tutto il tempo necessario. Sono cinesi alla fin fine, mica russi.
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Il Partito Comunista Cinese non dev'essere pensato come un partito di stampo europeo. Quel che oggi manda avanti baracca qui in Cina è sì l'erede del Partito di Mao Zedong ma non certo QUEL partito. Il PCC non è un "partito" e fidatevi, non è percepito come tale da nessuno, è semplicemente un'istituzione, l'unica istituzione al mondo, a dire il vero, che possa guidare questo immenso paese. Perchè è facile giudicare dalla nostra comoda Europa quanto cattivi sono i cinesi, noi, nati con la pappa pronta in tavola. Verrà il giorno in cui il Partito dovrà mettersi da parte, lo sanno tutti, le nuove generazioni di cinesi che viaggiano, gli scambi culturali con l'occidente e sì, una cultura giovanile che di "cinese" non ha nulla, con un gap generazionale enorme tra genitori nati sotto le guardie rosse e i figli che fanno la fila al McDonald's. Le riforme e i cambiamenti portati avanti dal PCC in questi ultimi trent'anni sono enormi considerando che qui c'è un governo che deve gestire UN MILIARDO E MEZZO di anime. I cinesi sanno fare i conti con se stessi, oggi ci sono film, documentari e libri sui tempi nefasti del maoismo e della rivoluzione culturale, cosa impensabile fino a poco fa. Ciò che la Cina pretende è la non intromissione degli altri Stati nei propri affari. L'unico retaggio culturale-propagandistico è un sentimento anti nipponico che sa di odio quasi dichiarato: in TV sono in onda 24h serie, film e pure cartoni sulla seconda guerra mondiale atti a inculcare il sentimento anti giapponese. D'altronde, però, la Cina non è sola, nella super-capitalista Korea del Sud solo la parola "Japan" provoca l'orticaria. Sono fatti così e sì, effettivamente i giapponesi d'altra parte non si sono mai risparmiati sulla cosa. Ad ogni modo il partito sta via via allentando la presa, sulla vita civile se non sulla politica.
Voi non ci crederete, ma qui a Shanghai ogni anno c'è un gay pride.
Nelle città assolutamente sì, dove le famiglie fanno a gara per mandare i figli a studiare all'estero. Per non parlare del mondo dei social e piattaforme web. Nelle campagne rimane ancora la cultura rurale ma anche quella si sta via via sradicando, d'altronde i campagnoli detti 外地人 - Wai Di Ren che vengono in città sono sempre più numerosi (costringendo le varie amministrazioni a promulgare leggi anti immigrazione) e se non loro i loro figli già da piccoli vengono a contatto con il modello occidentale.
Modello a cui a parole e per senso di orgoglio dicono di non voler appartenere, ma la realtà è che lo fanno, scimmiottando qualsiasi cosa sia occidentale.