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    Predefinito 5 agosto - S. Emidio, vescovo e martire

    Dal sito SANTI E BEATI (con modifiche):

    Sant' Emidio, Martire

    5 agosto

    Nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana. A ventitré anni, ricevuto il battesimo, Emidio iniziò a studiare le Sacre Scritture, diventando un ottimo predicatore e suscitando le ire dei pagani. Recatosi dal papa Marcello, su invito di un angelo in sogno, Emidio venne ordinato vescovo di Ascoli. Iniziò la sua predicazione, convertendo moltissimi pagani e operando guarigioni. Il governatore Polimio, credendolo incarnazione del dio Esculapio, gli promise in matrimonio la figlia Polisia. Ma Emidio la convertì, suscitando l'ira di Polimio, che ordinò di decapitarlo. Avvenne allora l'ultimo miracolo del santo: al momento di morire, raccolse il proprio capo, camminando fino al monte dove aveva costruito un oratorio. Era il 5 agosto 309. Nel 1703 un violento terremoto colpì le Marche risparmiando Ascoli, protetta dal suo patrono. Per riconoscenza, nel 1717 gli abitanti gli eressero una chiesa. (Avvenire)

    Etimologia: Emidio = semidio, mezzo Dio, dal latino

    Emblema: Palma

    Patronato: contro i terremoti, Ascoli Piceno

    Martirologio Romano: Ad Ascoli Piceno, sant’Emigdio, celebrato come primo vescovo della città e martire.

    Martirologio tradizionale (5 agosto): Ad Ascoli, nel Piceno, sant'Emidio, Vescovo e Martire, il quale, ordinato Vescovo dal Papa san Marcello e mandato colà per predicare il Vangelo, ivi, nella confessione di Cristo, sotto l'Imperatore Diocleziano, ricevette la corona del martirio.

    La storia di Emidio è narrata nella "Passio" composta probabilmente da un monaco di origine franca, intorno all'undicesimo secolo, dopo il ritrovamento delle reliquie del santo Emindius morto decapitato, reliquie portate nella cripta del Duomo e conservate in un sarcoago romano. Emidio nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana e si istruì nelle arti liberali. All'età di ventitrè anni lascia le dottrine filosofiche e diviene catecumento, ricevendo quindi il battesimo. Iniziò quindi a studiare le Sacre Scritture divenendone un buon conoscitore e iniziò così la sua vita da predicatore. La sua predicazione suscitava molte conversioni e ciò irritava i pagani che lo catturarono e lo portarono ad un tempio dedicato a Giove, dove Emidio fece una solenne professione di fede alla quale seguì un improvviso terremoto che spaventò i suoi carcerieri. Raggiunti i compagni Euplo, Germano e Valentino partì alla volta dell'Italia, anche perché una voce nel sonno gli suggerì questo viaggio. Giunse a Milano ove stette per tre anni all'oratorio di San Nazario continuando la predicazione che spesso spingeva alla conversione i suoi ascoltatori. In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifuhgio presso un certo Graziano, padre di una ragazza paralitica e emoroissa. Saputo che Emidio praticava anche l'arte medica, Graziano gli chiese aiuto per la figlia ed Emidio promise la guarigione se la ragazza si fosse battezzata. Tutta la famiglia di Graziano si convertì e chiese il battesimo e la guarigione fu ottenuta. Sempre a Roma Emidio guarì nello stesso modo e pubblicamente un cieco e moltissimi dei convenuti chiesero di essere battezzati. I pagani pensavano trattavasi di un incarnazionde del dio Esculapio e portarono all'isola Tiberina dove sorgeva appunto il tempio dedicato ad Esculapio, anche qui Emidio guarì oltre mille infermi e testimoniò la sua fede, spezzando l'ara pagana e gettandola nel Tevere. Dapprima i sacerdoti pagani lo andarano a denunciare al prefetto, ma non avendo ottenuto soddisfazione da questi si ricredettero su Emidio e si recarono da lui per farsi a loro volta battezzare. Successivamente lo stesso prefetto saputo della distruzione dell'altare all'Isola Tiberina scatenò una persecuzione contro i cristiani. Un angelo in sogno invita Emidio e i compagni a recarsi da papa Marcello, che li accolse, ordinò Emidio vescovo di Ascoli e Euplo diacono e li inviò in quella città. Durante il viaggio Emidio si fermò a predicare e convertì l'intera popolazione della città di Pictavis (che però non è stata identificata). Emidio entrò quindi in Ascoli, città ancora pagana, e iniziò la sua predicazione. Il governatore Polimio lo fece chiamare invitandolo a sacrificare agli dei senza ottenere risposta. Data la giovane età di Emidio il governatore anziché arrestarlo gli diede alcuni giorni per riflettere ed Emidio ne approfittò per predicare e per compiere una guarigione miracolosa che convertì moltissimi ascolani. Il governatore Polimio lo richiamò per ottenere il sacrificio agli dei e credendolo incarnazione del dio Esculapio gli promise in matrimonio la propria figlia Polisia. In un incontro con la stessa Emidio la porta a conversione e dopo pochi giorni la battezza nelle acque del Tronto. Nella borgata Solestà battendo la roccia come Mosè Emidio fa scaturire una fonte di acqua limpida dove battezza più di mille ascolani. Polimio infuriato ordina l'arresto della figlia, che preferirà uccidersi lanciandosi in un burrone piuttosto che lasciarsi prendere; quindi ordina la decapitazione di Emidio, durante la quale avvenne l'ultimo miracolo del santo, che invece che stramazzare al suolo raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì. Era il 5 agosto 309, i fedeli sepellirono Emidio nella grotta sottostante l'oratorio e assalirono il palazzo di Polimio abbattendolo. Nel 1703 un violento terremoto sconvolse le Marche ma non colpì la città di Ascoli, si dice protetta dal suo patrono, che è invocato oggi a protezione dai terremoti. In seguito a questo episodio la città di Ascoli eresse nel 1717 una chiesa dedicata appunto al santo e il cui interno è appunto la grotta dove Emidio morì e dove secondo la leggenda fu trovato il sepolcro del santo ricoperto di basilico.

    Autore: Maurizio Misinato








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    Carlo Crivelli, Annunciazione con S. Emidio, 1486, The National Gallery, Londra

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    Carlo Crivelli, Madonna in trono col Bambino, tra Santi (SS. Emidio, Francesco d'Assisi, Giovanni da Capistrano, santo vescovo, Bernardino da Siena, Ludovico di Tolosa) con consegna delle chiavi a S. Pietro, 1488 circa, Gemäldegalerie, Berlino

    Carlo Crivelli, S. Emidio, 1473, Duomo, Ascoli Piceno

    Scuola italiana, S. Emidio sostiene la città di Ascoli, XVII sec., collezione privata

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    Sant'Emidio

    Sant' Emidio
    (Treviri, 273 – Ascoli Piceno, 5 agosto 303 o 309) è stato un santo e vescovo cattolico romano, oltre che un martire cristiano. Santo patrono delle città di Ascoli Piceno e Leporano, protettore dal terremoto.

    La vita

    Emidio nacque a Treviri nel 273 da una nobile famiglia pagana. Sui primi anni della sua vita fonti e tradizioni sono assai povere e divergono: le due ipotesi più probabili vedono Emidio dedicato allo studio delle arti liberali oppure arruolato nelle milizie romane.

    La sua conversione al Cristianesimo (290?) avvenne grazie alla predicazione dei santi Nazario e Celso: diventò catecumeno, fu battezzato e si dedicò allo studio delle Sacre Scritture. Entrato in conflitto con la famiglia che tentò in tutti i modi di ricondurlo al paganesimo, partì per l'Italia insieme ai tre amici Euplo, Germano e Valentino (cui viene attribuita la prima agiografia del santo). Giunto a Milano fu consacrato sacerdote (296?) dal vescovo Materno e stette per tre anni all'oratorio di San Nazario. In questo periodo la sua attività di predicatore fu particolarmente feconda ed ebbe come risultato la conversione di molti dei suoi ascoltatori.

    In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifugio presso un certo Graziano. Qui gli vennero attribuite molte guarigioni miracolose (tra cui la figlia paralitica dello stesso Graziano), tanto che il popolo lo credette la reincarnazione del dio Esculapio.

    La fama del sacerdote ben presto destò l'interesse di papa Marcellino (secondo un'altra versione si trattò invece del suo successore Papa Marcello I ma le date non sembrano corrispondere) che ordinò Emidio vescovo di Ascoli ed Euplo diacono e affidò loro la difficile missione di diffondere il cristianesimo nell'importante centro Piceno (ancora quasi completamente pagano).

    Durante la strada Emidio si fermò ad evangelizzare i centri di Pitino, L'Aquila e Teramo ed infine giunse ad Ascoli (300?).

    Ad Ascoli era prefetto Polimio, autore di dure repressioni contro i cristiani, che ordinò subito a Emidio di non predicare la buona novella, ordine che fu completamente ignorato. Anche ad Ascoli Emidio si prodigò nella guarigione dei malati, cosa che gli consentì di convertire un gran numero di Ascolani. Polimio lo credette la reincarnazione del dio Esculapio, e gli chiese di offrire sacrifici agli dei, promettendogli in matrimonio Polisia, sua figlia. Il Santo non solo rifiutò di offrire agli dei, ma addirittura convertì Polisia alla fede cristiana e la battezzò nelle acque del fiume Tronto.
    Polimio avvertito di questo, ordinò l'arresto di Emidio e lo condannò alla pena capitale. Il vescovo non si nascose e fu decapitato (303 o secondo un'altra tradizione 309), mentre Polisia, fatta ricercare dal padre, fuggì sul monte Ascensione e scomparve in un crepaccio (nei pressi del quale in seguito nacque il paese di Polesio).

    I miracoli e le credenze popolari

    Oltre alle più volte citate capacità di guarigione, la tradizione popolare e cattolica tende ad attribuire a Sant'Emidio una serie di miracoli isolati.
    • Sicuramente il più famoso è il miracolo del terremoto di cui esistono diverse versioni:

    1. ancora nella città di Treviri, Emidio fu condotto con la forza, dalla sua famiglia, all'interno di un tempio pagano per rinnegare la sua fede cristiana, ma un improvviso terremoto distrusse il tempio;
    2. secondo un'altra versione questo miracolo avvenne ad Ascoli, quando Polimio volle costringere Emidio a sacrificare agli dei;
    3. una terza versione (quella più diffusa nella credenza popolare) invece vuole che Emidio appena arrivato ad Ascoli, toccasse le mura della città e subito tutti e soli i templi pagani crollassero in conseguenza di un violentissimo terremoto;
    • appena giunto a Roma, Graziano che ospitava il santo, saputo che questi si occupava dell'arte medica, gli chiese di curare la sua figlia paralitica. Emidio pose come condizione la conversione di tutta la famiglia, cosa che subito avvenne e la ragazza fu guarita.
    • sempre a Roma, Emidio fu portato nell'Isola Tiberina dove sorgeva un tempio di Esculapio; secondo la tradizione Emidio guarì più di mille malati, distrusse l'altare pagano e convertì quasi tutti i presenti (anche gli stessi sacerdoti pagani, seppur in un secondo tempo).
    • Emidio si trovava ad Ascoli, nei pressi di Porta Solestà. Un gran numero di fedeli era accorso, molti dei quali volevano essere battezzati e tra di essi vi era anche Polisia. Per evitare che tanta gente dovesse recarsi fino alle sponde del fiume Tronto, Emidio chiese un nuovo miracolo a Dio. Si avvicinò ad un sasso, si inginocchiò e pregò; da quel sasso uscì un fiotto d'acqua con la quale furono battezzate migliaia di persone. Si tratta dell'antichissima "Lavatoio Pubblico|fonte di S. Emidio", più volte trasformata nei secoli e che oggi si presenta come un elegante lavatoio cinquecentesco a cinque arcate, con resti di strutture risalenti al XII secolo.
    • Dopo la sua decapitazione Emidio, tra lo stupore generale, invece di stramazzare al suolo, raccolse il proprio capo e camminò, (cefaloforia), fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì. Secondo un'altra tradizione, Emidio non si limitò ad adagiarsi per terra, ma al suo arrivo la terra si dilatò consentendo al Santo di seppellirsi da solo.

    Culto

    La sua festa per la Chiesa cattolica è il 5 agosto. Sant'Emidio è patrono di Ascoli Piceno, Leporano e co-patrono di Castel Bolognese.
    Le spoglie del Santo sono conservate nella cripta sotterranea del Duomo di Ascoli detta Cripta di Sant'Emidio, mentre il tempietto di Sant'Emidio Rosso ricorda il luogo dell'esecuzione.

    Al culto emidiano è strettamente associato quello minore di Santa Polisia (o Polesia) figlia del prefetto romano Polimio, che abbracciò la fede cristiana dopo aver ascoltato la predicazione di Sant'Emidio.

    Nel 1703 la città di Ascoli fu risparmiata dal violento sisma delle Marche. La cittadinanza ne attribuì il merito a Sant'Emidio e in segno di gratitudine, eresse nel 1717 il tempio di Sant'Emidio alle Grotte, che fu il primo luogo della sua sepoltura. La piccola chiesa custodisce al suo interno la grotta dove, secondo la tradizione, fu rinvenuta la tomba ricoperta dal basilico.

    Sant'Emidio è anche il nome di uno dei sei setieri della città che nella ricorrenza della quintana si danno battaglia per conquistare l'ambito palio.

    Bibliografia
    • Secondo Balena, Ascoli nel Piceno - storia di Ascoli e degli ascolani, Società Editrice Ricerche s.a.s., Via Faenza 13 Folignano, Ascoli Piceno, stampa Grafiche D'Auria, edizione dicembre 1999, pp. 143, 144, 145, ISBN 88-86610-11-4;
    • Bernardo Nardi. Ascoli da S. Emidio alla Quintana / Bernardo Nardi. Ascoli Piceno, Edizioni Prosperi, 1982;
    • Bernardo Nardi e Lucia Pellei. Ascoli dimenticata: San Salvatore di Sotto / Bernardo Nardi, Lucia Pellei. Fermo, La rapida, 1976;
    • Mario Polia. "Tra Sant'Emidio e la Sibilla. Forme del sacro e del magico nella religiosità popolare ascolana" Arnaldo Forni Editori, Bologna, 2004

    Fonte: wikipedia

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    Cripta di Sant'Emidio

    Sotto la navata centrale del Duomo di Ascoli Piceno si apre la Cripta di Sant’Emidio. È costituita da uno spazio sotterraneo quadrangolare pervaso di silenzioso, suggestivo misticismo, appena rischiarato da delicate luci che si intravedono tra il ricco colonnato.

    Vi si accede scendendo dalla scala che si trova in fondo alla navata laterale sinistra dell’aula principale della cattedrale.

    Storia

    Questa cripta fu costruita nella metà dell’ XI secolo per ospitare le reliquie di Sant'Emidio Patrono della città, qui trasportate, dalle catacombe di Campo Parignano, dall’allora vescovo Bernardo II (1045 - 1058). Il ritrovamento dei resti del Primo Vescovo di Ascoli fu definito una “inventio” miracolosa.

    La leggenda vuole che siano state individuate grazie alla presenza di una pianta di basilico che cresceva all’interno della sepoltura ipogea della necropoli di Sant’Emidio alle Grotte, primo luogo di tumulazione del Santo.

    Nel 1704 Giuseppe Giosafatti operò modifiche all’originale cripta, nata semicircolare, rendendola quadrangolare e rialzandone il soffitto, di circa 60 centimetri, per includere 28 colonne di marmo rosso di Verona ed il gruppo marmoreo che ricorda il battesimo di Polisia.

    Lo spazio della cripta è ripartito in sette piccole navate costituite complessivamente da 63 colonne di travertino e di marmo.

    All’inizio del 1700 D. Tommaso Nardini dipinse, usando la tecnica della tempera su tela, le lunette delle volte.

    Monsignor Ambrogio Squitani, vescovo, nel 1954, impreziosì questa cripta decorando le pareti e le 4 vele al di sopra dell’altare con una serie di pregiati mosaici. Questi rievocano avvenimenti ascolani accaduti durante l'ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale e la benevola protezione di Sant’Emidio nei confronti dei fedeli della città.

    Leggendoli, iniziando dalla parete destra, si susseguono in questo ordine: “Processione di penitenza”, “Ascoli dichiarata città aperta”, “Messa al campo”, “Processione di ringraziamento”, “Carità sui monti”, “Scena del terremoto” e la “Ritirata dei soldati tedeschi”. Pietro Gaudenti ne disegnò i cartoni e le opere furono realizzate dallo Studio del Mosaico Vaticano tra il 1950 ed il 1954.

    La Cripta ospita, inoltre, altri monumenti, memorie epigrafiche di vescovi, uomini illustri e benemeriti della Chiesa e della città.

    Vi è anche l’accesso ai cunicoli del 1400, che furono utilizzati come luoghi di sepoltura.

    Il sarcofago romano del IV secolo

    Sarcofago del IV sec. di S. Emidio e dei compagni martiri, Cripta di Sant'Emidio, Duomo, Ascoli Piceno. “Cum sociis aliis Emindius hic requiescit” (qui riposa Emidio con i suoi compagni), così recita l’iscrizione medioevale scolpita nel bordo frontale superiore


    I resti di Sant'Emidio, vescovo e martire cefaloforo, furono uniti a quelli dei suoi compagni e custoditi all’interno del sarcofago di epoca romana, dell’età di Marco Aurelio, IV secolo, che diventò anche altare.

    “cum sociis aliis Emindius hic requiescit” (qui riposa Emidio con i suoi compagni), così recita l’iscrizione medioevale scolpita nel bordo frontale superiore.

    Finemente lavorato da “canalature biscurvi”, ha due genii scolpiti negli angoli ed al centro una porta di Giano socchiusa tra due pilastri ed un fastigio. Dallo scudo sovrapposto e dai due dardi scolpiti nei fianchi si potrebbe dedurre che appartenesse ad un guerriero.

    Il gruppo marmoreo di Sant'Emidio e Santa Polisia

    Lazzaro Giosafatti, S. Emidio battezza S. Polisia, 1728-30, Cripta di Sant'Emidio, Duomo, Ascoli Piceno


    L’opera fu realizzata da Lazzaro Giosafatti, tra il 1728 e il 1730, su commissione dell’arcidiacono Luigi Lenti. Questa scultura è considerata il capolavoro dell’autore. Molti ne lodano la bellezza del concetto, l’esecuzione priva di difetti e l’equilibrio. Le figure sono rappresentate con dimensioni più grandi del naturale e scolpite in un unico blocco di bianchissimo marmo di Carrara. Essa rappresenta il momento più significativo della storia e della leggenda che legano questi due Santi.

    Polisia era la giovane figlia del proconsole di Ascoli Polimio, questi credette di riconoscere nel vescovo Emidio la reincarnazione del dio Esculapio, così gli chiese di dedicare sacrifici agli dei, promettendogli in cambio il matrimonio con la figlia.

    Sant’Emidio, invece, riuscì a convertire la giovane Polisia al cristianesimo e la battezzò nelle acque del fiume Tronto. A seguito di questo Polimio ordinò l’arresto della figlia e la decapitazione del santo.

    La giovane fanciulla cercò di sottrarsi all’arresto scappando e rifugiandosi tra i boschi del Monte Nero, oggi Monte dell’Ascensione, la montagna che si staglia osservando il panorama Nord della città.

    Quando i pretoriani stavano per raggiungerla e catturarla Santa Polisia sparì in una voragine. Nacque sul monte il paese di Polesio, nei pressi del romitorio vicino alla zona del crepaccio.

    La tradizione vuole che appoggiando l’orecchio a questo gruppo marmoreo si senta ancora il rumore del tessere del telaio Santa Polisia.

    Per la realizzazione di questo lavoro Lazzaro Giosafatti ricevette un modesto compenso, pari a circa 600 scudi, più o meno la stessa cifra che si poteva spendere per acquistare l’intero blocco di marmo allo stato grezzo.

    Il tutto è rischiarato anche dalla luce soffusa di una lampada disegnata da Umberto Pierpaoli, realizzata nel 1969, in bronzo dorato.

    Arco d'ingresso cunicoli, Cripta di Sant’Emidio di Ascoli Piceno

    Bibliografia
    • Giambattista Carducci, Su le memorie e i monumenti di Ascoli nel Piceno, Arnaldo Forni Editore, Fermo,1853, pp. 75-78;
    • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte, "Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, Modena, 1983, pp. 60.

    Fonte: wikipedia

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    Tempietto di Sant'Emidio Rosso

    Il Tempietto di Sant' Emidio Rosso è stato edificato al di fuori delle vecchie mura cittadine di Ascoli Piceno e rappresenta uno dei siti religiosi dedicati a Sant'Emidio, patrono della città.

    Sorge nel quartiere di Porta Solestà poco distante dal Ponte Romano e dalla fonte di Sant’Emidio.

    La dedicazione al Santo ricorda che in quel luogo questi subì la pena della decapitazione e, secondo la tradizione agiografica, si incamminò, con in mano la sua testa, per raggiungere le grotte. Queste erano il luogo dove si era rifugiato coi compagni durante le persecuzioni, che divennero il posto del loro sepolcro ed in seguito sede dell'oratorio trasformato, nella prima metà del 1700, nel tempietto di Sant'Emidio alle Grotte.

    La piccola chiesa, a pianta ottagonale, finestrata e con basamento di travertino liscio, nasce come ampliamento dell'edicola che custodiva il sasso della decapitazione.

    La pietra è identificata col nome de “la cona de Santo Migno”. “Cona” è una parola che deriva dal greco bizantino (είκόηα) che vuol dire “ritratto o immagine” e “Santo Migno” che significa di modesta statura, piccolo, grazioso.

    Il popolo dei fedeli ascolani ha destinato questa pietra a divenire la reliquia della memoria del martirio del santo cefaloforo, primo vescovo di Ascoli, conservandola ancora oggi al di sotto dell’unico altare all’interno della chiesetta. I primi cristiani protessero il cippo racchiudendolo in una modesta edicola che lo custodì per lunghi secoli.

    Controversa è, invece, l’attribuzione della costruzione del tempietto e secondo le narrazioni degli storici ascolani prevalgono due differenti versioni.

    Una vuole che verso il 1500 i canonici del duomo divennero i custodi della pietra e, nell’anno 1562, provvidero a sistemare la piccola edicola aggiungendo una grata di protezione, pavimentandola e intonacando le porzioni di muro. Qualche anno dopo, nel 1571, intervennero nuovamente sul piccolo fabbricato per apportare migliorie alla pavimentazione dell’ingresso con sassi e pietre di loro proprietà. Nel periodo compreso tra il 1592 ed il 1594 gli stessi canonici si adoperarono per operare una ulteriore e definitiva sistemazione dell’edicola. Fecero realizzare lavori di maggior spesa, forse affidati al maestro lombardo Marco Bonera che può essere considerato colui che conferì la forma ottagonale all’attuale tempietto. Attilio Galli riporta questa versione condivisa anche dallo storico Giuseppe Fabiani che è concorde con l’ipotesi che la sistemazione del tempio possa risalire a questo intervento voluto dal Capitolo ascolano dell’epoca e ritiene inesatta la narrazione della sistemazione dell’edificio religioso attribuita al vescovo Sigismondo Donati nel 1633.

    Altri storici, come Sebastiani Andreantonelli e Francesco Marcucci, dichiarano che l’opera di costruzione del tempietto e la forma attuale fu data forse da Fulgenzio Morelli per incarico del vescovo Donati nel 1633. In particolare Andreantonelli riporta come prova dell’attribuzione questa epigrafe:

    "SANCTO.EPISCOPO.ET.MART.EMYGDIO.IN.LOCO.MARTYRII. EIVS.EREXIT.ET.DICAVIT.SIGISMVNDVS.DANATVS.DE.CORR IGIO.EPISC.ET.PRINC.ASCVLI.MDCXXIII(recte MDCXXXIII)" (A Sant’Emidio, vescovo e martire di Ascoli, nel luogo del suo martirio, il vescovo e principe di Ascoli Sigismondo Donati da Carreggio costruì e dedicò. 1623 (1633) )

    Il tempietto si distingue da tutte le altre chiese per i suoi esterno ed interno, dipinti di rosso, colore che ricorda il sangue versato dal Martire.

    È un luogo di culto molto sentito nella devozione popolare ed anche per questo motivo è molto facile trovarlo aperto e frequentato da cittadini ascolani.

    Altare e pietra della decollazione di Sant'Emidio, Tempietto di Sant'Emidio Rosso, Ascoli Piceno

    quadro raffigurante la decollazione di Sant'Emidio

    Il Tempietto di Sant'Emidio Rosso, Ascoli Piceno, costruito sul luogo del martirio del santo

    epigrafe che attribuisce la costruzione del tempietto al vescovo Sigismondo Donati

    stemma sulla facciata


    Bibliografia

    • Sebastiano Andreantonelli, Historiae Asculanae, Histroiae Urbium et Regionum Rariores LXIV, Forni Editore, Bologna aprile 1968, pp: De Sigismundo, (Asculane Ecclesiae) Liber Vnicus, 321;
    • Giambattista Carducci, Su le memorie e i monumenti di Ascoli nel Piceno, Saverio del Monte Editore, 1853, ristampa anastatica di Forni, Fermo, pp. 165;
    • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte, "Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, Modena, 1983, pp. 160;
    • Attilio Galli, Sant’Emidio, la sua vera immagine, Centro Stampa Piceno, Ascoli Piceno, 2000, pp. 50 - 52.

    Fonte: wikipedia

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    Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

    Il tempietto di Sant'Emidio alle Grotte è classificato come uno dei monumenti più importanti della città di Ascoli Piceno e rappresenta un pregevole prototipo di arte religiosa barocca delle Marche. Eretto in onore del Santo Patrono si definisce alle grotte perché il suo ambiente interno è costituito da una grotta naturale.

    La piccola chiesa si trova appartata, rispetto al contesto urbano, di fronte alla ex chiesa di Sant'Ilario, in un luogo ricco di vegetazione e di silenzio dove già nell'anno 250, III secolo d.C., era noto vi fossero degli antri naturali, collegati tra loro da cunicoli, utilizzati dai cristiani come necropoli.

    Secondo la tradizione Sant'Emidio, dopo essere stato decapitato, il 5 agosto 309, nei pressi del quartiere di Porta Solestà, nel luogo dove è stato eretto il Tempietto di Sant'Emidio Rosso, si recò a piedi fin qui, per essere seppellito, portando tra le mani la sua testa.

    In un tempo successivo, all’inumazione del corpo del Santo, queste grotte furono trasformate in oratorio ed al loro interno furono collocati un altare e piccoli ornamenti.

    Le spoglie mortali del Patrono e dei suoi discepoli riposarono qui per oltre 4 secoli, fino alla traslazione dei loro resti all’interno della cattedrale di Ascoli dove ora riposano nel sacro sacello della Cripta di Sant'Emidio.

    Questo tempietto è una delle chiese che appartiene all’ itinerario emidiano della città, un percorso che congiunge tutti i siti legati alla tradizione, ai miracoli, alla vita ed al martirio del Santo.

    Storia

    Il tempietto fu costruito negli anni compresi tra il 1717 ed il 1720-21 su commissione del vescovo ascolano Giovanni Gambi, famigliare dell’allora papa Clemente XI e successore del precedente vescovo Giovanni Giacomo Bonaventura. Gambi conferì l’incarico della progettazione e della costruzione del tempio a Giuseppe Giosafatti, che al tempo era presente in città poiché si stava occupando della sistemazione del Palazzo dell'Arengo. Questi, per la progettazione, si ispirò allo stile di Pietro da Cortona ed alle opere di Gian Lorenzo Bernini, suo maestro. Il tempio e infatti definito come la sua opera più berniniana.

    La chiesa nasce come un ex voto degli ascolani per ringraziare Sant'Emidio, protettore dal terremoto, di aver preservato la città dai danni dei violenti sismi che si verificarono tra i mesi di gennaio e marzo dell'anno 1703 che, sebbene provarono duramente la cittadinanza, non produssero perdite di vite umane e danni gravi sugli edifici.

    Per volontà ed iniziativa di molti devoti si avanzò la proposta di onorare la memoria del Santo con un gesto collettivo di gratitudine e riconoscenza e di restituire al culto emidiano le tre grotte esistenti alle pendici dell’altura di Campo Parignano, nella zona Nord della città, che furono celle di monaci, il luogo della sua sepoltura ed oratorio.

    Sia le autorità civili e religiose che la cittadinanza accolsero la richiesta ed il giorno 23 gennaio 1703 il Consiglio dei Cento e della Pace di Ascoli nominò otto notabili della città come responsabili della raccolta delle offerte dei fedeli, conferendo loro l’incarico di destinare l’intera somma ricevuta dalle oblazioni per la costruzione della chiesa.

    Il 12 marzo 1703 il Capitolo della Cattedrale affiancò, agli otto nominati dal comune, due canonici per collaborare al reperimento degli oboli ed inoltre stabilì che le entrate della baronia di Maltignano di quell’anno e dei quattro anni successivi sarebbero state destinate a questa causa.

    In brevissimo tempo si riunì la somma di 4000 scudi in contanti ed oltre questi furono donati oggetti preziosi come collane ed anelli in oro. Nell’elencazione delle elargizioni, riportata dal Bucciarelli, compare un resoconto dettagliato in cui si legge che tra le offerte più generose si annoverano quelle di un anonimo benestante signore ascolano che donò 1000 scudi, le 12 parrocchie della città 300 scudi, i canonici della cattedrale 200 scudi, gli Anziani col Consiglio Generale 200 scudi, il vescovo Giovanni Giacomo Bonaventura 100 scudi, i monasteri cittadini delle suore 100 scudi.

    Si legge nel Bullarium vescovile che la mattina del giorno 4 aprile 1717 il vescovo Gambi, benedisse la prima pietra alla presenza di numerosi fedeli e dette inizio ai lavori.

    Sotto la direzione di Giuseppe Giosafatti l’opera fu terminata nel giro di pochissimi anni. Oltre la facciata addossata alla parete tufacea si realizzò anche la sistemazione delle tre grotte ed in particolare di quella centrale. All’interno di quest’ultima furono aggiunti i pilastri che suddividono, ancora oggi, lo spazio in tre piccole navate sovrastate da volte a crociera in laterizi. Lo spazio di fondo fu lasciato intatto per mostrare le lacerazioni dei loculi e delle fosse dove riposarono le spoglie mortali di Sant’Emidio e dei suoi discepoli. L’interno aveva ed ha un unico altare, l’attuale è stato rifatto nel 1955, ed alle spalle vi era e vi è tuttora collocata la statua in travertino di Sant’Emidio scolpita e firmata da Giuseppe Giosafatti. Il papa Clemente XI concesse il beneficio dell’indulgenza ai visitatori del tempietto.

    Questo luogo fu meta di molti pellegrini e fedeli, ma nel corso dei secoli la chiesetta conobbe anche periodi di abbandono. Gli interventi di restauro, avvenuti già nel XVIII secolo, non hanno mai modificato l’aspetto della facciata esterna, si sono sempre interessati del ripristino dell’aula interna che spesso fu soggetta ad infiltrazioni di acqua e di affiorante umidità.

    Nel 1943 durante il corso di necessari restauri fu aperto anche il cunicolo che porta ad una grotta dove fu rinvenuto un piccolo cimitero ed un arcosolio. L’anno successivo, nel 1944, il piccolo tempio fu aggiunto nell’elenco degli edifici storici ed artistici della città di Ascoli meritevoli di tutela. Un nuovo intervento di restauro avvenne nel 1954 su interessamento di Mons. Giuseppe Castelli, che con la collaborazione del Genio Civile di Ascoli ottenne la riparazione ed il consolidamento del cupolino esterno, la sistemazione del piccolo piazzale antistante, la sostituzione di parti logore o mancanti del mattonato esterno, la riparazione della facciata, il consolidamento delle volte e delle strutture interne ed un nuovo altare. La piccola chiesa è stata annoverata nell’anno 2000 nell’elenco dei “Luoghi dello Spirito” per “Le vie del giubileo nella Regione Marche”. Gli interventi ricostituivi più recenti sono dell’anno 2001 attuati su iniziativa dell’attuale rettore Don Emidio Rossi. Nel 2002 il “Lions Club di Ascoli Host e Urbs turrita” ha donato un nuova porta d’ingresso.

    Architettura

    La facciata di travertino del tempietto si articola su due piani distinti e sovrapposti, addossati alla parete tufacea dell'altura. Il piano inferiore della bipartizione è in stile dorico e trova il suo elemento caratterizzante, e di raccordo alla porzione superiore, nel cupolino centrale, sporgente a base ellittica, sorretto da sei colonne doriche. Mostra al centro lo stemma araldico del vescovo Gambi in cui compaiono due graziosi cherubini che reggono il cappello prelatizio. Le colonne delimitano l’area del piccolo portico da cui si accede all’ambiente interno della chiesa attraverso la porta fiancheggiata da 2 colonne. Ai lati del cupolino la porzione di facciata inferiore è ripartita da lesene intervallate dall’apertura delle due finestre rettangolari con grata, utili a dare luce all’interno, e le due nicchie prive di statue ed ornamenti. L’intera porzione è rifinita da architrave, fregio e cornice.

    Il piano superiore della facciata sviluppa maggiormente la sua altezza nella parte centrale. Ripartito da lesene si conclude con architrave, fregio, cornice ed un frontone circolare che ospita al centro l’arme di Papa Clemente XI ingentilita da due puttini che sostengono le chiavi ed il triregno. Ai lati della discesa delle volute rovesciate ci sono festoni di frutta che raccordano all’ordine dorico del primo livello. Alle estremità, in corrispondenza delle nicchie, due statue di angeli, con dimensioni maggiori del naturale, recano in mano un ramo di palma quale simbolo del martirio e concludono la composizione della facciata.

    Il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte, Ascoli Piceno, costruito intorno alla prima tomba del santo

    statua dell'angelo a sinistra della facciata

    statua dell'angelo a destra della facciata

    festone delle volute della facciata

    Stemma del vescovo Gambi, posto sul centro del cupolino

    Stemma del papa Clemente XI


    Bibliografia

    • Giambattista Carducci. Su le memorie e i monumenti di Ascoli nel Piceno. Fermo, Saverio Del Monte, 1853, p. 166.
    • Cesare Mariotti. La chiesa di S. Emidio alle Grotte presso Ascoli Piceno, Rassegna Bibliografica dell’Arte Italiana, IX, 1906; poi in Id., Scritti di storia e d’arte ascolana. Ascoli Piceno, Casa Editrice G. Cesari, 1935, pp. 3-8.
    • Giuseppe Fabiani. Il terremoto del 1703 e il tempietto votivo di S. Emidio alle Grotte, nel vol. Artisti del Sei-Settecento in Ascoli. Ascoli Piceno 1961 ("Collana di pubblicazioni storiche ascolane", XIII), pp. 74-83.
    • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte. Modena, "Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, 1983.
    • Stefano Papetti. I Giosafatti e la scultura ad Ascoli tra Seicento e Settecento, in Scultura nelle Marche dalle origini all’età contemporanea, a cura di Pietro Zampetti, Fiesole, Nardini, 1993, pp. 403-405.
    • Attilio Galli. Sant’Emidio, la sua vera immagine. Ascoli Piceno, Tipografia Falco, 2004, pp. 52-57.
    • Cristiano Marchegiani. Temi del Barocco nell’architettura fra Seicento e Settecento ad Ascoli, in Memorie, Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti, XXXVII (1998-1999), Ancona 2002, pp. 151-194, a pp. 164-166, 184, e fig. a p. 191.
    • Adalberto Bucciarelli. Sant’Emidio alle Grotte. Ascoli Piceno, G. e G. Gagliardi Editore, Centro Stampa Piceno, 2007, pp. 11, 27-45, 65-67, 70-71.

    Fonte: wikipedia

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    Lavatoio pubblico di Ascoli Piceno

    Il Lavatoio pubblico, del XVII secolo, noto anche come "fonte di Sant'Emidio", si trova nel quartiere ascolano di Porta Cappuccina vicino al Ponte Romano.

    Lavatoio pubblico in Ascoli Piceno

    La sua storia è legata alla tradizione di uno dei prodigi che Sant'Emidio, martire cefaloforo, Patrono di Ascoli Piceno operò in città.

    Si narra che il Santo non avendo a disposizione l'acqua necessaria per battezzare tutti i nuovi fedeli, convertiti al cristianesimo dalla sua predicazione, se la procurò battendo un sasso da cui fece sgorgare la sorgente che alimenta questa fonte.

    Un'altra tradizione, accreditata dall'autore Secondo Balena, vuole che l'acqua della sorgente sia scaturita dalla pietra che fu il punto dove cadde e rotolò la testa decapitata di Sant'Emidio il cui martirio si compì, a Porta Solestà nel luogo dove ora sorge il tempietto di Sant'Emidio Rosso, nelle vicinanze della fonte.

    Interno del Lavatoio

    L'attuale lavatoio è il risultato di vari rimaneggiamenti, avvenuti nel corso del tempo, tra il 1904 e il 1905 la sua ricomposizione ne abbassò il livello.

    È interamente realizzato in travertino ed accoglie le sue vasche all'interno di uno spazio rettangolare, cui si accede scendendo qualche gradino.

    È incorniciato da una loggia suddivisa in cinque ariose arcate, sormontata da una balaustra di colonnine.

    Al suo interno cela anche resti di un'architettura più antica, risalente al XII secolo, ed alcune tracce si possono ancora distinguere nelle parti destre.

    Mancano le due fontane demolite che furono realizzate dal bergamasco Donato Madonna, nel XVII secolo.

    Si trovano notizie, per disciplinarne l'utilizzo, già nel 1625, allorquando fu pubblicato il bando riportato:

    «essendo stato pubblicato il bando sotto l'ult 7bre 1625 che non si possono lavare panni, ne saie, ne altra sorta di pannine, tanto ascolane quanto forestiere, nella fontana di solestà per fin alle 22 hore sotto pena di scudi due per ciascuno e per ciascuna volta, in modo tale che non siano impedite per fin alle 22 hore affinché le donne habbino comodità di lavare i loro panni»

    Sulla parete interna, in alto a sinistra, due conci recano incisa la scritta:

    «Non si impedisca alle donne di lavar panni sotto pena di tre scudi d'ordine del Consiglio celebrato. lì 3 febbraio 1677».

    Bando del 1677

    Bibliografia

    • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte,"Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, Modena, 1983, p. 159;
    • Secondo Balena, Ascoli nel Piceno - storia di Ascoli e degli ascolani, Società Editrice Ricerche s.a.s., via Faenza 13 Folignano, Ascoli Piceno, stampa Grafiche D'Auria,edizione 1999, pp. 143;
    • Attilio Galli, Sant'Emidio, la sua vera immagine, Centro Stampa Piceno, Ascoli Piceno, 2000, pp. 49, 50.

    Fonte: wikipedia

 

 

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