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Discussione: La resa dello stato

  1. #1
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    Predefinito La resa dello stato

    Sono trenta anni che gli indipendentisti vengono derisi. .

    Il sunto del pensiero è che per realizzare l’indipendenza del Nord si possono seguire due strade. La via democratica o la via armata.

    La via democratica risulta da oltre 15 anni sempre più difficile.
    Dopo aver iniziato con un difficile attrito di primo distacco a causa della mancanza di finanziamento ( ricordarsi che i finanziatori finora sono sempre stati eliminati fisicamente dal destino) il processo autonomista-indipendentista aveva un accrescimento geometrico.
    Finché per ignoranza si pensò di mettersi tutti insieme, e si cadde nella rete preparata intelligentemente dagli Illuminati.

    Con questo nuova impostazione unitaria, la avanzata ebbe un contraccolpo, e si arrestò.

    Conseguentemente si è ripetuto all’infinito che non si otterrà nulla perché mancano i numeri del consenso.
    Dimostrazione è stato il referendum su quella barzelletta della devolution.

    Allora gli indipendentisti venivano e vengono presi in giro dicendo che l’unica soluzione è la lotta armata. In tal modo evidenziano una assurdità irrealizzabile, si tacitavano e si deridevano tutte le speranza indipendentiste. Infatti era logico che nella situazione attuale è di una ridicolaggine estrema pensare ad una rivolta.

    Ma vi è un risvolto.
    E’ vero che gli indipendentisti non potranno mai arrivare all’assurdità delle armi per risolvere il problema. Ma è anche vero che lo stato italiano, non è più in grado di mantenere l’unità senza le armi.

    E qui che si vede la realtà

    Lo stato si arrende , e per continuare deve usare l’esercito.
    Quella presa in giro per gli indipendentisti sulle armi, oggi si è ribaltata in senso inverso sullo stato..

    Lo stato si dichiara sconfitto.

    Domani andremo nelle città a vedere l’esercito, simbolo dello stato che ha perso.

    Di questa grossa ammissione di sconfitta, e non sarà l’ultima, bisognerà che ne parlino i libri di Storia.

    Da domani la partitocrazia si ripara dietro alle tute mimetiche.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Se la democrazia è diventata ormai un capestro con cui tenere soggiogati tutti per perseguire gli interessi di pochi e se, d' altra parte, la lotta armata per conseguire una indipendenza reale è impraticabile, rimane qualche alternativa? Francamente la filosofia di Ghandi e Luther King, per il caso di uno stato oligarchico e indifferente (escludendo le sporadiche e tristi manifestazioni di forza inesistente) come quello italiano credo non porterebbero a nulla; resta solo la lenta decomposizione tanto politica e sociale quanto economica, la cui durata non potrà che provocare sempre più sofferenze; lo stato non farà nulla per le imprese medie e piccole del Nord che, fallendo in massa, accresceranno il debito pubblico, già stratosferico, a livelli intollerabili, provocando il tracollo. Personalmente non so se un movimento radicale di "rottura", che non si rifaccia necessariamente a modelli di azione violenti, possa ancora fare qualcosa; entrando nel sistema nemico (vedi Lega Nord) sarebbe destinato ad essere svilito se non snaturato con il suo stesso consenso; restandone fuori, verrebbe ostacolato a livello mediatico e comunicativo a tal punto che un suo successo potrebbe arrivare, se ci fosse, solo dopo moltissimo tempo. Purtroppo sono convinto che prima o poi il ricorso alla forza come reazione diverrà inevitabile, come lo è sempre stato quando le arroganze degli oppressori, come nel caso degli irlandesi all' inizio del Novecento oppure dei neri americani negli anni Cinquanta, hanno raggiunto e superato il punto di non ritorno.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Minas Tirith Visualizza Messaggio
    Se la democrazia è diventata ormai un capestro con cui tenere soggiogati tutti per perseguire gli interessi di pochi e se, d' altra parte, la lotta armata per conseguire una indipendenza reale è impraticabile, rimane qualche alternativa? Francamente la filosofia di Ghandi e Luther King, per il caso di uno stato oligarchico e indifferente (escludendo le sporadiche e tristi manifestazioni di forza inesistente) come quello italiano credo non porterebbero a nulla; resta solo la lenta decomposizione tanto politica e sociale quanto economica, la cui durata non potrà che provocare sempre più sofferenze; lo stato non farà nulla per le imprese medie e piccole del Nord che, fallendo in massa, accresceranno il debito pubblico, già stratosferico, a livelli intollerabili, provocando il tracollo. Personalmente non so se un movimento radicale di "rottura", che non si rifaccia necessariamente a modelli di azione violenti, possa ancora fare qualcosa; entrando nel sistema nemico (vedi Lega Nord) sarebbe destinato ad essere svilito se non snaturato con il suo stesso consenso; restandone fuori, verrebbe ostacolato a livello mediatico e comunicativo a tal punto che un suo successo potrebbe arrivare, se ci fosse, solo dopo moltissimo tempo. Purtroppo sono convinto che prima o poi il ricorso alla forza come reazione diverrà inevitabile, come lo è sempre stato quando le arroganze degli oppressori, come nel caso degli irlandesi all' inizio del Novecento oppure dei neri americani negli anni Cinquanta, hanno raggiunto e superato il punto di non ritorno.
    E' ciò che penso e vado dicendo da molto tempo...purtroppo la maggior parte delle persone non è d'accordo e non crede che si possa arrivare ad un punto tale.

  4. #4
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    Io non riesco a prospettare per il futuro (prossimo) scenari differenti da questi:

    1° scenario
    Un mix fatale, mercato mondiale sempre più in crisi per via dei grandi stati emergenti e della loro domanda, le mani al collo del sistema centralizzato romano fino ad asfissiare le piccole e medie imprese settentrionali, fallimento dell'economia nazionale in generale, debito pubblico oltre le stelle, l'intero paese dritto dritto a colare a picco con botti e bancarotta finale.... e tutti giù nella merda più totale. Come dicono gli Spagnoli..."mierda por mi, mierda por todos"

    2° scenario
    Escludendo una via democratica (assolutamente utopica per quel che mi riguarda), l'altra soluzione verrebbe dalle armi e non più dalla via diplomatica e civile, si aprirebbero ovviamente soluzioni molto pericolose per tutti, molto simili ad una guerra civile sulla falsa riga dei balcani per intenderci. In questo caso, come in tutte le guerre, si potrebbe anche raggiungere l'agognato scopo, di una o dell'altra parte, ma a che costo? bisognerebbe mettere in conto ovviamente lo spargimento di sangue che ne risulterebbe, con inimmaginabili percentuali di perdite umane annesse e connesse (da ambo i lati).



    Cosa che, in qualità di genitore, francamente non mi auguro nel modo più assoluto, anche perchè saremmo erroneamente presi da un coinvolgente istinto patriottardo, col rischio di assomigliare a mò di fotocopia ai patrioti italici, progettisti dell'attuale stato giocattolo, senza magari raggingere neanche l'obiettivo. In pratica una sorta di déjà vu


    PS: Sono aperte le discussioni...civilmente s'intende, senza aggressioni da parte di estemporanei pseudoforumisti

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Minas Tirith Visualizza Messaggio
    Se la democrazia è diventata ormai un capestro con cui tenere soggiogati tutti per perseguire gli interessi di pochi e se, d' altra parte, la lotta armata per conseguire una indipendenza reale è impraticabile, rimane qualche alternativa? Francamente la filosofia di Ghandi e Luther King, per il caso di uno stato oligarchico e indifferente (escludendo le sporadiche e tristi manifestazioni di forza inesistente) come quello italiano credo non porterebbero a nulla; resta solo la lenta decomposizione tanto politica e sociale quanto economica, la cui durata non potrà che provocare sempre più sofferenze; lo stato non farà nulla per le imprese medie e piccole del Nord che, fallendo in massa, accresceranno il debito pubblico, già stratosferico, a livelli intollerabili, provocando il tracollo. Personalmente non so se un movimento radicale di "rottura", che non si rifaccia necessariamente a modelli di azione violenti, possa ancora fare qualcosa; entrando nel sistema nemico (vedi Lega Nord) sarebbe destinato ad essere svilito se non snaturato con il suo stesso consenso; restandone fuori, verrebbe ostacolato a livello mediatico e comunicativo a tal punto che un suo successo potrebbe arrivare, se ci fosse, solo dopo moltissimo tempo. Purtroppo sono convinto che prima o poi il ricorso alla forza come reazione diverrà inevitabile, come lo è sempre stato quando le arroganze degli oppressori, come nel caso degli irlandesi all' inizio del Novecento oppure dei neri americani negli anni Cinquanta, hanno raggiunto e superato il punto di non ritorno.

    Vedo che pensi, come tutti, al dualismo delle soluzioni per risolvere il problema.
    O la via democratica o la via armata.
    Vedo che propendi verso la seconda ,non per volontà, ma come cosa ineluttabile.
    Non hai tutti i torti. .

    Però sia la via democratica che quella armata non sono per domani.

    Siamo oppressi da un sistema che pur apparentemente liberale, invece ci imprigiona in un sistema consumistico spaventoso che crea un aumento del debito pubblico,una diminuzione della produzione di ricchezza, un declassamento morale.

    In questo momento l’unica soluzione è far riferimento ai parametri che sostengono l’ideologia che viene usata da chi tira le fila per renderci schiavi. .

    Costantino ha reso eterno il potere imperiale attivando un pensiero fideistico, che trasformò l’impero in una chiesa e l’imperatore in un papa. Con tutti i vantaggi dello sfruttamento, ma abbandonando gli svantaggi di doversi interessare dei propri sudditi dal punto di vista di sopravvivenza materiale.

    Oggi altri nuovi imperatori, consapevoli che attraverso il pensiero fideistico il dominio dei popoli è facilitato immensamente, hanno creato una nuova religione. Non un dio vitello in oro, ma la carta che dell’oro ha solamente il ricordo. Una fede che attraverso la transustanziazione trasforma ogni giorno la carta in ricchezza.

    Questa religione per cementare i suoi sacerdoti predica la posizione eletta del popolo che la pratica a livello quasi monopolistico.
    E su questi principi che regolano la nuova classe imperiale. I loro sogni di popolo eletto devono essere ridimensionato nel sistema immaginario della società.

    Ossia far vedere che il loro disegno sarà altamente remunerativo, ma i risultati si possono ottenere anche attraverso i debiti ammucchiando ricchezza volatile da sperperare al vento.

    Di fronte a questo processo le basi di far credere che certi comportamenti di dominio portano al potere una classe, od un popolo eletto non funziona, e si mette in discussione la macchina che spinge al predominio del mondo.

    Pertanto o ci accettano come il nuovo popolo eletto da mantenere senza produrre, oppure devono eliminare la nostra società che bestemmia, ritenendosi eletta, ossia predestinata a non lavorare.

    In italia vi è sono già le basi di questo vivere senza preoccupazioni produttive di ricchezza. Per 60 anni abbiamo consolidato al Sud una popolazione che vive di manna.
    Pertanto è sufficiente che tale concetto arrivi ad attaccare i gangli al Nord e tutto salta.

    E questo sistema si sta ampliando. Le nostre scuole stanno sfornando ogni anno mezzo milione di cittadini che involontariamente sono condizionati da questo andazzo.

    Quelli che predicano di essere il popolo eletto, detentori del potere economico, se vogliono conservare la loro unicità, devono intervenire. Devono smettere, in nome dell’euro, di ostacolarci nel raggiungimento del naturale risoluzione della creazione di uno stato al Nord.

    Altrimenti moriamo noi, ma muore anche il concetto filosofico di eternità del popolo eletto., sopravvive solamente il concetto materialistico di popolo eletto.

  6. #6
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    Da venti anni ho scoperto e mi sono innamorato delle idee formulate da un mistico della società il cui unico torto è stato quello di opporsi al potere esagerato della nobiltà, della Chiesa e della proprietà. Ho tentato di diffonderle con tutte le mie forze di persona semplice e disinteressata. Ho cercato anche di proseguire l'opera di questo grande del passato che nessuno ha voluto ascoltare. Ma la mia voce, come quella di tutti gli uomini semplici che credono le cose ed i pensieri dotati di un loro spirito, si è persa nelle tempeste dell'indifferenza, dell'egoismo e dell'ignoranza. Laciatemi riportare alcune delle sue parole che rispondono al tema di questa discussione.

    Pierre Joseph Proudhon
    __________________________________________________ __________________
    Del Principio federativo

    CAPITOLO I


    DUALISMO POLITICO. - AUTORITA' E LIBERTA':
    OPPOSIZIONE E
    CONNESSIONE DI QUESTE DUE NOZIONI

    Prima di dire cosa s'intende per federazione conviene ricordare, nello spazio di poche pagine, l'origine e la filiazione dell'idea. La teoria del sistema federativo è del tutto nuova: credo di poter dire che non è ancora stata formulata da nessuno. Ma essa è intimamente legata alla teoria generale dei governi; diciamo, più precisamente, che ne è la conclusione necessaria.
    Fra tante costituzioni che la filosofia propone e che la storia mette alla prova, una sola riunisce le condizioni di giustizia, di ordine, di libertà e di durata, senza le quali la società e l'individuo non possono vivere. La verità è una come la natura: sarebbe strano che fosse diversamente per lo spirito e per la sua opera più grandiosa, la società. Tutti i pubblicisti hanno ammesso questa unità della legislazione umana e, senza negare la varietà delle applicazione che la differenza dei tempi e dei luoghi e lo spirito proprio che ogni nazione reclamano; senza disconoscere il ruolo che spetta alla libertà in tutti i sistemi politici, tutti si sono sforzati di conformarvi le loro dottrine. Io cerco di dimostrare che questo tipo di costituzione unica, che alla fine sarà riconosciuta come la più grande conquista della ragione dei popoli, non è altro che il sistema federativo. Ogni forma di governo che si allontana da essa, deve essere considerata come una creazione empirica, un abbozzo provvisorio, più o meno comodo, sotto la quale la società trova riparo un istante e che, come la tenda dell'Arabo, si leva la mattina dopo averla montata la sera. E' dunque qui indispensabile un'analisi severa, e la prima verità importante che il lettore deve conquistare da questa lettura, è la convinzione che la politica, variabile all'infinito come arte di applicazione, è, quanto ai principi che la reggono, una scienza dimostrativa esatta né più né meno che la geometria e l'algebra.
    L'ordine politico riposa fondamentalmente su due principi contrari, l'AUTORITA', e la libertà: il primo iniziatore, il secondo determinatore; avente questo per corollario la ragione libera, quello la fede che induce all'obbedienza.
    Penso che contro questa prima proposta, non possa alzarsi alcuna voce. L'Autorità e la Libertà sono tanto antiche nel mondo quanto la razza umana: esse nascono con noi, e si perpetuano in ciascuno di noi. Osserviamo solamente una cosa, alla quale pochi lettori presterebbero essi stessi attenzione: questi due principi formano, per così dire una coppia di cui i due termini, indissolubilmente legati l'uno all'altro, sono nondimeno irriducibili l'uno contro l'altro e restano, qualunque cosa noi facciamo, in lotta perpetua. L'Autorità suppone inconfutabilmente una libertà che la riconosca o che la neghi; la Libertà a sua volta, nel senso politico della parola, suppone un'autorità che tratti con essa, frenandola o tollerandola. Sopprimetene l'una, l'altra non avrà più senso: l'autorità senza una libertà che discuta, resista o si sottometta è una parola vana; la libertà senza un'autorità che gli faccia da contrappeso è un non-senso.
    Il principio di autorità, principio familiare, patriarcale, magistrale, monarchico, teocratico, tendente alla gerarchia, alla centralizzazione, all'assorbimento, è dato dalla natura, dunque essenzialmente fatale o divino, come si preferisce. La sua azione, combattuta, impedita dal principio contrario, può estendersi indefinitamente, ma senza mai poter scomparire.
    Il principio di libertà, personale, individualista, critico; fattore di divisione, di elezione, di transazione, è dato dallo spirito. Principio essenzialmente arbitrale di conseguenza superiore alla natura di cui si serve, alla fatalità che domina; illimitato nelle sue aspirazioni; suscettibile come il suo contrario, di estensione e di riduzione, ma incapace quanto esso di esaurirsi per il suo sviluppo, come di estinguersi per costrizione.
    Ne consegue che in ogni società, anche la più autoritaria, una parte è necessariamente riservata alla libertà; parimenti in ogni società, anche la più liberale, una parte è destinata all'autorità. Questa condizione è assoluta; nessun sistema politico può sottrarsi ad essa. A dispetto della ragione il cui sforzo tende incessantemente a risolvere la diversità nell'unità, i due princìpi rimangono a confronto e sempre in opposizione. Dalla loro tendenza contraria ed inevitabile e dalle loro reciproche reazioni, risulta la dinamica della politica.
    Tutto questo, lo confesso, non è forse molto nuovo, e più di un lettore si chiederà se questo è tutto ciò che io ho da fargli capire. Nessuno nega i concetti di natura e di spirito per quanto oscuri possano apparire; nessun pubblicista si sogna di smentire, contro l'autorità o la libertà, benché la loro conciliazione o la loro eliminazione, sembrino ugualmente impossibili. Dove dunque mi propongo di arrivare ripetendo questo luogo comune?
    Lo dirò subito: che tutte le costituzioni politiche, tutti i sistemi di governo, compresa la federazione, possono ricondursi a questa formula, l'Equilibrio dell'Autorità per mezzo della Libertà e viceversa; è in conseguenza di questo che le categorie adottate dopo Aristotele dalla moltitudine degli autori e grazie ai quali i tipi di governo si classificano, gli Stati si differenziano, le nazioni si distinguono, monarchia, aristocrazia, democrazia, ecc., eccetto la federazione, si riducono a delle costruzioni ipotetiche, empiriche, dalle quali la ragione e la giustizia non ottengono che una soddisfazione imperfetta; è che tutti questi sistemi, fondati sugli stessi dati incompleti, diversi solo per gli interessi, i pregiudizi, le consuetudini, in fondo si assomigliano e si equivalgono; che quindi, se non fosse per il disagio causato dall'applicazione di questi falsi sistemi, e per le passioni esasperate, gli interessi disconosciuti, le aspettative deluse, che spingono ad accusarsi gli uni con gli altri, saremmo, alla fine molto vicini a comprenderci; perché infine tutte queste divisioni di partiti fra i quali la nostra immaginazione scava degli abissi, tutte quelle diversità di opinioni che ci sembrano inconciliabili, tutti questi antagonismi fortuiti che ci appaiono senza rimedio, troveranno finalmente il loro equilibrio definitivo nella teoria del governo federale.
    Quante cose, direte voi, in una contrapposizione grammaticale: AUTORITA'-Libertà!....- Ebbene! sì. Ho osservato che le intelligenze comuni, che i bambini colgono meglio la verità ricondotta ad una formula astratta, più che dalla pesantezza di un volume di dissertazioni e di fatti. Ho voluto comunque abbreviare questo lavoro per quelli che non possono dedicarsi troppo alla lettura, e renderlo più incisivo lavorando su delle semplici nozioni. AUTORITA'-Libertà, due idee opposte una all'altra, condannate a vivere in eterna lotta o a perire insieme: ecco, ciò certamente non è difficile da comprendere. Abbiate soltanto la pazienza di leggermi, amici lettori, e se avete compreso questo capitolo molto corto, mi direte in seguito le vostre impressioni.

    __________________________________________________ ______________-

    A voi la parola.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da M.A.Valsesia Visualizza Messaggio
    non credo più alla via democratica...
    Si, perché quando si è pronti per arrivare per la via democratica, significa che almeno 15milioni cittadini del Nord hanno compreso che bisogna fare qualcosa.
    Ma a quel punto gli estremisti, quelli più decisi hanno già incominciato a fare qualche pasticcio. L’esercito deve rispondere perché da domani è operativo.

    Conseguentemente un colpo tira l’altro ed abbiamo il patatrac.

    Tuttavia bisogna operare senza pensare a questa soluzione. Tanto se deve arrivare arriva da sola.

    Questa soluzione è troppo tremenda per percorrerla, bisognerebbe cercare, fin che si può di andare avanti, per altra via.

    Tanto adesso sono ancora tutti calmi.

  8. #8
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    Credo che le soluzioni siano due:quella yugoslava e quella cecoslovacca,nella prima solo una parte del paese voleva secedere(come da noi) e si è dovuti ricorrere alle armi,nella seconda a nessuno interessava/conveniva l'unità e da buoni fratelli si sono salutati.
    Ma al sud l'unità conviene,basta sentire i meridionali che nei vari forum insultano il nord(come facciamo noi col sud del resto)usando diciamo gli stessi argomenti tipo: a rovinare il regno delle due sicilie sono stati i settentrionali ecc...solo che arrivano alla conclusione opposta,non dicono:siamo noi che vi mandiamo a quel paese e a mai più rivederci,anzi sono contrari anche al federalismo in pratica vogliono che il paese continui esattamente come negli ultimi 60 anni.
    Questo dimostra come i meridionali siano in malafede,usano i metodi mafiosi che ben conoscono:negare tutto e ribaltare i fatti a loro vantaggio.
    Una sera al telegiornale ho sentito Grillo affermare:le riforme che questi politici non vogliono fare sarà l'economia a farle,ecco a mio modesto avviso un paese con la pressione fiscale ai nostri livelli e un debito pubblico mostruoso non può andare avanti ancora per molto,fra qualche anno i soldi non andranno al sud per il semplice motivo che non ne avremo neanche noi e allora vedrete quanto ci metteranno a fare la secessione tra gli applausi di tutto il paese compreso il mio.


    P.S. prima di arrivare a questo non mi stupirei se ci dovessimo sorbire anche un colpo di stato all'italiana roba da repubblica delle banane per intenderci.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da paulus Visualizza Messaggio
    Da venti anni ho scoperto e mi sono innamorato delle idee formulate da un mistico della società il cui unico torto è stato quello di opporsi al potere esagerato della nobiltà, della Chiesa e della proprietà. Ho tentato di diffonderle con tutte le mie forze di persona semplice e disinteressata. Ho cercato anche di proseguire l'opera di questo grande del passato che nessuno ha voluto ascoltare. Ma la mia voce, come quella di tutti gli uomini semplici che credono le cose ed i pensieri dotati di un loro spirito, si è persa nelle tempeste dell'indifferenza, dell'egoismo e dell'ignoranza. Laciatemi riportare alcune delle sue parole che rispondono al tema di questa discussione.

    Pierre Joseph Proudhon
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    DUALISMO POLITICO. - AUTORITA' E LIBERTA':
    OPPOSIZIONE E
    CONNESSIONE DI QUESTE DUE NOZIONI

    Prima di dire cosa s'intende per federazione conviene ricordare, nello spazio di poche pagine, l'origine e la filiazione dell'idea. La teoria del sistema federativo è del tutto nuova: credo di poter dire che non è ancora stata formulata da nessuno. Ma essa è intimamente legata alla teoria generale dei governi; diciamo, più precisamente, che ne è la conclusione necessaria.
    Fra tante costituzioni che la filosofia propone e che la storia mette alla prova, una sola riunisce le condizioni di giustizia, di ordine, di libertà e di durata, senza le quali la società e l'individuo non possono vivere. La verità è una come la natura: sarebbe strano che fosse diversamente per lo spirito e per la sua opera più grandiosa, la società. Tutti i pubblicisti hanno ammesso questa unità della legislazione umana e, senza negare la varietà delle applicazione che la differenza dei tempi e dei luoghi e lo spirito proprio che ogni nazione reclamano; senza disconoscere il ruolo che spetta alla libertà in tutti i sistemi politici, tutti si sono sforzati di conformarvi le loro dottrine. Io cerco di dimostrare che questo tipo di costituzione unica, che alla fine sarà riconosciuta come la più grande conquista della ragione dei popoli, non è altro che il sistema federativo. Ogni forma di governo che si allontana da essa, deve essere considerata come una creazione empirica, un abbozzo provvisorio, più o meno comodo, sotto la quale la società trova riparo un istante e che, come la tenda dell'Arabo, si leva la mattina dopo averla montata la sera. E' dunque qui indispensabile un'analisi severa, e la prima verità importante che il lettore deve conquistare da questa lettura, è la convinzione che la politica, variabile all'infinito come arte di applicazione, è, quanto ai principi che la reggono, una scienza dimostrativa esatta né più né meno che la geometria e l'algebra.
    L'ordine politico riposa fondamentalmente su due principi contrari, l'AUTORITA', e la libertà: il primo iniziatore, il secondo determinatore; avente questo per corollario la ragione libera, quello la fede che induce all'obbedienza.
    Penso che contro questa prima proposta, non possa alzarsi alcuna voce. L'Autorità e la Libertà sono tanto antiche nel mondo quanto la razza umana: esse nascono con noi, e si perpetuano in ciascuno di noi. Osserviamo solamente una cosa, alla quale pochi lettori presterebbero essi stessi attenzione: questi due principi formano, per così dire una coppia di cui i due termini, indissolubilmente legati l'uno all'altro, sono nondimeno irriducibili l'uno contro l'altro e restano, qualunque cosa noi facciamo, in lotta perpetua. L'Autorità suppone inconfutabilmente una libertà che la riconosca o che la neghi; la Libertà a sua volta, nel senso politico della parola, suppone un'autorità che tratti con essa, frenandola o tollerandola. Sopprimetene l'una, l'altra non avrà più senso: l'autorità senza una libertà che discuta, resista o si sottometta è una parola vana; la libertà senza un'autorità che gli faccia da contrappeso è un non-senso.
    Il principio di autorità, principio familiare, patriarcale, magistrale, monarchico, teocratico, tendente alla gerarchia, alla centralizzazione, all'assorbimento, è dato dalla natura, dunque essenzialmente fatale o divino, come si preferisce. La sua azione, combattuta, impedita dal principio contrario, può estendersi indefinitamente, ma senza mai poter scomparire.
    Il principio di libertà, personale, individualista, critico; fattore di divisione, di elezione, di transazione, è dato dallo spirito. Principio essenzialmente arbitrale di conseguenza superiore alla natura di cui si serve, alla fatalità che domina; illimitato nelle sue aspirazioni; suscettibile come il suo contrario, di estensione e di riduzione, ma incapace quanto esso di esaurirsi per il suo sviluppo, come di estinguersi per costrizione.
    Ne consegue che in ogni società, anche la più autoritaria, una parte è necessariamente riservata alla libertà; parimenti in ogni società, anche la più liberale, una parte è destinata all'autorità. Questa condizione è assoluta; nessun sistema politico può sottrarsi ad essa. A dispetto della ragione il cui sforzo tende incessantemente a risolvere la diversità nell'unità, i due princìpi rimangono a confronto e sempre in opposizione. Dalla loro tendenza contraria ed inevitabile e dalle loro reciproche reazioni, risulta la dinamica della politica.
    Tutto questo, lo confesso, non è forse molto nuovo, e più di un lettore si chiederà se questo è tutto ciò che io ho da fargli capire. Nessuno nega i concetti di natura e di spirito per quanto oscuri possano apparire; nessun pubblicista si sogna di smentire, contro l'autorità o la libertà, benché la loro conciliazione o la loro eliminazione, sembrino ugualmente impossibili. Dove dunque mi propongo di arrivare ripetendo questo luogo comune?
    Lo dirò subito: che tutte le costituzioni politiche, tutti i sistemi di governo, compresa la federazione, possono ricondursi a questa formula, l'Equilibrio dell'Autorità per mezzo della Libertà e viceversa; è in conseguenza di questo che le categorie adottate dopo Aristotele dalla moltitudine degli autori e grazie ai quali i tipi di governo si classificano, gli Stati si differenziano, le nazioni si distinguono, monarchia, aristocrazia, democrazia, ecc., eccetto la federazione, si riducono a delle costruzioni ipotetiche, empiriche, dalle quali la ragione e la giustizia non ottengono che una soddisfazione imperfetta; è che tutti questi sistemi, fondati sugli stessi dati incompleti, diversi solo per gli interessi, i pregiudizi, le consuetudini, in fondo si assomigliano e si equivalgono; che quindi, se non fosse per il disagio causato dall'applicazione di questi falsi sistemi, e per le passioni esasperate, gli interessi disconosciuti, le aspettative deluse, che spingono ad accusarsi gli uni con gli altri, saremmo, alla fine molto vicini a comprenderci; perché infine tutte queste divisioni di partiti fra i quali la nostra immaginazione scava degli abissi, tutte quelle diversità di opinioni che ci sembrano inconciliabili, tutti questi antagonismi fortuiti che ci appaiono senza rimedio, troveranno finalmente il loro equilibrio definitivo nella teoria del governo federale.
    Quante cose, direte voi, in una contrapposizione grammaticale: AUTORITA'-Libertà!....- Ebbene! sì. Ho osservato che le intelligenze comuni, che i bambini colgono meglio la verità ricondotta ad una formula astratta, più che dalla pesantezza di un volume di dissertazioni e di fatti. Ho voluto comunque abbreviare questo lavoro per quelli che non possono dedicarsi troppo alla lettura, e renderlo più incisivo lavorando su delle semplici nozioni. AUTORITA'-Libertà, due idee opposte una all'altra, condannate a vivere in eterna lotta o a perire insieme: ecco, ciò certamente non è difficile da comprendere. Abbiate soltanto la pazienza di leggermi, amici lettori, e se avete compreso questo capitolo molto corto, mi direte in seguito le vostre impressioni.

    __________________________________________________ ______________-

    A voi la parola.
    E’un pensiero politico che ha qualcosa del mistico, perché è reale ed improntato nella fede della salvezza dell’uomo dalle brutture del potere, che da sempre si attorciglia al sistema, ed alla fine rende la schiavitù sempre presente. .

    Questi sono punti di riferimento.
    Tuttavia per arrivare a questi passi politici occorre sempre districarsi dal presente.

    Ed è questo distacco operativo che deve essere individuato da chi si trova in condizione di voler procedere.

  10. #10
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    io ho molta simpatia per Jot ma devo ammettere di non essere mai riuscito a capire quasi niente di quello che dice. Portate pazienza, sono solo un sempliciotto di un biologo molecolare.

 

 
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