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  1. #1
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    Predefinito I primi colpi di tosse del Governo.

    I primi colpi di tosse del Governo.
    di Diegol22

    Gli errori presenti nella manovra di bilancio,ed emersi nei giorni scorsi,hanno disorientato evidentemente anche alcuni settori della maggioranza.Cazzola,esponente del Pdl,intervistato dal tg4 ha parlato di "norme che potevano essere formulate in maniera più chiara" riferendosi,in particolare,ai dispostivi riguardanti precari e assegni sociali.A conclusione del suo intervento ha espressamente auspicato un emendamento del Governo volto a correggere queste imprecisioni.
    L'esecutivo si è dimostrato incerto sulla strada da seguire.Mentre,fino all'altro ieri,la correzione sembrava essere esclusa ed esponenti della maggioranza (in particolare della Lega) si spingevano fino a difendere il provvedimento sui precari poi,auspice una cena fra il Presidente del Consiglio e membri del Governo,si è registrato un repentino mutamento e l'emendamento è stato effettivamente presentato.Pochi minuti fa il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto,a nome dell'esecutivo,la fiducia sull'intera manovra.
    Inevitabili le proteste dell'opposizione.
    A questo debbono aggiungersi sortite individuali,e preventivamente non concertate,da parte di esponenti del Governo.Come quella del ministro Sacconi sull'innalzamento dell'età pensionabile che ha suscitato comprensibile allarme nei sindacati.
    In realtà le nubi minacciose che si addensano all'orizzonte sono molteplici.
    L'Istat ha stimato l'inflazione di luglio al 4,1%.Dato molto pesante che non si raggiungeva da ben dodici anni.A giugno era stata del 3,8%.
    Le indiscrezioni sul caso Alitalia hanno fatto infuriare le parti sociali.Gli esuberi sarebbero ricompresi fra le cinquemila e le settemila unità (cifra riportata oggi dal quotidiano Repubblica),il piano ricomprenderebbe,però,il ricorso agli ammortizzatori sociali ed il ripristino di rotte internazionali.Con un potenziamento dei velivoli disponibili.
    Se questi punti fondamentali venissero confermati non vi sarebbero le auspicate differenze rispetto all'offerta Air France presentata in primavera.
    E di questo il Presidente del Consiglio sarebbe chiamato a rispondere in Aula.
    Sul piano più propriamente politico si intuisce una probabile recrudescenza dello scontro già in atto.Di Pietro ha infatti avviato le procedure per la raccolta firme propedeutica al referendum sul Lodo Alfano.Il Pd vacilla.
    Difatti mentre suoi singoli esponenti hanno già aderito all'iniziativa è evidente la posizione di imbarazzo nel quale il Partito Democratico si troverebbe qualora,ed è praticamente certo,il quesito referendario venisse ammesso.
    "Dopo quello che abbiamo detto in Aula è impensabile che il Pd non aderisca a questa iniziativa" chiosa Monaco,esponente prodiano del Pd."Anzi,il Pd stesso avrebbe dovuto promuovere il referendum".
    Ed è evidente che la consultazione popolare avrebbe l'immediato effetto di radicalizzare i rapporti tra maggioranza e opposizione.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da diegol22 Visualizza Messaggio
    I primi colpi di tosse del Governo.
    di Diegol22

    Gli errori presenti nella manovra di bilancio,ed emersi nei giorni scorsi,hanno disorientato evidentemente anche alcuni settori della maggioranza.Cazzola,esponente del Pdl,intervistato dal tg4 ha parlato di "norme che potevano essere formulate in maniera più chiara" riferendosi,in particolare,ai dispostivi riguardanti precari e assegni sociali.A conclusione del suo intervento ha espressamente auspicato un emendamento del Governo volto a correggere queste imprecisioni.
    L'esecutivo si è dimostrato incerto sulla strada da seguire.Mentre,fino all'altro ieri,la correzione sembrava essere esclusa ed esponenti della maggioranza (in particolare della Lega) si spingevano fino a difendere il provvedimento sui precari poi,auspice una cena fra il Presidente del Consiglio e membri del Governo,si è registrato un repentino mutamento e l'emendamento è stato effettivamente presentato.Pochi minuti fa il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto,a nome dell'esecutivo,la fiducia sull'intera manovra.
    Inevitabili le proteste dell'opposizione.
    A questo debbono aggiungersi sortite individuali,e preventivamente non concertate,da parte di esponenti del Governo.Come quella del ministro Sacconi sull'innalzamento dell'età pensionabile che ha suscitato comprensibile allarme nei sindacati.
    In realtà le nubi minacciose che si addensano all'orizzonte sono molteplici.
    L'Istat ha stimato l'inflazione di luglio al 4,1%.Dato molto pesante che non si raggiungeva da ben dodici anni.A giugno era stata del 3,8%.
    Le indiscrezioni sul caso Alitalia hanno fatto infuriare le parti sociali.Gli esuberi sarebbero ricompresi fra le cinquemila e le settemila unità (cifra riportata oggi dal quotidiano Repubblica),il piano ricomprenderebbe,però,il ricorso agli ammortizzatori sociali ed il ripristino di rotte internazionali.Con un potenziamento dei velivoli disponibili.
    Se questi punti fondamentali venissero confermati non vi sarebbero le auspicate differenze rispetto all'offerta Air France presentata in primavera.
    E di questo il Presidente del Consiglio sarebbe chiamato a rispondere in Aula.
    Sul piano più propriamente politico si intuisce una probabile recrudescenza dello scontro già in atto.Di Pietro ha infatti avviato le procedure per la raccolta firme propedeutica al referendum sul Lodo Alfano.Il Pd vacilla.
    Difatti mentre suoi singoli esponenti hanno già aderito all'iniziativa è evidente la posizione di imbarazzo nel quale il Partito Democratico si troverebbe qualora,ed è praticamente certo,il quesito referendario venisse ammesso.
    "Dopo quello che abbiamo detto in Aula è impensabile che il Pd non aderisca a questa iniziativa" chiosa Monaco,esponente prodiano del Pd."Anzi,il Pd stesso avrebbe dovuto promuovere il referendum".
    Ed è evidente che la consultazione popolare avrebbe l'immediato effetto di radicalizzare i rapporti tra maggioranza e opposizione.
    Sei una "perla rara".... capace di autocritica, davvero bravo! Non come alcuni tuoi "compagni" che difendono a spada tratta tutto e tutti a prescindere dall'operato.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Pitti Visualizza Messaggio
    Sei una "perla rara".... capace di autocritica, davvero bravo! Non come alcuni tuoi "compagni" che difendono a spada tratta tutto e tutti a prescindere dall'operato.
    Conta che la mia passione è scrivere,quindi i vostri giudizi per me contano molto e questo forum mi offre l'opportunità di farmi leggere.
    E comunque,parlo personalmente ovvio,gli articoli genuflessi non mi sono mai piaciuti.

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da diegol22 Visualizza Messaggio
    I primi colpi di tosse del Governo.
    di Diegol22

    Gli errori presenti nella manovra di bilancio,ed emersi nei giorni scorsi,hanno disorientato evidentemente anche alcuni settori della maggioranza.Cazzola,esponente del Pdl,intervistato dal tg4 ha parlato di "norme che potevano essere formulate in maniera più chiara" riferendosi,in particolare,ai dispostivi riguardanti precari e assegni sociali.A conclusione del suo intervento ha espressamente auspicato un emendamento del Governo volto a correggere queste imprecisioni.
    L'esecutivo si è dimostrato incerto sulla strada da seguire.Mentre,fino all'altro ieri,la correzione sembrava essere esclusa ed esponenti della maggioranza (in particolare della Lega) si spingevano fino a difendere il provvedimento sui precari poi,auspice una cena fra il Presidente del Consiglio e membri del Governo,si è registrato un repentino mutamento e l'emendamento è stato effettivamente presentato.Pochi minuti fa il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto,a nome dell'esecutivo,la fiducia sull'intera manovra.
    Inevitabili le proteste dell'opposizione.
    A questo debbono aggiungersi sortite individuali,e preventivamente non concertate,da parte di esponenti del Governo.Come quella del ministro Sacconi sull'innalzamento dell'età pensionabile che ha suscitato comprensibile allarme nei sindacati.
    In realtà le nubi minacciose che si addensano all'orizzonte sono molteplici.
    L'Istat ha stimato l'inflazione di luglio al 4,1%.Dato molto pesante che non si raggiungeva da ben dodici anni.A giugno era stata del 3,8%.
    Le indiscrezioni sul caso Alitalia hanno fatto infuriare le parti sociali.Gli esuberi sarebbero ricompresi fra le cinquemila e le settemila unità (cifra riportata oggi dal quotidiano Repubblica),il piano ricomprenderebbe,però,il ricorso agli ammortizzatori sociali ed il ripristino di rotte internazionali.Con un potenziamento dei velivoli disponibili.
    Se questi punti fondamentali venissero confermati non vi sarebbero le auspicate differenze rispetto all'offerta Air France presentata in primavera.
    E di questo il Presidente del Consiglio sarebbe chiamato a rispondere in Aula.
    Sul piano più propriamente politico si intuisce una probabile recrudescenza dello scontro già in atto.Di Pietro ha infatti avviato le procedure per la raccolta firme propedeutica al referendum sul Lodo Alfano.Il Pd vacilla.
    Difatti mentre suoi singoli esponenti hanno già aderito all'iniziativa è evidente la posizione di imbarazzo nel quale il Partito Democratico si troverebbe qualora,ed è praticamente certo,il quesito referendario venisse ammesso.
    "Dopo quello che abbiamo detto in Aula è impensabile che il Pd non aderisca a questa iniziativa" chiosa Monaco,esponente prodiano del Pd."Anzi,il Pd stesso avrebbe dovuto promuovere il referendum".
    Ed è evidente che la consultazione popolare avrebbe l'immediato effetto di radicalizzare i rapporti tra maggioranza e opposizione.


    mi hai impressionato !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    eccoti un articolo "genuflesso", scritto da qualcuno che ne sa più di te e che legge altri parametri oltre quelli dell'istat.



    L'analisi di Francesco Forte


    Sorpresa, l'Italia tira



    L'export va forte e le nostre industrie sono efficienti. E il pil? E' sottostimato
    Do il benvenuto a Mario Pirani nel club dei “non pessimisti”. Una società che, nonostante questa preziosa adesione, rimane riservata a pochi iscritti. In fatto di economia, nel nostro paese i declinisti sono ancora la maggioranza. Pirani, in un articolo pubblicato ieri su Repubblica, colloca l’Italia al secondo posto nella classifica mondiale dell’export dietro alla sola Germania. Il distacco sarebbe ancora più modesto se, assieme al centronord, non ci fosse il Mezzogiorno. Il nostro commercio estero è competitivo e dinamico, ed esercita una leadership vicina a quella tedesca. Se ciò è vero – e appare vero, stando ai dati che Pirani cita, tratti dagli studi di Marco Fortis pubblicati sui Quaderni della Edison – se ne desume che abbiamo un apparato industriale efficiente e ben inserito nell’economia dei mercati globali.

    Fortis, professore all’Università Cattolica, commenta statistiche realizzate dalla Wto e dell’Unctad (la conferenza per il commercio e lo sviluppo dell’Onu). In particolare si sofferma sull’indice Tpi (Trade Performance Index, ndr) che riguarda la performance di 189 paesi nel commercio internazionale. Gli indicatori del Tpi sono il saldo dell’export, le esportazioni per abitante (quelle assolute sono viziate dalla diversa dimensione demografica dei vari stati), la quota dell’export di ogni stato sul commercio mondiale, la sua posizione rispetto a 14 macrosettori industriali.

    Al primo posto c’è la Germania, al secondo l’Italia. La Germania conta su sette primi posti e due secondi, l’Italia ha tre primi posti (tessile, abbigliamento, pelli e cuoio) e quattro secondi: meccanica non elettronica, quasi a pari con la Germania, elettromeccanica, manufatti di base (come marmi, piastrelle, ceramiche, metalli) e industrie varie (occhiali, oreficeria eccetera). L’Italia è anche prima nel mobile, ma questo settore è legato al legno. Abbiamo anche ottime posizioni negli alimentari, con il vino e la pasta. In questa classifica i grandi assenti sono due giganti dell’economia come Stati Uniti e India, mentre la Cina si classifica al sesto posto con tre medaglie d’argento. Questi dati mostrano che abbiamo un apparato industriale robusto e che possiamo contare su un settore moderno dal punto di vista tecnologico, perché nessuno dei processi produttivi dei beni in questione è basato su manodopera a basso costo o sulla abbondanza di proprie materie prime.

    Quello che Pirani dimentica. Credo sia il caso di aggiungere una considerazione alla trama di Pirani, ma senza rimproverargli nulla, perché un articolo non è un trattato. Negli anni Venti la nostra industria ha subito un processo di ristrutturazione che l’ha portata a essere internazionalmente competitiva. Al tempo stesso, però, si parlava di un settore in declino, si diceva che stessimo perdendo quote di export mentre le stavamo recuperando. Com’è possibile allora che i tassi di crescita della nostra produttività siano così bassi come l’Istat sostiene? E come regge la tesi sostenuta per anni dalla Banca d’Italia, quella dell’epoca faziana, secondo cui la produttività del lavoro e del capitale erano in declino? Poiché i dati sugli occupati e sul capitale materiale e immateriale non sono sovrastimati ma semmai sottostimati, se ne deduce che sottostimato sia il prodotto totale che questi fattori generano. Ovvero il pil.

    Detto questo – una tesi costantemente ripetuta negli editoriali del Foglio – non è prudente concludere, come fa Pirani, che ci sia spazio per cospicui aumenti di salari. Semmai occorre dare più spazio alle retribuzioni basate sulla produttività e meno alle altre. Per questa ragione occorre passare dalla contrattazione nazionale accentrata a quella regionale decentrata. L’Italia, inoltre, non è tutta uguale ma presenta una marcata frattura geografica. Il centrosud non è al livello competitivo del nord, che gioca un ruolo importante nell’economia globale. Certo, il processo di ristrutturazione industriale è ancora in corso. Alla fine degli anni Sessanta la sinistra pensò che l’Italia fosse ricca e che potesse quindi cominciare l’epoca “distributiva”, dopo quella “produttiva”. Ne è seguito un inevitabile declino e sono stati necessari anni per uscire dal tunnel dei Settanta. Adesso però non usiamo l’indice Tpi per gonfiarci come la rana di Esopo: non “zapateriamo”, stiamo con i piedi per terra.


    di Francesco Forte


    http://www.ilfoglio.it/soloqui/838

    (pssss, pitti, astieniti dal leggere tanto non capisci mai una mazza).
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio


    mi hai impressionato !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    eccoti un articolo "genuflesso", scritto da qualcuno che ne sa più di te e che legge altri parametri oltre quelli dell'istat.



    L'analisi di Francesco Forte


    Sorpresa, l'Italia tira



    L'export va forte e le nostre industrie sono efficienti. E il pil? E' sottostimato
    Do il benvenuto a Mario Pirani nel club dei “non pessimisti”. Una società che, nonostante questa preziosa adesione, rimane riservata a pochi iscritti. In fatto di economia, nel nostro paese i declinisti sono ancora la maggioranza. Pirani, in un articolo pubblicato ieri su Repubblica, colloca l’Italia al secondo posto nella classifica mondiale dell’export dietro alla sola Germania. Il distacco sarebbe ancora più modesto se, assieme al centronord, non ci fosse il Mezzogiorno. Il nostro commercio estero è competitivo e dinamico, ed esercita una leadership vicina a quella tedesca. Se ciò è vero – e appare vero, stando ai dati che Pirani cita, tratti dagli studi di Marco Fortis pubblicati sui Quaderni della Edison – se ne desume che abbiamo un apparato industriale efficiente e ben inserito nell’economia dei mercati globali.

    Fortis, professore all’Università Cattolica, commenta statistiche realizzate dalla Wto e dell’Unctad (la conferenza per il commercio e lo sviluppo dell’Onu). In particolare si sofferma sull’indice Tpi (Trade Performance Index, ndr) che riguarda la performance di 189 paesi nel commercio internazionale. Gli indicatori del Tpi sono il saldo dell’export, le esportazioni per abitante (quelle assolute sono viziate dalla diversa dimensione demografica dei vari stati), la quota dell’export di ogni stato sul commercio mondiale, la sua posizione rispetto a 14 macrosettori industriali.

    Al primo posto c’è la Germania, al secondo l’Italia. La Germania conta su sette primi posti e due secondi, l’Italia ha tre primi posti (tessile, abbigliamento, pelli e cuoio) e quattro secondi: meccanica non elettronica, quasi a pari con la Germania, elettromeccanica, manufatti di base (come marmi, piastrelle, ceramiche, metalli) e industrie varie (occhiali, oreficeria eccetera). L’Italia è anche prima nel mobile, ma questo settore è legato al legno. Abbiamo anche ottime posizioni negli alimentari, con il vino e la pasta. In questa classifica i grandi assenti sono due giganti dell’economia come Stati Uniti e India, mentre la Cina si classifica al sesto posto con tre medaglie d’argento. Questi dati mostrano che abbiamo un apparato industriale robusto e che possiamo contare su un settore moderno dal punto di vista tecnologico, perché nessuno dei processi produttivi dei beni in questione è basato su manodopera a basso costo o sulla abbondanza di proprie materie prime.

    Quello che Pirani dimentica. Credo sia il caso di aggiungere una considerazione alla trama di Pirani, ma senza rimproverargli nulla, perché un articolo non è un trattato. Negli anni Venti la nostra industria ha subito un processo di ristrutturazione che l’ha portata a essere internazionalmente competitiva. Al tempo stesso, però, si parlava di un settore in declino, si diceva che stessimo perdendo quote di export mentre le stavamo recuperando. Com’è possibile allora che i tassi di crescita della nostra produttività siano così bassi come l’Istat sostiene? E come regge la tesi sostenuta per anni dalla Banca d’Italia, quella dell’epoca faziana, secondo cui la produttività del lavoro e del capitale erano in declino? Poiché i dati sugli occupati e sul capitale materiale e immateriale non sono sovrastimati ma semmai sottostimati, se ne deduce che sottostimato sia il prodotto totale che questi fattori generano. Ovvero il pil.

    Detto questo – una tesi costantemente ripetuta negli editoriali del Foglio – non è prudente concludere, come fa Pirani, che ci sia spazio per cospicui aumenti di salari. Semmai occorre dare più spazio alle retribuzioni basate sulla produttività e meno alle altre. Per questa ragione occorre passare dalla contrattazione nazionale accentrata a quella regionale decentrata. L’Italia, inoltre, non è tutta uguale ma presenta una marcata frattura geografica. Il centrosud non è al livello competitivo del nord, che gioca un ruolo importante nell’economia globale. Certo, il processo di ristrutturazione industriale è ancora in corso. Alla fine degli anni Sessanta la sinistra pensò che l’Italia fosse ricca e che potesse quindi cominciare l’epoca “distributiva”, dopo quella “produttiva”. Ne è seguito un inevitabile declino e sono stati necessari anni per uscire dal tunnel dei Settanta. Adesso però non usiamo l’indice Tpi per gonfiarci come la rana di Esopo: non “zapateriamo”, stiamo con i piedi per terra.

    di Francesco Forte


    http://www.ilfoglio.it/soloqui/838

    (pssss, pitti, astieniti dal leggere tanto non capisci mai una mazza).

    Sai perchè non capisco mai una mazza? Perchè nostro signore quando ha distribuito la materia grigia l'ha messa tutta nella tua testa e per gli altri non è rimasto niente

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Pitti Visualizza Messaggio
    Sai perchè non capisco mai una mazza? Perchè nostro signore quando ha distribuito la materia grigia l'ha messa tutta nella tua testa e per gli altri non è rimasto niente
    in questo caso devo complimentarmi: hai capito che non era proprio il caso che tu leggessi e commentassi sul topic e ti sei limitato al pssss. bravo.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  7. #7
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    Scusami,ma questo articolo parla delle condizioni dell'apparato produttivo italiano.Il dato Istat sull'inflazione ci dice,invece,qualcosa sul potere d'acquisto delle famiglie italiane.Pertanto hanno ad oggetto due profili diversi.

    Non si può negare che milioni di italiani siano in sofferenza per i continui aumenti dei prezzi.E le retribuzioni restano al palo.
    Solo i ciechi possono negarlo.

    Per quanto riguarda Pirani: non ho mai detto di saperne più di lui.Hai recepito il mio articolo in maniera negativa.Mi auguro che la libertà di discussione sia sempre garantita e non conculcata.

  8. #8
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da diegol22 Visualizza Messaggio
    Scusami,ma questo articolo parla delle condizioni dell'apparato produttivo italiano.Il dato Istat sull'inflazione ci dice,invece,qualcosa sul potere d'acquisto delle famiglie italiane.Pertanto hanno ad oggetto due profili diversi.

    Non si può negare che milioni di italiani siano in sofferenza per i continui aumenti dei prezzi.E le retribuzioni restano al palo.
    Solo i ciechi possono negarlo.

    Per quanto riguarda Pirani: non ho mai detto di saperne più di lui.Hai recepito il mio articolo in maniera negativa.Mi auguro che la libertà di discussione sia sempre garantita e non conculcata.
    nessuno ha mai negato ciò che sostieni: ho postato quell'articolo per cercare di far vedere la foresta e non solo un albero, che dissociato da quella crea una impressione falsata (che poi ti porta a intitolare il 3d come hai fatto).
    nel citare "qualcuno che ne sa più di te" mi riferivo all'autore dell'articolo, Francesco Forte.
    la libertà di discussione, non temere, è più che mai garantita, e non è certo "concultata", nonostante i tuoi commenti boriosi riguardo gli articoli genufessi (gli articoli o chi li posta?).

    http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Forte
    .

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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da diegol22 Visualizza Messaggio
    Scusami,ma questo articolo parla delle condizioni dell'apparato produttivo italiano.Il dato Istat sull'inflazione ci dice,invece,qualcosa sul potere d'acquisto delle famiglie italiane.Pertanto hanno ad oggetto due profili diversi.

    Non si può negare che milioni di italiani siano in sofferenza per i continui aumenti dei prezzi.E le retribuzioni restano al palo.
    Solo i ciechi possono negarlo.

    Per quanto riguarda Pirani: non ho mai detto di saperne più di lui.Hai recepito il mio articolo in maniera negativa.Mi auguro che la libertà di discussione sia sempre garantita e non conculcata.
    colpa della situazione internazionale.
    ci fosse ancora prodi, ovviamente sarebbe colpa sua, ma in mancanza di scuse elettorali bisogna usar la verità.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MaRcO88 Visualizza Messaggio
    colpa della situazione internazionale.
    ci fosse ancora prodi, ovviamente sarebbe colpa sua, ma in mancanza di scuse elettorali bisogna usar la verità.
    Hai ragione, finanziaria 2006 a parte.
    Il punto è che Prodi, non per sua colpa personale, non era in grado di governare.
    Se in futuro la sinistra sarà in grado di presentarsi con una visione unitaria e condivisa, oltrechè alternativa, di Italia nulla vieterà ai cittadini di riprenderla in considerazione.

    A questo proposito mi è piaciuto questo articolo:

    L'opposizione utileFRANCESCO RAMELLAEsiste per il centro-sinistra italiano una terza via oltre al dialogo subalterno con il governo e l’antiberlusconismo di professione della sinistra populista? È possibile individuare una via di uscita tra un confronto gregario sui temi imposti da Berlusconi - ritagliati sulle sue personalissime priorità - e la contrapposizione barricadera proposta da Di Pietro? È quanto si sta chiedendo in queste settimane Veltroni, pressato da sondaggi che certificano il suo calo di popolarità personale e la riduzione dei consensi per il Pd. In questo tempestoso inizio di legislatura i democratici sembrano disorientati. Mentre si apprestavano ad un «confronto pacifico» si sono ritrovati nel bel mezzo di una guerra sulla giustizia, sotto il fuoco incrociato di «alleati» e avversari. Eppure - nonostante quel che dicono i sondaggi - Veltroni ha fatto bene a rimanere defilato dal campo di battaglia. A non farsi risucchiare da quell’ossessione anti-berlusconiana che per quindici anni ha paralizzato la sinistra italiana; fornendole un alibi straordinario per nascondere, non solo le divisioni interne, ma soprattutto la mancanza di un progetto convincente per governare l’Italia.

    La scelta di non cavalcare la protesta giustizialista, che nell’immediato risulta impopolare presso la base di centro-sinistra, appare la più convincente per evitare di entrare nel vicolo cieco di un gioco di rimessa nei confronti delle mosse di Berlusconi. Perché la via di uscita dal dilemma che attanaglia il Pd è quella di imboccare, senza tentennamenti, la strada dell’opposizione utile. Utile non al governo e neppure all’opposizione in sé, bensì al Paese. Questa strategia può risultare vincente, alla distanza, purché siano chiare le condizioni che ne sanciscono il successo. La prima è di sottrarre al centro-destra l’iniziativa sull’agenda politica, dotandosi progressivamente di un programma alternativo a quello del governo. La seconda è di non accettare compromessi al ribasso sulle leggi ad personam, senza però farsi catturare dalla deriva populista. La terza è di fornire basi solide alla strategia scelta, costruendo un partito radicato nella società e delle alleanze funzionali non solo a vincere le elezioni ma anche a governare.

    La prima condizione è quella su cui il centro-sinistra deve lavorare, in vista della preannunciata «campagna di autunno». Infatti, è solo recuperando un’autonoma capacità di agenda-setting che il Pd può uscire dalle difficoltà in cui si trova. Deve, in altre parole, mostrare che Berlusconi - assorbito com’è dai temi della giustizia - sta tragicamente distogliendo il Paese dalle sfide cruciali che lo attendono. E per risultare convincenti i democratici devono innanzitutto risintonizzarsi con le priorità, molto concrete, dei cittadini. Dopo tanti anni in cui si è discettato sull’evoluzione post-materialista delle società occidentali, oggi al contrario si delinea la risorgenza di uno scenario neo-materialista: sono le questioni della sicurezza e - sempre di più - i bisogni economici a dominare le preoccupazioni delle persone.

    L’ultima inchiesta Eurobarometro (pubblicata lo scorso giugno), ad esempio, mostra un sensibile peggioramento delle aspettative dei cittadini europei per il prossimo futuro. Per quanto riguarda la situazione economica si tratta dei peggiori dati di opinione registrati nell’ultimo decennio. L’agenda delle priorità ne risulta pesantemente condizionata. Specialmente nel nostro Paese. Per il 44% degli italiani, infatti, la questione più importante che il governo dovrebbe affrontare è l’aumento dei prezzi (un dato superiore alla media europea del 7%). Vengono poi la situazione economica (33%, 13 punti sopra la media europea); l’occupazione (29%, 5 punti sopra la media) e le tasse (24%; 14 punti sopra gli altri Paesi). Come si vede tutti temi che riguardano le condizioni materiali di vita.

    Particolarmente avvertiti da noi, dove il 36% dei cittadini si sentono a rischio di povertà (contro un dato europeo del 25%) e il 21% di fatto emarginati dalla società (il valore più in alto in Europa, dove la media è del 9%). È su questi terreni che il centro-sinistra dovrebbe incalzare il governo. Perché è solamente dandosi un progetto per l’Italia, capace di tenere insieme sviluppo ed equità sociale, che potrà svolgere un’opposizione utile a modernizzare il Paese.

    www.lastampa.it
    Poi, ovvio, ognuno la vede un pò come crede, io non mi precludo niente per il futuro.

 

 
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