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  1. #1
    bah.. bastian contrario
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    Predefinito Federalismo, solo sette Regioni «autosufficienti»

    Probabilmente avete già visionato i dati, ma vi propongo l'articolo del sole 24 ore sul progetto del federalismo fiscale e la metodologia, prevista per ora, per guidare la ... "perequazione"... e varie "curiosità" che di sicuro non le spianano la strada.

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero

    Federalismo, solo sette Regioni «autosufficienti»

    di Gianni Trovati




    Tutto si gioca sul «benchmark ». Il criterio-guida, la pietra angolare della complessa architettura del federalismo fiscale che si metterà in moto a settembre è tutta in quattro righe dello schema di Ddl delega che il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha presentato la scorsa settimana a Regioni ed enti locali. In quelle righe (all'articolo 5, comma 3, lettera g, per gli appassionati del genere) si dice che la nuova fiscalità autonoma, quella fatta dai tributi propri e dalle aliquote di compartecipazione, deve essere sufficiente a finanziare integralmente le competenze decentrate «in almeno tre Regioni».

    Questione di parametri
    Ecco, tutto dipende da quali saranno le tre Regioni-benchmark, e se saranno davvero solo tre. Fissata l'asticella, infatti, le altre dovranno trovare i mezzi per farcela.
    Con la perequazione, certo, cioè con il contributo che le Regioni ricche metteranno sul piatto destinato a «ridurre adeguatamente » il dislivello con i territori più poveri.
    Ma soprattutto con l'efficientamento della spesa, su cui la proposta Calderoli punta tutte le sue carte. È il sistema competenze in periferia-soldi dal centro, sostengono infatti le premesse al Ddl delega, che ha fatto impazzire la spesa pubblica: una prova? La sanità, che nel '98 costava 55 miliardi e oggi ne brucia il doppio.
    Più in alto sarà collocata l'asticella,più il motore dellarazionalizzazione (e dei tagli di spesa) dovrà essere potente. E più si libereranno risorse per le Regioni che dal proprio territorio riescono a ricavare una dote fiscale maggiore.

    Il dare-avere
    La fotografia del rapporto fra dare (tasse) e avere (servizi) tra Stato e territori, realizzata da ultimo da uno studio condotto per Confindustria da Massimo Bordignon, docente di Scienza delle Finanze alla Cattolica di Milano, mostra l'Italia alla vigilia del Fisco federale: le Regioni in cui la pressione fiscale genera più risorse di quante ne vengono spese in servizi sono solo sette. Nelle altre 14 (Province autonome comprese), la dinamica è opposta, e il Fisco autoctono non basta da solo ad alimentare la spesa pubblica attuale. Brutalmente, dal freno alla mobilità delle risorse fiscali il primo gruppo ha tutto da guadagnare, perché oggi produce più entrate che spese per servizi. Tra 2002 e 2006 (la media quadriennale è necessaria per scontare le oscillazioni di cassa), per esempio, ogni lombardo ha dato al Fisco, nelle sue varie forme, 13.700 euro, ricevendone solo 8.850 in termini di spesa pubblica. In credito con il «pubblico», anche se in misura più contenuta, sono anche emiliani (3.450 euro a testa), veneti (2.900 euro), piemontesi (1.900 euro), e, lontano dal Nord, i cittadini di Marche (1.150 euro) e Lazio (1.500). Gli altri (32,2 milioni di italiani) sono tutti, chi più chi meno, in rosso, fino al record dei 3mila euro che ogni valdostano riceve in media più di quanto paga in tasse.

    Tra numeri e politica
    Due avvertenze sono indispensabili: con il federalismo, almeno secondo i suoi (ormai numerosissimi) propugnatori, cambia tutto, a partire da una più razionale distribuzione delle competenze e da un (si spera) più stringente controllo dei cittadini, alimentato dal legame più stretto di taxation e representation.
    E i calcoli, condotti sulla base delle conti pubblici territoriali del ministero del Tesoro abbracciano tutta la spesa, centrale e locale. Ma se non è immediatamente sovrapponibile alle ipotesi di Fisco federalee di perequazione, il conto del dare- avere veste invece molto bene le speranze e le opzioni politiche che in questi anni hanno animato il dibattito del lungo cantiere federalista. La spinta delle Regioni ricche del Nord, i timori del Mezzogiorno e la freddezza degli Statuti autonomi settentrionali, Trento e Bolzano in testa, che ha cominciato a trasformarsi in opposizione quando nel Ddl delega si è affacciata l'idea di una partecipazione dei loro solidi bilanci alla "solidarietà" interregionale. A spiegarne ancora più chiaramente i motivi è un'altra elaborazione, condotta dal direttore generale di Assonime Stefano Micossi, che permette di misurare il rapporto fra reddito pro capite e trasferimenti statali (dati 2006). A guidare la classifica sono Valle d'Aosta, Sardegna e Trentino Alto Adige.
    La Valle d'Aosta, ad esempio, per ogni 100 euro di reddito prodotto ne riceve 26,2 dallo Stato: oltre 13 volte in più della Lombardia, che ne riceve 1,9, ma la dote è assai ricca anche in confronto a territori in difficoltà come Puglia e Calabria, che viaggiano intorno ai 7 euro di trasferimenti ogni 100 euro pro capite.

    Obiettivo efficienza
    Ma i calcoli dicono anche molto per quel che riguarda l'articolazione della spesa pubblica. Che, a dispetto di qualche stereotipo nordista, in Campania è la più bassa d'Italia anche se, nonostante questo, vola più in alto rispetto al gettito fiscale locale. E anche in Calabria e Sicilia rimane lontana dalla vetta, che tra le Regioni a Statuto ordinario è raggiunta in Liguria (Trentino e Valle d'Aosta sono a distanze siderali). Certo, al livello della Calabria si colloca la spesa del Veneto. E ogni tentativo di comparare il livello di servizi fra le due Regioni spiega meglio di ogni altro dato che il sistema attuale è da cambiare.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Un pò mi vien da ridere. I lombardo-veneti con il voto alla Lega pensano di metterlo nello stoppino a siciliani, calabresi e campani?? Ahahahahah... Ahahahahahahhahahahaha....
    Questa riforma porterà pochissimi vantaggi ai lombardi, che per regalare più potere alla cricca di Formigoni dovranno pagare un prezzo molto alto, sotto forma di fiscalità di vantaggio o di iniziative perequative di cui si avvantaggeranno i poteri locali meridionali.

  3. #3
    bah.. bastian contrario
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    Accodo quest'altro articolo.
    A settembre ne vedremo delle belle.

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero

    «Non creiamo uno Stato del Sud»
    di Eugenio Bruno

    «Un processo ineludibile perché la parte ricca del Paese, con il suo peso nell'economia e nella politica, lo vuole». Così il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, 68 anni, vede il federalismo fiscale. E dunque «facciamolo», aggiunge. Stando però attenti. «Sappiamo che come Sud dobbiamo pagare un prezzo per gli sprechi del passato ma sappiamo anche – avverte l'ex ministro – che oltre un certo limite non possiamo andare perché sennò il Paese si spacca » .
    -
    Presidente Loiero, una regione che è seconda in Italia dopo la Valle d'Aosta per sproporzione tra entrate tributarie e spesa pubblica pro capite, con quale spirito guarda al federalismo fiscale?
    Direi una bugia se non le dicessi che siamo preoccupati. Vede, in Italia ci sono le regioni floride come quelle del nord più la Toscana e il Lazio, poi ci sono le regioni e le province a Statuto speciale, che sono tutelate dalla Costituzione e quindi vanno considerate a parte, e infine ci sono tutte le altre che hanno bisogno di una perequazione onesta, fatta non sotto la spinta emotiva di questi mesi. Altrimenti corriamo un pericolo molto serio.

    Che genere di pericolo?
    Che le regioni ricche utilizzino l'articolo 116 della Costituzione per riprendersi un'autonomia maggiore, che quelle a statuto speciale continuino a godere della loro tutela e che le 5 o 6 regioni che restano si trovino in una situazione disperata. Così facendo, però, si rischia di creare, escluse le isole, uno Stato del Sud.

    Come fare allora a scongiurarlo?
    Da meridionale e da calabrese mi rendo conto che tante risorse sono state dissipate e sono spesso finite nelle mani della criminalità. Ma c'è da parte nostra un grande impegno in atto a cambiare le cose garantendo l'efficientamento della spesa.

    A questo proposito la bozza Calderoli prevede di sostituire la spesa storica con i costi standard. Cosa ne pensa?
    Sono d'accordo con il principio dei costi standard.Ma c'è una questione enorme da affrontare in via preliminare: occorre una conoscenza univoca e il concerto dei dati economici perché quelli ufficiali finora li conosce solo il Governo. Se li conosce davvero. Questo concerto però Calderoli vuole farlo solo dopo aver varato il testo. Noi diciamo di no perché è come cominciare una casa dal tetto.

    L'altro nodo riguarda il sistema di benchmark. Il ministro propone di individuare tre regioni- modello. Perché voi governatori ne preferite una sola?
    Perché a seconda delle regioni che si scelgono cambia la media. Tenga conto che non amiamo una perequazione orizzontale tra regioni ricche e regioni povere. Una cosa è se il compito perequativo spetta allo Stato, un'altra è se tocca alle regioni stesse. Il rischio è che sia la Lombardia a dare i soldi al Mezzogiorno e dunque a decidere, a creare altra dipendenza.

    Con quali conseguenze?
    Non dico che rischiamo di fare la fine del Belgio perché siamo diversi per storia. Però dico attenzione a non perdere il vincolo di solidarietà che oggi esiste. Anche perché si è scelto di procedere per legge ordinaria e dunque non ci sarà il referendum. Senza referendum un progetto di federalismo iniquo ci porterebbe davanti alla Corte costituzionale. Vorrei ricordare che in più del 50% dei casi le sentenze della Consulta tengono in debito conto l'articolo 3 della costituzione sul principio di eguaglianza.

    Quali saranno le prossime tappe?
    Ci rivedremo a settembre. Calderoli ci ha chiesto di costituire un tavolo tecnico e noi lo stiamo facendo. Quello che ci spaventava era il modello lombardo. Ma per fortuna il Governo, che forse lo aveva proposto per sparare alto, lo ha abbandonato. Del resto se il Paese non tiene, non conviene a nessuno.



    Caspita... minacciosetto il tipo eh? Non conviene a nessuno... eh sì.. ha proprio ragione, non conviene a nessuno, non conviene a nessuno (lo ripeto così ci convinciamo, magari ne facciamo anche uno slogan).

    Ho sottolineato e ingrassettato le cose che più mi sembrano importanti del discorso e che dimostrano la poca volontà di accettare la sfida vera.
    Chissà come andrà a finire... per loro, per noi invece è doveroso tenere d'occhio le nostre scorte di vasellina, si prevede che il consumo salirà.

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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  5. #5
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio



    (anno 2007)la sardegna ha spese per 6.257,5 milioni di euro,ed entrate acquisite per 6.066,1 milioni di euro...senza contare il debito dell'entrate e le tasse che non paga in sardegna la saras....per cui non dobbiamo niente a nessuno!

  6. #6
    Juv
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    MA a che anno sono riferiti? al 2007?

  7. #7
    Tyr
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    Nooo, siamo fuori anche noi (Friuli), per poco però.
    Come i terroni, noi siamo come i terroni, come i terroniiiiiiiii, noi siamo come i terroni.

  8. #8
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da hellas Visualizza Messaggio
    Nooo, siamo fuori anche noi (Friuli), per poco però.
    Come i terroni, noi siamo come i terroni, come i terroniiiiiiiii, noi siamo come i terroni.
    Solo l'Indipendenza potrà mostrare la vera forza di ogni Popolo.... Oggi invece è Roma che decide dove e chi deve produrre e dove e chi deve consumare!

    L'itaglia è una cosa, i Popoli e le Nazioni Indipendenti saranno altra cosa!

  9. #9
    Tyr
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    Comunque, meglio che ci rimbocchiamo le maniche. Credo che,con Tondo, le cose cambieranno.

  10. #10
    Io non esisto
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    Sono solo frutto della tua immaginazione
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    Citazione Originariamente Scritto da hellas Visualizza Messaggio
    Nooo, siamo fuori anche noi (Friuli), per poco però.
    Come i terroni, noi siamo come i terroni, come i terroniiiiiiiii, noi siamo come i terroni.

 

 
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