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  1. #1
    Sangue contro oro
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    Arrow Oswald Spengler vs Johann von Leers

    Allo stesso periodo risale la polemica con Oswald Spengler (1880-1936). Verso la fine del 1933 Spengler pubblicava il suo ultimo libro, Jahre der Entscheidung (31), che i nazionalsocialisti accolsero con una certa freddezza. “Nel clima di esaltazione susseguente alla Machtergreifung, egli pretendeva di parlare della Germania trattando i Nazisti quasi come non esistenti. Alfred Baeumler lo attaccava sul ‘Völkischer Beobachter’ con un articolo sulla ‘rivoluzione vista da lontano’. Altri gli davano dell’attendista, del reazionario e peggio” (32). A Spengler, che indicava nella “rivoluzione mondiale di colore” il nemico comune dell’”umanità bianca”, von Leers replicò con una cinquantina di pagine intitolate Spenglers weltpolitisches System und der Nationalsozialismus (33). Al grido d’allarme lanciato da Spengler contro il “pericolo giallo”, von Leers opponeva queste argomentazioni: “Ogni rafforzamento del Giappone, ogni rafforzamento della Cina, in genere ogni formarsi di una nuova potenza nel mondo extraeuropeo equivale all’indebolirsi delle grandi potenze dell’Europa occidentale, che hanno combattuto la Germania nella guerra mondiale (…) Per il fantasma degli ‘interessi comuni della razza bianca’ dobbiamo conservare e appoggiare ancora queste potenze nella loro egemonia mondiale? Dobbiamo noi, ‘in nome della razza bianca’, salvaguardare il dominio coloniale francese, grazie al quale la Francia trascina le sue truppe negre per il mantenimento di un predominio contro la Germania? (…) La ‘comunità della razza bianca’, l’’impero dei popoli bianchi’ preconizzato da Spengler non è niente altro che una reviviscenza del vecchio cosmopolitismo liberale, della borghesia mondiale dell’epoca liberale sotto le insegne della razza. Ciò non ha proprio nulla a che fare coi veri interessi del popolo tedesco” (p. 35).

    NOTE:
    (31) Oswald Spengler, Jahre der Entscheidung (Erster Teil: Deutschland und die weltgeschichtliche Entwicklung), C.H. Beck’sche Verlagsbuchhandlung, München 1933; ed. it. Anni decisivi, Il Borghese, Milano, s. d.; Anni della decisione, Edizioni di Ar, Padova 1994.
    (32) Adriano Romualdi, Spengler profeta della decadenza, in: O. Spengler, Ombre sull’Occidente, a cura di A. Romualdi, Giovanni Volpe Editore, Roma 1973, p. 44.
    (33) J. von Leers, Spenglers weltpolitisches System und der Nationalsozialismus, Junker und Dünnhaupt Verlag, Berlin 1934.

    http://www.centrostudilaruna.it/johannvonleers.html

  2. #2
    SMF
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    L'articolo era già stato postato settimane fa da EternoOccidente. Era un contesto differente da inquadrare nella lotta per il dominio dei mari da parte della Germania nazionalsocialista e la Gran Bretagna. Si tratta di contesti differenti da quelli di oggi. Per il resto, rimando alle considerazioni che feci nel 3d di EternoOccidente.

  3. #3
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    Infatti noi stiamo con Oswald Spengler, e chi ci chiama reazionari ci fa un graditissimo complimento.

    Comunque facciamo notare che von Leers coerentemente con il suo pensiero nel dopoguerra si è converito all'islam assumendo un nome arabo e preconizzando la rivoluzione islamico-terzomondiale sotto le insegne del Mahdi.


    carlomartello

  4. #4
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    Mi sembra chiaro:Von Leers esprime ufficialmente la posizione del NazionalSocialismo.
    Spengler quello di un reazionario biancocentrico come tanti forumisti qui che si credono più camerati di me,di Chandra Bose o di Daltanius,a torto evidentemente.

  5. #5
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    La lepre forse inganna la volpe. L'uomo non può ingannare l'uomo. L'uomo di colore scruta l'uomo bianco mentre questi discorre di "umanità" e di pace perpetua. Ne fiuta l'incapacità e l'assenza di volontà di difendersi. E' necessaria a questo punto una grande educazione, che ho definito prussiana e che per quanto mi riguarda si può pure chiamare "socialista" - per quel che importano le parole! Una educazione che attraverso un esempio vivente ridesti l'energia assopita: non scuola, scienza, istruzione, ma disciplina dell'anima che estragga le qualità ancora presenti e le assuma sino al culmine di una rinnovata potenza. Non possiamo permetterci di essere stanchi. Il pericolo batte alle porte. Gli uomini di colore non sono pacifisti. Non sono attaccati a un vivere il cui unico valore è la durata. Se noi la deporremo, saranno loro a raccogliere la spada. Una volta essi temevano l'uomo bianco, ora lo disprezzano. Nei loro occhi è scritta la tendenza, nel momento in cui uomini e donne bianchi si comportano con loro come fanno a casa propria, perfino nei Paesi di colore. Davanti alla nostra potenza una volta li possedeva il terrore - come i Germani al cospetto delle prime legioni romane. Oggi che sono essi stessi una forza, la loro anima segreta (che non comprenderemo mai) si solleva e guarda i Bianchi dall'alto in basso, come un residuo del passato.

    Oswald Spengler, Jahre der Entscheidung, 1933

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da goodbye_cat Visualizza Messaggio
    Mi sembra chiaro:Von Leers esprime ufficialmente la posizione del NazionalSocialismo.
    Spengler quello di un reazionario biancocentrico come tanti forumisti qui che si credono più camerati di me,di Chandra Bose o di Daltanius,a torto evidentemente.
    Ricordo le puerili e incomprensibili speranze che negli anni 1920-1921 sorsero nei circoli nazionali quando si disse che l'Inghilterra, in India, era prossima al crollo. Certi ciarlatani asiatici o, se volete, autentici «campioni della libertà indiana», che allora peregrinavano per l'Europa, erano riusciti ad infondere a uomini, del resto ragionevoli, l'idea fissa che l'impero britannico, il cui perno è l'India, appunto nell'India fosse prossimo a sfasciarsi. Non si resero conto che il loro desiderio era il padre di queste idee, né che le loro speranze erano assurde. Perché, quando dal crollo del dominio inglese in India essi aspettano la fine dell'impero britannico e della potenza inglese, ammettono così che l'India ha valore preminente per l'Inghilterra.

    Ma è probabile che questo importantissimo problema sia ben noto non solo ai profeti tedesconazionali ma anche ai dirigenti della storia inglese. E' puerile supporre che in Inghilterra non si apprezzi al suo giusto valore l'importanza dell'India per l'impero britannico. Ed è prova di non avere imparato nulla dalla guerra mondiale e di non conoscere o di fraintendere la risolutezza anglosassone l'immaginarsi che l'Inghilterra possa perdere l'India senza aver messo in giuoco l'ultima sua posta. Ed è prova altresì dell'incomprensione tedesca del modo in cui la Gran Bretagna permea e amministra il suo impero. L'Inghilterra perderà l'India, solo se essa medesima, nel meccanismo della sua amministrazione, soccomberà alla decomposizione razziale (cosa che ora non ha luogo in India) o se sarà costretta a perdere l'India dalla spada d'un possente nemico. Insurrezioni di Indiani non espelleranno mai gli Inglesi. Noi Tedeschi abbiamo imparato abbastanza quanto sia difficile far soccombere l'Inghilterra. Dico questo astraendo dal fatto che io, nella mia qualità di Germano, preferisco vedere l'India in potere degli Inglesi che di altri.

    Altrettanto pietose sono le speranze riposte nella mitica rivolta dell'Egitto. La «guerra santa» può apportare ai nostri minchioni tedeschi la piacevole illusione che altri siano disposti a dissanguarsi per noi. Quasi sempre, a dire il vero, questa codarda speculazione è la madre di tali speranze. Ma in realtà l'illusione finirebbe presto sotto il fuoco tambureggiante delle compagnie di mitraglieri inglesi e la grandine delle bombe.

    E' impossibile dare l'assalto con una coalizione di storpii ad uno Stato potente, risoluto a versare per la propria esistenza, se è necessario, l'ultima goccia di sangue. A me, nazionalista apprezzante su basi razziste il valore dell'umanità, il riconoscimento del minor valore, dal punto di vista della razza, di quelle «nazioni oppresse» basta già per impedirmi di incatenare al destino di esse il destino del mio popolo.

    Adolf Hitler, Mein Kampf, Bompiani, 1940, pag. 136.

  7. #7
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    "Mein Kampf" alterato e rialterato,lo sanno anche i sassi.
    Solo i ServiDiSion sembrano ignorarlo.

    Ti devo citare Hitler sull'Islam e Poitiers?

    Commenti alle posizioni espresse da von Leers che era uno dei maggiori antropologi razzisti del Terzo Reich?
    Le sue posizioni oggi sono estremamente attuali come fate a non capirlo e a fiancheggiare il sionismo??

  8. #8
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    E' impossibile dare l'assalto con una coalizione di storpii ad uno Stato potente, risoluto a versare per la propria esistenza, se è necessario, l'ultima goccia di sangue. A me, nazionalista apprezzante su basi razziste il valore dell'umanità, il riconoscimento del minor valore, dal punto di vista della razza, di quelle «nazioni oppresse» basta già per impedirmi di incatenare al destino di esse il destino del mio popolo.

    Adolf Hitler, Mein Kampf, Bompiani, 1940, pag. 136.


    Da incorniciare



    TRE VOLTE SIEG HEIL PER IL FUHRER INVITTO!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da goodbye_cat Visualizza Messaggio
    "Mein Kampf" alterato e rialterato,lo sanno anche i sassi.
    Solo i ServiDiSion sembrano ignorarlo.

    Ti devo citare Hitler sull'Islam e Poitiers?

    Commenti alle posizioni espresse da von Leers che era uno dei maggiori antropologi razzisti del Terzo Reich?
    Le sue posizioni oggi sono estremamente attuali come fate a non capirlo e a fiancheggiare il sionismo??
    Questa è l'edizione Bompiani pubblicata nel 1940 dall'Italia fascista. Dobbiamo andare a prendere le edizioni tedesche? I ragazzi di Neuschwabenland hanno scannerizzato roba d'epoca, vediamo subito.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ServoDellaGleba Visualizza Messaggio
    Questa è l'edizione Bompiani pubblicata nel 1940 dall'Italia fascista. Dobbiamo andare a prendere le edizioni tedesche? I ragazzi di Neuschwabenland hanno scannerizzato roba d'epoca, vediamo subito.
    Vedo che comunque non vuoi rispondermi.

    Posso lanciare una provocazione?: siete voi che state gli oppressi occidentali dalla ferocia islamica che va all'assalto del mondo moderno!!!

 

 
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