 80, risulta assolto perchè innocente e non perchè il reato è andato in prescrizione.
    E mentre ci interroghiamo sbigottiti sul perchè 8 sudenti su 10 ritengano inutile la scuola, perchè 9 milioni di neodiplomati risultino di un'ignoranza abnorme, perché un esperto del ministero ignori i contenuti della traccia di un esame di stato, perchè dei giovani assassini decidano di lanciare dei sassi da un cavalcavia, 200 giovani torinesi assaltino un'auto dei vigili urbani, un gruppetto di deficienti ammazza la noia devastando una scuola, frotte di automobilisti utilizza la comune strada per ingaggiare sfide quasi sempre a spargimento di sangue, sul perchè di questa perdita di valori, del senso di responsabilità prima che di autorità...mentre ci interroghiamo, appunto, il garantismo della casta passa sopra gli scempi edilizi, ambientali, i depuratori che non esistono, i reati di corruzione, di concussione, le assunzioni "pilotate", i figli di papà disseminati in ogni dove, i "regali" del governo a lobby, gli abusi delle aziende nei confronti dei dipendenti o, peggio, dei precari.
    Il garantismo dei furbetti protegge le famiglie mafiose, non indaga su abusi e pestaggi come quelli del G8 di Genova e del giovane Federico Aldrovandi.
    Ed è di questi giorni la norma "salva premier", le decisioni in materia di nucleare, l'esortazione ad accettare il trattato di Lisbona etc etc..
    Così, attraverso il suo esercito di burattini senza fili che popolano la politica, le istituzioni, i posti di potere, i partiti, si attua il disegno di un potere superiore occulto.
    Grazie" Dott. Alfredo Amato


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    Di Pietro dice cose giuste e fa battaglie sacrosante.
    Forza Tonì!

  3. #3
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    Predefinito Di Pietro: Giustizialista o Immobiliarista?

    Di Pietro gioca a Monopoli: ha case in tutt’Italia


    Roma - Ma quante case ha l’onorevole Antonio Di Pietro? E con quali soldi le ha comprate? Prima di scoprirlo ci corre l’obbligo di ricordare come del suo conflitto di interessi in campo immobiliare si è già occupato, in parte, il gip di Roma che lo ha prosciolto nell’inchiesta sulla gestione allegra dei rimborsi elettorali. Restando in tema la procura capitolina ha però stigmatizzato l’operato di Tonino allorché vennero affrontate le accuse di un suo ex socio a proposito della società immobiliare Antocri (acronimo di Anna, Toto, Cristiano, i figli di Di Pietro) e delle presunte commistioni con i patrimoni dell’Italia dei Valori. Secondo l’ipotesi iniziale, Di Pietro avrebbe utilizzato i soldi del partito per acquistare appartamenti arrivandone ad affittare alcuni all’Idv, di cui era presidente. Un modo di fare penalmente irrilevante, secondo l’accusa.


    Casa con lo sconto
    Quel conflitto d’interessi torna ora d’attualità per gli approfondimenti operati dal mensile «la Voce delle voci» in contemporanea al reportage del Giornale. Si scopre così che il 16 marzo 2006, in quel di Bergamo, il padre-padrone dell’Idv si aggiudica alle buste, in condizioni burrascose e rocambolesche, un signor appartamento (vedi articolo sotto) a un prezzo scontatissimo dovuto alle cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare dell’Inail. Roba da Svendopoli per vip. Lui non appare mai, fa tutto l’amministratore della sua società immobiliare Antocri (che però non agisce in questa veste), nonché compagno di Silvana Mura, deputata Idv, tesoriera del partito e socia dell’Associazione IdV. Visti i precedenti, le confusioni di ruoli, le ambiguità fra «movimento» e «associazione», le locazioni degli immobili di proprietà di Di Pietro al partito dello stesso Di Pietro (gli appartamenti di cui parleremo dopo in via Casati a Milano e in via Principe Eugenio a Roma) non è stata una sorpresa scoprire che anche su quest’ultimo immobile qualcosa non quadra: l’ha comprato Di Pietro, attraverso il convivente della Mura, la quale ha intestate le utenze di casa che corrispondono perfettamente a quelle un tempo in uso all’ex sede della tesoreria nazionale di via Taramelli 28.
    Posto che l’ex pm di Mani Pulite nega di aver mai usato un euro del partito per reinvestirlo nell’acquisto di un appartamento a suo nome, posto che la società An.to.cri è nata con un capitale sociale assai modesto (appena 50mila euro), posto ancora che nel 2005 Di Pietro ha dichiarato un imponibile di 175mila euro e nel 2006 di 189mila, l’interrogativo sulla provenienza dei capitali per l’acquisto degli appartamenti, è dovuto per una personalità pubblica del suo calibro. Specie se ci si sofferma a sbirciare nel patrimonio immobiliare di quest’uomo che anche quando indossava la toga, non sembrava contenersi nello shopping edilizio: una villa con giardino a Curno, e di lì a poco, nel 1994, una nuova villetta, attaccata alla precedente, di otto vani. L’anno appresso Di Pietro compra un’abitazione da 300 metri quadri a Busto Arsizio, che gira prontamente al partito dopo aver acceso un mutuo agevolato per l’80 per cento del totale. Tempo qualche annetto e, una volta eletto al Parlamento europeo, fa il bis con un bilocale nel centro di Bruxelles: quanto l’abbia pagato non è noto. Arriviamo così al 2002 allorché l’ex ministro delle Infrastrutture si accasa in un elegante quarto piano in via Merulana, a Roma: altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati, pagato intorno ai 650mila euro grazie anche a un mutuo di 400mila euro acceso con la Bnl. L’anno dopo, nella natia Montenero di Bisaccia, Di Pietro cede al figlio Cristiano un attico di 173 metri quadrati: «Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (più 16 di garage) - analizza la Voce - grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta è all’incirca di 300mila euro».


    Gli alloggi per i figli
    Non passano due mesi e alla fine di marzo, l’ex pm compra a Bergamo un bel quarto piano, per i figli Anna e Toto: 190 metri quadri in un signorile palazzetto liberty in via dei Partigiani. Lo stesso giorno, con lo stesso notaio, la moglie di Tonino fa suo un appartamento di 48 metri quadrati, sempre al quarto piano, oltre a due cantine e a un garage: si parla di una cifra oscillante intorno agli 800mila euro, ma non c’è conferma nemmeno su chi abbia provveduto all’esborso e in quale misura. Il 2004 è alle porte, e il nuovo appartamento di 190 metri quadri acquistato per 620mila euro in via Felice Casati a Milano - come da rogito stipulato in aprile - Di Pietro lo intesta alla Srl Antocri. Poi per un milione e 50mila euro la medesima società immobiliare fa suoi dieci vani (190 metri quadri) in via Principe Eugenio a Roma, dove - stando al bilancio 2005 dell’Idv - trasloca la sede nazionale di rappresentanza politica del partito, fino al giorno prima ubicata in via dei Prefetti 17». Per i due locali Tonino si rivolge alla Bnl e si carica due mutui sulle spalle: 276mila euro da saldare entro il 2015 per la casa milanese, 385mila per quella romana (scadenza 2019). Le pesanti rate Di Pietro inizialmente le ricaverà (salvo poi ripensarci quando scoppia lo scandalo) dal pagamento dei canoni d’affitto versati all’Antocri da un inquilino eccellente: la sua Italia dei Valori.


    Mattone a Bergamo
    Non è finita. Alla vigilia di Natale del 2005, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre figli, compra un piccolo appartamento in via del Pradello a Bergamo. Poche ore dopo acquista anche un ufficio di quattro vani nella stessa palazzina. Spesa approssimativa? Tra i 400 e 500mila euro. L’anno successivo, come detto, Tonino compra all’asta con offerte segrete la casa di via Locatelli, sempre nella città orobica. Mentre l’anno dopo ancora, per una spesa-lavori consistente (decine, se non centinaia, di migliaia di euro) inizia a ristrutturare la masseria di famiglia in quella Montenero di Bisaccia dove l’ex ministro delle Infrastrutture, a dar retta al «catasto dei terreni» possiede 33 «frazionamenti» pari a 16 ettari di proprietà, in parte ereditati, in altra parte acquistati da parenti e familiari. Secondo la Voce (ma ancora non c’è traccia nelle visure camerali) Di Pietro avrebbe acquistato anche un altro appartamento per la figlia, 60 metri in piazza Dergano a Milano.


    La società bulgara
    Di Pietro in aula ha spiegato d’essersi dato al mattone dopo aver venduto l’ufficio di Busto Arsizio (a 400mila euro, 100mila li ha dovuti restituire alla banca per il mutuo) e con il ricavato ha acquistato gli appartamenti affittati all’IdV: quello di via Felice Casati a Milano - acquistato dalla Iniziative Immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Re - e l’altro, in via Principe Eugenio a Roma (alienato nel 2007). Ha detto che se tornasse indietro non rifarebbe quello che ha fatto, anche se la sua passione per gli affari immobiliari ha travalicato i confini nazionali: Tonino possiede infatti il 50% della Suko, una srl bulgara con sede a Varna. A fronte di quattro milioni di euro spesi per comperare immobili fra il 2002 e il 2008, l’ex pm ha incassato dalle vendite all’incirca un milione di euro, scremati dalle rimanenze calcolate per i mutui. Niente di penalmente rilevante, come dicono gli ex colleghi di Tonino. Ma i conti non tornano.

    Fonte: RadioRadicale

 

 

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