La sconfitta dei Borboni non fu provocata dallo slancio dei garibaldini né dal valore delle loro armi. Fu letteralmente comprata a peso d’oro. Ammiragli e capitani di vascelli, in mare, generali e tenenti effettivi, sulla terraferma, concordarono il prezzo per ritirare le loro truppe davanti al nemico, scappando invece di attaccare.
Non ci sarebbe stata conquista del regno delle due Sicilie se non si fossero unite le convenienze inglesi con quelle della mafia meridionale e se, gli uni e l’altra, non avessero finanziato e soccorso il movimento garibaldino.
Gli inglesi investirono nell’operazione circa 29 (ventinove) miliardi delle nostre vecchie lire.
A fare queste affermazioni non è stato un leghista del nord o del sud o un neoborbonico, ma Lorenzo Del Boca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in carica ormai da più di un decennio.
Garibaldi quindi è stato semplicemente un «onesto babbeo», come scrisse il garibaldino scrittore francese Maxime du Camp. In pratica un utile idiota, direi io.
Meravigliano quindi le improvvide celebrazioni in atto per il secondo centenario della nascita del montato «eroe dei due mondi», con grande sperpero di denaro pubblico, soldi questa volta non degli inglesi ma degli italiani uniti.
Meraviglia pure il grande battage pubblicitario che tutti i giornali italiani stanno facendo per la commemorazione. Persino l’Unità ha messo in vendita in allegato un libro su Garibaldi.
Anzi, il giornale fondato da Gramsci ha pubblicato un articolo nel quale Bruno Gravagnuolo dà dell’asino a chi non si accoda ad incensare Garibaldi, informandoci che Garibaldi aveva battezzato due suoi muli coi nomi di Napoleone III e Pio IX e «non immaginava proprio – aggiunge – quanti asini avrebbe dovuto battezzare e collezionare duecento anni dopo la sua nascita». Io quando avrò un asino lo battezzerò Gravagnuolo.
Mi chiedo su quali libri di storia si sia formato questo giornalista garibaldino. Suppongo su vecchi libri agiografici del Risorgimento. Qualcuno lo informi che la storiografia su tale periodo è andata molto avanti. Il vero Risorgimento non è quello che ci hanno insegnato a scuola.
Concordo con Beppe Grillo, che peraltro seguo poco, quando afferma: «A scuola il Borbone è il cattivo e il Savoia il buono. Stato borbonico è sinonimo di degrado delle istituzioni. Brigante di protomafioso. Forse vanno cambiati i testi di scuola oltre al significato delle parole. Rivalutati i patrioti che persero la vita contro l’esercito piemontese. Forse dobbiamo raccontarci un’altra storia. In cui il Risorgimento è stato in parte, in gran parte, espansionismo di una dinastia. Che ci ha lasciato in eredità l’emigrazione di milioni di persone che fuggivano dalla fame, due guerre mondiali, il fascismo».
Ed allora, siamo borbonici e non asini.
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Questo testo è stato tratto dal Blog Diario di Rocco Biondi che se ce ne fosse ancora bisogno, ci spiega ancora meglio chi ma soprattutto cos'era Garibaldi.





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