Chiese, palazzi, dimore nobiliari ecco i dieci simboli del degrado
Dossier dei vigili sui sequestri per incuria e abbandono
di Adriana Falsone
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Spesso mancano i soldi, altre volte i proprietari sono così tanti che non riescono a mettersi d´accordo per procedere al restauro. Oppure sono enti pubblici i cui tempi di decisione sono biblici. L´effetto, però, è sempre lo stesso: i beni monumentali della città cadono a pezzi. Incuria e abbandono sono la causa dei tantissimi sigilli che quotidianamente scattano nelle varie zone della città. Ma anche dopo l´intervento dell´autorità giudiziaria, i tempi per il recupero restano lunghi. Con il degrado che di conseguenza aumenta. Perché il tempo, mai come in questo caso, si rivela tiranno. L´elenco dei beni in disfacimento è in possesso del nucleo tutela patrimonio artistico della polizia municipale. Ed è paurosamente lungo. «Appena ci accorgiamo che il bene si trova in stato di degrado facciamo scattare immediatamente il sequestro. Ma poi? - si chiede Giuseppe Crucitti, ispettore capo del nucleo - Tocca ai proprietari procedere al restauro. E se mancano i soldi possono passare anni. Solo l´intervento dell´autorità giudiziaria riesce a smuovere situazioni che si trovano nel completo oblio».
Palazzi, ville, bagli, chiese importanti e minori abbandonate: gioielli del passato che aspettano che qualcuno li rimetta a nuovo: il nucleo tutela patrimonio artistico ha radunato le emergenze in un dossier. Una mappa della distruzione e dell´incuria che riunisce quei pezzi di storia della città che rischiano di essere cancellati per sempre. È il caso, per esempio, del Baglio San Filippo, in via del Bassotto, vicino lo svincolo per Bonagia: la chiesetta cinquecentesca della Madonna delle Grazie, all´interno di uno dei corpi del baglio, si trova in condizioni precarie: la copertura è crollata e i muri si sono già disgregati facendo temere perfino il collasso della costruzione. Come se non bastasse, tutto il terreno intorno è diventato discarica abusiva. E oggi, a distanza di mesi dai sigilli, i proprietari non si sono messi d´accordo per procedere al recupero. Stessa situazione per il complesso di Villa Arena, a Cruillas: qui i numerosi proprietari si stanno organizzando per procedere al restauro ma intanto i sigilli sono scattati da più di un anno e nell´ala destra è addirittura crollato il terrazzo.
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E non sono solo i privati a rimanere immobili. Spetterebbe al Comune, per esempio, il restauro degli antichi lavatoi pubblici senatoriali di via Canonico, via Carella, via Germanese e via Conte Federico, sequestrati alla fine del 2007 a Brancaccio. I prospetti della maggior parte di questi beni sono danneggiati e presentano crepe ed estese spaccature, facendo temere perfino un probabile distacco e cedimento dell´intera struttura. Ed è sotto gli occhi di tutti anche la drammatica situazione del teatro marmoreo di re Filippo V di Spagna, in piazza Vittoria, proprio di fronte Palazzo dei Normanni. «Il gruppo scultoreo - si legge nella relazione dei vigili - di notevole importanza storico-artistica, mostra la completa e prolungata assenza di pulizia e tutela. Risulta inoltre infestato da vegetazione che ha causato spaccature e distacchi di alcune sue parti. Nella parte destra del trofeo risulta asportata una considerevole parte della balaustra che circonda la rappresentazione centrale. Risultano asportate otto colonne marmoree, poste a sostegno della balaustra stessa, oltre ai battenti dell´antica cancellata che delimitava l´accesso al monumento». Poi l´atto d´accusa: «Il complesso monumentale è di proprietà del Comune che ne demanda la gestione al Settore centro storico. Il nucleo tutela patrimonio artistico ha provveduto a far chiudere l´accesso con uno steccato in legno».
E non è l´unico monumento che si trova nel centro storico, lungo gli itinerari battuti dai turisti: nella chiesa di Sant´Andrea degli Aromatari o Farmacisti, a piazzetta Sant´Andrea, quando i vigili sono entrati hanno trovato di tutto: soffitti crollati o spariti, altari fatti a pezzi e depredati di ogni arredo. E rifiuti dappertutto, perfino siringhe ancora sporche di sangue. «Ancora oggi - dicono i vigili - non risulta essere stato avviato il recupero da parte dell´ente proprietario, l´Associazione dei Farmacisti, che attende contributi e nel frattempo il monumento rischia di annientarsi». Nell´elenco c´è anche una chiesa importante, come Santa Maria degli Agonizzanti, in via da Procida, traversa di via Roma, che all´interno vanta opere d´arte di primo piano: qui si trovano profonde ed estese lesioni e macchie, causate dalle infiltrazioni. Particolarmente gravi sono le condizioni statico-strutturali del campanile, che fanno temere un crollo.
Nella relazione dei vigili si parla di «grave nocumento al patrimonio storico-artistico della nazione» per il degrado in cui si trova la Villa del Principe Raniero Alliata di Pietratagliata, in via Serradifalco. La villa, una imponente costruzione in stile neogotico su tre piani, presenta danni gravissimi nella zona all´esterno e all´interno, dove a causa delle numerose infiltrazioni, i soffitti lignei a cassettone sono crollati e in alcuni vani anche la pavimentazione presenta profondi squarci. Sono spariti arredi e vetrate a mosaico e il parco della villa si trova in totale abbandono. «Quello che dovrebbe essere un esempio dell´arte e della storia della città - si legge nella relazione - si mostra come esempio di scempio, degrado, incuria e abbandono». Situazione simile anche per la Villa Duchi di Pietratagliata, in piazzetta Pietratagliata: tetti crollati, solai ceduti, parti completamente impraticabili, ormai a cielo aperto.
È vero che con il passare del tempo qualcosa si sblocca: è il caso di Villa Pantelleria (vicolo Pantelleria), del Palazzo Oneto (via Bandiera), di Palazzo Bonocore (piazza Pretoria) o del Palazzo del Marchese Costantino Merendino (via Maqueda). Ma per ogni monumento che viene recuperato, almeno un altro è in lista d´attesa: tra quelli sequestrati di recente ci sono la chiesa di San Giovanni Decollato (nell´omonima piazza), la chiesa della Madonna del Giglio (via del Giglio), Santa Maria di Loreto (viale Regione Siciliana, vicino al ponte Corleone), e Villa Ferreri (contrada Serra Carrubbella). Ma c´è da scommettere che l´elenco non si fermerà qui.
(07 agosto 2008)
http://palermo.repubblica.it/dettagl...rado/1498472/2




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