Repubblica Popolare Cinese: ora basta!
La destra ha interpretato lo «spirito del tempo» dando all’insicurezza e alla paura una risposta
precisa, in armonia con l’individualismo aggressivo radicatosi nel Paese nel corso degli ultimi
venti anni: l’individuazione di un nemico esterno. In termini di insicurezza sociale il nemico è di
volta in volta la Cina, la globalizzazione, l’Europa, lo Stato che impone le tasse (PRC - documento congressuale 1). Ma non è solo la destra che vede nella Cina il nemico.
Quasi ogni articolo dedicato alla Cina pubblicato su Liberazione si presenta come coacervo illegibile di luoghi comuni, pregiudizi eurocentrici, vere e proprie menzogne interessate, su presunte violazioni dei diritti umani e religiosi, che portano infine, disgustosamente, a qualificare i locali terroristi islamici che uccidono e massacrano come indipendentisti, e di schierarsi con i post fascisti di AN per il boicottaggio dei giochi olimpici.
Invettive anzichè ragionamenti. Serve l'opposto. La verità è ben altra: "la Cina è avviata verso il pieno riconoscimento della libertà di culto. è uno Stato sempre meno caratterizzato ideologicamente, che ha superato la tipica fase post-rivoluzionaria in cui la priorità è l'indottrinamento del popolo». e per il Tibet «è' possibile trovare per la regione - dice - un accordo tipo Sudtirol, un'autonomia forte che non pregiudichi l'unità della Cina».
Chi dice queste cose, un pericoloso marxista leninista identitario? No, il compagno Bertinotti (da Il Riformista del 14 dicembre 2005).
Quanto poi alla presunta rincorsa cieca dei cinesi alla globalizzazione, giova ricordare un dato che nessuno cita: già nel 2006 l’84% del PIL cinese è stato prodotto dalle 500 maggiori imprese cinesi,.e che tra queste, ben 349 – che hanno espresso l’85% della ricchezza prodotte tra tutte le 500 – sono imprese statali o controllate dallo Stato, mentre solo 89 sono quelle private, che hanno espresso una ricchezza pari all’8,4% delle 500 (http://www.resistenze.org/sito/te/po...l26-002148.htm).
Nei confronti della repubblica Popolare Cinese non serve la vuota sloganistica che si pone al fianco ai "post" fascisti di AN, serve analisi seria e un approccio consapevole di tutte le implicazioni politiche, consapevole, quale quello suggerito da Edoarda Mas (v. Kamen’ Rivista di poesia e filosofia, anno XIII – n° 23 – gennaio 2004): "un giudizio sulla situazione politica è quasi impossibile. Un giudizio politico, per quanto si voglia distaccato e obiettivo, comporta una presa di posizione dell’osservatore. Dobbiamo tenere in considerazione che oggi la Cina si presenta come possibile bersaglio futuro degli Stati Uniti nella loro pretesa di egemonia sul mondo. Di fronte a una situazione simile, non solo chi per motivi di studio e di frequentazione ha come me in quel paese una seconda patria, ma anche qualunque persona civile non può non schierarsi dalla parte della Cina, potenza pacifica che rischia di essere aggredita e strangolata. Il problema delle sfere dirigenti americane è su come sia meglio strangolarla. Discutono su questo: basterà la penetrazione capitalistica per controllarla? Oppure no, giacché con lo sviluppo del capitale crescerà come grande potenza indipendente, sfida e ostacolo alla nostra egemonia globale? meglio allora aggredirla anche militarmente. Il dilemma è di questo tipo, riguarda il come strangolarla. Su questo piano la Cina va comunque appoggiata, senza molte distinzioni fra popolo e governo".
Rolando Dubini, CPF del PRC di Milano




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