Chirurgo picchiato sotto casa «Via dall’ospedale o sei finito» - Milano
Chirurgo picchiato sotto casa
«Via dall’ospedale o sei finito»
Agguato vicino alla Stazione Centrale, minacciato un medico di Rho. «Non mi farò impaurire»
Il dottor Najib Naimzada (Pubblifoto)
MILANO - Ha uno sfregio sulla guancia destra. Una ferita sulla fronte. Una lacerazione sul naso. «Mi hanno colpito da dietro, ho sbattuto la testa». Erano in tre. Sono entrati nell’androne del palazzo e se ne stavano lì, fermi sotto la luce bassa delle lampade, vicino alle scale. Gli sono arrivati addosso appena ha poggiato a terra un paio di sacchetti che aveva in mano; stava chiamando l’ascensore. Najib Naimzada è un medico, dirigente di chirurgia all’ospedale di Rho, responsabile di due ambulatori. È anche un uomo coraggioso, di grande personalità, e fisicamente molto tosto. Aggredito all’improvviso, s’è accovacciato, ha incassato spintoni, colpi e pugni, poi s’è difeso, ha reagito. Col sangue che gli colava dal labbro e dalla guancia, s’è trovato alla fine con le spalle appoggiate al muro, con quei tre uomini davanti. Due lo fissavano in silenzio. Il terzo gli ha detto: «Se non te ne vai da Rho ti spacchiamo i polsi, così hai finito di operare». Era l’una emezza di lunedì notte, sette giorni fa, all’ingresso di un palazzo vicino alla stazione Centrale di Milano.
È una storia balorda, difficile da decifrare. L’unico filo, per ora, è quello che si lega alla minaccia pronunciata dopo il pestaggio, a un’ombra grigia che ora si allunga intorno agli ambienti sanitari dell’azienda ospedaliera «Guido Salvini» di Garbagnate, che riunisce anche gli ospedali di Rho, Passirana e Bollate. Najib Naimzada, afghano, lavora all’ospedale di Rho dal 2000, è sempre stato molto stimato, dai colleghi e dai pazienti. Nell’ultimo anno, però, da uno dei vertici dell’ospedale gli sono arrivate due richieste di trasferimento, con l’invito a passare da Rho a Bollate. Un primo spostamento è stato congelato, la seconda richiesta è ancora aperta. E proprio lunedì pomeriggio, intorno alle 18, il chirurgo ha ricevuto una telefonata dal suo direttore di dipartimento, che gli suggeriva di accettare.
«Non c’era motivo prima e non c’è motivo adesso per un mio trasferimento— spiega Najib Naimzada— e quindi non intendo lasciare l’ospedale in cui lavoro». La storia dell’aggressione è stata raccontata venerdì dal settimanale di Rho Settegiorni. Le indagini sono in mano agli investigatori del commissariato di polizia Rho-Pero. Il chirurgo vive in Italia da quando aveva 13 anni, si è laureato e specializzato alla Statale, dove è stato un allievo della scuola di chirurgia diretta da Emilio Trabucchi. Ha preso un brevetto specifico ad Amburgo, che in Italia è in mano ad appena un centinaio di medici. È presidente di un’associazione umanitaria di aiuto per le donne e i bambini afghani. Lo hanno aggredito nell’androne del palazzo in cui vive con la famiglia; anche la moglie è un medico. «In passato non ho mai ricevuto minacce», racconta Naimzada.
Nella serata di lunedì però, mentre era in macchina, ha notato che qualcuno lo seguiva. Lui era appena uscito dalla palestra e una grossa auto gli rimaneva attaccata, in zona Nord-Ovest di Milano. Il chirurgo ha cambiato strada più volte, scegliendo vie secondarie; è andata avanti così per un po’. Poi non ci ha più pensato, è andato a cena. Rientrando in casa, è stato aggredito. Il taglio sulla faccia glielo hanno fatto con un tirapugni di cuoio. Il giorno dopo è comunque andato a Rho, per il turno di notte in ospedale.
Gianni Santucci
26 aprile 2010




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