Ha suscitato in me grade curiosità il viaggio di Barak Obama in Europa. Aldilà del fatto che per la prima un "candidato" alla casa bianca compia un viaggio ufficiale incontrando i maggiori leader europei, credo che esso abbia rivelato parecchi particolari riguardo il modo di pensare di Obama e dei suoi (forse) prossimi colleghi.
Innanzi tutto l'accoglienza che gli è stata eiservata da tutti i leader che lo hanno ricevuto è stata degna del miglior presidente statunitense. Dunque, almeno facendo una generalizzazione che lascia il tempo che trova essendo soltanto una mia opinione, egli è il candidato che i leader d'europa vorrebbero, la giusta spalla con la quale collaborare.
Altra questione, il suo discorso a Berlino. Qui i suoi "strateghi" si sono evidetemente sbizzarriti. Era facile dunque cogliere l'assonanaza con il famoso discorso tenuto a Berlino da JFK, quello nel quale pronunciò la famosa frase "ich bin ein berliner" (io sono un berlinese). L'accostamento a Kennedy, dicevo, è forse una delle mosse più geniali, ma anche più scontate. Le somiglianze tra il presidente assassinato e Barak Obama sono tante e questo non fa altro che risveglaire nella coscienza americana ed europea il mito di kennedy, che potrebbe portare molti favori al primo candidato di colore. Tuttavia resta un paragone molto facile, resta un assonanza discordante con la realtà. Il piglio che Kennedy dimostrò nelle sue campagne elettorali fu ben altra cosa rispetto a quello di OBama. John Fitzgerald, si trovò ad affrontare uno dei giganti della politica americana, il suo successore (dopo la parentesi Lyndhon Johnson) Richard Nixon, uomo di grande esperienza politica e almeno fino allo scandalo che lo vide coinvolto, da uno spessore di gran lunga superiore a quello di McCain.
Il discorso di Belino, quindi, ha rivelato come Obama convinto di vincere. Come egli senta la vittoria, e sfrutti questo suo grande vantaggio. In America tutti i sondaggi lo danno tra i 3 ed i 7 punti di distacco, e lui se ne giova andando in giro per il mondo. Ed è abile nel farlo. Far vedere infatti una certa spocchia è senza dubbio sintomo di sicurezza, a patto però che questa non sia offensiva e fastidiosa. Il tono deciso con il quale Obama parla alle masse, rispetto ad un McCain incolore, suscita sentimenti di ammirazione e stima che, si sa, muovono parecchi voti.
In sintesi: Obama si comporta da presidente pur non essendolo, e questa è un arma a doppio taglio. Se la spocchia può muovere molti voti in senso positivo, ne smuove altrettanti in senso negativo. Obama dovrebbe affiancare a questo anche la capacità di saper gestire quanto gli sta accadendo. Anche perché più volte ha commesso errori grosssolani in campagna elettorale. Ma adesso la partita è differente, non si può sbagliare.




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