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    Stefano Vaj sulla "decrescita"

    Stefano Vaj in

    LA CIVILIZZAZIONE DELL’ETNOCIDIO: DIRITTI DELL’UOMO, SCONTRO DI CIVILTÀ, NEOLUDDISMO E AMERICANOSFERA.

    Atti del Convegno "Il sistema per uccidere i popoli tra globalizzazione economica e sradicamento culturale", pp. 11-13

    (sabato 2 dicembre 2006)
    Di fronte a questa situazione, si commette l’errore di credere di poter essere contro il sistema facendo i pastorelli d’Arcadia, facendo i cavalieri templari, oppure facendo la tribù dei Bororos che vivono nella foresta equatoriale dell’Amazzonia; ovvero, in altri termini, mettendo una pietra sopra a tutta la tecnologia che noi abbiamo sviluppato come europei e che poi l’occidente è andato avanti a sviluppare. In altri termini, con l'idea di ritornare a modi di vita più "semplici", più primitivi, magari anche più parsimoniosi dal punto di vista ambientale, si crede di combattere il sistema, di evitarne quelle che sono le conseguenze catastrofiche o gli inconvenienti quotidiani più visibili. La mia risposta è che ciò non è possibile. Credo per esempio che l’ideologia della decrescita, così trendy e cool, solo apparentemente rappresenti un movimento culturale antagonista a quella che è l’ideologia dominante, di cui in realtà non è che una variante.
    In verità c’è chi ha dimostrato, e penso che si possa citare di nuovo Faye in NSC, la Nuova società dei consumi, che l’idea del neoprimitivismo, l’idea della decrescita demografica, industriale, economica, etc. siano perfettamente funzionali ad un sistema che in questo momento è in fase di ristrutturazione e che certamente non potrà mai sostenere una crescita
    illimitata; tanto meno poi in Europa, che è un paese che in quanto particolarmente vicino al centro dell’impero, ha conosciuto fino ad oggi numerosi privilegi, che è in procinto di perdere. Con la "decrescita" si è trovata in altre parole un’ideologia che in un certo senso rende all’Europa più accettabile quella che chiamata con il suo nome è una situazione di declino, di decadenza. Per cui la rinuncia alla tecnologia, la rinuncia allo sviluppo, la ricerca di modi di vita più semplici, più tradizionali, più parsimoniosi, etc, non rompe per niente con quelli che sono i valori fondanti del sistema consumista, ed è semplicemente un qualcosa che mira a farci rientrare ed accettare più facilmente una realtà di declino, rispetto a cui siamo confrontati, e che oggi una buona parte del sistema occidentale tende a considerare inevitabile. Rispetto a questo, dico che il vero problema e la vera scelta fondamentale non è il fatto del ritornare indietro, ma il fatto di andare avanti.
    La maggior parte di quelli che sono gli inconvenienti o le potenzialità catastrofiche con cui oggi siamo confrontati, dipende dal fatto che certi poteri che sono stati liberati e che non sono destinati ad andarsene chiunque sia al potere sono oggi fuori controllo, girano a vuoto, si
    avvitano su se stessi. La tecnologia dei trasporti, quella della comunicazione, l'eliminazione pratica dell'importanza umana o biologica delle barriere geografiche, resteranno, rimarrebbero, anche dopo una qualsiasi rivoluzione di tipo politico.
    Tali poteri sono fuori controllo, inutili, potenzialmente distruttivi, perché l’ideologia del sistema è sta proprio nel fatto che essi debbano essere governati da meccanismi unicamente di tipo economico, giuridico, di casuale preferenza individuale, per non cadere di nuovo nella tentazione
    faustiana dell’affermazione di una sovranità, di una volontà di potenza collettiva, di un progetto, che rimetterebbe in moto la ruota della storia.
    Ora, succede però che il Mercato, con la “m” maiuscola, non abbia affatto il potere di autoregolazione divina che la teoria liberale gli attribuisce; così che tipicamente disastri ne possono conseguire, non solo al livello globale o planetario descritto dall'allarmismo catastrofista degli ecologisti, ma più concretamente ed immediatamente a livello locale; così che, per esempio, un certo popolo - anche se non c’è nessuna ragione perché ciò debba
    economici internazionali, ma significa anche che un piccolo parassita possa rilevarsi capace diaccadere – è soggetto a subire un dissesto idrogeologico mostruoso sul proprio territorio suscettibile di distruggere anche le sue capacità economiche di sopravvivenza a medio termine, di soffrire le conseguenze di un inquinamento devastante, di subire uno svuotamento di risorse naturali che gli sono necessarie, di essere ridotto ad una situazione di monocultura che non soltanto comporta il fatto che viene tenuto per il collo da poteri spazzare via l’economia ed i mezzi di sussistenza di un intero paese.
    L’alternativa, rispetto alle sfide tecnologiche, che comunque non sono evitabili, è prendere in mano queste cose, prendere in mano noi stessi, al servizio di una volontà politica, e in funzione di un progetto che ci appartenga e che sia un progetto a lunga scadenza, in cui le decisioni
    vengono prese su una base politica e sovranista, e non invece delegate al mercato, ad istituzioni internazionali o meccanismi impersonali.
    Sfide tecnologiche che, dicevamo, non sono comunque evitabili perché oggi l’uomo, in un modo o nell’altro, ha il controllo di tutta la superficie del pianeta, e determina integralmente l’ambiente naturale che sta intorno a sé.
    L’unico tipo di risposta è perciò quello di fare un salto di qualità, secondo quella che poi è una tradizione e un’identità che ci appartiene, nella direzione di un intervento e di un controllo superiore, e non inferiore a quello che caratterizza il sistema attuale.
    Seguendo invece l’ideologia della "decrescita", che i dinosauri hanno già messo in atto con un successo piuttosto scarso alla fine del Cretaceo, noi ci troveremmo non soltanto a rinunciare a qualsiasi tipo di speranza, progetto, immagine, ambizione per quello che riguarda il nostro
    futuro, ma a non poter far fronte a quella che è una inevitabile concorrenza darwiniana che ha già dimostrato in passato la scarsa efficacia di una preferenza per le lance durante i confronti bellici con nemici che dispongono di armi da fuoco; così che la nostra capacità di mantenere una sovranità a medio termine ne sarebbe comunque posta in pericolo.
    http://www.associazioneedera.org/ima...tefano_Vaj.pdf

  2. #2
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  3. #3
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  4. #4
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    Siamo sostanzialmente d'accordo, se di fronte alla riscossa terzomondiale il Settentrione si farà sedurre dalla "decrescita" faremo la stessa fine dei dinosauri.

    carlomartello

  5. #5
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    La decrescita affonda le proprie radici nella Tradizione,
    le teorie progressiste affondano l'Uomo l'Ambiente,la Natura.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Depero Visualizza Messaggio
    La decrescita affonda le proprie radici nella Tradizione,
    le teorie progressiste affondano l'Uomo l'Ambiente,la Natura.


    Salutate Agni, signore del fuoco.

  7. #7
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    ottimo Stefano Vaj.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Depero Visualizza Messaggio
    La decrescita affonda le proprie radici nella Tradizione,
    Mah... non lo prenderei tanto per scontato. In certi tipi di discorsi vedo solo atteggiamenti passivi e astratti che non mi seducono per niente.

    Citazione Originariamente Scritto da Depero Visualizza Messaggio
    le teorie progressiste affondano l'Uomo l'Ambiente,la Natura.
    Comunque il pensiero di Vaj non mi sembra una forma di progressismo.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da L'Europeo Visualizza Messaggio
    Mah... non lo prenderei tanto per scontato. In certi tipi di discorsi vedo solo atteggiamenti passivi e astratti che non mi seducono per niente.

    Ma certo,è prerogativa indispensabile per ogni soggetto pensante e di buon senso,non trasformare una teoria in un dogma insindacabile,quindi una certa diffidenza è doverosa,sopratutto perchè potrebbe nascondersi il germe del "ritorno all' animale"



    Comunque il pensiero di Vaj non mi sembra una forma di progressismo.
    infatti,non mi riferivo alle teorie di S.Vaj,ma alla società sgovernata e sdradicata,il progressismo che andrebbe combattuto è il mito del pil,il controllo dei consumi di energie non rinnovabili,e la disgregazione sociale.
    Il primo punto che la decrescita dovrebbe affrontare,è il recupero dei miti e dei valori dell'uomo.
    Insomma la decrescita và analizzata piu' accuratamente,non tacciata di 3'mondismo in maniera superficiale,perchè se esiste una "decrescita ecosolidale e buonista" potrebbe essercene una "possibile"

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Depero Visualizza Messaggio
    infatti,non mi riferivo alle teorie di S.Vaj,ma alla società sgovernata e sdradicata,il progressismo che andrebbe combattuto è il mito del pil,il controllo dei consumi di energie non rinnovabili,e la disgregazione sociale.
    Su questo sono d'accordo.

 

 

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