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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Socing Europa, ora si passa all'alimentazione

    La Francia in sovrappeso Tassa sul cibo spazzatura

    Il governo studia un intervento fiscale per disincentivare il consumo di snack con troppi grassi e bibite gassate


    PARIGI — Una francese trasferita in America, Mireille Guiliano, ci aveva scritto pure un libro dal titolo perentorio, «Le francesi non ingrassano». Dietologi e nutrizionisti, soprattutto oltre Atlantico, si sono scervellati per anni sull'irritante mistero dei francesi magri nonostante burro, foie gras e tête de veau, ipotizzando che fosse merito della magica abbinata con il vino rosso.

    Qualcosa nel mito dell'elegante asciuttezza francese ora però va rivisto, perché ieri è stato reso noto un rapporto congiunto degli Ispettorati generali degli Affari sociali (Igas) e delle Finanze (Igf), consegnato a fine luglio ai ministri Roselyne Bachelot (Sanità) ed Eric Woerth (Budget): la raccomandazione è «più tasse sugli alimenti troppo grassi, troppo dolci o troppo salati», per frenare la «progressione preoccupante dell'obesità ». Dopo le 35 ore, l'anti-americanismo e l'assenza dal comando integrato della Nato, un altro caposaldo dell'«eccezione francese» rischia di cadere. In Francia non si vedono ancora i grandi obesi piuttosto comuni nelle città americane, ma il rapporto pubblicato in prima pagina dal quotidiano economico Les Echos riporta cifre finora insospettate: tra il 1997 e il 2006 il numero di persone obese è aumentato di 2,3 milioni, per un totale di 5,9 milioni. Se all'obesità si aggiunge l'essere in sovrappeso, è ben lontano dalla forma fisica il 41,6% dei 61 milioni di francesi. Il numero di pazienti trattati per il diabete è aumentato del 25% in cinque anni, ed è destinato a progredire ancora. Negli Stati Uniti, la popolazione obesa corrisponde al 30,6% del totale (sopra i 15 anni). In Francia a un considerevole 9,4% (davanti all'Italia, ferma all'8,6).

    Le soluzioni suggerite non mettono in discussione il modello alimentare fatto di frites e confit de canard. Il nemico viene dall'esterno: bevande gassate, pizze, hamburger, panini vari. Il rapporto cede solamente sul vino: bisognerà aumentare le accise sull'alcol, «non solo a causa dei costi sociali del suo consumo eccessivo ma anche per i suoi effetti su certe forme di cancro, tre volte più importanti di quelli degli altri prodotti alimentari ».

    Il rapporto di Igas e Igf ha un approccio salutista ma soprattutto economico: «Troppi grassi, zuccheri, sale e alcol sono fattori certi di rischio elevato di ipertensione, diabete, cancro. Se gli squilibri alimentari dovessero perdurare, la prevalenza dei disturbi e delle malattie croniche aumenterà, mettendo a rischio l'avvenire stesso della protezione sociale ».

    Il tema è delicato, per molte ragioni. Se si introducesse una tassa diretta su tutti gli alimenti che oltrepassano una certa soglia di grassi, sale o zuccheri, si correrebbe il rischio di toccare — si legge nel rapporto — «prodotti di forte attaccamento simbolico» (salsicce, paté e foie gras) o «ad alto valore artigianale» (pasticceria fresca, canditi, sciroppi). Da cui la raccomandazione di utilizzare quando possibile «la fiscalità indiretta». L'obiettivo è colpire con un aumento dell'Iva (dal 5,5% al normale 19,6%) snack, barrette di cioccolato, junk food.

    Un primo tentativo di ricorrere alla «fiscalità nutrizionale » era stato compiuto dai senatori l'anno scorso, con la creazione di una tassa dell'1% sulle bevande gassate poi affossata dal governo. Il rapporto Igas/Igf sottolinea di nuovo l'urgenza, riconoscendo però che «i cittadini meno ricchi, che si nutrono in modo meno accorto, potrebbero essere fortemente penalizzati». Vista la situazione economica generale, il governo prenderà provvedimenti, ma senza fretta. Prima dell'obesità, c'è da far diminuire l'inflazione.

    Stefano Montefiori

    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml

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  2. #2
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    e questo è invece un vecchio articolo, risalente al 2003...

    Gli italiani a dieta forzata, arriva il decreto taglia-porzioni

    Una commissione per stabilire le quantità di cibi e bibite

    Dopo la guerra dichiarata alle sigarette, arriva il decreto "taglia-porzioni". Le nuove norme dovranno dettare la "giusta" quantità di pasta, dolci, bibite da servire nei locali pubblici per tenere a dieta gli italiani. Tutto per far sparire le 800 calorie di troppo al giorno dai pasti che normalmente consumiamo. Il ministero della Salute subito dopo aver dato l'allarme sull'obesità dei bambini italiani, ha già preso provvedimenti con la commissione taglia-porzioni, che dirà quante calorie assumere ogni giorno e darà le indicazioni per portare nelle diete delle mense, così come nei bar e nei ristoranti, alimenti più salutari ma anche in quantità più adatte.

    Il ministro Girolamo Sirchia ha firmato il decreto che stabilisce la nascita di questo nuovo gruppo di lavoro, che entro il 30 giugno del prossimo anno dovrà presentare al ministro una relazione con le nuove indicazioni nutrizionali. Il gruppo è composto dagli esperti Michele Carruba, Giorgio Calabrese, Giovanni Spera, Carlo Cannella e Giuseppe Stefano Morino, e sarà presieduto dal direttore del settore comunicazione e relazioni istituzionali Roberto Iadicicco.

    Alla commissione di medici e nutrizionisti l'incarico di tracciare le linee guida per un corretto regime alimentare. Imperativo categorico ridurre le quantità di cibi e bibite, promuovere la dieta mediterranea e far perdere il vizio degli snack fuori pasto. Positiva la reazione della Fipe-Confcommercio: "Meno quantità e più qualità è uno slogan che ci piace" ha commentato il direttore della Federazione Italiana Pubblici Esercizi Edi Sommariva. "Le indicazioni che arriveranno dalla commissione saranno valide per le istituzioni, scuole, ospedali. Quindi la ristorazione collettiva si adeguerà. Ma per il commercio sarà un'indicazione: si potranno ridurre porzioni, (ad esempio barattoli di bibite più piccoli, oppure porzioni più contenute di vino) ma per le pietanze la scelta dovrà essere su base volontaria".

    In ogni caso Sommariva spiega che la commissione potrà sì tagliare sulla quantità ma certo non sui prezzi: "Questa è una leva che utilizzeranno ristoratori in base alla loro clientela". Ed è proprio questa la nota dolente su cui punta il Codacons, che invece sostiene che la riduzione delle porzioni nei ristoranti e nei bar dovrà essere accompagnata da una riduzione dei prezzi. Secondo il vicepresidente dell'associazione dei consumatori, Giuseppe Ursini, "il gestore di un locale di ristorazione difficilmente abbasserà i prezzi, giocando sulla possibilità che i clienti non si accorgano della diminuzione della quantità di cibo nei piatti serviti".

    Con questa nuova iniziativa il ministro della Salute prosegue la battaglia contro "le cattive abitudini della società del benessere", fumo, alcool e obesità. Di questi temi si discuterà domani a Milano al Consiglio informale dei ministri dell'Unione Europea. Sirchia anticipa gli argomenti, e mette in guardia sui rischi di una cattiva alimentazione: "Mangiare troppo, mangiare alimenti ricchi di grassi, comporta rischi gravi che vanno dalla più facile insorgenza di complicanze cardiovascolari e ancora a quella di tumori".

    Nel caso dell'educazione alimentare, precisa Sirchia, "si dovrà coinvolgere la società civile perché nasca una pressione sociale verso l'utilizzo di cibi sani, la cosiddetta dieta mediterranea ne è un esempio. Dobbiamo capire e far capire che le porzioni sulla nostra tavola devono essere piccole, che bisogna evitare cibi ricchi di grassi e di calorie in genere".

    Ma per favorire queste abitudini, aggiunge, "bisogna anche trovare un accordo con le associazioni di consumatori e con le associazioni di produttori e delle aziende pubblicitarie. Un accordo affinché siano favoriti cibi salutari e sfavoriti quelli che non lo sono".

    Giorgio Calabrese, docente di dietetica e nutrizione umana, ha quantificato il calcolo delle calorie in eccesso, circa 800 in media al giorno, pari a un piatto di pasta e un dessert leggero, precisando che quando la commissione completerà i lavori ci saranno anche le indicazioni differenziate per sesso e età. Sulle riduzioni delle porzioni e le conseguenti riduzioni dei prezzi l'esperto non si sbilancia. "Il lavoro deve ancora iniziare", ha detto, senza escludere l'ipotesi di un accordo con gli esercenti per correggere i listini in proporzione. "E' solo un'ipotesi" ha però tenuto a precisare, "nessuno imporrà nulla".

    (4 settembre 2003)

    http://www.repubblica.it/2003/h/sezi...e/calorie.html

 

 

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