
Originariamente Scritto da
Silvia
Mentre il flauto e i tamburi cominciano a suonare, i Dervisci depongono la sopravveste nera, simbolo del mondo nel quale l’anima è prigioniera. Poi inizia la danza, in cui ogni gesto racchiude specifici significati. La mano destra, aperta verso il cielo, rappresenta la coppa del cuore che accoglie la grazia divina, successivamente trasmessa al mondo materiale attraverso la mano sinistra, aperta verso terra. Il copricapo, un alto cilindro nero o marrone, simboleggia la pietra tombale che l’iniziato ha posto sulle passioni terrene. Il Cosmo, che ruota senza fine intorno al centro dell’Universo, è simboleggiato dall’ampia gonna che si schiude mentre il danzatore gira, a lungo, sempre attorno al proprio cuore, fino a raggiungere lo stato d’estasi: il centro del Tutto, massima espressione della Creazione.
Allora la musica si arresta, ma i danzatori continuano a roteare in un suggestivo silenzio estatico. Si dice che, quando i Dervisci raggiungono l’estasi, i loro piedi non tocchino più il suolo. E che poi, al suono di un flauto solitario, tornino lentamente alla realtà… e i loro piedi incontrino di nuovo la terra.